saggi musicali italiani
Andreas Giger
College of Music and Dramatic Arts
Louisiana State University
Baton Rouge, LA 70803
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Fn and Ft: ARTIMP TEXT
Author: Artusi, Giovanni Maria
Title: Delle imperfettioni della moderna musica
Source: Giovanni Maria Artusi, L' Artusi, ouero Delle imperfettioni della moderna musica ragionamenti dui (Venice: Giacomo Vincenti, 1600)
Graphics: ARTIMP 01GF-ARTIMP 18GF

[-f.Ir-] L' ARTVSI Ouero DELLE IMPERFETTIONI DELLA MODERNA MVSICA Ragionamenti dui.

Ne' quali si ragiona di molte cose vtili, et necessarie alli Moderni Compositori.

DEL REVERENDO PADRE DON GIOVANNI MARIA ARTVSI DA BOLOGNA.

Canonico Regolare nella Congregatione del Saluatore.

Nouamente Stampato.

[Artusi, L' Artusi, f.Ir] [ARTIMP 01GF]

In Venetia, Appresso Giacomo Vincenti, 1600.

[-f.Iv-] ALL' ILLVSTRISSIMO ET REVERENDISSIMO SIGNORE IL CARDINALE POMPEO ARIGONI.

ECco finalmente Illustrissimo et Reuerendissimo Signore; che io mando al publico, le Imperfettioni della Moderna Musica da me in forma di ragionamento ridotte; per sciogliermi in qualche parte dal legame, della promessa ch' io feci à Vostra Signoria Illustrissima et Reuerendissima mentre, che con la Santità di Nostra Santità Papa Clemente si ritrouaua, nella Nobilissima Città di Ferrara. Sobenissimo, Illustrissimo et Reuerendissimo Signore che queste Imperfettioni da me insieme poste, che più d' ogn' altro imperfetto mi riconosco, non possono essere, se non imperfette, et à parangone dell' opre di tanti e tanti grauissimi Auttori, Greci, e Latini che di Musica hanno mandato, nel Teatro à farsi vedere, che come stelle riluceranno per sempre nel Tempio della Eternità; sono per se stesse, come Carboni, che nel medesimo giorno, che riceuono lo splendore, s' ammorzano. Nondimeno quando io considero, che nel publico se ne vengono, sotto l' ombra delle Virtù, Bontà, Benignità, et Auttorità di Vostra Signoria Illustrissima [-f.IIr-] et Reuerendissima. Non posso se non considerare, e credere, che elle siano per acquistare perfettione si come dal Sole le piante, e i corpi tutti riceuono forza, e vigore; di modo che fatte perfette dalle sue perfettioni, se ne andranno arditamente à lunga, e perpetua vita, senza nota d' alcuna imperfettione. È ben vero che di tanto, et cosi singolar fauore, che io dalle perfettioni sue riceuo; et di tante, e tante signalate gratie, che la Religione nostra continuamente, dalla Bontà, e ammoreuolezza di Vostra Signoria Illustrissima et Reuerendissima si ritroua beneficiata, et di cui io come membro participante, se bene minimo, son tenuto à rendergliene gratie, con altro che con parole, se la bassezza mia non m' impedesse: Ma soplirà, per benignità sua, in luoco dello effetto; l' affetto dell' animo mio sincero: contentandosi di quello ch' io posso, per quello che io debbo. Gradisca adunque Vostra Signoria Illustrissima et Reuerendissima questo mio picciolo, et imperfetto dono; non perche venga da me, ma perche viene à lei. E senza altro resto pregando Dio, che doni à Vostra Signoria Illustrissima et Reuerendissima vna lunga e felice vita.

Di Venetia, alli 20. Nouembre 1600.

Di Vostra Signoria Illustrissimo et Reuerendissimo Deuotissimo Seruitore Don Giouanni Maria Artusi.

[-f.IIv-] ALL' ILLVSTRISSIMO ET REVERENDISSIMO SIGNORE IL CARDINALE POMPEO ARIGONI.

L' ECCELLENTE DOTTORE VICENZO MARIA SANDRI.

VITTORIOSE gemme d' Oriente
   Portò Pompeio à la gran Madre Roma;
   Per adornarle la superba chioma,
   Che douea soggiogar tutta la gente.
E tu d' alta virtù, d' vn' alta mente,
   Che gl' errori del Mondo vince, e doma,
   L' adorni, e le fai ricca, e nobil soma
   Più che gemme estimata, e più lucente.
Quindi l' ARTVSI i numeri sonori,
   Le cause lor distinte, e ben digeste
   Tenta illustrar de' tuoi sublimi honori.
E chiede, et spera hauer tue gratie preste,
   E di trouar' almen le parti fuori
   De la tua sacra, e venerabil veste.

[-f.IIIr-] ALL' ILLVSTRISSIMO ET REVERENDISSIMO SIGNORE IL CARDINALE POMPEO ARIGONI.

MVTIO MANFREDI.

QVell' armonia, ch' in voi sì chiara splende
   D' ogni virtù, che 'l secol nostro honori;
   Et alzeraui al sommo de gli honori,
   Accioche 'l Mondo del suo error s' emende.
Quella, hor l' ARTVSI per sua guida prende,
   Onde voi sol, Signor, tra suoi Signori,
   Orni de i vaghi, e pretiosi fiori
   De l' Arte, ch' ei di far perfetta intende.
L' Arte, ch' anco nel Ciel si stima, et vsa,
   De l' Artefice eterno à gloria eterna;
   E da noi detta quì sarà l' ARTVSA.
In questa poi s' vdrà da mille voci,
   Hor con vnita, hor con maniera alterna,
   Tutti pietosi far gli animi atroci.

[-f.IIIv-] IN IOHANNIS MARIAE ARTVSII DE VETERI ET NOVA MVSICA IVDICIVM Ad Illustrissimum et Reuerendissimum POMPEIVM ARIGONEVM Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem.

CARMEN ERYCI PVTEANI.

FARI quis vetat, aut vetat fateri?
Indoctus nisi, bardus, atque blennus?
Quondam munere MVSICEN Deorum
Humano generi datam? sed Orbis,
Et Aevi vitio malignioris
Neglectam cecidisse? Tam Deorum
Nauci Coelituum fuére dona.
ARS, postquam perijt, placere coepit:
Et quisque ingenij excitare vires.
Non postliminiò vt MELOS VETVSTVM.
Coelo duceret; at superbiore
Damnaret studio MELOS VETVSTVM.
Sic ARS est NOVA nata: dum Deorum
Nauci Coelituum fuere dona.
Hinc mussat Chorus eruditiorum.
Quid ARTVSIVS? ille et ARTE, et VSV
Pollens, flos hominum eruditiorum?
Is tantum VETERES ait CAMOENAS
Illis POSTGENITIS praeire: quantum
Mortales praeunt Camoenae. Id ipsum
Fari quis vetat, aut vetat fateri,
Indoctus nisi, bardus, atque blennus?

[-f.IVr-] AL MOLTO REVERENDO PADRE DON GIOVANNI MARIA ARTVSI.

L' ECCELLENTE DOTTORE VICENZO MARIA SANDRI.

QVal' altro Arturo nel Settentrione Conduce Artusi il Carro Trionfale Di Celeste Armonia, che senza eguale Vince d' Orfeo la Lira, e d' Anfione. Iui le Consonanze, e la ragione, Che morta giacque, sorge hora immortale, E la Fama seguendo spiega l' ale Ad Euro, à Coro, ad Austro, e ad Aquilone. Felice ingegno à tanta gloria duce, Che da noi lieua il tenebroso velo Mentre col viuo raggio fuor traluce: A cui cedon gl' Oracoli di Delo; Si che fia cinto di superna luce Con l' altro Arturo eternamente in Cielo.

[-f.1r-] L' ARTVSI OVERO DELLE IMPERFETTIONI DELLA MODERNA MVSICA, DEL REVERENDO PADRE DON GIOVANNI MARIA ARTVSI.

Ragionamento Primo.

ERA quasi giunto il fine dell' Anno 1598. Quando la Serenissima Regina Donna Margarita d' Austria arriuò alla Nobilissima Città di Ferrara, che fu il terzodecimo giorno del Mese di Nouembre; accompagnata dall' Arciduchessa Madre; dal Serenissimo Arciduca Alberto; [Arriuo della Serenissima Regina di Spagna in Ferrara: et perche. in marg.] Duca di Candia; Duca d' Vmala; dal gran Contestabile di Spagna Gouernatore di Milano; et da molti altri Prencipi, Titolati, Ambasciatori, Duchesse, Principesse, et Dame. Fu questa venuta, non solo per causa di baciar il piede à Nostra Santità Papa Clemente VIII. ma di Celebrare il Sponsalitio, tra Sua Maestà, et la Maestà del Re Catholico Filippo di questo nome III. et fra il Serenissimo Arciduca Alberto, et la Serenissima Infante Donna Isabella Clara Eugenia, sorella della Maestà del Rè Catholico. Il Sabbato, che fu il giorno quartodecimo andò Sua Maestà à pranso con la Santità di Nostra Signoria. Ma la Domenica mattina, che fu il giorno quintodecimo, giorno memorabile; pomposamente Sua Maestà vestita, et richissimamente ornata, da gl' Illustrissimi et Reuerendissimi Cardinale Farnese, et Santiquattro, dalla guardia de' Todeschi nobilissima, et da tutta la Corte sua, che deposte hauea la vestimenta lugubre, et riuestita alla loro liurea, pieni d' allegria, accompagnata; se ne entrò nella Chiesa Cathedrale, che sontuosamente era addobata: Là doue altresì fu portata la Santità di Nostra Santità Pontificalmente vestita; et da molti Illustrissimi et Reuerendissimi Signori Cardinali, Vescoui, et tanti altri Prelati, che à risguardanti rendeua, non poca merauiglia; circondata. [Sposalitio della Regina, et della Infante di Spagna. in marg.] Si fece Capella solenne, et lo Sposalitio con quella grandezza, pompa, et cerimonia, che à tanta Maestà si conueniua. Sua Maestà fu Sposata dal Serenissimo Arciduca Alberto, à nome del Re Catholico Filippo Terzo; et il medesimo Arciduca Sposò l' Illustrissimo [-f.1v-] Ambasciatore di Spagna à nome della Infante di Spagna, Donna Isabella Clara Eugenia Sorella del Rè Catholico, et figliuola di Filippo già di questo nome Secondo. [Feste fatte per l' allegrezza del Sposalitio. in marg.] Furono fatte quel giorno Mascare per la Città, et altre feste, se bene Sua Maestà per riuerenza di tanto Sacramento non si lasciò mai vedere. Ma il Lunedì mattina à buon' hora, che fu il sestodecimo giorno di Nouembre, Sua Maestà accompagnata da tutta la sua famiglia, et da molti Duchi, Prencipi, Marchesi, Baroni, Duchesse, Principesse, Dame, et altri Gentilhuomini Terrieri, et Forastieri; se ne andò in Carrozza alla Chiesa delli Reuerendissimi Canonici Regolari del Saluatore, Santa Maria del Vado, cosi detta; per vdire la Messa, et vedere la Capella del miracoloso Sangue di Nostra Signoria Iesu Christo di nouo dalla felice memoria del Duca Alfonso d' Este fabricata, et ornata. [Sangue miracoloso. in marg.] Vdita la Messa, ascese le scale postasi riuerentemente con ambe le ginocchia sopra di vn Cossino di veluto nero coperto, auanti quel miracoloso sangue, che tanto è vermiglio, quanto se hor hora fosse sparso, et pur sono de gli Anni 430. che successe il miracolo; con segno di molta deuotione e spirito, non senza accompagnamento di qualche lachrima; fece insieme con l' Arciduchessa Madre, et l' altre Principesse e Dame, la sua Oratione. Indi partita per il Monasterio delle Reuerendissime Madri di San Vito per ascoltare quel Concerto, che da tanti, e diuersi Musici della Italia, et fuori, è vniuersalmente celebrato. [Monasterio di San Vito. in marg.] Eraui per buona sorte alla seruitù del Serenissimo Arciduca Alberto, vn Gentilhuomo per nome Luca chiamato, della Città di Craic, che per altri tempi, era stato allo Studio nella Nobilissima Città di Bologna: con questo s' accompagnò il Signor Vario Gentilhuomo Aretino, che della Musica è assai intendente, et di tutta la Italia molto pratico, ilquale pochi giorni auanti, era di Toscana arriuato, non per altro, che per vedere queste sontuose feste degne di perpetua memoria. Riconosciutisi, se bene erano molti gli anni, che in Bologna haueano contratta amistà insieme; fecero molta allegrezza; ilche è proprio de gli amici, quando lungo tempo lontani l' vno dall' altro, per qualche accidente, si raueggono, e s' incontrano. [Proprietà de gli amici. in marg.] Entrati nella Chiesa di San Vito, fatta la loro consueta Oratione, di diuerse cose, già tra di loro occorse, ragionando; confirmorno, con gran contento dell' uno e l' altro, la vecchia amicitia. In questo mentre Sua Maestà con molti della sua famiglia era entrata nel Monasterio di quelle Reuerendissime Madri, che in numero passano il centenaio. [Instromenti, che entrano nel Concerto di San Vito. in marg.] Quando finalmente doppò la visita di molti luochi vniuersali, et stanze particolari, di che n' hebbe Sua Maestà gran sodisfattione, arriuata al luoco determinato e solito per il Concerto, essendo ogni cosa quieta, s' udirno con tanta soauità, e dolcezza d' Harmonia, Cornetti, Tromboni, Violini, Viole bastarde, Arpe doppie, Lauti, Cornamuse, [-f.2r-] Flauti, Clauacembali, e voci in un tempo istesso, che propriamente iui parea, che fosse il Monte di Parnaso, e' l Paradiso istesso aperto; et non cosa humana. Al fine con vn silentio incredibile, fornito il Concerto, restò nelle orecchie delli audienti vn' Harmonia insolita, tanta che voltandosi il Signor Vario al Signor Luca le disse. Sono molti Mesi, et Anni, che io non ho vdito Concerto alcuno, che tanto bene sia vnito come questo. Quiui si scorge una maestria, vna eccellenza di Donne estraordinaria; ma che dico io di Donne? Se fossero stati al gusto mio di maggiori huomini, che habbi la Italia, non mi haurebbono cosi sodisfatto, nè credo che hauessero fatto più di quello che fatto hanno queste Madri. Questa mia opinione vi sarà manifesta, se à parte per parte, noi vorremo essaminare; [Quali cose si ricercano à un buono, et unito concerto. Prima consideratione. in marg.] Quali siano quelle cose che conuengono ad vn Concerto bene vnito, et in quella maggior perfettione, che far può l' Arte, e gli Artefici istessi recitato. E incominciando dal luoco, come cosa che senza di lui non si può fare, et è vna delle principali parti; Corrisponde con tanta proportione, che par quasi che quei primi fondatori, non hauessero all' hora altro risguardo, che formare vn luoco risonante, e corrispondente alle parti più lontane, et che non deuora le voci, e i suoni; ma che li nutrisce, et conserua nella sua integrità, sino che sono peruenuti alle orecchie de gli ascoltanti; erano presaghi, che iui si doueano essercitare le Muse istesse, non Donne, le cui attioni sogliono essere per lo più imperfette, et nel gouerno delle Case pronte, et attiue più, che nello adoperare Instromenti di tante sorti, et in tanta eccellenza. [Seconda Consideratione. in marg.] Nel secondo luoco voglio, che consideriamo la elettione delle Compositioni, che vogliono essere Composte, secondo la natura de gl' Instromenti, et delle voci, che in questo Concerto entrano, di modo che non siano quelle Cantilene, con le recitanti, e con gli Instromenti sproportionate: Voglio dire, che non bisogna che le parti ascendano, ò discendano nello acuto e nel graue più di quello, che comporta la natura, e la proprietà di ciascuno Instrumento naturale, et artificiale; ma che tutte stiano ne' loro termini; ilche rende più facile il Concerto, più vnito, et assai più grato alli ascoltanti. [Terza consideratione. in marg.] Nel terzo luoco ci vuole la debita distanza, che debbe essere fra quelli che recitano, e gli ascoltanti; e non è dubio, se queste Reuerende Madri, ò più lontane, ò più vicine al luoco di doue vscisse l' Harmonia, fossero; che sarebbe molta differenza, e non poca quella che apportarebbe, questa indebita distanza; ma e loro non credo che si possino allontanare di più, nè gli ascoltanti similmente, se non vscissero fuori del Tempio: di maniera, che si viene à verificare la prima Consideratione, et questa debita distantia. [-f.2v-] [Quarta consideratione. in marg.] Nel quarto luoco diremo, che non tutti gl' Instromenti sono buoni, per cosi fatti Concerti, ma ci vuole la elettione d' Instromenti fatti da Artefice eccellente, e non basta; ma ci bisogna ancora, che in eccellenza siano fabricati, che nelle parti graui habbino del sonoro, et non del muto, ouero rendano li suoni che siano offuscati; nello acuto del viuace, dell' allegro, et che in egualità corrisponda al mezo et al graue. [Quinta consideratione. in marg.] Nel quinto luoco ci poneremo, che quelle persone che hanno da recitare, sia ò con le voci, ò con Instromenti; più recitino con le orecchie, che con la voce ò con Instromenti.

Luca. Come volete, che con le orecchie, che non hanno nè mano, nè voci recitino? ò questo sì che ha del buono, che volete inferire? [Auertimento a Cantori, e Sonatori. in marg.]

Vario. Voglio dire, che bisogna che l' una ascolti l' altra, et ascoltandosi, habbi giuditio di non superare la compagna, sì nelle voci, come nel toccare gli Instromenti; cosi facendo, si sentirà vna egualità di voci, et di suoni di tal maniera soaui, che gli ascoltanti ne pigliaranno infinito piacere.

Luca. Hora io vi intendo, questo è uno di quelli auertimenti, non solo ragioneuole, ma necessario; bisogna à tutti i modi, che li Cantori, et Sonatori s' ascoltino l' uno e l' altro; perche non poca deformità sarebbe se l' uno Cantasse con vna voce potente, gagliarda, et sonora; e l' altro con voce dolce, soaue, e più tosto debile che altrimenti.

Vario. [Qual proportione habbino d' hauere li Cantori fra di loro. in marg.] Ogni volta che non hauessero questo antiuedere d' ascoltarsi l' un l' altro, si potrebbe dire, che cosi fatte Musiche fossero più tosto sproportionate, che proportionate; intendendo quiui della proportione d' uguaglianza, et non della ineguaglianza; non vi essendo dibisogno in questa attione di eccesso, ò di difetto; di eccesso nella parte più gagliarda forte, e potente; di difetto nella più debile: ma si ricerca in questa attione di Concertare, quella proportione, ò vogliamo dire attione d' uguaglianza fra di loro; di maniera che vno non supera, ò non sia dall' altro superato, laqual vguaglianza stà nel mezo posta fra lo eccesso, e lo difetto, et ha natura di congiungere insieme quella soprabondanza, che si ritroua nello eccesso, et quel mancamento che è nel difetto; ilche si fa aggiungendo alla più debile parte, ò leuando dalla più gagliarda la differenza che quelle hanno alla vguale.

Luca. Di questa sproportionata Musica, ò vogliamo dire disuguaglianza, voglio raccontarui, la impresa di due Sonatori, che l' uno ha il corpo assai grande, et robusto, e suona di Cornetto; et l' altro è di statura comune, et è di mediocre vita, ma di natura gentile: quello fa il protomastro, e si fa sentire alla disperata; questo per esser di natura più tosto debile che gagliardo, suona con molta leggiadria e politezza, et con tanta bella gratia si [-f.3r-] fa sentire, che alli ascoltanti dà molto piacere; et ambidui gli ho sentiti in vna di queste Città famose, doue ogni sera si fanno Concerti di varij Instromenti, ma talhora per questo rispetto, con tanta disgratia, e mala sodisfattione de gli ascoltanti, che più tosto genera fastidio che piacere.

Vario. Non è causa di questo errore, altro che la Inuidia che l' uno di loro porta all' altro; ma lasciate, che ne fanno la penitenza, secondo che appresso di Laertio disse Biante Filosofo; [Detto di Biante. in marg.] si come il ferro dalla rugine viene consumato, cosi l' inuidioso dal suo proprio vitio si distrugge; e 'l ferro se bene non è offeso da cosa alcuna genera però da se stesso quel veleno che lo rode; però ben disse à questo proposito il Sanazaro Poeta famosissimo. [Detto del Sanazaro. in marg.]

     L' Inuidia figliuol mio, se stessa macera,
        E si dilegua, come Agnel per fascino,
        Che non le gioua ombra di Pino, ò d' Acera.

Ma lasciamo che costui si consumi nella propria passione, ma diciamo noi, che. [Sesta consideratione. in marg.] Nel sesto luoco vi dobbiamo ponere nella consideratione de' Concerti la elettione delle Compositioni; dico di quelle che vengono fatte da buono, et eccellente Artefice; voglio dire, che non basta, che siano fatte al proposito de gl' Instromenti, et delle voci; ma che siano vscite da valente pratico; come quelle del Signor Claudio, di Costanzo Porta, Andrea Gabrielli, Gianetto Palestina, Giouanni Iacomo Gastoldi, Benedetto Palauicino, Ruggiero Giouanelli, Giouanni Maria Nanino, et altri che sono, et sono stati eccellenti. [Musici eccellenti. in marg.]

[Settima consideratione. in marg.] Nel settimo loco, preparate tutte le cose dette, bisogna che li recitanti habbino quelle parti che à loro sono conuenienti, come si scorge in queste Madri, che quelle, che sono nel Trombone essercitate, se bene sanno adoprare altri Instromenti, non lasciano però da parte quelli per questi, ma si seruono di quello in cui per il longo essercitio, et per la natura inclinata, si sono fatte eccellenti; non partendosi dal proprio instinto, et elettione naturale, nè quelle che nelli Lauti, ò Arpe doppie, sono essercitate, se bene sanno essercitare altri Instromenti; nondimeno attendono à quello in cui la natura gli ha dato gratia particolare, aiutata da vna lunga consuetudine, et essercitio. Quelle altresì che Cantano quella parte che alla dispositione loro è di comodità; cantano con bella maniera, accompagnata da molti belli Passaggi tanto vaghi, che l' uditore ne resta tutto ammiratiuo; ilche farebbe contrario effetto, se in vece di Cantare quella parte, che alla natura sua è commoda; Cantasse quella che le fosse discommoda, andando ò troppo nel graue, ò nell' acuto; là onde per tutti questi rispetti, vi concludo che questo è il più eccellente, vnito, e ben proportionato Concetto che habbi l' Italia.

[-f.3v-] Luca. Questa conclusione mi piace, et mi risoluo di concorrere nella vostra ragioneuole opinione.

Vario. [Ottaua consideratione. in marg.] Non sete per risoluerui male, quando vi aggiungerete vn' altra consideratione, e sarà l' ottaua, et è di molta importanza, e forsi più d' ogn' altra, sia qual si voglia.

Luca. Tutte le considerationi da voi dette, sono di molta importanza, ma che ve ne sia vn' altra, che vadi del paro alle già dette, veramente io non la sò penetrare.

Vario. [Instromenti da chi ridotti al temperamento. in marg.] Ella è degna d' essere notata particolarmente: Tutti gl' Instromenti di questo Concerto sono ridotti al temperamento da vna sola orecchia; vna sola di quelle Madri bisogna, che gli accordi tutti, dico le Viole, Violini, Arpe doppie, Lauti, Clauacembali, et le Viole bastarde, con altri Instromenti, che in questo Concerto entrano.

Luca. Voi mi venite quasi à dire, che dui, ouero tre valent' huomini non saranno basteuoli ad accordare, et ridure à vn temperamento bene vnito, molti Instromenti, come vn solo.

Vario. Saranno buoni, ma non come vn solo; la causa è che il senso dell' udito non è tutto vno, ma sono più, et talhora anzi per il più diuersi l' uno dall' altro; però non saranno accordati da più orecchie in quella eccellenza, che da vna sola. Et à questo proposito disse Quintiliano. [Quintiliano. Detto di Aristosseno intorno al senso dell' udito. in marg.] Non enim est cuiuslibet auris exigere neruorum sonos. Et Aristosseno Eccellentissimo Musico de' suoi tempi, disse, che bisognaua hauere il senso; ilquale non è l' istesso sempre nello istesso huomo, assuefatto perfettamente alla intelligentia di vna certa cosa rimanente, ò stabile, et del Mosso; percioche all' hora si conoscono le differenze de' suoni, delle Constitutioni, sì Consonanti, come dissonanti, et di tutte quelle cose, che in tutto ò in parte s' appartengono à questa facoltà. [Detto di Gaudentio. in marg.] Et Gaudentio nel principio del suo introduttorio di Musica, essorta tutti quelli che sono rozzi, et grossolani, che non hanno le orecchie assuefatte all' Harmonia; ad astenersi, et star lontani da quelli, che in ciò sono stati Eccellenti, et hanno cognitione del rimanente, et del Mosso: [Detto di Archita Tarentino. in marg.] Et Archita Tarentino in quel suo Libro, che intitolò della Mathematica, quando dimostra in qual modo si faccino li suoni, dice che à molti non è concesso, comprendere la natura del suono: Io adunque vi concludo, che vna sola orecchia, assuefatta alla cognitione di simile maneggio, sarà più sicura che molte; di qui è che vna sola di queste Madri ha il carico di temperare, et vnire quelli Instromenti insieme; Nè si può dire se non che ella sia molto essercitata, et che di quest' Arte habbi grandissima cognitione.

[-f.4r-] Luca. [Disunione d' Instromenti da che nasca. in marg.] Mi raccordo talhora hauer sentito alcuni Concerti, che più tosto m' offendeano l' udito, che lo dilettassero, et pur erano valent' huomini; ben m' accorgo, che facilmente ciò potea nascere dalla disunione de gl' Instromenti, che da diuersi doueuano essere stati ridotti al temperamento, ò voglio dire distemperamento; ma si come questi meritano biasimo; cosi quelle di altretanta lode sono degne.

Vario. Potiamo adunque con ragione dire, che quelle Reuerende Madri, per tutti li rispetti detti, conseguiscano quel fine che di già si sono proposte di conseguire, ò che almeno le siano assai più vicine, che quelli da voi già sentiti.

Luca. Queste nostre parole m' eccitano à dimandarui vn quesito; che volete dire del fine? è forsi il suo fine il Cantare, e Sonare con qualche gratia? se questo fosse, ogn' uno che sà Cantare, ouero Sonare, si presume di Sonare e Cantare con qualche gratia, che cosi comporta l' amor di se stesso, se bene non è vero che conseguiscano questo fine: se poi volete dire d' altro fine, qual sarà egli? [Diletto commune à Sonatori, et Cantori. in marg.]

Vario. Il fine del Musico, e quello del Poeta tutto è vno; ma auanti che passiamo più oltra, voglio che sappiate; Che ogni operatione fatta da qualunque Artefice, è fatta à qualche fine, come ben disse il Filosofo. Ma perche diuersi sono i fini, diuerse ancora sono e debbono essere le operationi. [Fini diuersi. in marg.] Qual sia il fine che l' huomo vuol conseguire, bisogna conoscerlo, et hauerlo nella mente prima di tutte l' altre cose; che quando dallo Agente non sia conosciuto, manco potrà operare à fine alcuno. [Fine causa delle cause. in marg.] Questo fine è causa di tutte le cause, et tutte l' altre cose che concorrono à conseguire questo fine debbono hauere corrispondentia, e relatione al fine; et all' hora potremo dire d' hauerlo conseguito, quando l' opera sarà ridotta alla perfettione; douete però auertire, che quiui non dico di quel fine, che lo Agente, communicando le gratie sue à questo e quell' altro conseguisse; ma di quel fine, che operando egli stesso conseguisse. [Due sorti di fine in marg.]

Luca. [Che cosa deue considerare il Compositore. in marg.] Sò benissimo, che se il Compositore vuol Componere vna Cantilena, la prima cosa che pensar deue, bisogna che sia il fine; et per conseguirlo apparecchiare quella materia, che sà esser necessaria; dipoi co'l mezo della inuentione far l' opera, e darle quella forma che già ha nella mente, et ridurla alla perfettione: Ma il fine di quelli che Cantano, e Suonano per se soli, et ne' Concerti, qual diciamo che sia?

Vario. Quello istesso, che è quello del Poeta, come ui ho detto.

Luca. [Fine del in marg.] Il fine del Poeta è di giouare, et dilettare; adunque quello del Cantore, [-f.4v-] ò Sonatore sarà di giouare, et dilettare. [Musico qual sia. in marg.]

Vario. Cosi stà; vedete mo noi, et andate bene considerando, se questi Cantori dilettano, et giouano; et allhora saprete se essi conseguiscono quel fine, che di già si sono proposto di conseguire.

Luca. [Auertimenti, che si debbono considerar ne' Concerti. in marg.] Hora vi intendo; bisogna che io vadi assaminando bene le parti, che ha tutto il corpo del Concerto; s' egli è bene vnito, se corrispondono quelle parti l' una all' altra, se vno supera l' altro, se le voci humane con gl' Instromenti stanno in una istessa egualità, et altri particolari, che à simili Concerti si ricercano, et allhora conoscerò quel tanto che io desidero di sapere; cose tutte che nel Concerto di queste Reuerende Madri habbiamo detto esserui, in quella maggior eccellenza, e perfettione, che hoggidì si possi desiderare, in qual si voglia Artefice di quest' Arte.

Vario. Tanto ho voluto dire, et vi dico. Voi come iudicioso andrete discorrendo le parti, da chi vengono Sonate, la gratia che le dano, la maniera bella del fare le tirate, se dano viuacità alli passaggi, se fanno buono instromento quelle che suonano Cornetti, Cornamuse et storti; [Parti che concorrono à conseguire il fine. in marg.] se hanno buona lingua, se sforzano la natura dello Instromento in parte alcuna, che mentre che andrete considerando simili particolari, che sono quelle parti che concorrono à conseguire questo fine, da voi stesso conoscerete quel che ne' Concerti vi sia di buono, et di bello; et se gli Artefici conseguiscono questo fine.

Luca. Se voglio hauer cognitione de' Concerti in qual perfettione, et imperfettione si siano, lo sò; ma questa cognitione l' haurò più compita, quando mi hauerete detto, et dichiarato dui termini quali s' appartengono à gl' Instromenti da fiato.

Vario. Et quali sono? dite, che volontieri vi sodisfarò.

Luca. L' uno è, che habbino buona lingua; e l' altro che faccino buono instromento.

Vario. Alla cognitione di quello che voi ricercate, non basta la dichiaratione di questi due particolari; ma vi concorre la intelligentia della perfettione, et imperfettione de gl' Instromenti.

Luca. Son contento, che vi siano dell' altre cose necessarie da sapersi; ma intanto dichiaratemi queste, che dipoi m' andrete aprendo con l' altre la mente alla intelligentia, di quello che io desidero, et che è necessario.

Vario. [Di tre sorte di lingue per sonare il Cornetto in marg.]

Questi Sonatori dicono, che la lingua è quella, che più d' ogn' altra cosa, in questo essercitio del Sonare il Cornetto effettua il buono e 'l bello; se bene vi concorre il labro, che è di molta importanza per proferire il suono: Bisogna dunque sapere che tre sono le lingue principali. La prima è detta [-f.5r-] Rinuersa, et è la principale delle tre per essere à simiglianza della Gorgia; [et quali. Prima. in marg.] et alcuni la chiamano lingua di Gorgia: Questa è velocissima, et difficile da rafrenare; lo batter suo è al palato, et si proferisce in tre modi; il primo, ler, ler, ler; et è dolce et soaue: il secondo, der, ler, der, ler, der, ler; et è mediocre: il terzo, che è più crudo de gli altri si proferisce, ter, ler, ter, ler, ter, ler. [Seconda. in marg.] La seconda lingua s' addimanda, Lingua dritta; et il suo battare è ne' denti, si proferisce; tere, tere, tere: Questa è assai lodata da Sonatori, et è buona per la minuta di Croma, et della Semicroma; essendo naturalmente rafrenata. [Terza sorte di lingua. in marg.] La terza lingua si batte nel palato appresso li denti, et è per natura cruda, si proferisce, teche, teche, teche; ella è buona per quelli, che vogliono fare terribilità, e strafare, come fa quel vostro amico. Questa lingua non è grata alle orecchie, ma le offende; ella è per natura sua assai veloce, et difficile da raffrenare: Ve ne sono di molte altre, vna delle quali si proferisce ne' denti, te, te, te, et se ne serue il Sonatore alla proferta delle note, sino alla minuta di Croma: l' altra si proferisce, de, de, de, et non è troppo veloce, ma tiene alquanto della pigritia: Queste se bene sono comodamente buone, tuttauia, le tre prime sono le principali, et quelle che da buoni Maestri sono essercitate, et adoprate.

Luca. Se bene, come dite, ve ne sono di molte altre, deue però il buon' Artista, fare elettione delle migliori, et in quelle essercitarsi; non restando però di sapere, et hauer buona cognitione dell' altre ancora, affinche ritrouandosi, doue sono altri Sonatori, che alle volte vogliono (per parer più sauij de gli altri) fare, per dir cosi, delle terribilità; egli ancora possi rispondere, usando quella proportione d' uguaglianza, che già detta hauete, che si deue ritrouare ne' Concerti, et vnione de gl' Instromenti. Quanto mo al fare buono Instromento, come lo dichiarate? Nasce forse il bene, et il male dallo Instromento, o dal Sonatore? ò dall' uno, et l' altro insieme? se lo Instromento sarà cattiuo, et falso, potrà forsi il Sonatore fare, che diuenti buono, ò appaia buono? et se lo Instromento sarà buono, potrà il Sonatore far sì, che diuenti, ò appaia cattiuo?

Vario. Andate adagio Signor Luca, voi in poche parole ricercate la cognitione di molte cose, et tutte importanti, alle quali sodisfarò; però vi dico, che tutti questi disordini nascono dal Sonatore; dal Sonatore dico, ogni volta che lo Instromento sarà buono, et fatto da buon Maestro; che quando lo Instromento fosse fatto da Maestro, che non hauesse molta cognitione di quest' Arte, sarebbe graue errore dalla parte dello Instromento: [Il Cornetto è atto ad in marg.] Ma notate, che questo Instromento è atto quanto ogni altro ad imitare la voce humana; [-f.5v-] e 'l buono, et eccellente Sonatore l' adopra forte, cioè lo fa sentire con suono gagliardo, et con suono più rimesso, alto, basso, et in ogni sorte di tuono, come più li piace, più e manco, secondo la sua eccellenza. [imitare la voce humana in marg.] Bisogna però essercitarsi lungo tempo, à far buono Instromento; acciò si possi guardare di non fare, che lo Instromento habbi del corno, del muto, ouero del sfesso: lo tenere il labro aperto lo fa hauere del Corno, et Muto: lo tenere il labro serrato più del bisogno, lo fa hauere del Sfesso: [Parti che si ricercano à fare buon Instromento in marg.] Adunque à far buono Instromento bisogna, che il Sonatore dia vn' apertura al labro, che sia di mezo: Vuole ancora esser Sonato con discretione, et con molto iudicio; la lingua vuol essere nè troppo morta, nè troppo battuta; ma simile alla Gorgia: et questo è il fare buono Instromento. Quando il Sonatore entra nella minuta, farà poca roba, ma buona: [Quello che deue osseruar' il Sonatore. in marg.] Talche per concluderui questo particolare, bisogna che il Sonatore attendi al buono, et buono Instromento, alla bella lingua, alla bella minuta, et ad imitare quanto più puote la voce humana. Quanto poi à quello che voi ricercate, se essendo l' Instromento buono, il Sonatore lo possi far cattiuo, et di falso buono: vi rispondo, che l' eccellente Sonatore con la industria, et Arte, non può fare che lo Instrumento di cattiuo, et falso, diuenti buono; ma si bene, che non offenda tanto l' udito, quanto se fosse Sonato da qualunque altro, che non fosse cosi pratico, et eccellente come lui; [Diligenza del Sonatore. Prouerbio. in marg.] si come ancora potrà Sonando vn' instromento buono, et fatto da buon Maestro, farlo parere imperfetto, et falso; non vi ricorda di quel Prouerbio, che s' accomoda à tutte le cose. Al buon Soldato ogni arma se gli accomoda bene nelle mani? Soggiungete ancora, che se il Sonatore non sarà eccellente, et che lo Instromento habbi delli difetti molti, non conosciuti dallo Artefice, che la imperfettione venirà dall' uno, et dall' altro insieme.

Luca. Ci vogliono di molte cerimonie, et auertenze à chi Sonar bene desidera questo Instromento, non credo che ci siano altre tante difficoltà à Sonare qualunque altro Instromento sia qual si voglia; il Trombone ha vna sola proferta; il Lauto, il moto delle mani; il Clauacembalo, et l' Arpa semplice, et doppia, lo istesso, accompagnato con vna longa pratica; ma à questo ci vuole la cognitione di più lingue; la mutatione di vna doppo l' altra, secondo la qualità delle note: [Dificoltà di Sonare il Cornetto. in marg.] L' apertura à tempo, et conueniente de' labri, la prestezza delle dita, et vna lunga consuetudine; di modo, che non basta saperle dare il vento, et aprire la bocca, ò il labro con vna sola proferta, come si fa nel Trombone; et perciò dico, che porta molte difficoltà, et inauertenze.

[-f.6r-] Vario. [Il Cornetto è difficile Instromento. Valenti Sonatori di Cornetto. in marg.] Veramente è vn' Instromento difficile, et di molta fatica, e di gran studio; ilquale per Sonare vna sola parte è di molta dilettatione, quando però il Sonatore ha qualche eccellenza, come hauea il Caualiero del Cornetto, ne' buoni tempi; et Maestro Girolamo da Vdine nella Città di Venetia, insieme con tanti altri che in questa nostra Italia sono fioriti.

Luca. Gl' interualli che da questi Instromenti vsciscono, ò per meglio dire, li suoni che proferiscono, di che grandezza credete che siano? saranno come quelli, che da altri Instromenti sono proferti? ò pur come quelli della voce humana? io pur vado pensando, che fra di loro vi sia qualche notabile differenza; perche talhora sento qualche varietà, che mi dà che pensare.

Vario. Quando sarà tempo, che vi dichi il mio parere, di questo ancora ve ne ragionarò; et allhora intenderete delle cose che molto bene vi apriranno la mente alla intelligentia di questi Concerti.

Luca. Et questo desidero, ma poi che hora non vi compiacete di esplicarmi quello che io bramo, mi parerebbe bene, che ci inuiassimo in luoco più d' ogn' altro vicino, e sarebbe in proposito Santa Maria del Vado; là doue hauremo la comodità di quei Padri, che sono amici di Vostra Signoria d' una Camera, per potere (bisognando) scriuere, e dimostrare qualche cosa appartenente à quest' Arte; in questo mentre, se vi sarà in piacere, mi venirete esplicando, se intorno à questi Instromenti vi sono altre imperfettioni, che pur mi dà l' animo, che vi siano dell' altre cose degne di molta consideratione.

Vario. È ben fatto, io apunto ho la chiaue d' una stanza molto al proposito, et comoda: Andiancene, che quando saremo là vi risponderò à quanto voi m' hauete addimandato; vsciti della Chiesa di San Vito presto giungessimo in quella delli Reuerendi Padri di Santa Maria del Vado, là doue fatta la riuerenza, e debita salutatione all' Altare maggiore, entrassimo in Casa, giunti alla stanza, posti à sedere, preparato carta et inchiostro; risposi al Signor Luca, che molto bene hauea ragione, [Tre considerationi. Prima. in marg.] et tre Considerationi mi parea, che restassero da dirle, et che ciascuna di loro apportaua molta differenza fra li suoni, che dall' una all' altra nascono. La prima è la materia di che gl' Instromenti vengono da gli Artefici fatti. [Seconda in marg.] La seconda, che le Corde che ne gl' Instromenti rendono il suono, ò siano Canne, come ne gli Organi; sono di materia l' una dall' altra differenti. [Terza. in marg.] La terza, che le Corde, lequali sono percosse rendono Harmonia; [Dichiaratione della prima consideratione. in marg.] sono percosse da diuerse cose di natura contrarie. Intorno alla prima, dicoui, che perche il corpo del Lauto è fatto di legname dolce, et molto sottile, et ha maggior corpo della Cetra; che per questo rispetto, diffondendosi il suono per entro à quel corpo, il ribombo [-f.6v-] viene ad essere alquanto più disunito, et perciò più soaue di quello, che rende la Cetra; [Il corpo dello Instromento fa differenza di suono. in marg.] laquale hauendo il corpo picciolo, basso, et alquanto più grosso del Lauto, nè potendosi difondere tanto, che acquistar possi dolcezza, et in vn certo modo temprare quella crudezza, che dalla natura seco porta; resta perciò il suono in quella asprezza. Argomento certissimo vi sarà la esperienza istessa; ponete delle cordi di Cetra sopra il Lauto, et di quelle del Lauto sopra la Cetra, che bene percotendo l' una et l' altra sentirete essere differenti di suono, et di effetto da quello che faceano, quando ne' proprij Instromenti erano collocate; ilche nasce dal corpo de gl' Instromenti, et non dalle corde, lequali non mutano qualità alcuna in se stesse; [La diuersità delle corde fa diuersi effetti. in marg.] altretanto vi dico se ponerete delle corde di budella sopra il Clauacembalo, egli è tanto grande di corpo, che perdendouisi per entro, il suono s' ammutisce. Se adoperarete delle cordi d' Argento, secondo le leghe, faranno suono l' uno più sonoro dell' altro; ma tuttauia haurà sempre del muto: se d' Oro, quello di Spagna, perche è di lega più dura di quello di Venetia, ò altri, poste sopra la Cetra renderà suono molto soaue; ma ogn' Oro non è buono: Nel Clauacembalo questi metalli Oro, et lo Argento renderanno ridotti in Corde il suono, che haurà del Muto; ilche non può nascere da altro, che dalla grandezza del corpo dello Instromento, et dalla natura del metallo insieme. [Dichiaratione della seconda consideratione. in marg.] Intorno alla seconda, non è dubio, che l' Harmonia, che nasce da vn' Organo le canne di cui sono di piombo, sarà più soaue assai di quella che vscisse dalle canne di stagno, ouero altra materia più cruda e soda; et le canne di budella, che per natura sua sono assai più tenere di quelle d' acciaio, renderanno il suono più dolce e soaue all' udito. [Dichiaratione della terza consideratione. in marg.] Quanto alla terza consideratione, se le corde siano d' acciaio, ò di budella, ò d' oro, ò d' argento saranno percosse con le dita faranno vno effetto, che essendo percosse con altra materia più dura faranno il suono diuerso dal primiero; et ciò nasce, perche, mentre che con le dita, che sono molli et tenere si toccano, par quasi che quella mollitie smorzi alquanto di quella asprezza, che seco dalla natura portano; si come ancora percotendole con altra materia più cruda, renderanno il suono più crudo alle orecchie, non tale che sia insoportabile, ma si bene che la differenza fra l' uno, et l' altro si scorgerà.

Luca. [Pratici non considerano li difetti dell' Instromenti. in marg.] Queste considerationi, che vanno dimostrando la imperfettione degl' Instromenti, poco sono da pratici considerate; perche li difetti poco si scuoprono al senso, nè sono di molta offesa all' udito; massime quando più suoni in vn' istesso tempo si sentono.

Vario. Se ci considerassero, sarebbono più auertiti nel recitare le loro Cantilene; [-f.7r-] ma di loro, chi la vuole per vn verso, et chi per vn' altro; talche quando si pensano di proferire vn' interuallo naturale, in luoco suo, se ne sente vno accidentale; che vi pare?

Luca. Questo è quello, che io apunto voleuo dirui; sono andato molte volte pensando intorno à questo particolare, ma io stesso mi confondeuo; hora che ci sete entrato per dichiararmi quello che io desidero seguitate.

Vario. Gl' Instromenti sono diuersi, et si come sono di forma l' uno dall' altro differenti, sono anco fra di loro differenti nella grandezza de gl' interualli che ciascuno di loro proferisse; voglio dire, che nel Genere Diatonico vno sonerà la spetie detta da Tolomeo Syntona, ò vna cosa che le sarà vicina; [Spetie Syntona di Tolomeo, e di Aristosseno son differenti. in marg.] vn' altro quella di Aristosseno, ò la vicino; che per essere queste due spetie differenti l' una dall' altra, saranno ancora differenti quelli interualli, che da gl' instromenti, che mette in essecutione quella di Tolomeo; da quelli che gli Instromenti, che secondo Aristosseno sono temperati, vengono prodotti in atto. Là onde mentre che andaremo considerando la imperfettione, che apporta la materia di che sono fatti gl' Instromenti; il vento che le viene dato, ò le corde che di natura sono diuerse, et da diuerse cose percosse, et le specie diuerse che suonano; non è dubio che scopriremo imperfettioni notabili, et si verificarà quel Prouerbio, Multa pauca, faciunt vnum satis. [Prouerbio. in marg.]

Luca. Non è dubio, che molte cose picciole insieme poste, fanno vn corpo assai grande, che per ciò molte e picciole imperfettioni, insieme vnite, fanno notabile imperfettione; se bene alle orecchie di quelli, che sono grossolani, et che sono fuori della buona intelligentia, queste minutezze non dano fastidio, come quelli che vanno assuefacendo il senso à cose dure, aspre, fuori de' termini della ragione; e lontani dal dilettare il senso, e l' intelletto insieme come quelli che hanno l' ignoranza per guida. Hora seguitate il vostro ragionamento, et se talhora io vi interrompo perdonatemi, che il desiderio, che ho d' intendere le cose per quel verso che si deue, mi trasporta à dire qualche cosa.

Vario. Dite ciò che vi piace, che mentre, che voi addimandate qualche dubio, ò che ragionate intorno al proposito nostro, vi vedo vicino al sapere, non essendo poi questo interrompimento senza vtile e sodisfattione vostra. [Il Trombone può sonare qual spetie li piace. in marg.] Il Trombone per incominciare da questo capo, è vn' Instromento libero, et per la sua libertà può Sonare la spetie Syntona di Tolomeo, che ha li Tuoni che sono ineguali, et li Semituoni altresì ineguali: la Syntona di Aristosseno, che ha li Tuoni che sono eguali, et li Semituoni loro ancora eguali: Quella di Didimo, che tiene gran parte con quella di Tolomeo; et [-f.7v-] può anzi imita la natura, et la voce humana, più d' ogn' altro Instromento da fiato; secondo però la perfettione, et imperfettione del Sonatore: Qual di queste spetie affirmatiuamente egli suoni: [Difetti del Sonatore di Trombone. in marg.] bisognerà concludere secondo il mio parere, rimettendomi à chi meglio di me dimostrasse altrimenti: che perche sempre il Sonatore non è disposto ad vn modo istesso, nè sempre dà il fiato ad vn modo istesso, nè ad vn segno istesso moue quella parte del Trombone, che và mossa, nè stringe, ò allarga il labro all' istesso segno: bisognerà dico concludere, che hora Suoni vna spetie, et hora vn' altra, ò per meglio dire, vn' interuallo più corto, ò più longo vna volta dell' altra; [Qual' spetie Soni il Trombone. in marg.] sanno benissimo gli Theorici, che à volta per volta, non hanno il Compasso, che co'l tempo accompagnato si possi misurare ogni interuallo; e 'l senso dell' udito non è iudice tanto sincero, che per se stesso possi iudicare la grandezza di vno, et peggio di dui, ò più interualli in vn' attimo vditi: et perciò non possono essere altrimenti, che variati, et irrationali; di qual specie mò si siano adhuc sub iudice lis est. [Difetti del Sonatore del Cornetto. in marg.] Il Cornetto, se bene ha li fori determinati non si può però affirmatiuamente dire, che suoni più vna specie, che vn' altra; essendo che questi fori sono fatti à caso, e la loro distanza è fatta à tastoni, et non con certi et determinati numeri, di che gli Artefici, che li lauorano ve ne fanno certo; oltra che il darle il vento vna volta più gagliarda dell' altra, inacutisse il Suono; et quando men gagliardo lo aggraua, et abassa: vero è che li Sonatori, quanto più possono, si sforzano di farle proferire li suoni, in quella maggior essatezza, che sia possibile; ma lo stringere, ouero allargare le labra più, o manco di quello che comporta la natura di quel suono, che proferir vogliono, li fa variare di modo, che non è più quella spetie, che si presume di Sonare, ma vn' altra: [Parere di Tolomeo, et Aristosseno. in marg.] Et à questo proposito voglio dirui quello, che Tolomeo nell' Ottauo Capitolo del Primo Libro dice, et nel Duodecimo del Secondo, dice adunque, Nelle Tibre, et fistole non si può hauere certezza della quantità de' suoni, che da loro vsciscono. Et Aristosseno nel Secondo dice, che è grande errore à cercare nello Instromento, la natura della cosa Harmonica: lequali parole, et auttorità altro non vogliono dire, se non che abbagliano alla Luna, quelli che si presumono di sapere la certezza della quantità, voci, o suoni de gl' interualli, che da gl' Instromenti vsciscono, essendo che sono irrationali, et di loro non se ne può affirmatiuamente dar conto: [Opinione dell' Auttore. in marg.] Io adunque per tutte queste ragioni, ardirò di dire, che questi Instromenti suonano vna spetie mista; et che quelli interualli, che da loro vsciscono, talhora possono essere rationali, et tal volta irrationali, secondo la eccellenza, et dispositione del [-f.8r-] Sonatore; di modo che per le cose dette, si può tenere di certo, che questi Sonatori non possono conseguire il fine da loro determinato, in quella perfettione, che desidera; et tanto più potiamo tener questo per vero: Quanto che in questi Concerti; quasi sempre vi si ritroua qualche bell' humore, che si persuade di sapere più de gli altri, et sà manco: [Persuasiua d' alcuni Sonatori. in marg.] persuadendosi, che per far sentire il suo Cornetto più de gli altri, che l' ascoltatore lo habbi da tenere per vn' Apollo, vn Thimoteo, vn' Orfeo, et vn Dio della Musica: Ma come disse quel Poeta,

     Ne la Musica pare un gran Gigante,
        Et benche sappia apenna il Gamaut
        Si fa ben lui sentir fin' al Leuante.
     Ma se del La, sapeste fin' à l' Vt,
        Farebbe tal stropiccio di Giachette,
        Che lo faria restar un Cefaut.

[Biasimo d' alcuni Sonatori in marg.] Al fine si scuoprono simili al Grembiale del Pittore, perciò vi ritorno à dire, che non possono conseguire quel vero fine, cioè di dilettare perfettamente; ma imperfettamente si: essendo molti li difetti, et dalla parte de gl' Instromenti, et dalla parte de' Sonatori; et talhora sono maggiori e più importanti le imperfettioni, che sono ne' Sonatori, et Cantori, che quelle che ne gl' Instromenti si ritrouano.

Luca. [Opinione del Moderno Parmegiano in marg.] Hora si, che io m' accorgo dell' errore del Moderno Parmegiano, che pur ostinatamente dice, et replica più volte ne' suoi Libri, che sotto questo capo di Musica Instromentale, tutti gl' Instromenti suonano vna cosa istessa, et che fra gl' interualli dell' uno, et dell' altro non vi cade alcuna differenza; et forsi che non fa vn gran romore sopra questo particolare, quasi che habbi ragione da vendere: se hauesse studiato li buoni Auttori, credo, che presto haurebbe mutato pensiero; perche alle cose da voi dette, et alla ragione istessa, parmi che lui s' inganna molto; nè mi merauiglio, è forza che hauesse il senso deprauato di maniera, che queste sottigliezze non fossero dal suo senso comprese, nè dallo intelletto conosciute, et pur si persuadeua più del douere, ouero bisogna che talmente fosse inuiluppato nello studio d' alcuni Auttori, come nelle Scintille del Lanfranchi, ne' Dialoghi del Dentice, nelle cose di Franchino Gafforo, et altri di quella Schola, che poco curandosi di fare esperienza delle cose, sia caminato, come si dice, alla bonissima; dando intiera fede alle cose da questi dette, senza voler cercare se li più Moderni dicano il vero sì, ò nò. [Opere diuerse di Musica. in marg.]

Vario. Lasciamo, che stia, et resti nella sua ignoranza insieme con quelli, che [-f.8v-] giorno e notte s' affaticano con lo Instromento per ritrouare cose strauaganti, fuori della ragione, e lontani dalla esperienza già fatta da' nostri passati, e ridotta in regole certe dal senso abbracciate, et dall' intelletto confirmate; et noi attendiamo al fatto nostro, che al fine s' accorgeranno loro ancora del suo graue errore; per hauer consumato il tempo in cose, che le portano poco honore; potendolo consumare in operationi degne di eterna memoria, come ha fatto il Gabrielli, il Palestina, il Merulo, il Gastoldi, il Nanino, il Luzaschi, il Giouanelli, il Porta, et altri infiniti: [Musici valenti. in marg.] Diciamo adunque, che il senso dell' udito prende gran dilettatione de' Concerti bene vniti, et particolarmente quando sono essercitati, et fatti da huomini, ò donne che per la lunga consuetudine, et essercitio sono fatti eccellenti; [Difetti piccioli non cosi bene dal senso scoperti, et perche. in marg.] et quando ancora fra cosi fatti Concerti vi cade qualche picciola imperfettione, non essendo cosi bene dal senso scoperta per la moltitudine delle voci, et de gl' Instromenti, che la superano, ne piglia gran diletto; ma quando poi per la imprudenza, ò ignoranza de gli Artefici vi si sentono delle cose fuori de' termini, al senso molto bene scoperte, senza dubio, che in vece di dilettarsi, et restar sodisfatto, si cruccia, si storce, e gli abhorrisce.

Luca. [Prouerbio mal inteso. in marg.] In effetto è cosi, bisogna hauere molta pratica, et lungo tempo hauere essercitato questi Instromenti à chi vuol Sonarli, di maniera, che diano piacere, nè basta che l' huomo molto s' affatichi, fidandosi di quel Prouerbio, che la gocciola dell' acqua, per il continouo percuotere, caua la pietra; ma è necessario, che si conosca aiutato dalla natura, altrimenti è vn gittare il tempo: di qui è, che si ritrouano alcuni talhora d' ingegno tanto veloce à vn' essercitio, che in breuissimo tempo fa quello, che vn' altro di tarda apprensiua in molto tempo conseguisce, effetto che da altro non procede, se non dalla natura che all' uno è stata benigna Madre, et all' altro cruda Madregna: [Adriano andò à Parigi per studiar Legge. in marg.] et mi raccordo sentire à questo proposito lo Eccellentissimo Adriano più volte raccontare, che egli era andato alla Nobilissima Città di Parigi per imparare Legge; ma la Natura, che era inclinata alla Musica, ritrouando resistenza grande alle Leggi, imparò la Musica, et fece dipoi con tanta sua reputatione tante, e tante Cantilene, nobilitando questa Italia di Discepoli famosi: Ma lasciamo da parte questo ragionamento, ditemi, questi Instromenti, che imperfettioni hanno, che alcuni ne fanno certe diuisioni; [Diuisione degli instromenti. in marg.] in Instromenti al tutto stabili, et al tutto alterabili, et in stabili alterabili? di queste tre parti, le due non mi dispiaciono; cioè gli al tutto stabili, et gli al tutto alterabili: ma la terza, in stabili alterabili, non mi và per la fantasia; la causa ve la dirò, se sono stabili, come possono essere alterabili? et se sono [-f.9r-] alterabili, come possono essere stabili? in vn' istesso tempo, che siano stabili, et alterabili, non lo direte mai; perche due cose contrarie non possono essere nell' istesso soggetto, e nell' istesso tempo: bisogna, che vna seguiti l' altra, et che la stabilita sia dall' alterezza diuisa; desidero che mi diciate il vostro parere intorno à questo particolare, ad ogni modo, questo pensiero và à ferire, che questi Sonatori non possono conseguire il fine propostosi, se non in un certo modo imperfetto dall' intelletto conosciuto, et dal senso confessato.

Vario. [Altra diuisione de gl' Instromenti. Ordine primo. in marg.] Quelli che hanno fatta la diuisione de gl' Instromenti, in due maniere; alcuni hanno detto, che sono stabili, et altri instabili; nel primo ordine vi posero il Clauacembalo, Monocordi, Spinette, et altri di natura simili, i quali tutti ridotti alla sua participatione, in quella maggior essatezza, che si puote; percossi, ouero Sonati non variano il Concento, che da loro ne viene, sia la percossa debile, ò gagliarda; ma gl' instabili ridotti à quella maggior perfettione di temperamento, che si puote, sempre ò per la percossa vna volta più dell' altra potente, ouero per il diffetto della positura delle dita, vna volta più sù, ò più giù dell' altra variano in qualche parte il suono; et se sono Instromenti da fiato, quando il vento le viene dato vna volta ò più gagliardo, ò più debile fa nascere varietà ne' suoni; et essendo da fori la apertura, ò serratura più perfetta vna volta dell' altra, fa succedere simili effetti: [Qual proportione habbi vn suono all' altro. in marg.] essendo che tal proportione hà vn suono all' altro, quale ha la quantità di quella corda da cui prouiene; et ogni interuallo si dice farsi più graue, ò più acuto di tanta quantità, quanta è la proportione della corda, che se le aggiunge, ò leua, tanto dalla parte graue, quanto dalla acuta; et sarà irrationale, ò rationale, secondo la grandezza sua, et della parte aggiunta, ò leuata; se bene il senso dell' udito non è capace intieramente di quella minima variatione. Nel secondo ordine vi pongono tutti gl' Instromenti, siano quali si vogliano; reputando per vero, che la instabilità, che seco portano, sia ò nasca dalla imperfettione dello Artefice, non mai dallo Instromento per se stesso. Et quando io volessi discorerui della Imperfettione de gl' Instromenti per se stessi, vi direi, che in alcuno di loro non si ritroua nè stabilità, nè fermezza, sia qual si voglia; [Quali cose offendono gli Instromenti. in marg.] perche il caldo, il freddo, l' humido, la nebbia, e il vento, di tal sorte li moue tutti, che li sottopone alla instabilità, inconstanza, et imperfettione; si come sono tutte le cose, che dall' Artefice vengono fatte. Ma quando con voi ragiono della instabilità, dico di quella instabilità, et imperfettione che nasce dalla operatione dello Artefice istesso fatta, et che sia il vero, quando vi ho detto della imperfettione, ò instabilità di quelli Instromenti, che si suonano per il fiato, già [-f.9v-] vi ho concluso, che la imperfettione nasce dal dargli il fiato debile, ò gagliardo, e dal chiudere e non chiudere cosi bene li fori; difetto che nasce dallo Artefice; se de gl' Instromenti da corde, come Lauti, ò Viole: chi non sà, che se men forte, ò più forte sarà la percossa, che il suono varierà statione, et più sù, ò più giù poste le dita farà variare il suono, imperfettione, che nasce dallo Artefice? se mo lo Artefice percuoterà il Clauacembalo, ouero la Spinetta, non potrà la imperfettione dello Artefice fare, che gl' interualli, che da quelli vsciranno siano alterati, ò mossi dall' esser suo; però vi dico di quella instabilità, et imperfettione, che nasce dallo Artefice istesso, et non dallo Instromento. [Instromenti di tre maniere. in marg.] Coloro che dimostrano altra diuisione da questa differente, dicono, che gl' Instromenti sono di tre maniere, alcuni sono detti al tutto stabili, et sotto questo capo vi pongono l' Organo, il Clauacembalo, Arpicordi, Spinette, et Arpe doppie; et gli pouerelli non s' accorgono, che l' Organo per il vento, che talhora le viene con troppo empito mandato da chi lo caccia, per forza bisogna che varij gl' interualli, e suoni; et di maniera s' alterino, che gli ascoltanti ne restino in parte con l' udito offesi. L' Arpe doppie altresì, toccate da mano vna più graue dell' altra, ò leggiera, non le fa variare il suono, e gl' interualli? se fossero rationali, non diuentarebbono irrationali? Non hanno inteso costoro la natura di questo Instromento, nè hanno saputo discernere, e separare quelli Instromenti, che dalla necessità, et natura sua sono stabili, da gl' instabili per accidente. [Seconda maniera. in marg.] Alcuni altri li dissero al tutto alterabili, et sotto questo capo vi posero la Lira, li Rebechini, il Trombone: [Terza maniera. in marg.] et in questo conuengono con noi, cioè con gl' instabili. Ma nel terzo capo, che li chiamano stabili alterabili, mi pare che molto si ingannano, se bene in quest' ordine le pongono li Lauti, le Viole, et altri simili, che perche hanno la tastatura dicono, che sono stabili, et che per la percossa, per la posatura delle dita più sù, ò più giù, che fa variare il suono, sono alterabili: ma se li Rebechini, e la Lira non hanno in atto la tastatura; non l' hanno forse in potenza? et se il Lauto nella sua accordatura è stabile, non sono nella istessa accordatura gli altri stabili ancora? [La tastatura ne gl' Instromenti non è causa di stabilità. in marg.] se per imperfettione dello Artefice, li Rebechini, la Lira, et altri simili sono instabili, non sono forsi per lo istesso Agente altretanto instabili i Lauti, et le Viole? sarà forsi stabile il Lauto, perche habbi la tastatura? sarà forsi instabile il Rebechino, e la Lira, perche non hanno la tastatura? se tal' instabilità non viene dallo hauere et non hauere la tastatura, ma dalla imperfettione dello Artefice Agente? Ad ogni modo tanto è instabile il Lauto, se bene ha la tastatura, quanto il Rebechino, che non ha la tastatura in atto, ma in potenza, e questa potenza sarebbe [-f.10r-] vana, quando non si potesse ridure in atto; e la pone in atto l' Artefice di molto tempo essercitato con la eccellentia sua, quando essercita il suono, che talhora gl' interualli, che da questo Instromento vsciscono, sono più rationali et simili à quelli, che sono dalla natura prodotti, che quelli della Viola, o del Lauto. Bisogna adunque dire, che senza tante confusioni di stabili alterabili, dissero e bene, quelli che diuisero gl' Instromenti, in stabili, et instabili.

Luca. Ditemi di gratia, potrebbesi sapere la causa, perche alli Lauti ponessero la tastatura, et à molti altri Instromenti nò?

Vario. [La causa perche è posta la tastatura alli Lauti. in marg.] Crederei, che molto bene quei primi inuentori, dopò lo hauer sentito diuersi accordi, e diuerse Harmonie all' udito grate; volendo dare ad intender i luochi particolari, doue si potessero hauere simili accordi, s' accorgessero, che le facea dibisogno poner il nome à tutte le corde, et dipoi con qualche segno, significare à quante parti, di dette corde, si potessero di certo hauer questi confronti per ridure sotto regole vniuersali, il modo di far sentire le Compositioni tutte, siano quali si vogliano in questo Instromento, come si vede, che hanno fatto con il dare nel publico tante, e tante variate Intabolature, che seruono à ogni intelligente, et ignorante della Musica, nè era possibile poter fare altrimenti; [Intabolatura serue à Musici, et à ignoranti di Musica. in marg.] et come gl' inuentori lasciando le cose irresolute, et indeterminate, haurebbono potuto insegnare cosi fatte cose?

Luca. Veramente questa ragione mi piace; et tanto più, quanto che essendo questo Instromento di molte corde, et andando toccate talhora tutte insieme in un medesimo tempo, era necessario, nè si poteua far di manco, secondo che detto hauete, di non ritrouare termini vniuersali per liquali ogn' uno potesse intenderli, e seruirsene; ma questa tastatura vogliamo noi dire, che sia da gli Artefici posta con qualche regolato ordine, ò pur à caso?

Vario. Fui à ragionamento con Maestro Venere, che a' giorni nostri è stato valente huomo, e singolare nell' Arte di fare li Lauti nella Città di Padoa; et mi disse, che la tastatura da lui ne' Lauti, era posta à tastone, et senza regola alcuna; [Tastatura ne' Lauti posta à tastoni. in marg.] se bene haueano certe loro forme di cui se ne ualeuano, per far li manichi, che in proportione corrispondessero al corpo dell' instromento; ma quanto alla tastatura non hauea nè regola, nè ordine; se non che dopò l' hauer tirate le corde sopra l' Instromento, et accordate in quella maggior perfettione che la natura e l' arte gli hauea insegnato, ponendo le dita hor quà hor là, ritrouaua il luoco proprio di ciascun tasto: [Diuisione del manico del Lauto. in marg.] et questo è l' ordine osseruato da buoni Maestri in simili fatture, se bene alcuni con la diuisione della metà della corda in 18. parti, si sono dati ad intendere di diuider' il manico del Lauto, et delle Viole secondo la mente d' Aristosseno; et ciò potrebbe facilmente essere il vero, se non vi occoressero molte imperfettioni; si come facendone l' esperienza ritrouarà quello che non crede.

[-f.10v-] Luca. Senza dubio queste imperfettioni per lequali non possono li Moderni hauer certezza alcuna, che ferma sia, della quantità de gl' interualli; vanno à ferire, che non possono perfettamente conseguire il fine da loro propostosi per diuersi rispetti.

Vario. [Persuasiua causa di male. in marg.] Voi dite il vero, ma vna delle principali cause, che à ciò gl' impedisce per mio iudicio è, che tanta è la persuasiua d' alcuni, e quasi tutti, che quando sono per fare simili Concerti, ò siano d' Instromenti, ò di voci, ò de gli vni e gli altri insieme, difficilmente si riducono à far proua, se siano per far riuscita sì, ò nò; et pur si dice per Prouerbio, La essercitatione dà perfettione all' opera, massime quando vi concorrono molte persone; però à questo proposito Aristotele nel Problema Quinto, et anco nel Quarantesimo primo alla decima nona particola disse, e bene: [Sentenza di Aristotele. in marg.] Con più soauità, e contento dell' udito ascoltiamo vna Cantilena di cui ne habbiamo pratica, che quella di cui non habbiamo notitia alcuna; et per consequenza li recitanti, meglio recitano quelle cose di cui ne hanno qualche pratica, che quelle di cui non hanno cognitione alcuna. Bisogna adunque praticare le cose à far sì, che rieschino secondo il desiderio, e s' auicinino al fine da loro propostosi, se perfettamente giungere non vi possono.

Luca. Voi dite il vero, e nella pigritia tanto incallita la caterua de' Moderni Cantori, che difficilmente si possono insieme vnire per far proua della riuscita; et pare apunto, che quelli che manco ne sanno habbino bisogno di maggior preghiere: [Dimanda in marg.] Ma due cose mi restano da dimandarui di molta importanza, l' una sarà, quali Instromenti si possino fra di loro vnire ne' Concerti, hauendo diuerse diuisioni fra di loro: l' altra è, se questa dilettatione ha da essere ne' sensi solamente, ò pur nell' intelletto, ouero nell' uno et l' altro insieme; cioè nel senso, et nell' intelletto.

Vario. M' auedo che voi mi volete ridure à qualche passo tanto difficile, che dipoi haurò che fare à cauarne il piede; tuttauia in breui parole vi risponderò intorno alla prima dimanda, et dipoi cercarò di sodisfarui ancora intorno alla seconda, secondo le deboli forze mie. Intorno alla prima dimanda, la difficoltà consiste nel sapere discernere de gl' Instromenti, quali siano quelli che hanno il tuono, e 'l semituono eguale; et quali siano quelli, che l' uno ò l' altro, ouero ambidui gli habbino ineguali: ilche conosciuto, facilmente potete poi vnirli, et fra di loro gli simili, ouero, con vna terza sorte, che si piegano in ogni verso: Però crederei, che si potessero vnire nel seguente modo.

[-f.11r-] [Ordine di quelli Instromenti, che si possono unire insieme. in marg.]

[Artusi, L' Artusi, f.11r; text: Primo ordine. Secondo ordine. Terzo ordine. Instromenti, che sono temperati co'l Tuono eguale, e 'l Semituono ineguale. Instromenti, che si piegano per ogni verso. Instromenti, che danno il Tuono diuiso in due parti eguali, et li Semituoni sono eguali. Voci humane. Organo. Tromboni. Lauti. Clauacembalo. Trombette. Viole. Spinette. Ribechini. Viole bastarde. Monocordi. Cornetti. Flauti. Cetera. Arpe doppie. Dulzaine. Lire.] [ARTIMP 01GF]

Potrete hora dalla sopraposta diuisione conoscere quali Instromenti si possono vnire insieme, et quali siano da questa vnione lontani, che la prima spetie con la terza non può, nè potrà mai unirsi senza offesa dell' udito, conosciuta dallo intelletto; potrà benissimo la seconda con la prima, et con la terza vnirsi insieme, et sarà la risposta per hora, che io voglio dare alla prima vostra richiesta. [Dilettatione non debbe essere ne i sensi. in marg.]

Quanto alla seconda, se io voglio affermare, che tutta questa dilettatione habbi da essere ne' sensi solamente, sarà proprio vn volere, che il Naranzo diuenti vn pomo, et vn ponere in dispregio questa scienza, di cui tanto ne godrebbe vn Contadino rozo, et grossolano, quanto uno che fosse di lei intelligente, et che in questa scienza hauesse spesi li giorni suoi; ilche è falso. Se anco vogliono dire, che il solo intelletto goda di questa cosi soaue, e diletteuole Harmonia, sarebbe senza dubio grandissimo errore; perche l' intelletto non apprende cosa alcuna, che prima non sia dal senso riceuuta, et riceuuta l' appresenta all' intelletto; oltra che si vede manifestamente, che gli huomini rozi ancora si compiaciono, e le diletta questa Harmonia: Bisogna adunque dire, che il senso, e lo intelletto insieme, piglino piacere, e dilettatione infinita di questi Concerti; [Il senso, et l' intelletto pigliano dilettatione de i suoni. in marg.] et necessariamente bisogna, che il senso dell' udito sia il primo; perche il suono, che è il proprio obietto dell' udito, viene riceuuto dall' udito che in lui si compiace, nella maniera che il vedere fa della cosa visibile, e 'l tatto della cosa tangibile, e 'l gusto della cosa gustabile; et dopò hauerlo riceuuto, e dilettatosi di lui, lo appresenta all' intelletto, che poi và considerando quali proportioni habbino fra di loro quei suoni, et quelle parti di quella Cantilena, e quelli interualli, l' inuentione, e 'l soggietto, l' ordine, la forma data à quella materia; [Quali cose considera l' intelletto. in marg.] se il stile è purgato: cose tutte, che allo intelletto s' appartengono, il discernere, intenderle, et giudicarle; et questa è quella parte, che allo intelletto s' appartiene.

[-f.11v-] Luca. [Il senso è il primo à pigliare dilettatione. in marg.] Se bene voi mi concludete, che questa dilettatione debbe essere ne' sensi, et nello intelletto; non negate però che il senso non sia il primo à godere di questa dilettatione, et come primo et principale ne debbe ancora hauer maggior contento di quello che l' intelletto ne piglia.

Vario. Vi confermo, che l' udito è il primo, che gode, et si diletta di quella parte che à lui s' appartiene; cioè del suono, suo proprio oggetto, et è la materia delle Cantilene; ma vi dico ancora, che il senso senza l' intelletto, non può da se solo iudicare cosa alcuna, perche è sottoposto à molti difetti, et à molte imperfettioni; nè riceue le cose, se non in vn certo modo confuse, se bene vicine al vero: ilche è confermato da Boetio nel Primo Capitolo del Quinto Libro della sua Musica, et da Tolomeo nel Capitolo Primo de gli Harmonici; oltra che la esperienza istessa vi dimostra questa imperfettione: [Imperfettione de' sensi. in marg.] quante volte hauete voi Vdito la voce d' uno, et v' è parso di vdire la voce d' un' altro? il bianco, percosso dall' ombra, non pare che perda della sua bianchezza? [Il senso non può senza lo intelletto dar iudicio. in marg.] e 'l bastone piantato nell' acqua corrente, non vi pare che sia rotto in due parti, et pur è intiero? però se il senso non si congiunge con lo intelletto, come l' oro al parangone, non può nè è bastante per se solo iudicare cosa alcuna appartenente al suo obietto.

Luca. Mi pare, che quello che hora detto m' hauete, sia contra la opinione di Francesco Salina, publico Lettore nello Studio di Salamanca, come può essere, che questo sia il vero, ò l' uno ò l' altro erra.

Vario. Ditemi ciò che dice il Salines, che forsi non sarà cosi manifestamente contra la sua mente; et quando fosse, ogn' uno è atto à fallare: [Ogn' homo è atto à fallare. in marg.] et non sapete il Prouerbio, Chi non fa, non falla? tutti non potiamo essere perfetti, ogn' uno dal proprio interesse, et dalle proprie opinioni, secondo il fine può essere ingannato.

Luca. [Opinione di Francesco Salines. in marg.] Nel Quarto Libro della sua Musica nel Capitolo trigesimo primo, dice che il senso in tutte le cose che à lui s' appartengono, sempre è stato, et è ottimo iudice; et per proua di questa conclusione, dice, che non può essere buon Cuoco, et eccellente, se non ha il gusto delicato; nè vn Pittore di gran stima, se non ha la vista acuta, buona, et bene instrutta; cosi il Musico non potrà, dice egli, essere nella sua perfettione valent' huomo, se non haurà l' udito ben purgato, che come buon iudice, iudicar possi le cose appartenenti al suo obietto.

Vario. [Propositione di Aristotele intorno al sensibile. in marg.] Questa propositione appresso tutti i Filosofi è famosa, il senso intorno al proprio sensibile, ouero oggetto proprio mai non erra. Ma se semplicemente s' intendesse, come le parole dicono; non è dubio, che non errarebbe, come si vede che fa, nè patirebbe eccettione alcuna: ma perche sò, che confessate la imperfettione de' sensi, voglio dirui come la intendo. De gli oggetti sensibili, altri sono [-f.12r-] mediati, altri immediati; [Distintione de gli oggetti. in marg.] chiamo mediati quelli, che non si possono sentire se non col mezo d' un' altra cosa, come il suono, che non si puote vdire, se non per il mezo dell' aria, nella quale si fa il suono; si come dichiarò con quelle conditioni conuenienti l' Artusi nell' Arte del Contraponto nel fine. L' oggetto sensibile immediato, chiamo quello, che senza mezo è dal senso compreso, come la cosa tangibile, che sotto il senso del tatto cade senza mezo alcuno: Dicoui però, che quando gli oggetti, che sono mediati, cadono sotto il senso con le debite circonstantie, che l' aere sia purificato, che il senso da qualche impedimento impedito, non potesse fare l' offitio suo, che l' oggetto fosse proportionato col senso: Crederei quasi, che potesse esser vero assolutamente, quello che dice il Salines; ma sempre vi cade qualche cosa, che impedisce il vero, o dalla parte del senso, o del sensibile, ouero dal mezo; di modo che non può da se stesso iudicare il vero intieramente; et se bene, come dice il Salines, lo hauere il gusto delicato; il vedere acuto, et bene instrutto; et l' udito ben purgato, fa che il senso nel sensibile possi, et habbi facoltà di manco ingannarsi; non è per questo, che non sia secondo diuersi rispetti, come ui ho detto, il senso ingannato dal sensibile; ma sarà manco ingannato, quando dopò lo hauerlo appreso, et appresentato allo intelletto, l' offitio di cui è di andare essaminando, e discorendo intorno alla verità; [Il senso ingannato dal sensibile. in marg.] et insieme con lui farne il iudicio. [L' intelletto può errare. in marg.] Ma se l' intelletto può errare alle volte discorendo, come veramente erra; quanto maggiormente il senso potrà ingannarsi? però vi dico, che il senso senza la ragione, e la ragione senza il senso non può dar iudicio, che vero sia di qualunque oggetto si voglia scientifico; ma si bene quando accompagnati, et insieme vniti sono: che sia il vero, se vorrete con il mezo del senso diuidere qual cosa vi pare in due parti eguali, ouero in più, mai la potrete intieramente diuidere, sino à tanto che la ragione non conferma ciò essere ò ben fatto, o mal fatto; essendo che il senso dal poco, et dal troppo resta confuso, si come ne' suoni si dimostra, che l' udito dalla grandezza di alcun strepito è offeso; et dalla piciolezza, ò quantità minima e incapace.

Luca. Conosco benissimo questa imperfettione de' sensi, et vedo che non bisogna intieramente di loro fidarsi, perche sono fallaci; vedo ancora che il Salines per consequenza poteua assai più chiaramente dire questo suo concetto, che non haurebbe dato materia a' Lettori di ragionare sopra di ciò cosa alcuna. Ma lasciamolo, e ritorniamo al proposito nostro; Ecci altra causa per laquale si possi dire, che questi Instromenti non siano, nè si possino perfettamente vnire insieme; di modo che non conseguiscano il desiderato fine?

[-f.12v-] Vario. Non mi souiene cosa notabile, ma per confermatione delle cose dette, posso dichiararui la diffinitione d' Eustratio del Musico, che in se stessa include il tutto, e sarà come il condimento, et vn sigillo delle cose dette, dalla quale discorendo con lo intelletto vostro ne potrete cauare qualche bel pensiero.

Luca. Dite pur, che mi sodisfo assai in queste speculationi.

Vario. Dice, [Diffinitione del Musico di Eustratio. in marg.] che il proprio fine del Musico è il Cantare con modulatione, ouero Sonare ogni Instromento con Harmonia, secondo li precetti dati dal Musico. Che cosa vuol dire, Cantare con modulatione, se non Cantare con maniera tale, che li Cantori s' habbino rispetto l' uno all' altro; che vno non superi l' altro, nè mandi fuori voce più gagliarda, ò più debile dell' altro; che nella pronuntia delle parole non sia hesitante, nè balbutiente, et si guardi dalle cose dette, hauendo quelle auertenze, che hauer deue il buon Cantore? Et quando dice, che il proprio del Musico è il Sonare lo Instromento con Harmonia, che altro vuol inferire; se non che stij bene auertito il Sonatore, di fare che lo Instromento da lui adoperato, imiti la voce naturale più che puote, s' egli è Cornetto, ò Trombone; che habbi risguardo à gli altri, che con lui Suonano nel Concerto; che auertischi di regolare lo Instromento di tal sorte, che non si senta deformità, nè Suoni di alcuna sorte? e facci che quei Suoni, che da gl' Instromenti vsciscono, vsciscano in quella maggior essatezza, e perfettione, che sia possibile.

Luca. A me pare, che come detto hauete, che questa diffinitione in se stessa includa tutte quelle imperfettioni, che di già habbiamo detto ritrouarsi ne' Concerti, per diffetto de' Sonatori e Cantori; et chi vorrà fare qualche Concerto, che habbi del buono, e giudiciosamente sia Concertato, bisognerà auertire di leuare tutti, ò in parte quei diffetti, che già habbiamo scoperti, iquali impediscono, che il Musico non puote conseguire quel fine che si propone; et allhora si potrà dire, che il Concerto sarà vicino à qualche perfettione, sia poi di voci, o d' Instromenti, o dell' uno e l' altro insieme mischiati.

Vario. [Imperfettioni non si possono rimouere tutte. in marg.] Voi dite il vero, se prouedere si potesse à tutte le imperfettioni, che di già habbiamo dette, si sentirebbe vn' Harmonia straordinariamente all' udito soaue, et diletteuole; ma per essere le imperfettioni molte, anzi infinite, à me pare impossibile di potere rimouerle tutte; et se potessero esser rimosse, ardirei dire, che farebbe di quelli effetti istessi, che anticamente si legge, che col mezo della Musica faceano gli huomini di quei tempi, che pur vi douete raccordare d' hauere sparsamente letto ne' Poeti, e ne gli Oratori; [-f.13r-] che Pitagora souenne à vna famiglia, che si ritrouaua in gran pericolo dalla furia di alcuni giouani scandalosi, che contra quella, con maniere insolite erano infuriati; per ilche impose al Musico, che mutasse il modo, e mitigò quello impeto giouanile. Et Domodoco sospinse Vlisse à piangere: Thimoteo incitò Alessandro à pigliar l' arme, et dipoi lo ritirò da quel pensiero: vn' altro, lungo tempo conseruò la pudicitia di Clitennestra: et Talete di Candia liberò dalla Peste li Lacedemoni. [Effetti operati da la Musica antica in marg.] Ma vdite, che gran forza hauea la Musica di quei tempi; Racconta Atheneo, che vn certo Clinia, dalla colera soprapreso pigliaua la Cithara, et Citharizaua: addimandato ciò che facesse: rispose, Io mi tempero.

Luca. Mi raccordo d' hauer letto in diuersi luochi de gli effetti grandi, et importanti, che à quei tempi la Musica operaua; ma mi pare ancora, che questa scienza non fosse cosi volgare, nè che fosse essercitata nella maniera che hoggidì la essercitano questi Musici.

Vario. È il vero, che Anticamente non si ritrouaua vna moltitudine di Musici, come à tempi nostri: [Viltà de Musici Moderni. in marg.] ma erano seminati rari, et perciò in maggior riputatione, che non sono questi; totalmente dati allo esser serui, inclinati al guadagno: Non haueano tante Arie, nè tante sorti d' Instromenti, vniti insieme con tante voci, e tante varietà d' Harmonie; lequali cose tutte, sono il più delle volte, causa di molta confusione, in vece di molta vnione; nè si può fare di meno, perche doue concorre la operatione di molti, bisogna ancora, che molte siano le imperfettioni, per la diuersità de' pareri, e del modo di operare; se bene tutti mirano ad vn bersaglio; [Vno è più eccellente di un' altro. in marg.] ma mentre, che voi andate pensando, che vno è più dell' altro Eccellente, vi farà ancora credere, che vno è più perfetto dell' altro; et per consequenza, vno più dell' altro imperfetto, nè perciò possono conseguire il fine, se non in vn certo modo imperfetto.

Luca. Mi piace, che siamo entrati in questo discorso della Musica Antica, dandomi à credere, che Argomentarete dalla perfettione di quella, alla imperfettione di questa, secondo apunto il nostro proposito.

Vario. Non sarà gran cosa, che argomentiamo dalla perfettione di quella, alla imperfettione di questa; et dalla imperfettione di quella, alla perfettione di questa: che questa propositione si conuerte secondo diuersi rispetti. Ma prima voglio dirui come gli Antichi essercitauano questa Scienza, et sarà come fondamento del ragionamento: dipoi vedremo in faccia qual di loro sia più perfetta, ouero imperfetta. [Poeta, et Musico erano tutto uno. in marg.] Erano Anticamente vna cosa istessa, il Musico, et il Poeta, nè da loro era chiamato vno con [-f.13v-] questo nome di Poeta, se non era Musico; et per il contrario, col nome di Musico se non era Poeta. [Strabone. in marg.] Et come dice Strabone, con nome de sapienti erano nominati; Cantauano loro stessi le loro Compositioni al suono della Cetra, Lira, Pifaro, ò altro Instromento; [Plinio. in marg.] ilche si conferma con l' auttorità di Plinio nella Naturale Historia nel Capitolo 56. che racconta come Lino da Negroponte Compose Hinni, et Cantò al suono della Cetra: [Musici Antichi e Poeti. in marg.] et Terpandro Compose dice Plutarco, Poemi al suono della Cetra: et Oratio nella Poetica dice, che Apollo fu Sonator di Lira, e Cantore: et Orfeo con Arione furono Musici, et Poeti. Questi adunqte Cantauano al suono della Lira, et della Cetra le Compositioni loro, nè adoprauano tante variate sorti d' Instromenti, in vn' istesso tempo, nè tanti Concerti, et Arie; ma al suono d' un solo Instromento Cantauano le cose loro. [A che seruiuano gl' Instromenti de gli Antichi. in marg.] De gl' istessi Instromenti si seruiuano à Cantare le Lodi de' loro Dei, ne' Sacrificij, nelle sepolture, e funerali de' loro Morti; nelle scene, nelle Nozze, e Conuiti; si come Ouidio ne' Fasti: Aulo Gelio Titoliuio, et molti altri Historiografi degni di Fede, nelle loro Opere raccontano; tal costume fu osseruato anco da gli Hebrei nelle sepolture de' loro Morti, di che ne fa chiara testimonianza l' Euangelio nella Resurrettione della figliuola del Prencipe della Sinagoga, per inuitare li circonstanti al pianto; et dice Ambrosio Santo, che ciò faceano per imitare li vecchi loro.

Luca. Questa maniera di Cantare, che noi vsiamo, et di Concertare, non è adunque il modo, che gli Antichi osseruauano; al suono di vn solo Instromento, quei sapienti le cose da loro composte recitauano.

Vario. È verissimo, et se ne volete vna raccolta della maggior parte, legete la Deca Historiale della Poetica del Patritio, e ne restarete sodisfatto apieno. Vn particolare douete intorno à questo auertire, et è che pochi Anni sono, che noi habbiamo quest' ordine d' interualli diuisi nella maniera che voi vedete, con il modo di Cantare tante, e tante Arie insieme.

Luca. Se questo modo non è Antico, chi è stato lo inuentore? quanti Anni possono essere?

Vario. [Guido Aretino ordinò il Sistema in essacordi. in marg.] Guido Aretino Musico Eccellente di quei tempi; il sistema massimo, che prima in tre Tetracordi diuiso; diuise in essacordi, ordine di sei corde, includendo in ciascuno essacordo, vno de' Tetracordi de gli Antichi; et per far questo più commodamente, v' aggiunse vna corda sotto la acquistata, et le pose il nome di Gamaut, segnandola con vn [Gamma] Gamma Greca, et prima lettera dello Alfabetto; volendo dare ad intendere, che li Greci erano stati li primi inuentori, se bene dipoi, da' Latini era stata [-f.14r-] accresciuta, et augumentata, ponendo nomi diferenti alle corde di tutto il sistema massimo, da quelle de' Greci. Fiorì questo valent' huomo sotto la felice memoria di Papa Giouanni XX. come dicono alcuni, che fu l' Anno 1024. et 329. anni dopò nella Città di Parigi Giouanni de Muris, ritrouò le figure, che noi adoperiamo; [Giouanni de Muris inuentore delle figure Cantabili. in marg.] Massima lunga, breue, semibreue, et minima: di modo che si può fare il conto che 1024. con 329. fanno 1553 ilqual numero sottrato, e cauato da 1600. resta 247. anni; se pur vogliamo dire, che all' hora si incominciasse ad adoprare, simili figure significatiue de suoni, et tante arie insieme; ilche non è cosi credibile. Sotto qual millesimo, et qual auttore fosse il primo à componere nel modo, et ordine, che si fa hoggidì, non se ne ritroua vestigia alcuna, se bene Boetio descriue nel Capitolo Terzo del Libro Quarto, alcune Cifre che gli Antichi poneuano sopra le sillabe delli loro versi, dalle quali compredeuano in qual maniera doueuano Cantare, e mouere la voce, quando verso il graue, et quando verso l' acuto, et ad ogni corda haueuano le particolari Cifre; [Boetio descriue il modo di mouere la voce secondo gli antichi. in marg.] et quelle Cifre, che seruiuano alla corda più graue, non seruiuano poi à corde più acute; ma ciascuna hauea le sue proprie Cifre, et queste da loro erano radoppiate, et poste, alcune di sopra, et altre di sotto: quelle di sopra significauano le note, ò caratteri; et quelle di sotto erano applicati alla breuità, ò longhezza di tempo: Con tutto ciò non ho mai veduto, nè sentito che altri habbino veduto forma, nè modo di alcuna Cantilena, fatta in quei primi tempi, dalla quale si possi cauarne vn modello sicuro, in qual maniera si Cantassero tante Arie insieme.

Luca. Leuatemi questo pensiero, et ditemi; Anticamente haueano le Consonanze, che habbiamo noi si, ò nò? Se le haueuano, come io mi dò à credere; perche non Cantauano, e Sonauano nel modo, che facciamo noi? qual cosa gli daua impedimento? se non le haueuano, haueuano ancora in vn modo, molto imperfetto cognitione di questa scienza; et pur à quei tempi fioriuano tutte le belle lettere, et eranui huomini molto segnalati, iudiciosi, et d' ingegno acuti, speculatiui, e pratichi eccellenti; che di ciò ne fanno fede gli scritti loro, che ancora dano da pensare alli Theorici Moderni, più che non vorebbono.

Vario. Qui sta nascosto il vostro errore. Nego che gli Antichi hauessero cognitione di tutte quelle Consonanze, che nelle Compositioni Moderne adoperiamo noi; et se di questo ne volete chiarezza, legete Aristosseno il Tradotto dal Gogauino à carte 16. del Primo Libro, che vi ritrouarete queste parole. Modulamur enim minora interualla, quam diatessaron, [-f.14v-] cum plura quidem tamen omnia dissona: [Gli Antichi non haueano per consonanze le imperfette. in marg.] et nel Secondo Libro à carta 29. à questo istesso proposito replica. Canimus enim quidem nos cum plura ipso diatessaron minora; Dissona tamen omnia. Et Tolomeo nel Primo Libro, nel fine del Capitolo 10. dice, Incompositum verò ditonum, à melo alienum, ut quod in ratione 81. ad 64. sensibus autem faciliora percepta sunt, quae comensurabiliora. Et Euclide Prencipe de' Mathematici, disse, Sunt consone diatessaron Diapente, Diapason, et similia; Dissona autem sunt eaque minora, quam diatessaron, vt diesis. Semitonium, Tonus, Sesquitonus, et Ditonus. Da queste auttorità certificato, vi bisognerà confessare, e credere, che gli Antichi non hebbero mai per Consonanti quelle Consonanze, che noi chiamiamo imperfette, come l' una e l' altra Terza; e l' una e l' altra Sesta, che pur sono la vaghezza delle Compositioni moderne: [Antichi non hebbero le imperfette per dissonanti. in marg.] et se bene si vede dalle loro parole, che hebbero cognitione di queste consonanze, le conobbero però per dissonanti, nè mai da loro furno adoprate; perche teneano per vn' assioma, che fossero dissonanti; nè perciò poterono come noi Cantare tante arie insieme.

Luca. Come può essere adunque, che la Musica in quei tempi operasse, et facesse tanti, et tanti segnalati effetti; essendo cosi pouera di Consonanze? et la nostra, che di queste è ricchissima ne sia priua, et quasi si può dire, che facci contrarij effetti alla loro.

Vario. Non è gran cosa, che vn Musico solo, e Poeta eccellente al suono di un solo Instromento di quattro, ò più corde, ouero di altro Instromento, secondo l' uso loro, Cantasse e recitasse cose conformi alla natura, et volontà de gli ascoltanti disposti à riceuere quella cosi fatta materia, per dir cosi; e in loro si immutasse il senso, e facesse quegli effetti, che già habbiamo detto, che facea, massime che ne' sensi si imprimono le cose più semplici, più facilmente che le miste. [Le cose semplici più facilmente si imprimono ne' sensi, che le miste. in marg.] Sonauano e Cantauano Diatonicamente; et se bene toccauano qualche cosa di altro genere, non era talmente mista, che il senso non la potesse discernere, e conoscere. Ma hoggidì, che si adoperano tante arie, et dopò questo sono le Compositioni di diuersi modi, di diuersi generi di maniera che si sente vna mistura di cose diuerse, vna compositione di voci diuerse, vn romore di Harmonia al senso incomportabile; vno Canta vn moto veloce, un' altro tardo; vno proferisce vna sillaba d' una sorte, un' altro d' un' altra; vno và nello acuto con la voce, vn' altro nel graue, et per fianco si ode vna voce posta fra l' acuto e 'l graue: [Cose contrarie fanno diuersi effetti. in marg.] vno Canta la Diapason Harmonicamente diuisa, vn' altro Arithmeticamente: di modo che non può fare quel buon' effetto, che già faceua. Et se bene l' animo è disposto à [-f.15r-] riceuere ogni forma mentre, che da diuerse cose contrarie è agitato, come uolete che si acqueti? Bisogna per forza, che nello ascoltante generi contrario effetto, et che di là si parta, pieno più tosto di confusione, che di effetto alcuno, che lo habbi da indure in qualche buon habito; è vero che ne rapporta le orecchie piene di romore, ò diciamo Harmoniosi suoni, ma confusi. Quanto poi alla Musica Antica, et Moderna; [Perfettione, et imperfettione della Musica Antica, e Moderna qualsia. in marg.] à me pare che l' Antica fosse, si come fu più pouera, et imperfetta della Moderna rispetto alla priuatione dell' Harmonia, et delle Consonanze; et la Moderna, essendo più ricca di Consonanze, et di Harmonia, più di quella perfetta. Et quella più perfetta quanto al conseguire il suo fine di dilettare, et giouare. Et questa più imperfetta, rispetto à non conseguire altro fine, che di occupare il senso dell' udito, di molte arie, et molti romori, con interualli Harmonici, dilettando solamente qualch' uno; ma non per questo si vede, che gioui in parte alcuna; et se bene alcuni vogliono, che facci, et sia per fare gl' istessi effetti, che già ella faceua; non si vedono, nè sentono però in alcuno, operare simili effetti, anzi si vede, che in quella parte che diletta, non diletta tutti vniuersalmente; ma de gli ascoltanti vno più, et meno dell' altro ne piglia diletto: et se ne ritrouano di quelli, che non possono sentire questi Concerti, nè queste Moderne Musiche: et per concluderui, rispetto à diuerse cose, vna è più perfetta, et anco più imperfetta dell' altra.

Luca. Veramente non sò come possi fare buon effetto vna cosa mista più di vna semplice; essendo che mentre, che era nella sua simplicità, si vedeano effetti tanti e tanti. [Musica mista non può operare nell' animo effetto alcuno. in marg.] Hora che ella è mista, e piena di molte impertinentie, e cose contrarie, mi pare apunto impossibile, che sia per fare, et dimostrare effetto buono: della mistura di questa Moderna pratica, mi raccordo d' hauer veduto vna Cantilena d' un valent' huomo piena, e adornata di molti diesis, et talhora di molti b molli; et eccouene l' essempio.

[Artusi, L' Artusi, f.15r; text: Canto, Alto, Tenore, Basso] [ARTIMP 02GF]

[-f.15v-] Vario. Vedo che la parte del Contr' Alto, recita intieramente il Tetracordo Cromatico, che procede per semituono maggiore posto fra la Corda [sqb] et C. et per vn' altro semituono fra la corda C et la istessa segnata con la cifra #. et per vna terza minore, da questa ad E, secondo la opinione de' Theorici Antichi, et d' alcuni Moderni. [Corde, che non sono nel Clauacembalo ordinario. in marg.] Ma quello che peggio mi pare, nel Soprano l' ultima figura è segnata con il #, et pur quella cosi fatta corda non è Cromatica, nè Enarmonica; ma particolare Diatonica, nè ad altro de generi s' appartiene secondo la mente de' buoni Theorici passati.

Luca. Mi raccordo ancora d' hauer veduto la corda di D. sol, re, in alcuni Madrigali di Moderni Compositori, segnata con il #, laqual corda non si può Sonare nel Clauacembalo ordinario, nè sopra l' Organo; [Instromento di Don Nicola Vicentino. in marg.] ma si bene nell' Istromento fatto secondo la diuisione di Don Nicola Vicentino, che si ritroua in questa Città nelle mani del Signor Antonio Goretti, giouane molto studioso delle cose appartinenti alla Musica, et ne' Madrigali di Cipriano di Rore, di Andrea Gabrielli: vidi già il b molle, nella corda di A la mi re; et E la mi; cose tutte che mi vanno confermando, che queste Catilene, non siano pure Diatoniche; ma vna terza cosa mista: et ecco lo essempio.

[Artusi, L' Artusi, f.15v] [ARTIMP 02GF]

Vario. È vero che Maestro Cipriano vsò in quel luoco il b molle; ma s' io volessi dire, che fosse Diatonico, non è vero; perche non si ritroua simil corda nella diuisione, ò constitutione del Sistema massimo; ma più tosto potrei dire, che fosse Cromatica, quanto alla diuisione del tuono, che si ritroua fra la corda D. sol re, et la E la mi, in dui Semituoni diuiso; tuttauia à chi dicesse, che quel b molle vsato in quella corda, non fosse nè Cromatico, nè Enarmonico, non direbbe forse cosa, che fosse lontana dalla verità. [La Musica Moderna è una mescolanza. in marg.] Et questa è vna di quelle cose, che mi fanno credere con voi, che la Musica Moderna sia vna mescolanza di diuerse cose, non da tutti conosciuta.

Luca. Mi piace, che considerando le cose à poco à poco vi conformiate co'l mio pensiero.

Vario. È vero che considerando molte cose, che nella Moderna pratica io sento, e vedo; non posso far di manco di non confermare, e conformarmi co'l parer vostro in questa parte: Ma dall' altra parte, se li pratici Moderni conoscessero le cordi comuni, et le particolari de' generi, secondo la mente degli Antichi, et de' molti Moderni, che pur non si discostano dalla loro opinione; [-f.16r-] tal volta non farebbono delle cose, che per scapriciarsi, senza ragione alcuna fanno.

Luca. Mi volete concludere, che queste corde non sono nè comuni, nè particolari d' alcuno de' generi; ma se non sono nè comuni, nè particolari; perche le vsano? à me pare che tutte le corde siano comuni, et non particolari; perche li pratici si seruono di tutte indiferentemente, et in tutte pongono # diesis, b quadri, et b molli. [Li pratici si seruono di tutte le corde indiferentemente. in marg.]

Vario. Pur che à quelle corde, che le viene in pensiero di segnare con #, [sqb], et b molli, faccino li pratici, che con gl' istessi segni à quelle corrispondi vna, ò altre corde in ottaua e quinta; questo le basta parendole d' hauer fatto il tutto benissimo, secondo gli ordini, e Regole della Musica; non s' accorgendo, che la maggior parte di quelle cosi fatte operationi, non solo non si possono Sonare nell' Organo, e Clauacembalo; ma volendole con la voce che si piega per ogni verso Cantare, difficilmente riescono: È ben vero, dice il Prouerbio; La comodità fa l' huomo ladro: il pratico si ritroua hauere nel sistema massimo, due terze minori, l' una dietro all' altra; et due maggiori: la prima delle minori è posta fra le cordi D, sol re, et F, fa ut: la seconda fra E, la mi, et G, sol re ut. le maggiori, l' una fra F fa ut, et A la mi re; l' altra fra G sol re ut, et [sqb] fa be mi: se il pratico vuole nella corrispondentia delle parti, che l' una ò l' altra di quelle minori diuenti maggiore; ouero l' una ò l' altra delle maggiori pigli natura di minore: non può con altro mezo, che con li #, et b molli operare, e tramutare questi interualli d' uno nell' altro; [Non possono gli interualli mutar natura, se non co'l mezo de b molli, et # diesis. in marg.] che perciò sono introdotti questi segni accidentali nella Musica; nè per questo resta, che quella Cantilena non sia Diatonicamente fatta; ma lo vsare troppo spesso, et le corde particolari, et il tetracordo intiero Cromatico nelle Cantilene, che vogliono nominare Diatoniche fanno sì, che bisogna confessare, che questa sia vna mescolanza: Et notate, che le terze minori non si possono far maggiori con altro segno, che con il #: et le maggiori minori, se non con il b molle.

Luca. Questa Regola mi piace, ma desidero che mi fate vna demostratione delle corde particolari, et delle comuni de generi, affinche confermato nella loro cognitione possi dirui più alla libera quello, che io ne sento.

Vario. Accioche habbiate occasione di dire quel che vi sentite vi dirò quello di che m' hauete ricercato. [Quello che sia tetracordo in marg.] Sappiate adunque, che in ogni tetracordo, che è vn' ordine di quattro corde, con ilquale gli Antichi diuideano il sistema massimo; vi si ritrouano nella sua inspessatione le corde comuni, et le particolari di ciascun genere; et la prima, e l' ultima del tetracordo, sono sempre [-f.16v-] communi ad ogni genere; et la Terza nella diuisione del genere Diatonico e particolare Diatonica; se bene ella è mobile ne gli altri generi: ma eccoui lo essempio del Diatonico. [Corde communi, et par icolari, quali siano. in marg.]

[Artusi, L' Artusi, f.16v; text: Commune, Particolare Diatonica, et mobile.] [ARTIMP 02GF]

[Genere denso, ouero spesso quello che sia. in marg.] Questo genere da gli Antichi era chiamato non Denso, ò non spesso; et tale chiamauano quel genere, che hauea nello accopiamento delli due interualli più graui insieme; maggior interuallo, che non è il restante al compimento del Tetracordo, ò della Diatessaron; Nella diuisione poi di quest' altro Tetracordo, che sarà Cromatico, che vuol dire Colorito; [Genere Cromatico quello che sia in marg.] similitudine tolta da alcuna superficie, laqual essendo leuata, varia il colore; cosi leuando la terza corda al Tetracordo Diatonico, che è la sua particolare, et introducendoui vn' altra corda, fa variare gl' interualli, che in quel Tetracordo si ritrouano; et di Diatonico diuenta Cromatico. [Opinione del Benelli. in marg.] Nè perciò sarà vero quello, che dice il Benelli co'l Salines, ragionando de generi, che si suonano sopra gl' Instromenti da tasti; Cromatico, dice, non importa altro, che colorito sotto questi tasti di color nero diuerso dal color di tutti questi altri tasti ordinarij, viene ragioneuolmente nominata Cromatica: volendo in somma, che, perche nell' Organo sono li tasti, neri colorati, per mezo de' quali si fa una mistura d' interualli, di genere Cromatico co'l Diatonico; sia detto Cromatico: Ma ditemi caro Signor Luca, auanti che fosse ritrouato il Clauacembalo, ò l' Organo, credete voi, che fosse il genere Cromatico, ò nò?

Luca. Senza dubio fu prima il Cromatico del Clauacembalo, ò dell' Organo, inuentato; e sarebbe vna vanità à tenere il contrario: perche non si sà, che al tempo di Thimoteo Milesio, che fu l' inuentore di questo genere il Clauacembalo, nè l' Organo erano per ancora stati dall' Arte ritrouati?

Vario. [Opinione del Benelli non uera. in marg.] Non sarà adunque vero, che sia detto Cromatico perche nel Clauacembalo, ò nell' Organo si suonino gl' interualli del Cromatico sopra gli tasti neri di cotali Instromenti: Et se quelli tasti fossero bianchi, come gli altri, [-f.17r-] essendo fuori dell' ordine de gli altri, tanto sonarebbono gl' interualli del genere Cromatico; ma sono stati cred' io cosi posti neri per due rispetti: l' uno accioche si discernano gl' interualli, ò li suoni che da loro nascono; et che per essere il colore vn' accidente, che anco colorati seruano al genere Diatonico à quei suoni, che talhora per accidente vengono alterati. l' altro, perche quella cosa cosi variata, meglio et più vaga appare alla vista; si come fanno molti Compositori Moderni, che empiono le carte di # diesis, b molli, segni, contrasegni, che niente altro apportano alla vista, che vaghezza; ma dificoltà al Cantore. Horsù, diciamo pur che Boetio ha benissimo detto; Ma vi voglio dire vn' altra ragione contra il Benelli, che hor hora mi souiene. Se nella trasportatione d' alcuna Cantilena Diatonica, mi bisognerà seruire della corda di b molle, che camina sopra li tasti neri nell' Organo: saranno forse allhora quelli interualli Cromatici, ò pur Diatonici?

Luca. Io crederei, che fossero Diatonici; ma se vi seruisti delli # diesis, et de' minori Semituoni troppo spesso, et della diuisione del Tuono nell' istessa corda, come lo essempio di Cipriano; crederei ancora che quei suoni, ò Modulare fosse Cromatico.

Vario. [Tasti neri seruono al Diatonico. in marg.] Voi dite bene; ma io dico, che quei tasti neri non seruono semplicemente al genere Cromatico, ma al Diatonico ancora: et perciò non può esser vero, che sia chiamato Cromatico, perche nell' Organo si suoni cotesto genere sopra li tasti neri.

Luca. Io sono compitamente sodisfatto, seguitate con la demostratione del genere Cromatico.

Vario. Eccoui apunto il Tetracordo, secondo l' esser suo.

[Artusi, L' Artusi, f.17r; text: Commune, Particolare Cromatica.] [ARTIMP 02GF]

La terza corda è particolare Cromatica, et è segnata con il # diesis. Questo genere è chiamato da gli Antichi, Denso, ò spesso: [Genere denso, ò spesso quello che sia in marg.] Et spesso ò denso chiamauano quel genere, che nel suo Tetracordo, era maggiore lo interuallo posto fra la terza, et ultima corda; che fra la prima, e la terza, quelli due insieme accopiati; nel numero de' quali poneuano ancora l' Enarmonico: Ha questo nell' acuto una terza minore, ma incomposta, che pur sapete, come appresso [-f.17v-] di loro era dissonante, et interuallo maggiore delli due posti nel graue; si come l' Enarmonico ha vna maggior Terza, ò Ditono, nella parte acuta, interuallo maggiore de gli due posti nel graue. Ma il Diatonico come ho detto ha il contrario; perche è minore lo interuallo posto nello acuto delli due insieme accopiati, posti nel graue; et perciò era detto non Denso, ò non spesso. [Diuision de' suoni fatta da gli Antichi. in marg.] Haueuano gli Antichi nelli due Generi un' altra consideratione, et era che quelli suoni, che inspessauano la Diatessaron, chiamauano alcuni Graui spessi; altri Mezani spessi; et altri Acuti spessi: li primi erano le corde graue d' ogni Tetracordo: li secondi quelli che erano posti fra l' acuto e 'l graue: e gli vltimi gli acuti, che perciò le voci aggiuntoui lo dimostrano.

Luca. Questi pensieri de gli Antichi, oltramodo mi piaciono; et tanto più che s' affrontano con l' opinione de' Moderni; ò per meglio dire, li Moderni s' adheriscono, et osseruano le cose de gli Antichi: [Memoria de gli Antichi dell' essere conseruata. in marg.] non essendo bene il destruggere la memoria loro, anzi conseruarla, et imitarla; poi che da loro è venuto il buono, e 'l bello della Musica, et di tutte l' altre Scienze.

Vario. [Consideratione de gli Antichi. in marg.] Voi dite il vero; ma perche vedo, che vi compiacete di sentire delle Considerationi de gli Antichi, voglio diruene vn' altra: Dicono li Greci, et è il vero, che fra il color bianco, e 'l nero, vi è vn colore, che fra questi estremi è mezano, e partecipa della natura dell' uno e l' altro estremo: Dicono ancora, che fra il raro, e lo più spesso, vi si ritroua lo spesso, che non è in tutto raro, nè in tutto spesso: Vogliono dire, che fra il Diatonico, che si piglia per il color bianco, e 'l raro: et fra lo Enarmonico, che è lo spesso; e 'l color nero, che sono li due estremi; vi è lo color mezano, et lo spesso, che participa dell' una e l' altra natura; et è il Cromatico, Genere mezano fra 'l Diatonico, e lo Enarmonico; et questo tempera la natura dell' uno, che ha troppo del crudo; et dell' altro, troppo molle. [Consideratione de' Moderni. in marg.] Li Moderni considerano queste cose in altra maniera, per dirui, questo ancora. Imperoche chiamano quel genere, non spesso, ò non Denso, nel quale le Consonanze sono intermediate dalli più rari interualli, che ci siano; ilche vedete nel Genere Diatonico, che la sua Diatessaron dallo acuto al graue, ouero dal graue allo acuto, è intermediata da due Tuoni, et vn Semituono, che sono tre interualli, et quattro Suoni: Genere spesso, ò Denso, vogliono che sia quello, la Diatessaron del quale è con spessi interualli inspessata dal graue allo acuto, ò dall' acuto al graue, et questa è per Semituoni diuisa, iquali sono più spessi del Tuono; et fra gli estremi, la Diatessaron del Cromatico genere spesso, ne gl' Instromenti ordinati dalli Moderni, vi cadono cinque interualli, et sei suoni, si come vi dimostra la seguente figura.

[-f.18r-] [Artusi, L' Artusi, f.18r] [ARTIMP 03GF]

Cosi et il Trihemituono, che gli Antichi diceuano essere incomposto, et particolare interuallo di questo genere; non sarà vero, mentre che noi lo adopraremo come consonante; essendo il douere, che tutte le Consonanze venghino ripiene di Tuoni, et Semituoni; et li Tuoni, et Semituoni, che sono dissonanti, vno sarà inspessato da Semituoni, e l' altro da Diesis. Nè si deue marauigliare alcuno, che in questo genere la Diatessaron habbi sei suoni, se bene secondo la sua Ethimologia, non dourebbe hauerne più di quattro: Basta, che nel genere Diatonico, si ritroui questa osseruatione; et che ne gli estremi di ciascuno di questi altri generi suoni la Diatessaron. Lo Enarmonico cosi detto, quasi ottimamente accomodato; [Enarmonico, quello che sia in marg.] e più d' ogn' altro spesso, et però procede per Semituono e Diesis, interualli spessissimi, et minimi, che nella nostra Musica non patiscono, altra diuisione; di questo genere diceuano gli Antichi, et dicono molti Moderni, che il Ditono è interuallo suo particolare, e lo considerauano incomposto, et dissonante: Quiui mi pare di farui vna consideratione hor hora souenutami, et è che gli Antichi nella constitutione di questi due generi spessi, mi pare che habbino tenuto bellissimo ordine; [Ordine de gli Antichi nel constituire due generi spessi. in marg.] e l' ordine è stato, che considerando il Genere Diatonico primo inuentato, et naturale, che nelle sue corde camina per Semituono, Tuono et Tuono; considerando dico, che fra queste corde non vi nascono altro, che due interualli composti, per dire cosi, di questi; l' uno de' quali è il Ditono, e l' altro il Semiditono: volsero, che l' uno seruisse al Cromatico, e fu il Semiditono; e l' altro allo Enarmonico, che fu il Ditono: et che fossero considerati incomposti, et dissonanti; essendo che appresso di loro erano communemente da tutti tenuti per dissonanti, simili interualli. Ma perche le Scienze nel principio del suo nascimento sono tutte state piene di molti abusi, che poi con successione di tempo, essendo state limitate, accresciute, e polite, sono ridotte à questo stato; [In qual cosa habbino detto meglio li Moderni, che li Antichi. in marg.] potiamo dire, che meglio habbino detto, e dicono li Moderni intorno à questo particolare de gli Antichi, mentre, che considerando questi due generi spessi, non attribuiscono ad alcuno di loro, nè il Ditono, nè il Semiditono, incomposti, essendo che sono più rari questi interualli, che non sono quelli che ordinano il Diatonico; e perciò non si possono con ragione dire più spessi, quanto alla consideratione de gl' interualli; volendo che siano riceuuti come sono in effetto consonanti, però bisogna, che loro ancora riceuano diuisione, e riempimento, et allhora saranno interualli [-f.18v-] de generi più spessi. Et fra le corde della Diatessaron di questo genere più spesso, detto Enarmonico, vi cadrà noue interualli, e dieci suoni; et eccouene la demostratione.

[Artusi, L' Artusi, f.18v] [ARTIMP 03GF]

Suppone il più Moderno, et è il vero, che il Semituono maggiore sia nella constitutione di questo genere, diuiso in due Diesis. Il Tuono minore sia di vn Semituono maggiore, et vn minore, detto, Diesis: e 'l Tuono maggiore sia dall' uno e l' altro Semituono, et vn Comma diuiso; di modo che à fare il conto, saranno tre Semituoni maggiori, et ciascuno sarà diuiso in due Diesis, che sono sei interualli; dui Semituoni minori, et il Comma che sono al compimento di noue interualli, et dieci suoni; nè ci sarà disputa se il Ditono, e 'l Semiditono siano incomposti, ò dissonanti; non conoscendo li Moderni simile incompositione, nè dissonantie; ma tutti consonanti: nè se siano, ò non siano più particolari di questo genere, che di quell' altro; dispute tutte che trauagliano la mente de' studiosi fuori di proposito, et senza frutto alcuno. [Consideratione de' Moderni intorno alli generi. in marg.] Et è da auertire, che non si deue considerare la Constitutione delli tre generi, nella diuisione della Diatessaron, come di già faceuano; ma solamente quella del genere Diatonico; [Ordine naturale cauato da gli eccessi delle consonanze. in marg.] et la Constitutione del genere Cromatico, nella diuisione del Tuono; et quello dello Enarmonico, nella diuisione del Semituono: che l' uno bisogna diuidere in dui Semituoni, et l' altro in vn Semituono minore, et vn Diesis, se bene sono ambidui col nome di Diesis nominati. Et questo ordine non è fatto, e considerato senza che la natura non ce n' habbi dato qualche segno: imperoche la differenza che si ritroua essere fra la Diapason, et la Diapente, che sono le due prime et maggiori consonanze, non è altro che la Diatessaron; et questa vogliono che ordini, e constituisca il genere Diatonico; cioè mentre che si diuide diastematicamente in Tuoni, e Semituoni maggiori, e minori; ordini e constituisca il genere Diatonico: Ma la differenza, che si ritroua fra la Diapente, et la Diatessaron, che sono le parti maggiori fatte della Diapason fonte, et origine, et principio da cui nascono tutte le Consonanze, che è il Tuono; et venendo alla diuisione sua, si constituisca il genere Cromatico: Et la differenza, che si ritroua fra la Diatessaron, e 'l Ditono, che è la parte maggiore della Diapente Harmonicamente diuisa, che è il Semituono; vogliono, che venendosi alla diuisione di lui, in dui Diesis, si constituisca il genere Enarmonico; ordine proprio della natura, cauato da gli eccessi di questi interualli, secondo [-f.19r-] che l' uno supera, ò viene dall' altro superato, gradatamente con ordine naturale. Oltra di questo voglio che sappiate, che questi generi hanno fra di loro quella conuenienza, et rispetto che ha l' ottimo al migliore; [Qual conuenienza habbino li generi insieme. in marg.] et questo al buono; può stare il buono da se solo, et può hauer l' essere senza che vi sia il migliore, e l' ottimo; ma il migliore, non può esser migliore, se non rispetto al buono; nè l' ottimo può da se stesso hauer l' essere, senza il migliore e il buono: E sta il buono adunque come principio, e fondamento del migliore, et dell' ottimo; e 'l buono, et il migliore hanno perfettione nell' ottimo. Cosi diciamo al proposito nostro, che il Diatonico può stare, et hà l' essere da se solo; perche egli è creato dalla natura, et per molto tempo è stato essercitato nell' esser suo naturale, sin tanto che venne Thimoteo Milesio, secondo la mente di Suida, et di Boetio, incominciò à variare, et allontanarsi dal Diatonico; ritrouando la diuisione del Tuono, mollificando la duritie del Diatonico; ordinò nuouo genere detto Cromatico. Questo si vede che non può stare in modo alcuno per se solo, senza il Diatonico; non essendo lui altro che il Diatonico inspessato: et perche mollifica la duritie di quello, di qui è, che s' acquistò il nome di migliore et più perfetto. L' Enarmonico similmente, non può per se stesso hauer l' essere; perche questo et quello sono fabricati sopra il Diatonico, ma questo è più spesso del Cromatico. Tacciano adunque quelli, che ostinatamente vogliono, che il Cromatico, e lo Enarmonico siano stati prima del Diatonico; Che et per il testimonio di Aristosseno, et di Tolomeo, et della ragione istessa, si manifesta il contrario: [Detto di Aristide intorno alli generi. in marg.] Di questi disse Aristide, e Brienio, che per essere il Diatonico naturale, e più facile de gli altri da essere Modulato; il Cromatico, perche è pieno di Diesis, et di suoni, che hanno del molle, e sostentati tiene del difficile; ma lo Enarmonico difficilissimo: perche gli suoni e gl' interualli, che lo compongono, sono più de gli altri spessissimi: et se gli Artefici non sono più che bene instrutti in questo, non è possibile per le sue dificoltà Modularlo.

Luca. Questa opinione de' piu Moderni dichiaratami, intorno alli generi, oltramodo mi piace; perche à me pare che sia più vniuersale, più facile, et assai più conforme alla natura, di quella de gli Antichi. Del genere spesso, ò Cromatico, come dite, due cose v' erano da considerare; la prima, che il Tuono diuideano in dui Semituoni: la seconda, che il Semiditono era interuallo dissonante, et particolare di questo genere. Ma appresso questi più Moderni non occorrono queste dificoltà, ò considerationi: Quando il Tuono sarà diuiso in due Semituoni, et ogni Tuono patirà questa diuisione, sarà interuallo di questo genere spesso; e lo Semiditono sarà consonante, et pieno [-f.19v-] di altri interualli diuisibili, secondo l' occasione. Ma lo Enarmonico, che è il più spesso; in qual modo lo intendessero gli Antichi, per ancora non me ne hauete fatta la demostratione: seguita forse la istessa legge, ò ordine, ò pur muterà forma et ordine?

Vario. Senza dubio muterà forma, et ordine; se appresso gli Antichi in questo genere più spesso, era diuiso il Semituono in due Diesis: hauea ancora il Ditono per interuallo incomposto, dissonante, et particolare di questo genere: Ma appresso li più Moderni, vi basterà che il Semituono sia diuiso in due Diesis, et sarà interuallo di questo genere, e lo Ditono sarà consonante, pieno lui ancora d' altri interualli, che secondo il bisogno saranno del genere più spesso: Et eccoui la demostratione, secondo gli Antichi; che secondo li più Moderni, ve l' ho dimostrata. [Dimostratione del genere Enarmonico Antico. in marg.]

[Artusi, L' Artusi, f.19v; text: Commune, Particolare Enarmonica.] [ARTIMP 03GF]

Luca. Se l' ultima corda di questo Tetracordo, è commune ad ogni genere, et che delle cordi communi, se ne debbono li pratici seruire come communi, restando però nell' esser loro naturali, e senza alteratione d' alcuno accidente: perche Maestro Cipriano se n' è seruito come particolare del Cromatico, come già m' hauete dimostrato?

Vario. Et perche quella corda è commune à tutti li generi, se n' è seruito in quel caso, il Cromatico col segno del b molle, come corda à lui appartenente, nè sarebbe conosciuta per sua se non fosse segnata col suo segno: ei come allhora diciamo, che ella è Diatonica quando resta nel suo naturale: Ma perche vi ho detto, che secondo i più Moderni, nel genere spesso, s' attende alla diuisione del Tuono, che constituisce questo genere; però quel Tuono, che si ritroua fra la corda D sol re, et E la mi, con il b molle nella corda più acuta posto, viene diuiso in due Semituoni, et sarà corda Cromatica: Ma lo più spesso si serue di quella corda, quando diuide il Semituono posto fra la E la mi, et F, in due Diesis.

Luca. [Politezza di Cipriano. in marg.] È stato iudicioso compositore Maestro Cipriano, et ha dato gran lume a' pratici; et se io dicessi, che fosse stato il primo, che hauesse incominciato ad [-f.20r-] accomodare bene le parole, et con bell' ordine, non direi bugia; essendo da suoi antecessori, et nel medesimo tempo, molto in vso il fare de' barbarismi.

Vario. È vero, ma ha hauuto buonissimo, et eccellente Precettore; et poi dalla natura è stato fauorito di tal modo che propriamente si è veduto, che la natura lo ha fatto nascere à questo effetto.

Luca. Le Opere sue lo dimostrano; ma al fatto nostro, desidero che per vn' ottaua intiera, mi dimostrate le Corde particolari, secondo l' ordine de gli Antichi, di ciascun genere, acciò possi alle volte più sicuramente discernere il vero dal falso.

Vario. È il douere, nè posso mancare di sodisfarui, eccoui secondo che desiderate la demostratione. [Dimostratione di tutti tre li generi insieme de li Antichi. in marg.]

[Artusi, L' Artusi, f.20r; text: Tuono della disgiuntione. Commune ad ogni Genere. Particolare Diatonica. Particolare Cromatica.

Particolare Enarmonica.] [ARTIMP 03GF]

Quiui voi potete vedere distintamente, quali siano le corde Communi, le particolari, e 'l Tuono della disgiuntione, che ad ogni Genere si ritroua esser commune; di qualunque genere si sia; et se bene in questa demostratione, si camina per Tuoni, et che il Cromatico, e lo Enarmonico, nelle loro Modulationi, secondo gli Antichi non haueano simile procedere; tuttauia è stato necessario, volendo dimostrarui tutti tre li Generi insieme, descriuere il Diatonico, et dipoi inspessarlo con le corde de gli altri generi.

Luca. [Li Moderni poco curano le cose de gli Antichi Musici. in marg.] Non mi pare, che la cognitione di queste cose de gli Antichi, intorno a' Generi, sia molto necessaria a' pratici Moderni; poi che nelle loro Compositioni, ogn' uno se la taglia larga, e lunga à suo modo, poco curandosi delle buone Regole; et come poco fa hauete detto, ogni Tuono da loro con b molli, e # diesis viene diuiso, senza hauer altra consideratione, nè risguardo à cosa alcuna, et questo le pare sufficiente scienza di quanto à loro debba essere necessario.

[-f.20v-] Vario. È il vero, che ogn' uno fa à suo modo; et perciò vi dissi poco fa, che la Moderna Musica non è altro, che vna Mescolanza di due Generi insieme, fra di loro confusamente confusi; et questa solenne confusione, nasce dalla ignoranza de' pratici, à cui basta di saper, senza altra intelligentia vnire insieme vn Falso bordone; stia poi bene ò male, basta che à loro pare di far miracoli; et per tale la predicano. Ma poi che siamo in questo ragionamento, voglio dirui vn mio pensiero, ilquale cauo dalle Cantilene di questi Moderni Compositori, et forse non mi discostarò troppo dal vero.

Luca. Aspetto con desiderio qualche bella Consideratione, et mentre che la andate cauando dalle cose de' Moderni, non può altrimenti essere, se non tale.

Vario. [Li Moderni non considerano diferenza, nè di tuono, nè di semituono. in marg.] Mentre che io vado considerando, che li pratici più Moderni non conoscono differenza alcuna de Tuoni, nè di Semituoni; ma tutti diuidono con #, et b molli, senza hauer di loro altra consideratione, che hauere li rincontri delle Consonanze imperfette per fare quegli effetti, che al loro capricio sodisfanno, et molti altri particolari intorno a' quali ne ragionaremo: vado anco pensando, che loro stessi non conoscano qual sia quella spetie d' Harmonia, che si Canti, e Suoni; se bene si può iudicare, che habbino opinione di seguitare Aristosseno, che diuidea il Tuono apunto in due parti eguali: Argomento certissimo ve ne darà quella Cantilena fatta à due voci di Maestro Adriano, da cui ne cauarete la verità di questo fatto: nè sarà molto lontano da questo molti Madrigali, del Porta di Cipriano, del Gabrielli, et altri tanti e tanti, ne' quali si vedono cose per lequali venirete in consideratione sicura di quanto vi dico.

Luca. Mi pare d' hauer sentito mentoare altre volte questa Cantilena à due voci, se pur è quella, che in vista fornisce in settima, le parole di cui dicono; Quid nam ebrietas: ma non ho però sentito discorere sopra di lei cosa che mi sia andata per la fantasia; sono Compositioni insolite, vogliono ancora insolite speculationi, nè credo che s' appartengano à pratici queste pasture, sono cose sottili, intervalli, e belle; vogliono ancora discorsi d' huomini intelligenti d' altro che di mettere insieme quattro solfe, opera da huomini seruili, et non da liberi.

Vario. [Impertinentie usate dal pratico da che nascano. in marg.] Non è dubio che il discorere di cose dificili, et di molta speculatione, non s' appartiene al pratico; ma questo è officio del Theorico; non potendo il semplice pratico penetrare tanto auanti, che arriui alla cognitione di simili particolari: di qui è, che non potendo col loro intelletto giungere al segno di questa verità: si vedono molte impertinentie, et imperfettioni [-f.21r-] nelle compositioni da loro fatte; il che non apporta se non vergogna infinita.

Luca. Di queste impertinentie ne ragionaremo vn' altra volta à miglior proposito; per hora attendiamo à questa Cantilena di Maestro Adriano, che veramente fu vn bellissimo pensiero.

Vario. Fu di merauiglio all' hora, et addesso farà stupire qualch' uno, che più non l' ha veduto, nè sentito nominare; è vero che fornisce in settima, apparente, come voi detto già hauete; ma se noi vorremo con lo intelletto bene essaminarlo, ritrouaremo che la vista viene ingannata; et che questa Cantilena fatta da Maestro Adriano, huomo singolare a' nostri tempi, fornisce in ottaua, et non in settima, come appare; et acciò meglio potiate vederla à vostro comodo, ecco che vi faccio dono di vna Copia, fedelmente dallo originale di mano di Maestro Adriano copiata. [Duo di Maestro Adriano. in marg.]

[Artusi, L' Artusi, f.21r; text: CANTO, TENOR] [ARTIMP 04GF]

[-f.21v-] [Artusi, L' Artusi, f.21v,1] [ARTIMP 04GF]

Et se bene Giouanni Spadaro Musico Bolognese, di quei tempi, in vn suo Discorso, ò lettera, già scritta l' Anno 1524. à Don Pietro Aaron alli 9. di Settembre come vi mostrerò di sua propria mano; Conclude, che l' ultima figura Cantabile nella graue parte, posta; fornisca per vn Comma Antico più graue di vn' ottaua, ilqual Comma è maggiore del Moderno, come potete vedere in questa demostratione, et di quanto.

[Artusi, L' Artusi, f.21v,2; text: Comma Antico, Differenza, Comma Moderno, 81. 80. 531441, 530841 3/5, 524288] [ARTIMP 05GF]

[Giouanni Spadaro è stato Boetiano. in marg.] Tuttauia è degno di molta scusa, perche col suo Maestro, che tutto era Boetiano, tenea per fermo, che l' Antica spetie Diatona, che ne' suoi Tetracordi camina per Tuono e Tuono ambidui sesquiottaui, et vn Semituono di proportione super 13 partiente 243. fosse quella spetie che si Cantasse, et Sonasse in ogni sorte d' Instromento: et non la Syntona di Tolomeo, che dallo acuto al graue procede per dui Tuoni, ma differenti di proportione l' uno da l' altro; et vn Semituono di proportione sesquiquintadecima; erra ne' principij et perciò bisogna che nella Conclusione sia falso: et quando ancora hauesse essaminata la Cantilena, secondo la Mente di Tolomeo; per la varietà de' Semituoni, et Tuoni, haurebbe fatta ancora la Conclusione falsa; et pur Maestro Adriano non hebbe mai pensiero di volere che la Cantilena hauesse il fine in settima; nè più graue, nè più acuto dell' ottaua, ma in ottaua perfetta.

Luca. Giouanni Spataro è stato a' suoi giorni huomo acutissimo nella Musica, però mi dà l' animo, che vedremo qualche cosa notabile, e bella.

[-f.22r-] Vario. Eccoui la lettera di sua man propria, legetela, et se nel legerla, legesti qualche parola non cosi Toscana, scusate l' età, e 'l tempo, che cosi comportaua all' hora. ma legete.

Venerabilis vir et Musicorum Decus. Salue. [Lettera di Giouanni Spadaro in marg.]

Alli dì 3. Septembris ho riceputo vna di vostra Eccellentia delli d