saggi musicali italiani
Andreas Giger
College of Music and Dramatic Arts
Louisiana State University
Baton Rouge, LA 70803
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Fn and Ft: BONDIS TEXT
Author: Bonini, Severo
Title: Discorsi e regole sopra la musica et il contrappunto
Source: Severo Bonini's Discorsi e regole: A Bilingual Edition, trans. and ed. MaryAnn Bonino (Provo: Brigham Young University Press, 1979), 1-180. Reprinted with permission of Brigham Young University Press from Discorsi e regole by MaryAnn Bonino. Copyright 1979 by BYU Press.
Graphics: BONDIS 01GF

[-1-] PRIMA PARTE DE DISCORSI E REGOLE SO[P]RA LA MUSICA Di Don Severo Bonini Monaco Vallimbrosano da Firenze

Dove si mostra, ch' avanti il Diluvio universale, Tuba figliolo di Ada fù Inventor della Musica, e non Tubal fabbro della stirpe di Caino secondo il testo della sacra Genesi.

Che la non è Buffoneria, come stimano gl' Ignoranti, e i Capricciosi, ma scientia propriamente divina.

Che non si devono vergognare le persone nobili in compagnia di cantori vili e mercenarij cantare le divine lodi nella chiesa d' Iddio.

Che le parole, che si cantono devono essere honeste, con un Galatheo per li Cantori vizziati, e scorretti, e con riprensioni alli Religiosi, che si travestono sulle scene publiche de secolari per cantare.

Che solo Moise è stato il Primo Poeta, e cantore, e non Orfeo, Lino e Mesue.

Chi è stato quello che habbia nobilitato, e fiorito di mille vaghezze il canto di canzoni, madrigali, sonetti, e quadernarij à voce sola, et il canto recitativo.

E che la Moderna Musica, è piu perfetta dell' Antica, annulandosi tutti quelli effetti, e miracoloni lasciati scritti dagli antichi, e moderni Authori, come tante favole e come effetti d' arte magica.

[-3-] DISCORSI E REGOLE SOPRA LA MUSICA ET IL CONTRAPPUNTO Del Molto R[everendo] P[adre] Don Severo Bonini da Firenze Monaco Vallimbrosano INTERLOCUTORI Don Severo. e Filareto.

Severo. Che nuove ò Filareto, e qual nuovo pensiero vi turba l' animo? Perche mi pare, che fuori del solito siate in vista turbato.

Filareto. Sono certi pensieri Padre à me molto molesti, ne qui è bene per certe cause spiegarli, in altro tempo V[ostra] Paternità ne sara fatta partecipe come si conviene.

S. E quali sono questi pensieri tanto segreti, che ora non stimiate bene palesarlimi? Mà però acciò in qualchemodo sgombri da voi si moleste fantasie, quali palesate dà loro istesse svanirebbono tratteniamoci un poco insieme à discorrere, acciò un pensiero scacciando l' altro voi restiate allegerito da queste vostre turbationi.

F. Così voglio, perche la P[aternità] V[ostra] stima cosi bene; mà di che habbiamo à ragionare? [7v]

S. Di che? della Musica, la quale è proportionata à fare gl' animi nostri sereni, sgombrando qualsivoglia nube d' importuno pensiero, si come ce lò dimostrò il gran Profeta Eliseo, che per rasserenar l' animo da giusto sdegno turbato, prima di scoprire gl' ascosi misteri, volle, che gli si conducesse, chi col suono la rappacificasse. Vi piac' egli questo ragionamento? Che se altro più v' aggrada, io son contento di seguire il vostro gusto, e non il mio.

[-4-] F. E di che cosa posso sentirla ragionare, che più mi diletti?

S. Bene; mà volete, ch' io parli solo, ò pure volete interrogarmi, o esser' interrogato?

F. Faremo come piu ci sarà comodo.

S. Intanto perche si stia con più comodità, ponghiamoci à sedere.

F. Mi pare haver' una volta udito questi versi di Vergilio quando andavo alla scuola, con i quali sotto persona di Coridone innamorato d' Alessi, trà le selve ombrose sfogava i suoi troppo accessi furori. Tantum inter densas ombrosa cacumina fagos. Assidue veniebat. Cosi V[ostra] P[aternità] se vuole l' animo suo in qualsivoglia modo agitato dà queste mondane turbulenze alzare, si ricovera nell' ameno Giardino della sua Musica. [8r]

S. Cosi è, ed è molte volte turbato l' animo nostro, mentre in questa dura prigione incatenato si trova; che così appunto lo disse quel grande affricano, et ammirabil Dottore, io dico Agostin santo luce degl' Ingegni. Fecisti nos Domine ad te, et inquietum est cor nostrum, donec requiescat in te. Per il che doveremo sempre aspirare al nostro proprio centro, che è Dio, per poter con tranquillità d' animo goder la vera armonia. Perche quale cosa può darci pace in terra, et operar, che la Musica nostra, non discorda, mentre stiamo fuori della sua sfera, e repugnano i nostri sensi alla sua santa legge? Che se gli Elementi con [-5-] grand' impeto corrono al suo proprio Centro, tanto maggiormente dovemo noi à quello aspirare, sapendo il nostro ultimo fine esser' infinitamente piu degno. A tale, ch' ovunque si trova quiet' e riposo, ivi creder fermamente si può vi sia Iddio, il quale come supremo Musico accordando i sensi, quasi corde acute, e mezane discordanti, e lontane dalla Ragione, corda del Basso, e fondamento dell' armonia ne fà nascere un concento suavissimo. Che s' è vero come credo sicuramente quello, che cantò uno Spirito devoto cioè Cella quies mentis, fragilisque repressio sensus, ardirò [8v] nomare la mia Cameretta o Cella, Giardino Musicale: dove io mi ritiro talora, come voi pensaste, à godere questa celeste armonia guidata dal primo Maestro di Cappella Iddio; nella quale, non si odono dissonanti, et imperfetti movimenti della volontà humana, mà tutti uniti, e concordi con la sua volontà: perche ritirandosi l' huomo dal Secolo alla Religione, deve totalmente tralasciare i negozzi secolareschi, ed attender tutto allo spirito, renuntiando il suo volere, e non volere, alla volontà del suo superiore; e tanto maggiore e piu soave armonia, e quiete nell' anima sua sentirà, quanto che egli si mostrerà lontano dalle dignità, et honori stimandosi di quelle indegno. Perche come scrisse quel gran Dottore Tommaso à Kempis, l' huomo ritirato, e buon Cellita, est contemptor mundanorum neglector curarum, professor quietis, obtentor pacis, ò che soavita ne nasce, dic' egli, che fit Amicus Dei, socius Beatorum Angelorum, cognitor segretorum, et il mellifluo S[an] Bernardo lodando la Cella, conferma, che dal Cellista si goda [-6-] Iddio, mentre che scrive, esser alquanto di parentela tra Cella, e Cielo, traendosi d' ambi il nome à [=da] celando. E che quello tutto, ch' in Cielo è segreto [9r] sia nella Cella ancora, e che dà questa in Ciel s' ascenda, ne mai all' Inferno si discenda. Ecco il testo Coelum, e[t] Cella ad invicem videntur aliquam habere cognationem nominis, sic et pietatis: à celando, enim Coelum, et Cella nomen habere videntur, et quod celatur in Coelo [=Coelis], hoc, et in Cellis, quod geritur in Coelis, hoc et in Cellis; quid nam est hoc? Vacare Deo, frui Deo! A' Cella enim saepe in Coelum ascenditur, nunquam autem [can: autem unquam] à Cella in Infernum descenditur. Piacessi pur' al Ciel ò Filareto, ch' io fussi più perfetto Cellista, che tanta maggior soavità trarrei da questa tanta quiete, ma io son tanto fragile che piu presto ritengo il nome di quello.

F. Questa è una musica à me nuova, che mai piu di quella hò sentito favellare; la quale hà cagionato, ch' io del tutto hò gettato le passioni, che mi rodevano il cuore, i dispiaceri, e le fantasie grandi di questo falso mondo nel fiume Lethe. Anzi che s' io credessi che la sua Religione per sua pietà, e carità immensa, si compiacesse accettarmi per suo Novizzio, io volentieri lascierei questo secolo pieno di lacci, e d' inganni, e mi ritirerei à cotesta vita monastica, accio participasse ancor io [9v] della dolcezza musicale, che mi hà conferito cavare da questa sua Cella ò Giardino d' armonia. Ma per gratia mi dichiari [-7-] intanto, che cosa è questa Musica divina, in che modo Dio è Musico, e Maestro di Cappella, e quale sia la Musica terrena, che se bene da sui eleganti discorsi dovrei haver bene il tutto appreso, sono tanto poco esperto in queste materie, che hò bisogno di maggior dichiaratione.

S. Piacemi la vostra resolutione di voler prender l' Abito nostro, et à suo tempo darovvi risposta: in quanto all' altra dimanda, con brevi parole dico, che la Musica divina è una regola dell' attioni humane infallibile, e Dio esser una regola di tutte le cose perfette. Or vedete quant' oltre arrivi la Musica. Mà un poco più avanti dalla distintione di quella resterete piu appagato.

In che modo Dio sia musico, e regola dell' attioni humane, ce lo dimostrò S[an] Giovanni Grisostomo, quando argomentò vagamente contro dell' insipiente il quale diceva, Non est Deus, prendendo la somiglianza de Musici, non est Musicus; et quomodo in Mundi Lyra apparuit concentus? Vedeva egli esser una Lira il Mondo il cui arco è il curvo Cielo, ch' intorno alla terra movendosi, rende per artifizzio del divin Sonatore armoniche consonanze.

F. Ma suona forse questo peritissimo Musico senza cantare? [10r]

S. Sentite Agostino. Istae species creaturarum voces sunt creatorem laudantium: undique tibi omnia resonant Conditorem. Canta il Creatore le sue [-8-] proprie lodi. Le voci sono le bellezze delle creature, le quali risuonano per l' Universo, la Potenza, il Sapere, e la Bontà del divino Cantore. Una Musica d' Iddio è questa mole immensa, e visibile. Musica le cui chiavi regolatrici [can: del] sono gl' Ordini della sua divina Sapienza: Le Righe sono [can: sono] gli stati, e i limiti della natura: le Note bianche i Beati del Paradiso; le Nere i Dannati dell' Inferno: Fughe, i tempi rapidi e volanti; Pause, l' eternita: Sospiri, i venti. La Terra immobile, tiene il Canto fermo; i Cieli volubili fanno i passaggi: lunga serie di crome, l' Humana generatione rassembra; e la divina mano, con la battuta della sua providenza, dè misura, e regola all' armonia. Haverete credo bene inteso in che modo Dio si chiami Musico, Maestro di Cappella, e quale sia la musica divina. Ma meglio resterete sodisfatto [can: piu avanti nei discorsi (?)].

Ora per gratia ditemi, chi sara mai quello tanto temerario, ch' ardisca biasimar la Musica, ò lacerarla per Buffoneria? Se tutta l' Università delle creature è un Concento armonico del Creatore, e l' armonia depende dalla bocca del Musico! Ma che! Nelle tre Persone divine non si trova Musica per- [10v] fettissima ancora?

Noi diciamo per esperienza, che l' Unisono genera l' Ottava nelli strumenti musicali di Fiato, come benissimo si ode nelle canne dà Organo, e Flauti, cornetti, e [-9-] Traverse, e che tra l' Unisono, e l' Ottava si ritrovi una consonanza nomata Quinta: Attalche possiamo concludere, che questi numeri 1. 8. e 5., distintamente considerati, siano tre; ma armonicamente una cosa sola. Cioè, tutt' insieme considerati, faccino una sola armonia. Mà potria altrui soggiungere perche [can: tramezi] si nomini la Quinta, e non la terza tramezante fra l' Ottava? La ragione è questa perche la Quinta è tra le consonanze perfette, [can: e questa] per la sua pienezza, e sonorità; ma la terza fra l' Imperfette è posta; come sicuramente dir si può della Sesta ancora il simile, che della terza: oltreche tali consonanze imperfette erano dà Pittagora bandite dalle composizioni musicali, come imperfette, e lascive insieme, tendendo questo gran Filosofo, alla purità, et alla perfettione delle Cose. Ora applicando, dico, che il numero uno nella generatione della Ottava rappresenta il Padre generante il Figliolo nelle Persone divine, e che la Quinta la quale trameza tra l' Unisono, et l' Ottava, rappresenti lo Spirito Santo, il quale procede dal Padre, e dal Figliolo, essendo egli quel [11r] perfettissimo Amore, e legame, che tra le ambi due Persone divine si ritrova.

I Pittagorici col numero del 3 denominavano le cose, e tutte, e intere, over compite: Percioche allora si può, e devesi nomare una cosa tutta, e perfetta nel suo genere, quando il Principio, il Fine, et il Mezo contiene: laonde per la dignità, et eccellenza di questo numero, portando egli totalità, perfettione e compimento, dove si trova, si può pensare, che nel Culto divino sia stato introdotto da Gentili, e per tal ragione ancora dal Filosofo sia chiamato [-10-] perfetto. Noi Christiani ancora adoriamo le tre Persone divine sotto questo perfettissimo numero, cioè il Padre, come Principio sotto il numero .1., il Figliolo sotto il numero 3. come Fine, lo Spirito Santo come Mezo sotto il numero 2. E questo perche nella Santissima Trinita la prima persona come Principio, non si può dir Padre, se non hà relatione alla seconda Persona Figliolo, come Fine; ne questa seconda Persona, non si puo dir Figliolo, come Fine, se non hà relatione alla prima Persona Padre, come Principio. Ne la Prima Persona Padre, come Principio, ne la Seconda Figliolo, come Fine, si posson dire senza la terza Persona Spirito Santo, come Mezo, ch' è quello Amore, e legame tra il Padre, e Figliolo. E sicome considerato il numero ternario composto di tre unità è numero solo, e considerato distintamente sono tre unità, cosi le Persone divine considerate come Padre, Figliolo e Spirito Santo [11v] distintamente sono tre Persone: ma considerate come ciascuna di loro è Dio, sono tutte uno Dio solo in essenza.

F. O' Padre quanto scioccamente gl' Ignoranti e la Plebe temeraria lacerano la Musica, chiamandola Buffoneria.

S. Non m' è cosa nuova questo, perche sino alcuni, i quali si tengono della prima classe de Virtuosi per havere studiato quattro Cuius, et altri per haver imparato à far dui argumenti in Barbara, e Barocco, ò letto alcuno argumento di S[an] Tommaso, ò del Iandone, parendoli di dover esser [-11-] regolatori di tutte le scienze con un poco d' applauso popolare hanno sententiato la divina, et humana Musica; com' a suo tempo udirà per Buffoneria. Che quanto siano in errore, il passato discorso lo dimostra. E perciò l' huomo di sano giuditio quando publicamente discorre d' una materia, le fà di necessità prima haverla ottimamente studiata; accio poi non incorra in mille errori di temerità, et ignorantia, mentre ne vuol dar sentenza; con essersi fatto scorgere appresso i Sapienti, perdendosi quel poco di credito, che forse per avanti si era [can: -no] acquistato. Mà accio io meglio possa discorrere, et à voi lasciarmi intendere comincierò a dividere, e diffinire la Musica in universale, secondo che ne hà scritto il Zarlino, e suo compilatore l' Artusi. La quale non è altro ch' Armonia, cioè una [12r] concordia di varie cose, le quali si possono congiungere insieme. Et è di due sorti, Animastica, et Organica. L' Animastica è Armonia, che nasce dalla compositione di varie cose congiunte insieme in un corpo, benche discrepanti tra loro; come è la mistura de quattro Elementi, ò di altre qualità in un corpo animato; e questa si divide in Mondana, et Humana: la Mondana si considera ne Cieli, Dal Rivolgimento, Dalle Distanze, e dalle Parti delle Sfere celesti; dagl' Aspetti, dalla Natura, dal Sito de sette Pianeti, perche dicevano i Filosofi, opinione [-12-] confermata da Cicerone, che un rivolgimento di si gran Macchina con si veloce movimento mandasse fuora qualche suono, se bene il tutto e da Aristotile ributtato con vive ragioni come sentirete più avanti. Si considera ancora nel legamento degl' Elementi, e nella varietà de tempi.

L' Armonia Humana si considera in tre cose. Nel corpo, nell' anima, e nel congiungimento dell' uno, e dell' altro. Nel Corpo, come nelle cose crescenti, come quando un Vivente, quasi con certa armonia cambia il suo stato, di Giovane divenuto Vecchio, e di picciolo grande. Quando le Piante ancora diventono d' umide, verdi, e tenere aride, secche, e dure. Negl' humori come nel temperamento de quat- [12v] tro Elementi nel corpo humano. Nell' humane operationi per cui essendo l' huomo retto dalla ragione passando per i debiti mezi conduce le sue operationi con una certa Armonia à perfetto fine.

Conoscesi nell' Anima tale Armonia, cioe dalle sue Parti, che sono l' Intelletto, li Sentimenti, e l' Habito. All' Intelletto corrisponde la Consonanza Diapason, cioe Ottava, di sette Intervalli, havendo detto Intelletto sette cose: Mente, Imaginatione, Memoria, Cogitatione, Opinione, Ragione, e Scienza. Alli sentimenti cioe, Vedere, Udire, Odorare, e Gustare, corrisponde la Diapente id est la Quinta, la quale è composta di quattro Intervalli. All' Habito, nell' Augumento, nella Summità e nel Decrescimento, corrisponde la Diatesseron id est la Quarta, la quale hà tre Intervalli. [-13-] Se medesimamente vorremo, che le parti dell' Anima siano la sede della ragione dell' Ira, e della Cupidità, ritroveremo sette cose nella prima parte corrispondenti alla Diapason, Acutezza, Ingegno, Diligenza, Consiglio, Sapienza, Prudenza, Esperienza. Nella seconda troveremo quattro cose corrispondenti alla Diapente, cioè Mansuetudine, ò Temperanza d' animo, Animosità, Fortezza, e Tolleranza. Nella terza tre cose corrispondenti alla Diatessaron, Sobrietà ò Temperanza, Continenza, e Rispetto. Si considera ultimamente tale Armonia nel congiungimento dell' anima col [13r] corpo. E questo è quel legame, che congiunge le diverse qualità degl' Elementi in un composto, ò corpo humano, essendo composto di terra, Acqua, Aria, e Foco, secondo i Filosofi, ò almeno di qualitadi elementari, mediante li quattro humori, ch' in ogni corpo si ritrovano; cioe Malinconia, Flemma, Sangue, e colera; le quali benche trà loro siano contrarie, nel Misto però stanno armonicamente uniti.

La Musica Organica secondo Membro principale, non è altro, ch' un' Armonia, la quale può nascere da Strumenti Naturali, et Artifitiali. Li Naturali sono la Gola, il Palato, la lingua, le labbra, li Denti, et il Polmone. Gl' Artifitiali sono di tre sorti. Da Fiato come tromboni, organi e simili. Dà corde, come cetere, leuti, Arpicordi, Viole, e simili, i quali dalle dita, penne, et Archetti son percossi. Dà battere, come Tamburi, Cembali, e Campane. [-14-] Dett' Armonia considera mediante il senso e la ragione la differenza de suoni, le Modulationi, le consonanze, e dissonanze, et ordina le voci gravi con certi termini proportionati ne debiti luoghi. Questa si divide ancora in Speculativa, e Prattica; la Speculativa, che Theorica è detta consiste nella verità delle cose intese [13v] dall' intelletto, e col suo mezo si trovano cose nuove, et è tanto piu nobile della Prattica, quanto l' anima è piu nobil del corpo. Onde Theorico è detto, chi giudica per ragione quello, ch' in tal scientia si contiene, e non per il senso, ò per l' Udito. Sentite come bene la diffini Severin Boetio. Theorica est, quae diversorum sonorum proportionem, et toni disparem, sive inaequalem divisionem, ingenio, et ratione, non aure considerat.

La Prattica poi consiste solo nell' operare. Onde Prattico si dirà colui ch' apprende i precetti, e regole del Musico con lungo esercitio, e li manda ad effetto, e se farà questo con la penna si chiamerà compositor di cantilene, s' eserciterà sonar l' organo, Organista, se il Liuto, tal del Liuto et cetera. Però errano coloro i quali indifferentemente chiamano un cantore, o sonatore sotto nome di Musico, essendo questi servi del Musico, e per concluder questo discorso, avvertasi, [-15-] ch' il Theorico semplice senz' haver cognitione di Prattica, si domanderà solamente theorico, ma se sarà Theorico, e Prattico insieme, Theorico perfetto.

F. M' è piaciuto questo discorso, dal quale son venuto in perfetta cognitione, che i maledicenti della Musica, lacerandola, intendessero dell' organica strumentale, e non dell' animastica mondana, et humana perch' altrimenti intendendo pericolerebbono assai. E' ben vero, ch' io desidero meglio restar capace [14r] in che modo l' Armonia naturale dalli strumenti sopradetti Gola et cetera nasca. E se per tale Armonia s' intenda quell' unione di piu voci, ò suoni insieme. E se sia il Medesimo Melodia, e concento, che Armonia; E quello che sia canto, e Modulatione perche sentendo spesso questo [=queste] voci nominare io possa senza confusione questi discorsi apprendere.

S. Havete mille ragioni. Ecco che l' eccellentissimo Zarlino ce l' insegna dicendo, che dette parti essendo mosse dalla volontà, e dal movimento di esse nascendone il suono, e dal suono il parlare, ne nasce la modulatione, ovvero il canto, e cosi per il movimento del corpo, per la ragion del suono, e per le parole accommodate al canto si fà perfetta l' Armonia, e nasce la Musica detta Armonica ò naturale. Pur che il canto, o Modulatione sia da un suono all' altro con diversi intervalli, e con variatione di tempi secondo le figure cantabili con variate consonanze.

[-16-] E per detta Armonia nata s' intende tanto concento quanto Melodia. Quello che sia Canto, e Modulatione dal predetto discorso havrete inteso. Restate ben capace che li canti semplici univoci, o suoni, come di canti piani, gregoriani, o di canti fermi, o di cornetti, Flauti, tromboni, Viole et cetera sono imperfetti, e consequentemente rendono Armonia impropria et imperfetta. [14v]

Ora con queste tante diffinitioni, divisioni, e dichiarationi, quando discorrerete, ò leggerete materie musicali, o veramente udirete di quella ragionare il tutto intender potrete; et interrogato rispondere. Onde lasciato da parte la Musica Mondana, et umana da voi bene appresa, e fuori del nostro principale intento, discorriremo [=discorreremo] dell' Organica [can: na-] strumentale naturale, et artifitiata, oggi tanto vilipesa, e strapazzata, sotto nome di Buffoneria; addurrò la cagione di tanto vilipendio, e con vive ragioni, et autorità rintuzzerò le tante perfide lingue e convincerò i nobili ad' abbracciarla.

E se bene ci sono alcuni moderni scrittori, i quali lacerando la Musica de nostri tempi in comparatione dell' antica, rispetto alli mirabili effetti partoriti, et attestati da gravi, e famosi authori, spero, che con vere ragioni et argumenti farò il tutto verificar per l' opposito.

F. Questa è stata una buona lettione per me. Mà avanti, che cominci l' impresa, per gratia brevemente mi dica d' ond' hebbe origine la detta Musica. [15r]

S. [Can: Io discorrero secondo che ne hanno [-17-] trattato varij authori, i quali parmi che discorrino secondo tutti tanto gentili quanto Christiani, questi quasi tutti i loro discorsi e discorsi di quelli fondati de quali pare che siano fondati tutti nelli authori gentili antichi.]

Il principio suo nacque dal suono de Martelli, e primo inventore fu Tubal della stirpe di Caino, come si legge nella sacra Genesi. Mà perduta poscia per lo sopravenuto Diluvio finalmente Pittagora, secondo l' opinion di Boetio, la ritrovò nel medesimo modo, che trovata l' havea [can: iu-] Tubal. Altri poi come Plinio attribuiscono l' inventione ad' Anfione. Diodoro, Gregorio Giraldi, e Filostrato à Mercurio, il quale dicono fusse stato primo osservatore del corso delle stelle, dell' Armonia del canto, e della proportione de numeri. Mà la più comune opinione si conforma con quella di Boetio.

F. Ma in qual modo al suon di Martelli potè Pithagora trovar questa Musica, per gratia me lo dichiari essendone divenuto [-18-] tutto curioso, e se bene fussero cose oramai assai palesi, à me [can: sono] saranno nuove, e grate.

S. Gioseffe Zarlino narra, che Boetio accostandosi all' opinione di Macrobio, cosi espone, che passando Pitagora appreso una bottega di Fabbri, i quali con diversi martelli battevano un ferro infocato sopra l' incudine, gli pervenne all' udito un certo ordine di suoni, che gli movea l' udito con dilettatione: e fermatosi alquanto cominciò ad investigare, onde procedesse tal' effetto: e parendoli [15v] primieramente, che dalle forze disuguali degl' huomini potesse procedere, fece, che tra loro cambiassero i martelli: mà non udendo suono diverso dà quello di prima giudicò, che la diversità del peso de martelli fusse cagione. Onde havendo fatto pesare ciascuno separatamente ritrovò tra li numeri delli pesi le ragioni delle proportioni consonanze e dell' armonie: le quali egli poi industriosamente accrebbe cosi: ch' havendo fatto corde di budella di pecore di grossezza uguale attaccando ad' esse li medesimi pesi di martelli, trovò le medesime consonanze tanto più sonore, quanto le corde per sua natura rendono il suono all' udito piu grato.

F. Non si puo dir piu sù: basta dire, ch' è Filosofo, e poi d[e]lla qualità sublime, come risuona la fama sua, si che nessuno resterà preso dalla maraviglia per si sottile inventione. Ma gia che sono informato dell' origine, e dell' Inventione del Canto in [-19-] consonanze o vero suono, vorrei restar sodisfatto dell' origine e dell' Inventione del canto semplice antico, e di ciascun suono à noi noto, e come se ne servivano [can: e chi furono gl' Inventori dei suoni].

S. Cantavano un' aria à voce sola, e senza consonanze benche fussero stati 100 insieme, come usasi oggi in molte compagnie, e nelle chiese stesse i canti fermi. Accompagnavano bene la lor [16r] voce al suono d' un solo istrumento, ò d' un Piffero, ò di Cethera ò di Lira. E cosi porgevano grato piacere a loro, et à gli ascoltanti. Quando cantavano dui, sempre un dopo l' altro; e mai insieme cantavano [can: come usano oggi], e si domandava cantare à vicenda. Le materie, che cantavano, erano cose gravi, e dotte, composte elegantemente in versi varij in lode degl' Iddei, d' huomini illustri [can: degl' huomini] singulari e vittoriosi ne giuochi Olimpici, Pithij, Nemei, et Istimij; et in occasioni simili, ma non erano però mai materie lascive, e disoneste, come sono quelle per lo piu de nostri canti. L' origine di tal canto non hà chiarezza alcuna [can: dice il Zarlino]; ma si puo ben credere che gli huomini gia sparsi nelle selve, e ne [-20-] monti menando vita quasi di fiere, ridotti à poco à poco ne castelli, e nelle Città con il continovo conversare insieme, conosciuto dà loro quanto fusse la forza del parlare benche rozo, alcuni di più elevato ingegno cominciorono nel parlare à metter in uso alcune maniere ornate con dotte sentenze; e cercando tuttavia d' alzarsi à piu gradi di perfettione, aggiu[n]sero in breve tempo al parlare l' Harmonia, e da quella inventorno varij Ritmi, e diversi metri, i quali accompagnati con l' Harmonia [16v] rendono all' udito sommo diletto. Indi à poco ritrovarono una maniera di compositioni d' Hinni, inventorno il Poema heroico, Tragico comico, e Dithirambo, e col numero, col parlare, e con l' Armonia cantavano, come gia vi hò dichiarato, le lodi degl' Iddei: e con simili canti movevano i voleri, et appetiti degl' huomini secondo che lor piaceva. Per la qual cosa furono stimati, et onorati più degli altri talmente che indifferentemente erano nominati Musici, Poeti, e Sapienti. [Can: Ma parmi che questo Autore se havesse letto la Bibbia sacra havrebbe trovato le origini, ma parla come si sente secondo gl' autori gentili.]

La Cetra fu usata prima trà gl' Inglesi, che dà altre nationi, nella quale Isola si lavoravano gia per eccellenza quantunque oggi [can: da loro] siano reputate quelle che si lavorano in Brescia. E sono dà nobili adoperate, e stimate. La Città di Pesaro ancora lavora esquisitamente questo istrumento, e fu chiamato Cetera per forse ravvivare quell' antica: ma siavi per avviso che gl' Antichi intendevano Cetera per Lira, e Lira per Cetera.

[-21-] Vogliono come Benedetto Egio sopra Apollodoro, ch' essend' una volta uscito del suo letto il Nilo, havendo inondato l' Egitto, e poi tornato nei suoi termini, lasciasse morti ne campi varie sorti d' animali; frà quali vi era una Testuggine, la quale havendo trovata Mercurio Figliolo di Giove, e di Maia, che gia era consu- [17r] mata la carne, e vi erano alcuni nervi rimasti, tirati, e secchi dal sole, à caso con un piede percossi mandò fuora il suono; et à similitudine di quella compose la Lira, e la donò à Orfeo. Altri che la donassi ad Anfione come suo figliolo si vede favorita questa opinione da Oratio, chiamando la Lyra ch' egli sonava con nome di Testuggine. Dictus, et Amphion, Thebanae conditor urbis, saxa movere sono testudinis.

Soggiungono altri, che visto Apollo la Lyra inventata dà Mercurio, di quella s' invaghisse; e che offertale da Mercurio egli l' accettasse con patto, che l' inventione di quella à lui ancora s' attribuisse: onde di ciò contento Mercurio, Apollo li condonò il furto de Buoi, che gli havea fatto; e di [-22-] più donogli il Caduceo. Dicono di più che avanti che Mercurio ottenesse perdono del latrocinio dà Apollo, questo nuovo strumento chiamasse Kelin; ma dopo Litra ch' in greco significa il prezzo con il quale l' huomo si riscatta; benche altri habbino detto ch' ella prese il nome dalle corde in essa tese, rappresentando alla vista i solchi del campo.

Altri dicono ch' Apollo ritrovasse la Lyra, e non Mercurio, e che traesse origine dal suono, che rendeva la corda da lui percossa dell' arco di Diana. [17v]

Vogliono altri che Lino figliolo d' Apollo, e di Terpsicore, ovvero, secondo altre opinioni, figliolo di Mercurio, e d' Urania Musa, fusse inventore: Ma non si verifica per tale, ma si bene per peritissimo sonatore: questo singulare huomo hebbe tre scolari, Orpheo, Thamira, et Hercole, dal quale fu ammazzato col plettro, e con la lyra per haverlo ripreso con parole villane, che cantasse troppo lascivamente; si verifica, che fusse solo cantore per questi versi di Vergilio nell' Egloga 4* Non me carminibus vincet, nec Tracius Orpheus, nec Linus, huic mater quamvis atque huic pater adsit. Orphei Calliopeia, Lino formosus Apollo.

Sono altri ch' inventore chiamano Arione, il quale fiorì al tempo di Periandro tyranno de Corinthi; ma ancora questo fù nel [-23-] numero di Cantori, e sonatori della lyra eccellentissimi solamente.

La maggior parte delli scrittori concorono, che fusse Mercurio com' havete udito: i quali tra loro diversamente [can: rac-] scrivano; e raccontano ancora, come che havendo ritrovato detta inventione nel monte Cyllene d' Arcadia la donasse ad Apollo, il quale poi la donasse ad' Orpheo, e che morto, [18r] [can: poi], dalle Muse fusse portata in Cielo in sua memoria; e l' adornorono di dieci stelle: mà quando mi si porgera l' occasione di narrare la vita de famosi Cantori sonatori, Poeti, e Musici antichi, allora piu diffusamente discorrerò di loro.

F. Quella lira dunque haveva la Forma di testuggine?

S. Secondo alcuni authori, come io vi ho dimostrato è cosi. Mà secondo altri, come il Galilei [can: uno essendo] n' hà di diverse forme, una è simile ad alcune, che si vedono in mano à molte statue antiche, e moderne: in molte medaglie, e particolarmente ne rovesci di quelle di Nerone, e nella sinistra mano della statua d' Orpheo, fatta già dal Cavalier Bandinelli scultor celeberrimo della nostra Città, la quale hoggi si vede in Fiorenza nel cortile del Palazzo de Medici. Ecco il disegno come un 'm' antica a rovescio.

[Bonini, Discorsi e regole, 24,1] [BONDIS 01GF]

Filostrato vuole, che la prima si facesse di corna di Capra insieme con l' osso di meza la fronte, e che il legno, che vi si adoperava intorno per qualsivoglia bisogno fusse di bosso, la quale Hyginio poi nel [-25-] libro che fà dell' imagini celesti, scrive che fusse disegnata in questa forma:

[Bonini, Discorsi e regole, 24,2] [BONDIS 01GF]

Luciano ancora cosi la descrive e secondo Plutarco da Cepione fù ridotta [can: i-] nella sua vera proportione [18v] la quale da sonator d' Asia Citta di Lidia fù trasferita in Lesbo.

Esempio della Lyra di Mercurio descritta da Homero:

[Bonini, Discorsi e regole, 24,3] [BONDIS 01GF]

Sono tanti differenti tra loro, che lascierò credere à voi, et ad' altri quello piu v' aggrada.

F. Ma come sonavano questo istrumento così abbozzato con l' unghie, ò polpastrelli delle dita ò con l' arco, come usano i Moderni?

S. Ne con l' une, ne con l' altro. Mà invece d' arco, e plettro si servivano d' uno strumento lungo un palmo, ò un quarto di braccio in circa della forma, che qui vedete.

[Bonini, Discorsi e regole, 24,4] [BONDIS 01GF]

Altri vogliono come il Galilei, che l' ugna stessa della capra servisse per impugnare, ò percuoter le corde, et attesta il tutto per haver visto in una Cappella antica della nobilissima casa Strozzi, posta nella Chiesa di S[anta] Maria Novella di Firenze di mano di Filippo di fra Filippo, in faccia della quale dalla parte sinistra si vedono due femmine; una delle quali canta, [-26-] l' altra sostiene con la mano una lyra, e nella destra hà impugnato una cosa simile al sopradisegnato Plettro. Il medesimo si scorge in alcuni rovesci di Medaglie, et in una nicchia in Roma del Cardinal di Montepulciano, posta in un [19r] cortile del suo Palazzo, oggi de Signori Cevoli gentilhuomini Pisani, dove si vede una figura in habito di donna con uno strumento à canto [=accanto].

F. E come potevano mai sonar, che ben fusse, se non usavano strumenti proportionati?

S. Vi pensaste forse, che si sonasse, segando l' arco di setole composto, le corde, come usasi oggi, con quelle suavissime et artifitiose arcate? Havete sentito che nò, ma si bene le corde percotevano in quella guisa del Serenissimo Re David quando sonava la sua Cethera. Citharam percutiebat in domo Domini, dice la scrittura sacra. Non segava, ne premeva con unghie, ne con polpastrelli le dette corde, ma le percoteva. Già havete udito che lyra, e Cethera sonavano il medesimo. Sapete che sino oggi si percuotano le Cethere con una penna, e sino quello strumento d' una corda sola, detto Galascione nella nostra lingua si suona con un taglio stretto di cu[o]io duro. E questo discorso basti intorno à tal materia di tanto poco rilievo. E seguendo à discorrer degli altri strumenti, dico, che l' Harpa fù portata da noi d' Irlanda, dove si lavorano in eccellenza, e copiosamente quivi per molti [19v] secoli: è impresa particolar del Regno, la quale scolpiscono negli edifizzij publici, e nelle monette loro, [-27-] perche dicono esser discesi dal Regio Profeta David. Che se piu minutamente volessi sapere, leglete [=leggete] il Galilei.

L' Arpicordo hà origine dall' Harpa non essendo quello altro, ch' un Harpa giacente.

Il Galilei tiene che' il Liuto in questa eccellenza, che si trova, sia stato portato à noi da Pannoni con il nome di Laut: e si crede, che l' origine sua sia antica, e nel medesimo tempo, che la Viola da gamba, e da braccio, e la Cethera, come strumenti di corde piu artifitiosi degl' altri mediante i tasti.

Della viola da gamba, e da braccio, credesi esserne stati Inventori gli Italiani, perche nella spagna non se ne fanno, e poco si usano; nella Francia, nell' Inghilterra, Fiandra, e Germania occorre l' istesso; e benche in quelle corti sieno bene esercitate, nondimeno sono da sonatori il piu delle volte quivi condotte.

F. Il Violino, quando hebbe origine?

S. Gia l' havete sentito perche Violino, Viola, Violone, Lyra, e [20r] Cethera hanno havuto la medesima origine, et il medesimo Inventore; i posteri poi gli hanno ridotti in strumenti piccoli, e grandi, per poterli sonare in consonanza, archeggiando le corde con le setole accomodate in una bacchetta in guisa d' arco. I Greci hanno chiamato questi strumenti musici, ora Lyra, ora Chelin, Cithara, cethera, e Forminx, i quali tutti poi alfine significano il medesimo [-28-] perche Lyra, e chelin è l' istesso strumento; et ambi, che appresso i latini testudo. E la Cithara, che cethera, cosi nomata diversamente dal Poeta, e dall' Oratore. Similmente Forminx è il medesimo che cithara, cosi esposta da Suida. E perche meglio restiate capace, sappiate che il medesimo occore della diversità de nomi dello strumento detto che del nostro strumento di tasti, il quale vien chiamato con il nome di Clavicembalo, d' Harpicordo, di Spinetta di Buonaccordo, d' Harchicembalo, [can: Buonaccordo], Sordino, e d' altro: solo per la diversità, quantità, e qualità delle corde, e de registri, e della forma dello strumento, e sua grandezza. E pur sono in essenza l' istessa cosa l' uno che l' altro. Ne sarà alcuno intelligente ò di sano giuditio, che comparando un soave Gravicembalo ad una spinetta stridula, non giudichi questa da trastullo, o dà giuoco. Cosi un Organo dolce, ad un aspro, e roco Reale: e tali strumenti da trastullo, o piccioli servono per i fanciulli, che si esercitano, che quando poi sono cresciuti in età, e di sapere, suonano i Gravicembali e li [20v] altri strumenti piu nobili; la qual cosa occorreva in quei principij imparando prima i detti fanciulli la lira per strapazzo per poter poi sonar la Cethera, il qual pensiero vien favorito dà Pausania quando dice che Apollo trovò la Cethera, e Mercurio la Lyra, avvengache questo la inventò nella sua pueritia come strumento conveniente a [can: alla sua] simile età. E quello dopo l' esser fatto huomo. E questa distintione à molte obbiettioni fattevi, basterà per risolverle.

[-29-] Che piu? Vedete s' era [can: -no] strumento dà fanciulli e da strapazzo, poiche la lyra, non haveva altro, che tre, ò quattro corde. La quale di poi comincio ad esser accresciuta sino à sette corde, essendo Chorebo di Lidia il primo che cominciasse ad aggiunger corde, et accrebbe la Quinta. Hagne la sesta. Terpandro di lesbio la settima. E questa erata [=era] chiamata l' antica Lyra.

Dopo alquanto tempo Licaone Samio aggiunse la corda ottava ovvero secondo Plinio Simonide, e la nona Timotheo, ò secondo [can: Teofrasto] Boetio Profasto Periota. Eustachio Colofonio la Decima. Il Lyrico Thimotheo l' Undecima, ò secondo Suida la Decima, e l' Undecima. Altri poi aggiunsero sino alla sestadecima, ne piu oltre passarono. Resterò di discorrer piu di strumenti di corde essendocene di molti da questi dependenti, e principali: solo dirò brevemente del suono detto Tiorba tanto suave, e moderno, simile al liuto, in quanto alla forma; se bene di maggior corpo, e manico piu lungo. Questo è di corde solamente di tenori bassi, contrabassi e di contralto, [21r] del quale per quanto hanno referito i periti, di quella è stato Inventore il S[ignor] Antonio Bardelli Romano, sonatore [can: di q-] esquisito, e singolare come ben si puo credere dall' Altezze di Firenze stipendiato.

Discorrendo ora delli strumenti di fiato e [-30-] principalmente dell' Organo direi, ch' havesse havuto principio dalla Fistula, over Syringa composta di sette canne impari conteste insieme con cera, e lino, la quale sogliono per ordinario favoleggiando dipingerla i P[oe]ti, in mano al Dio Pane, Dio de Pastori in memoria della sua bella, et amata Siringa; la quale per timore di non essere da quello violata, havendo fatt' oratione à gl' Iddei, subito fù convertita in canna. E secondo che scrive Vergilio fù di tale strumento musico Inventore. Sentite l' egloga: Pan primus calamos cera coniungere lino Instituit: la forma sua è simile ad un' ala d' uccello ò ad' un piccolo Organo. Altri hanno havuto opinione, che sia stat' inventato da Celti. La ragione che mi convinca à credere, che il nostrale organo principiasse da quello è per la gran similitudine che tra loro si ritrova: poiche essendo composto la fistula di sette canne con ordine di distanze impari dal grave all' acuto, come da Alamire basso sino a Gsolreut inclusive alto, forma [can:-ndo] le voci mediante il vento uscito dalla bocca, in guisa di mantice, che serve, e dà fiato alle canne de nostri Organi, o di legno, o di Metalli: Quando poi cominciassi questo nostro organo con tant' [21v] arte fabbricato, e da chi, non si trova altra memoria, che questa raccontata dal Galileo, cioè, che fù in uso primieramente nella Grecia, e d' ivi per l' Ungheria si trasferì nella Germania tra i Bavari: et attesta haverne veduto nella chiesa cattedrale di [-31-] Monaco con canne di bossolo tutte d' un pezzo grandi, e tonde all' ordinario delle nostre fatte di metallo, il quale sia il piu antico d' alcun' altro, che si trovi, non solo in tutta la Germania, ma in qualsivoglia parte del Mondo nel suo genere però, e di quella grandezza. Onde dà quei popoli vien tenuto in veneratione. Tra l' antiche memorie di questo strumento, e della sua certezza è un' Epigramma di Giuliano apostata Imperator tiranno, il quale regnò negl' anni di nostra salute trecentosessantatre: dove come cosa nuova, e maravigliosa descrive l' Organo diligentemente: ne altra differenza si trova trà il nostro, e quello, che la materia, e la qualità del suono, perche quelli erano di rame, e rendevano il suono acutissimo, e vehemente.

F. V[ostra] P[aternità] racconta per antichità grande, la memoria che fà Giuliano il quale regnò negl' anni di nostra salute 363. Ma maggior mi pare quella, che si legge nel salmo di David in quelle parole, Laudate eum in cordis, et organo.

S. Avvertite, che organo è parola greca, che in latino significa strumento per la qual parola s' intendono piu sorte di strumenti degl' Architetti, come si legge in Vetruvio. Inter machinas et organum [=organa] id videtur esse discrimen, quod machinae pluribus operibus [=operis] in maiores [-32-] coguntur effectus, ut ballistae. Organa autem unius operae prudencti [=prudenti] tactu perficiunt, quod propositum est, uti scorpionis [22r] et anysocyclorum. Si piglia ancora, secondo Columella, pro strumento ad metiendum. Mà per eccellenza s' intende ciascuna sorte di strumento musico. Ecco Quintiliano. Natura ducimur ad modos, neque enim aliter eveniret, ut illi quoque organorum soni in alios, atque alios motus duceret auditorem. Attalche si puo concludere che quella parola Organo, ne salmi del Serenissimo Re David s' intenda esser comune a ciascheduna sorte d' instrumento; e per una certa perfettione, et eccellenza la quale si ritrova in questo del quale trattiamo, sia nomato Organo; in quella guisa ch' occorre tra li poeti, perche quando noi dichiamo, questo lo scrisse il Poeta per figura Antonomasia, noi intendiamo tra latini Vergilio; tra li Profeti David il Re; tra gli Apostoli S[an] Paolo; e tra le Città, Roma.

Dell' origine, e dell' Inventor del Piffero, non ci è notizzia rispetto all' antichità, e rozezza di quei secoli; scrive bene Apuleio, ch' in detti tempi questo istrumento s' adoperava senza fori à similianza d' una tromba, et usavasi in occasione di rallegrar gli spiriti, e sollazarsi. Hagne Frigio [-33-] Musico, e Maestro di Marsia, e Padre, vi aggiunse li fori, comminciò à sonar quello con variati suoni, e fù l' Inventore di far sonar dui Pifferi con un sol fiato. I Lacedemoni l' usarono. I Romani havevano due sorti Pifferi sinistri, e destri. I sinistri sonavano avanti le Comedie quando contenevano materie gravi; i destri quando gioconde, e questo usarono, accio li spettatori [22v] da quelli comprendessero in qual genere si cantessero le Commedie. Il suono delli sinistri che era grave, e percio si conveniva usarlo nelle Tragedie, le quali trattando di cose heroiche, hanno i loro esiti e fini tristi, e dolenti, servendosi ne discorsi di parole scelte, e sublimi. Il suono delli destri era acuto, onde se li adattavano le Commedie, le quali trattavano di materie popolari, ò plebee ch' hanno i loro fini, et esiti allegri, et usano parole basse. Altri hanno detto, come Servio, essere stati i Pifferi di due altre sorti ancora, cioè Serani, e Frigij. Li primi erano Pari, cosi nomati perch' havevano le caverne pari, et equali: li secondi Impari, et inequali perche le havevano inequali. Et avvertite che Piffero appresso di noi è il medesimo che appresso i Latini Tibia: e che l' antico è differente dal nostro perche quello non ricercava tante voci. Da questo Piffero hebbe origine la Piva, o Cornamusa, cosi oggi popolarescamente detta, strumento antichissimo secondo che si puo comprendere da questi dui versi addotti da Dionisio longino col testimonio di Sofocle.

[-34-] Bengonfia per sonare altre Zampogne,
       Mà quel sacco gli manca d' aure colmo.

Gl' Irlandesi si servono di questo suono ne loro eserciti come quello della Tromba; et accompagnono i Morti loro [23r] alla sepoltura.

Dal Piffero hebbero origine molti altri strumenti di fiato, come flauti, i quali furono introdotti da Galli in Italia, e Traverse introdotte dalli svizzeri: dopo furono inventati i Cornetti, et i Tromboni piu artifizziati, e di maggior fatica. Gl' autori de Tromboni furono i sassoni, et in Norimbergo si lavorano perfettamente, altri come Plinio disser, che fu inventore Piseo Thirreno.

La Tromba fù inventata da Toscani, e di quella si servivano nelle guerre. I Traci inventorono il Corno. Gl' Egizzij il tamburo. Se volete poi piu minutamente sapere l' Origine, e gl' Inventori delle gia detti suoni, leggete Polidoro Vergilio.

Sino ad ora vi hò trattato degl' Inventori della Musica, del canto, e de suoni secondo l' opinione degl' Antichi Genteli, e moderni authori; molte delle quali sono confuse per la diversita delli pareri, molte favolose, e molte fondate in alcuni piu antichi scrittori i quali forse per cattar benevolenza d' alcuno, si sono mostrati appassionati nello scrivere; ò forse per essere stati male informati, e falsamente hanno scritto. Il che [-35-] potria esser occorso, com' alla gior- [23v] nata accader suole, che taluno si crederà essere stato Inventore di qualche opera singulare, la quale per molto tempo avanti era stata dà altri inventata. Mi maraviglio assai, che tanti scrittori di Musica valorosi, che non siano stati accurati nel legger la sacra Bibbia, dove haverebbono trovato piu alto principio, et origine di quella; ne haverebbono preso errore, come realmente apparisce. Pero notate, che nella sacra Genesi si legge, che Tuba figliolo di Lamech, e di Ada, della sesta generatione dopo Adamo, fu il Padre, cioe il Primo di quelli, che cantassero al suono della Cethara e dell' Organo. Pater canentium in Cithara, et Organo, dice il testo; gl' hebrei leggono, in melo, et cithara melo, id est suavitate quadam cantus. Niccolo de Lyra, esponendo il testo, scrive, che Tuba non solo fusse stato inventor della Cethera, ma ancora di molti, e varie sorti strumenti, mediante quella parola Organo: Gioseffe poi riferisce, ch' egli scrivesse le Regole della Musica, e del canto armonico, e del cantar sopra strumenti musicali di fiato, e di corda; e che l' intagliasse in due colonne in una di Mattoni et in un [can: l'] altra di sasso accio una delle quali resistesse all' acque, l' altra al fuoco; ma per l' acque del Diluvio universale venuto al tempo di Noe si disfece la Colonna di [24r] mattoni, [-36-] restando illesa quella di sasso, la quale oggi si trova in Soria.

Il Tostato rende la ragione dell' inventione de Canti, e de suoni, la quale dice che fù per sollevare l' animo de Pastori da quel tedio, che suole apportar la cura degl' armenti.

Il Zarlino attesta, che avanti il Diluvio questa Musica fusse al suono de Martelli trovata da Tubal [can: della stirpe di] Caino, mà questo veramente è molto contrario à quello, che si legge nella sacra Bibbia la quale chiaramente ci insegna, come udiste, che [can: Ad-] Tuba figliolo di Ada fu l' inventore, e perche meglio io sia inteso produco il testo Genuitque Ada Aiel [=Iabel], qui fuit pater habitantis [=habitantium] in tentorijs atque pastorum, et nomen fratris eius Tuba pater canentium in Cithara, et Organo /leggesi nella glossa interlinearia del Lira, /ipse fuit inventor Musicae, quae pertinet ad voluptate aurium. /Sella quoque genuit Tubal cain, qui fuit Malleator, et Faber in cuncta opera [a]eris, et ferri.

[-37-] Di qui dunque potete conoscere, che come hò detto molti autori riferendosi ad altri scrittori commettono infiniti errori per non haver visto i testi con diligenzia. Havete dunque sentito l' inventor vero dell' arte della Musica, della Cetera, e dell' Organo avanti il Diluvio [24v] e come ci hà lasciato le regole del fare il contrappunto intagliate in una Colonna di pietra, accio per il Diluvio non si perdessero, e potessimo noi posteri, e descendenti da Noe quelle esercitare.

Se andremo leggendo nel Esodo troveremo ancora, che il primo hinno, ò canzone, che sia stato composto al Mondo, secondo che attesta Origine, e che per le storie tanto sacre, quanto profane se n' habbia havuto notitia, è stato quello, che Moise illuminato dallo Spirito Santo, compose, e cantò insieme con gl' Israeliti, allora, che liberi passando il mar rosso viddero essere i nemici sommersi nell' acque con tutto l' esercito loro; onde per render gratia à Dio così cominciò. Cantemus Domino et cetera. E piu sotto nel medesimo Capitolo si legge, che la sua sorella Maria, anch' ella pigliando i Timpani, et altri strumenti simili, che dall' Egitto per volonta d' Iddio portati havevano, seguitata dalle Donne del detto Popolo, cominciò a cantare l' istesse parole, che dal fratello sentite haveva, cioè: Cantemus: dice Filone hebreo, che tutta quella gente era distinta in dui cori, et unitamente con voci acute, e gravi, facendo soave melodia, rendevano [-38-] gratia a Dio per la loro liberatione; sentite il testo. Sumpsit ergo Maria prophetes soror Aaron tympanum in manu, egress[a]eque sunt omnes mulieres post [25r] eam in tympanis, et choris, quibus pr[a]ecinebat dicens: et cetera. Questa era un' usanza di quei tempi, di cantare doppo tali benefizij ricevuti da' Dio, [can: cantar] simili hinni, come fece Anna Madre di Samuello per haver ottenuto un figliolo Delbora [=Debbora] per la ottenuta vittoria contro gl' inimici. Giuditta per la liberazzione della sua Patria da Oloferne. I tre fanciulli per la liberatione dal foco. Mà, tornando alla consideratione del prefato testo trovo, che per Timpanum s' intende il Piffero, secondo la descrizzione fatta da S[an] Girolamo. Timpanum dic' egli, est genus tubae in summo habens stipulam, vel fistulam per quam vocem reddit sonoram. E per quella parola Chorus, secondo il medesimo santo, s' intende la Piva detta Cornamusa. Chorus est pellis simplex cum duabus cicutis per alteram inspirat, per alteram sonum reddit, descrive: e secondo Cassiodoro per chorus s' intende quello strumento detto Cembalo che si percuote con le dite in aria. E descrivendolo dice, Chorus est pellis extensa [-39-] inter duo ligna, e secondo altri est multitudo canentium. Onde si puo concludere, che non essendo stato composti hinni ò Canzoni avanti Moise in occasione del suo cantico egli [sic] sia stato inventato il cantare à vicenda ancora. [Can: si che si puo dire che (egli) sia stato il Primo Poeta attesoche Orfeo, Lino, e Mesue.] [25v] Perche leggesi nel Paralipomenon che David ordino dugentottantotto Maestri di Musica distribuiti secondo le lor famiglie, acciò nel tempio d' Iddio guidassero il canto, e gli strumenti musicali, cioe Cimbali, Psalterij, e Cethere; il qual Psalterio essendo al tempo di David, e non leggendosi, ch' egli ne sia inventore, ma sonatore si puo credere, che [can: avanti assai, et] in simile tempo ò avanti assai fusse stato inventato, dice il testo Universi sub manu patris sui ad cantandum in templo Domini distributi erant in cymbalis et Psalterijs, et citharis.

F. Havrei caro saper la diffinitione di questo Psalterio, non havendo io mai visto tale strumento.

S. Est in modum quadrati clypei, dice S[an] Girolamo, cum decem chordis come l' istesso David lo descrisse ancora in quelle parole, in psalterio decem chordarum psallite illi; dove le corde rendono il suono in luogo concavo; e la sua forma e come uno scudo quadrato.

[-40-] La medesima origine nel detto tempo possono haver havuto la tromba, e cornetta, strumenti usati al tempo del S[anto] Musico il Re David ovvero molto tempo avanti gia che spesso si sentono nominare nelli suoi Salmi, come in questo [26r] Laudate eum in sono tubae; laudate eum in sono tubae corneae.

Dunque epilogando questo discorso concluder con verità possiamo dalle premesse, che per essere stata la prima Canzone composta doppo il Diluvio. Cantemus Domino: e di quella l' Authore Moise, egli sia stato il primo Poeta, et il primo Cantore, e non Orfeo, Lino, e Mesuè i quali furono doppo detto Moise anni trecento. Similmente che la Piva, Piffero, Cembalo, Choro, tromba, cornetta, organo, Psalterio, e la cetera con altre sorti di suoni, il cantare a dui, ò à vicenda, siano stati inventati al tempo, e di Moise, e molto di lui avanti.

Dagl' Inventori cosi nobili tanto Gentili, Hebrei, quant' altre nazzioni, si comprende quanto si deva havere in pregio la Musica.

F. E ben che tali, essi non fussero, non doverebbe, credo, esser da alcuno biasimata.

S. Così credo anch' io, e sempre stimai, non essere stato à ragione rinfacciato ad' Alessandro da Filippo l' intelligenza della Musica, come di cosa, non degna di quel sovrano soglio.

F. Ora entriamo nel bello: et haverà V[ostra] P[aternità] molti, che di lei si ride- [26v] ranno.

S. Et io molti, che di loro.

F. Hò caro sentir la difesa.

S. Aspettate forse, che con lunga diceria vi occupi l' intelletto? Con vive ragioni, e poche parole sarà da me difesa la Musica à torto fatta rea. Ditemi per gratia hà egli [-41-] orecchio, chi la biasima? à me pare, che no: perche non si sente tirato dalla sua dolcezza, e pur se fusse insensato la sentirebbe: à questo proposito fingono i Poeti, che Orfeo à se le selve, et i Monti tirasse, et Anfione con la Musica, mossi i duri sassi, à Thebe le mura edificasse: con che volsero spiegare il maraviglioso diletto, che la partorisce. Mà dicono, che è adoperata in amori illeciti, e che percio è degna di biasimo, non essendo stata usata mai da gl' Antichi, se non in cantare azzioni heroiche di Principi, e particolarmente le lodi degl' Iddei, come per essere esercitata ancora da persone vili, e mercennarie, che non hanno altro studio, che con ferri infocati nella cenere, incresparsi i Capelli; dà ruffiani, da genti fallite, ò che hanno dissipato i beni paterni malamente restate misere, e mendiche; dove prima era esercitata dà persone nobili, e virtuose, et insigni: et insomma concludono esser del tutto lontana dal suo proprio fine, mediante il quale ella era stata inventata, e da tanti illustri huomini approvata. Pero à gran ragione quel diligente, et insigne authore Gregorio [27r] Tolozano nel capitolo de diversis moribus antiquorum circa musicam, et tripudia. Si esaggera con queste parole. Quandiù antiquitas agnovit causam Musices, et tripudiorum, tandiù mihi videtur ea approbasse, et laudasse. Quando autem figurae solae remanserunt et voluptas, longe à fine, ad quem, et propter quem, musicam, et tripudia instituerant, ea meritò, potissimum apud benesentientes [-42-] nationes, improbata fuerunt, nisi temporibus perditis, vel sub Principibus parum caste viventibus vel impijs. Sicuti Musica, quandiu clarorum virorum et virtutum laudes canebantur, fuit exculta, et vocis, et tibiarum usus honestus: ut Themistocles hinc fuerit habitus indoctior, quod lyram in epulis, in quibus laudes cantabantur heroum, recusasset, ut ait Cicero 2. Tusc[ulanae] et alij. Seguita poi cosi. At postquam ad mollitiem, vocis et cytharae dulcedo incidit, ut effoeminatos reddens homines, explosa est: et instrumentorum musicalium scientia potius digna visa est, quae vilissimis hominibus, ciniflonibus, lenonibus, et decoctoribus, et meretricibus exercetur, quam ut à gravioribus probis, et à matronis tractaretur: Hò voluto in conformità di quanto di sopra vi hò detto addurvi il testo latino, e dell' altro piu avanti reciterò, acciò i delinquenti della professione della Musica non si credessero, ch' io fussi solo, à dir mal di loro, ma ci è peggio ancora, che noi come christiani, che doveremo esser imitati nell' azzioni buone, et honeste dagl' infedeli, ci fa di mestiero quelli imitare, negl' imitiamo [27v] Quelli Antichi, come di sopra udiste, tutti huomini insigni non si servivano della Musica, se non in lodi di Heroi, e de loro Dei, ma la nostra buona parte è esercitata da persone plebee piene di male creanze, e d' interesse, e da sfacciate Meretrici, salvo alcune persone buone, pero rade come i Campanili di contado: ma esercitata dico con Madrigali Canzoni, et insomma parole inoneste, e che destano Venere; che se pur se n' esercita in lode [-43-] d' Iddio, della gloriosa Vergine Maria, e di tutti i Santi sugl' Organi, Arpicordi, et altri strumenti musicali, si sentono per le chiese sonare alcune sinfonie, con Violini, flauti, et altre sorti di strumenti, come Tiorbe, e Violone, e sonate da' Organi, che come cantilene da balli, e da usarsi per le camere, o raddotti di festini, ò di saltatrici, invitano, e destano la gioventù sfrenata in questi luoghi sacri à simili allegrie, e lascivie con haver profanato la casa, e tempio d' Iddio, contro ogni dovere, e contro i concilij. Questo modo di sonare è stato introdotto dà alcuni sonatorelli, di arie, e senza studio di contrappunto, i quali pascendosi d' un' aura popolaresca, e plebea, non sapendo altro sonare [28r] che quest' arie lascive, venuto l' ora di sonare gl' Organi alle Messe, et alli Vespri con quattro strisciate di Note di crome, piene d' allegria, senz' arte alcuna, ripiene di mille spropositi, cominciono à sonare, e rispondendo à versetti de salmi, ò delle Messe pieni di canto grave, composto dà Santi, conforme al senso delle parole, et al luogo, dove si canta alla presenza degl' Angeli, e dove cont[inovamen]te Dio incarnato sotto le specie di pane nella sacratissima Ostia si ritrova, rispondono dico con qualche arietta simile alla spagnoletta, ò alla Romanesca, o altra comune, e moderna, ovvero imbastardita con quelle, con poco ingegno; gl' orrechi purgati, e le persone divote invece di muoversi à devotione si muo[v]ono à sdegno contro di questi scioccherelli con biasimo di chi gli stipendia. E benche i sonatori d' Organo havessero buon contrappunto, non devono perciò sonare in stile di simili arie, o troppo allegro particolarmente nella Messa perche non saria à proposito, come se uno dipingesse un Delfino nelle selve, o un Pino nel mare. [-44-] Perche i versetti del Chirie e della Gloria in excelsis, dimandandosi, à Dio misericordia de peccati commessi ricercano l' accompagnatura dell' Organo [28v] grave. Ci è un' altro difetto di gran consideratione in alcuni Organisti, alli quali, si può dare il titolo d' ignorantelli, e di temerari, che oltre al sonar tali inoneste ariaccie, cioe che nel sonarle rappresentano all' uditore le parole lascive, o balli simili invece di rispondere à versetti corali, massimamente à quelli de salmi, secondo i tuoni ecclesiastici, senza distinguer tra questi, e quelli de Madrigali sonetti, o canzoni, danno fine e terminano le lor sonate come à Dio piace. O' quanti di quelli ancora, che si tengono della prima pezza, hanno bisogno di studiare i precetti del Padre Diruta. Però questi tali avvertino di non lasciarsi trasportare dall' ambitione per compiacere alli sfrenati Zerbini, ne dall' interesse, mà si procurino altre cariche perche oltre che sariano obligati alla restitutione de salari per non haver sodisfatto al debito loro, ne pagherebbono la pena di peccati mortali, havendo trasgredito le determinationi de Concilij i quali prohibiscono sonare sopra gl' organi, ò altri strumenti musicali arie che rappresentino parole disoneste, ò concetti amorosi. Sentite il seguente del testo latino del venerando Prete [=Petro] Gregorio Teuzano [=Tolozano]. Ut non possim dolere, quod hodie, summo cum divinarum [29r] rerum opprobrio, mercenarios istos musicos organicos, et symphoniacos in sacris comitijs, et sacrosanctis templis, divinis, et festivis christianorum supplicationibus et conventibus, nescio quas turpes, et obscoenas cantilenas resonare audiamus, ac si in lupanari quodam essent. Res certe animadversione digna: quamvis enim, [can: quamvis] non exprimantur [-45-] cantionum profanarum verba, tamen multis, qui ea norunt, in illis conventibus animus per sonum earum commovetur ad turpia, et à sacris ad scelera ingenia avocantur. Ita enim paulatim licentia nimia ex magistratuum segnitie, et praelatorum in curia ex sacris Dei, et divorum laudibus per musicam ante decantatis, permisit in eis impium morem homines decidere, etsì adversentur divina, et aecumenica concilia.

Mà di tutte queste cose sopra dette, mi dice uno nell' orecchio conforme al sopra citato testo. [Can: E rispon(d)e.] Chi n' è cagione? Rispondo il Prelato, e superiore di quel luogo, il quale avanti che elegga tali Organisti, doverebbe esser bene oculato, o trovandosi ingannato subito licentiarli. Soggiunge il medesimo, ò Padre come volete voi, che altrui di quelli si liberi, se à tali Superiori per forza alle volte le fà di mestiero eleggerli, contro la loro volontà mediante questi tanti maladetti favori, i quali non distinguendo [29v] il tristo dal buono, ne l' ignorante dal sapiente distruggono l' arti, e l' osservanze de Cleri, e delle Religioni.

F. Mi pare, che l' habbia sciolta la lingua assai, buona ventura mia, perche questi discorsi mi serviranno per scuola attendendosi all' arte del sonare. Seguiti pure.

S. Non deve dunque esser biasimata la Musica, ma si bene chi male se ne serve, come si e detto in amori lascivi perche in questo modo ancora gli occhi doverebbono esser biasimati, che scorta ne sono à [-46-] gl' amori: piu presto doverebbono dire, doversi scacciare dalle Cittadi, chi in simili amori le Musiche intromettesse.

F. Veramente è così. Ma certo mi creda, che io in particolare mi scandolezo di questi cantoracci, cosi scorretti ancora, oltre al cantar cose illecite che usano.

S. Filareto io conosco ch' havete gusto ch' io seguiti à narrar le lor male creanze, e mali costumi percio state dunque attento perche ancora non mi sono sfogato bene, e dico che oltre all' esser per lo più, salvando sempre i buoni, sfacciati, sboccati, e disonesti nel parlare, sono talmente ghiotti, che in guisa di tanti Epicuri, Quorum Deus venter est, non hanno altro stimolo, che stare intorno à Bacco, e Cerere, et imbriacarsi. Che cosi cotti dal vino fanno mille insolentie alle tavole, dove sono chiamati per ristorarsi delle lor fatiche. Come [30r] sarebbe à dire, non si contentar mai, mormorando publicamente di chi ha usato cortesia loro fuori d' obbligo, essendo stati pagati, oltre al trangugiar, che fanno che come tanti uccelli di rapina portar vorrebbon via, se havesser tanta forza, e le fusse concesso, sino l' istesse tavole. Nelle solennità grandi, e nelle feste ò di Cattedrali, ò d' altre chiese particolari sogliono doppo il vespro i soprastanti preparare una Mensa piena di confetture, e di paste lavorate con Zucchero, et altre gentilezze, acciò si ricreino gli spirti affaticati col canto, e se ne faccino le pezzuolate. Mà non sono prima arrivati al luogo ordinato che le robe sono sparite. Fù un Signore principale d' una Città il quale nella festa del glorioso S[an] Giosef suo avvocato, oltre alla ricca Mensa fatta alli Cantori, doppo il Vespro fece un [-47-] rinfrescamento di variate paste di Marzapani, et altre simili, di spesa circa scudi cinquanta, dove arrivati gl' ingordi, in un baleno, che ne ferraioli, cappelli, e tasche il tutto rapì, ma quello che è di maggior vergogna, con i confetti andorono ancora alcune forchette, e cucchiai d' argento, si che per quanto intesi questo Signore per altri tempi tralasciò le colizzioni: Nel discorrer io lamentandomi assai di queste brutte azzioni con un costumato Maestro di Cappella d' una Città famosa di Romagna, dissemi, che dove era capo nelle musiche delle feste, haveva prohibito i mangiari, volendo, che si contentassero i Cantori solo delli danari, e questo per medesima cagione [can: detta] di loro pravi costumi. Questa sorte di cantori dopo queste ricreazzioni di desinare, o di Cene [30v] infuriati dal vino fanno mille altre pazzie, come rizzandosi alle tavole, come tanti Bacchi con boccali, ò fiaschi di vino in mano cantando molte buffonerie. Veddi una volta cinque ò sei di loro ciascheduno [can: di loro de quali] con un piatto dentrovi una frittata, tra quali il Maggiore ponendosene uno in capo, e stando fermo con un fiasco in mano tutti gl' altri girandoli intorno cantavano alcune arie da osterie con infiniti gestacci, spesso dandoli incenso, o 'l profumo, ch' usciva dalle teste loro ripiene di vino. O' Santi Dottori, e Prelati della primitiva chiesa, sapevi ben voi quello, che partorivano i Canti inonesti doppo tali ricreazzioni, e però prohibisti allora, che dopo che li Christiani havevano finiti li conviti, i quali per mantenersi in unione, e charità alle volte usavano, non cantassero, se non cantilene spirituali e modeste. Stando con termini di creanze, e buoni costumi: Mà [-48-] peggio ancora ci è del sopradetto perche ci sono alcuni che portano la cherica, et gl' habiti di Religiosi, i quali, non solo non si vergognano di andar per le case delle Meretrici, ovvero avanti le lor finestre con le tiorbe cantando spasimi amorosi, ma lasciati li proprij habiti, e vestitisi di profani, salgono sopra le scene non erette in luoghi sacri, mà sopra quelle di materie inoneste publiche, che per udirle dalli spettatori si paga. Questi son quelli che tolgono il decoro alla Musica, divenuti quasi Istrioni, apportan danno all' anime loro, disonore à parenti, se Preti, al Clero, se Regolari alla sua Religione: Mà non son netti di pena, chi permette loro, o dà licenzia di cantar cosi scandolosamente in commedia. [31r]

Ma, che siano per pagar la pena questi gia nomati Religiosi de lor canti profani, gli esempi ch' io vi racconterò lo renderanno chiaro. Beda il venerabile racconta nel libro 4 de Gestis Anglorum come un fanciullo puro, e semplice figliolo d' un pecoraio, non sapendo, ne havendo, voluto imparare a cantar parole lascive, ne meno udirle, fù una sera avanti cena importunato da suo Padre di cantar sopra d' una cetera, il che recusando, e presosi licenza se ne fuggi via, e ritiratosi nella stalla delle pecore sopra il suo letticciuolo, si pose à dormire. E mentre nel piu bello della notte dormiva fù svegliato da una voce d' un giovane tutto risplendente la quale l' invitava à cantare. Ma scusatosi il fanciullo, che non sapeva, et alla fine ripregato disse, che volete ch' io canti? Rispose il detto giovane, ch' era un Angelo, che cantasse una lode del creatore; e subito il fanciullo cominciò à cantare in verso soavissimo e lingua inglese una lode del [-49-] creatore. Esempio non solo alli secolari ma maggiormente à Religiose [=Religiosi] di tralasciar le parole profani [=profane], et usar le divine lodando il creatore la sua potenza, e il suo bel regno. Hora se ricusa un fanciullo cantar cose profane, che dovra fare un huomo fatto, et un Religioso? Tanto piu ch' Iddio vuole non solo che tralasci simili parole, ma ancora la troppo affettatione nel cantare parole ecclesiastiche in chiesa, e che sia il vero. Un Abate di Montecasino racconta, come un Monaco del suo monasterio cantando alcune antifone, e responsorij nella chiesa in una gran solennità con assai lascivia, e vanità, fiorizando, e cantuzzando con certi acutissimi modi di voce per divina permissione gli apparve il Diavolo in forma d' un bruttissimo e negrissimo fanciullo il [31v] quale alla presenza di quel popolo con gesti, et atti di mano, di capo, e di bocca sconciatamente lo scherniva, dicendoli ad alta voce, e con sfrenato riso. O bene, ò canta bene, canta di nuovo Monaco che tù canti molto bene; e sbattendo le mani, e facendo un dissoluto ridere spari questo Diavolo lasciando tutto il popolo confuso, di maniera, che il Monaco rimase insensato per tale spavento, e vergogna, ch' haveva sentito, cagione veramente poi della sua conversione. Mà peggio è quel che racconta S[anto] Cesareo cioe, ch' un Frate il Sabato santo cantando l' Angelica per essersi troppo invaghito, e gloriato, che 'l popolo [can: si] lo ammirava, e compiaceva grandemente della sua bellissima voce, per giuditio d' Iddio finito quel suo cantare, [-50-] comparve il Diavolo, et in presenza di tutto il popolo lò pigliò, e portollo via per l' aria visibilmente che mai piu fù veduto. Ma che meriteriano quelli che profanano le chiese con sonate da balli sugl' organi ò con violini ò traverse, ò Cornetti ò altri strumenti? [Can: Quello] che [can: meritino] gl' occulatori del loro Habito clericale, ò regolare, non solo cantando la notte su Vegli[o]ni ò per le strade infami, ma sopra le scene secolaresche, lascierò giudicare alle persone gravi, et alli casisti. [32r]

F. Benedetta le sia la bocca mille volte, perche ogni cosa è verissima. Piacesse pure à Dio, che non fusse per ben loro, e per decoro della Musica. Ma ci sarebbe alcuno altro rimedio, che bandir questi tali fuor degli stati? Come forse in allevar bene questi quando sono fanciulli?

S. Intendo benissimo. Ci è questo frà gl' altri, che quando vanno alle scuole per imparare à cantare, cerchino di maestri costumati principalmente, i quali gli avvezzino à cantare parole sacre, ò spirituali. Perche facendo nella tenere età un' habito buono, e virtuoso, difficilmente inciamperanno nell' eta piu matura in simili disonestà; che se per il contrario haverano Maestro vitiato, il quale gli avvezzi ad esercitarsi in cantilene lascive, e disoneste, in condurli à crapulare in occasioni di feste, tutto il giorno in quà et là, massimamente dove si ritrovano le compagnie sopradette di sfacciati e briaconi, diventeranno ancora loro tutti vitiosi.

[-51-] Si quis à teneris annis assuescat bene agere, magnum habet in virtute momentum: et contrà in malum consuetudo, vitiorum fit maxime sectatrix dice Aristotile. E Plauto in Trinummo. Mores mali, quasi herba irrigua sucrreverunt [=succreverunt] uberrimè cioe [can: tutte le cattive herbe crescano, dice il volgato proverbio, ovvero] I cattivi costumi, sono cresciuti abondantemente in guisa d' herba che s' adacqua. Il Serenissimo Re David nel salmo 17 canta. Cum sancto sanctus eris, et cum perverso perverteris id est se tu praticherai con i buoni sarai santo o buono, se con i cattivi, di buono, diventerai tristo. S[an] Paulo Corrumpunt bonos mores [32v] colloquia prava. Cioe li parlamenti cattivi, corrompono i buoni costumi. Insomma la buona educatione è necessaria, non solo à quelli, ch' imparano à cantare, e sonare, ma à tutti i Giovanetti, i quali si applicano ad' imparare alcuna professione perche secondo che noi semo allevati ci mantenghiamo. Et in conferma di questo, hò letto, che Licurgo, havendo allevato dui cagnoli nati del medesimo [-52-] Padre, e Madre diversamente feceli condurre alla presenza sua, e de lacedemoni; alli quali fatto porre avanti una lepre, et una Pignatta, uno di quelli con grand' impeto abboccò la lepre, l' altro la Pignatta con il quale esempio volse insegnare à quei Popoli, che si come con la consuetudine, et habito fatto un de cagnoli era diventato ghiotto, e l' altro cacciatore, cosi loro avvezzi à buon costumi, et alle buone lettere diventeriano virtuosi, e dotti, ma se avezzi alle male operationi, diventeriano pessimi huomini perche l' habito, e la consuetudine d' una cosa fatta si converte in natura. Sentite le parole precise di Plutarco. Lycurgus dum Lacedemonas, ad parandam virtutem ingens momentum consuetudinem docere vellet, atque disciplinam, doctrinam, et vitae institutionem, duos catulos produxit in medium, ijsdem ortos parentibus, quos diverso modo nutrierat: et leporem, et ollam eis apposuit: quorum alter in leporem, [33r] alter in ollam erupit impetu; docens consuetudine alterum gulosum, alterum venatorem evasisse. Idcirco curandum summopere est, cum quibus consuecamus, ut tales sint, quales esse velimus. Nam haec consuetudo, sive in malum, sive in bonum, transfundit mores, et transit in alteram naturam.

F. [sic] E per concludere in brevi parole, la Virtù morale nasce dall' uso, e dall' habito, e non dalla natura perch' altrimenti tutti sarem[m]o buoni, avvengache niente nascere, [-53-] ò far si possa contro la la [sic] natura.

F. Bellissimi documenti sono stati questi. Vogliamo dir Padre, che queste cattive educationi de Cantori e questi lor mali esempi siano cominciati à tempi nostri ò quando? Povera professione di Musica tanta per sua natura buona e modesta, oggi per vitio de cantori divenuta quasi sfacciata Meretrice.

S. Cominciò al tempo della Grecia, e de Romani, come scrive Emilio Probo nella vita d' Epaminonda, scimus inquit, musicam nostris moribus scilicet Romanis abesse principis persona. Saltare etiam in vitijs poni, quae omnia apud Graecos et grata, et laude digna dicuntur. Fuit, et tempus, quo discebant fidibus antiqui Romanorum sed, et id postea recessit ab usu, sicut et tandem degenerante Musica apud Graecos. E Suida ci insegna un proverbio in lingu[a] greca così. Archieon, archieon id est ineptum, et nullius pretij pulsare Citharam. Idque non propter Musices odium, sed abusum. [33v] Cosi la Musica essendo stata di grandissima stima appresso i Greci, in progresso di tempo essendo divenuta vitiata, questa insieme con l' altre dottrine, e con l' Imperio si persero. I Romani che da loro acquistata l' haveano, quando ella cominciò à tralignare, et uscir del suo fine fu da [-54-] Principi, e da tutto il popolo romano insieme con il ballare aborrita; e secondo il proverbio da Suida riferto in alcune parole greche sud[d]ette il suono della cetera era inetto, e di nessuna consideratione non perche odio portassero alla Musica, ma rispetto all' abuso de cantori. E' opinione ch' i detti Romani, [can: no-] si servissero della Musica principalmente dove faceva di bisogno, ne Theatri, dove si recitavano le Tragedie, e le comedie, senza molto applicarsi à quella, ch' è intorno alle speculationi: et occupandosi continovamente nelle guerre, non molto à quella attendessero, e cosi facilmente la dimenticassero. E che essendosi spento ogni lume di scienza per haver l' Italia lungo tempo patite grandi innondationi de Barbari, tutti gl' huomini soprapresi dà grave letargo d' ignoranza, fussero vissuti senz' alcun desiderio di sapere; e di quella ne havessero quell' istessa contezza, che dell' Indie occidentali. E ch' in tale cecità dimorassero, sino ch' il Gafurio prima, et appresso il Glareano, e poscia il Zarlino, Principi di questa moderna Prattica, cominciarono ad' investigare quello, ch' ella fusse, et à cercar di trarla dalle tenebre, ov' era stata sepolta, la qual parte da loro intesa, et apprezzata, l' hanno à poco à poco ridotta nel termine, ch' ella si trova. Che regnasse in que[i] tempi una grande [34r] ignoranza nelle lettere, e nelle arti, ce ne rende sicura fede quello, che si legge nella vita di Messer Francesco Petrarca poeta [-55-] celebre, e di Giotto pittore gia noto, et ambi Fiorentini, percioche essendosi perso la lingua latina, e la Pittura in Italia detto Francesco compose l' Affrica poema heroico in versi esametri come Vergilio: opera veramente allora famosa, non solo per se, quanto per la mancanza della lingua latina da lui ravvivata. Per la quale della Laurea fù coronato in Roma nel Campidoglio l' anno del Signore CCCXLI. e della sua età XXXVII. agl' otto d' Aprile giorno della S[anta] Resurrezione del Nostro Signore.

Giotto poi dipinse un' Ancona la quale per tutta la Città, fù come una reliquia portata in pricissione e come cosa nuova: oggi si trova nella chiesa di Santa Maria Novella di Fiorenza Convento de Padri Predicatori. La qual maniera di dipingere alla greca era cosi confusa, non conoscendosi una pianta da un' animale, facendosi di bisogno per conoscerle sotto scrivervi, questo è un uccello tale, quest' è la tal pianta, è stato [=stata] poi à poco à poco migliorata da Masaccio, poi dal Perugino, e perfettionata dà Andrea del Sarto, Raffaello urbinate, Jacopo da Pontorno, Michelagnolo Buonarruoti, et altri famosi pittori. E perciò per il riscontro di questi famosi huomini, si può credere, che la Musica fusse perduta, anch' ella, e rinverdita da gia nomati Musici theorici. Chi riducesse in buona prattica la Musica, la quale dà una somma altezza, che era collocata, era caduta in una infima bassezza, il Zarlino afferma essere stato Adriano Vuillaert, il quale dice in guisa [34v] di nuovo Pithagora esaminando minutamente quello, che in essa poteva occorrere, [-56-] ritrovatovi infiniti errori, cominciò à levarli, e ridurla verso quell' honore, e dignità, che già ell' era: e mostrò un' ordine ragionevole in comporre con elegante maniera ogni musical cantilena. Il Galilei nel suo Dialogo dopo l' haver nominato i tre principali Theorici della Musica, gia nominati, il Gafurio, il Glareano, et il Zarlino, tra li moderni theorici de suoi tempi commendò assai il S[ignor] Girolamo Mei, e della Città di Firenze il Signor Giovanni de Bardi de Conti di Vernio, il quale con il lungo studio in quella fatto, e di essa molto dilettatosi, come di tutte le altre scientie, l' hà grandemente nobilitata, e resa apprezzabile, havendo col suo esempio, eccitato i nobili al medesimo studio, molti de quali erano soliti andare in casa di lui, et ivi in dilettevoli canti, et in lodevoli ragionamenti con honesto riposo trapassare il tempo.

Ma dove si lascia quello veramente Principe della Musica prattica Giovanni Palestina mediante l' arte, e la gravità delle sue armonie? Dove il Nanino, Cipriano, Filippo di Monte, Orlando, Gostanzo Porta, Claudio Merula, Andre Gabbrielli, il Vittoria, il Morales, Luca Marenzzio il quale hà composto in tante sorte di maniere come la nona opera a cinque il Nenna et il Principe di Venosa con il suo nuovo stile di comporre Madrigali? Claudio Monteverdi con i suoi vaghi concerti? Luzzascho con i suoi Ricercari [35r] dove il [-57-] Gagliani, dove Giulio Caccini, la S[ignora] Francesca sua figliola, e il S[ignor] Jacopo Peri tutti Fiorentini nello stile recitativo di quello rinnovatori, arricchitolo di peregrine inventioni, e di gran lu[n]ga passato gl' Antichi, come à suo luogo con evidenti ragioni, e curiose sentirete?

F. V[ostra] Paternità si mette ad un[a] grande impresa volendo provare che la moderna Musica recitativa habbia superato l' antica rispetto alli gran suggetti, che quella hà havuti, et i grandi effetti che partoriva secondo che si legge ne Poeti. Pero con grande attentione staro à sentire all' occasione il suo elegante discorso. Hò sentito ne suo[i] raggionamenti adreto, che il ballare insieme col canto, essendosi vitiato, appresso i Greci et i Romani, che da quelli fussero ambi aborriti, e biasimevoli, e come oggi il ballo sia tanto in uso gradito, e lodato? et allora tanto in disprezzo.

S. Luciano ce lo dichiara, dicendo, che li saltatori, e ballerini furono approvati da Romani, perche quasi tutte le genti nelle feste sacre usavano alcuni proprij balli, mentre cantavano le divine lodi. Saltò, e ballo David Re, e profeta ancora avanti l' arca d' Iddio. Le Donne ancora furono ammesse à ballare, e cantare insieme le lodi d' Iddio, come si legge nel' Esodo.

Gl' antichi havevano molte sorti di saltationi, e balli, delle quali [35v] alcune erano i Chori delle scene, in luogo de quali poi successero gl' Istrioni, che se erano piene [-58-] di gravità, si chiamavano Saltationi Tragiche; Ballavano la Gymnopedia, simile alla Anapala; i fanciulli nudi tagliando in pezzi alcuni eleganti, et ornati versi; e facendo delle mani alcune figure [can: per essere] havevano spettacoli della Lotta, mentre [can: movessero] movevano i piedi acconciamente e con gr[ati]a. Havevano saltationi allegre, tra le quali una era nomata Hiporchematica, assimigliata alla saltatione comica, la quale ballavano, gl' huomini e le Donne: ci era la Dionisia, dove i ballerini invece d' Asti, tenevano in mano de Thirsi. Giulio Polluce tratta di tali saltationi minutamente.

Havevano delle saltationi ridicole, una sorte si dimandava Morphasmo, con la quale i ballerini imitavano ogni sorte d' animali, in quella guisa, ch' imitano tutte l' Arti nel ballo detto la Bergamasca [can: l' altra] i nostri moderni. Un altra era detta l' Hypogimene, la qual ballavano contrafacendo i Vecchi con bastoni. Usavano la saltatione degl' Uccelli detta Scopia, simile alla quale e quella oggi detta la Civetta. Di queste imitationi fatte ne balli, Aris[to]tile à ragione scrisse Saltantium esse, gesticulationis numerosa varietate mores, perturbationes actionesque imitari.

Quelle cose ancora, le quali facevano con l' armi, l' esercitavano gl' Antichi con le saltationi dette Pirriche, e cominciavano [-59-] d' anni [36r] cinque, secondo Aristosseno: Ballavano ancora armati et alto, e leggiermente e servendosi delle spade l' un con l' altro si percoteva [can: -no] sino a tanto, che si vedesse uno di loro ferito, il quale à poco à poco si lasciasse cadere in terra; onde poi nasceva, che tutti gridavano, et allora il vincitore spogliandolo dell' armi, se ne andava tr[i]onfante cantando. La quale usanza propriamente fù de Thraci: E percio Socrate disse, tripudiantes maxime esse idoneos rebus bellicis. E facilmente puo esser, che cosi si esercitassero per meglio poi riuscir nelle battaglie. Perche sino oggi usasi che chi vuol imparare à schermire, prima si eserciti al ballo. E gia, ancora esercitano il ballo della moresca con le spade, le barriere à piedi, et à cavallo per riuscir nell' occasioni di Guerre. Haviamo noi ancora di questi balli ridicoli, e d' imitationi come la Mattaccina e quello di Ruggieri, e della contadina, et infiniti altri, che con i gesti esprimono gl' affetti. Et altri simili uditi sino i balli de Cavalli.

Queste sorte di balli erano ammessi da Greci et Antichi romani per esser in recreatione delli spiriti affaticati dalli negotij, non solo de ballerini quanto delli spettatori, per essere in tutto honesti. Ma da poi, che si cominciorono ad usare i balli in compagnia di fanciulle, e Donne maritate, et huomini insieme perdendo quell' honestà che prima portarono seco, e [36v] introducendo occasioni d' incitamenti alla lussuria persero la loro stima. Et erano tenuti sfacciati e senza honore quelli che publicamente e negli Orchestri ballavano. [-60-] Però Giustino chiamo li balli, et i canti strumenti di libidine. Macrobio, che erano tenuti cose infami, e da Istrioni. Suida sopra quella parola greca, acrina, dette questo avvertimento in saltatriculae domum ne insilito, nè illis rebus inhians malò à meretricula ictus de gloria perturberis. Non anderai à saltare in casa di saltatrice, accioche tu stando con la bocca aperta à veder quelle cose, ch' ivi si fanno, ferito d' amor libidinoso da una meretriciucola piu presto venissi à perder la tua gloria, e la tua buona fama. Cratone diceva, che gl' Amanti invitando le donnuccie del vecchio secolo, come la libidinosa Phedra, Parthenope, e Rhodope con i suoni, et osceni canti, e con strepito di piedi per saltare, e ballare, di huomini si trasformavano in Lyden, et Baccham quandam. E Theocrito volendo sotto il nome di Capre dichiararci, che le saltatrici provocano alla Lussuria, dice nell' Idilio primo, sotto parole greche, esposte in lingua latina da Gregorio Tholozano. Vos vero Capellae nolite saltare, ne forte hircus incurrat. Ma non solamente i balli sollecitano ad amori illeciti, ma sono cagione di altri mali effetti perche leggesi degli Oridi [=Otidi], i quali mentre ballando i Cacciatori essi ballano ancora, dà [-61-] quelli vengono presi. Il che avviene à quelli [37r] che stanno ad aspettare le saltatrici. Che cosi fù ingannato lo stolidissimo Herode Re nella sua fede da herodiade figlia saltatrice. L' ecclesiaste al capitolo 9. pr[o]ibisce il commertio delle saltatrici, in quelle parole, Cum saltatrice ne assiduus esto. Ma dice il Tholozano, eò pervenerunt insaniae gesticulationes saltationum, ut empusas quasdam, et monstra [can: videamur] videre videamur. Alphonso Re d' Aragona ottimamente considerì una saltatrice, la quale essendosi agitata troppo sfacciatamente nel ballare disse queste parole publicamente: Mox Sibylla reddet oraculum. E questo perche essendo le Sibille prophetesse, non nisi furore correptae reddu[n]t oraculum. Conoscevano gl' Indiani, che il ballare era cosa pernitiosa percio havevano una legge, che il loro Re, una sola volta ballasse in un' Anno, quando pero sacrificavano, e non più.

[-62-] Ma di gratia notate questo caso stravagante occorso tra dui eserciti nimici. I popoli di Cardia città di Thracia solevano insegnar ballare alli Cavalli, et in occasione di guerra essendo invitati à battaglia con la cavelleria dalli Nimici, subito messi inordinanza, questi sapendo il costume delli nomati cavalli cominciorono à sonare con le Tibie o Pifferi le sonate a quelli consuete, mediante le quali i Cavalli cardiani erettisi sulli piedi di dreto, furono subito precipitati, e cosi il campo adversario restò vittorioso.

F. Resto sodisfatto certo di tanta bella dichiaratione di balli [37v] e la cagione perche si vizziorno. Hora sto con grandissimo desiderio che mi sodisfaccia [can: d-] all' altra dimanda.

S. Io mi credo, ch' i balli hoggi siano in stima appresso i nobili principalmente quelli, che si esercitano in casa di Principi, e Signori grandi, come sariano quelli de Festini, perche se ben c' intervengono giovanni Cavalieri, nobilissimi Signori e nobilissime Dame insieme à danzare, si esercitano nulladimeno con tanta modestia, termine buono, et ottima creanza, quanta sperar si possa da persone nobili bene educate. Come quelli ancora che si usano tra le scene delle Tragedie, e Comedie invece di Choro gia più volte visti in occasione di Nozze de Serenissimi di Toscana. Ma quelli che sono in uso tra la Plebe ò tra la gente la quale hà perso alquanto di vergogna, ò che desidera se sono genti che habbino figliole procacci[a]rli marito, ò come si sia, sono [-63-] dico di biasimo, e molto vituperio, si quando habbino questi fini, ò per rispetto di dare occasione di tristi effetti. E perche ciascheduno oramai sà, e credo sappiate ancora voi, che oltre alli balli propriamente, che poco fà descrissi, buffoneschi; e di sollazzo veramente non disdicevoli, non cagionando mali esempi, ce ne sono alcuni, che oltre à tener sempre l' huomo e la Donna le mani avvitichiate insieme l' un dell' altro, [can: sono] così quelli ordinati à posta e facendo catene delle braccia [can: ballerino, e ballerina con le mani unite insieme] per passare per alcuni stretti, fatti da altri saltatori con le braccia [38r] in guisa d' arco; altri che girando per le stanze, ballerino, e ballerina presi per mano adagio adagio discorrono di quello piu lor piace. Ce ne sono altri assai, i quali essendo di questi, come dire si suole fratelli carnali, per brevità tralascio. Che chi è di sano giuditio, bene allevato, se è Padre ò Madre, benissimo credo, che conoschino di quanto danno siano all' innocenti giovanette loro figliole il mischiarsi così tra giovani; e di quanta gelosia possino esser le maritate donne alli loro Mariti lascierò pensare à ciascuno ben qualificato, et onorato huomo. Che tali balli della Plebe siano di cattiva consideratione lo dimostra un' ordine dato d' alcuni Vescovi delle Città, il quale prohibisce loro i balli in genere quivi d' esercitarsi, attalche loro conviene fuor delle Porte andare à saltare per sollazzarsi.

F. E' vero questo piu che non dice, perche mi ricordo mio Padre mai havere acconsentito, che mie sorelle andassino à balli per rispetto di quelli tanti strettoi che vi si fanno: Ma si potrebbe sapere, chi dopo che era tenuto cosa brutta, et infame, ballare, e saltare publicamente: tanto gl' huomini [can: soli], quanto le Donne, [can: et huomini] maritate, ò non maritate [-64-] sin negli Orchestri, riprincipiasse à ridurre nel suo decoro il ballo?

S. Ecco uno diligente scrittore, prodotto dal Tholozano, detto Xi- [38v] philino il quale cosi dice: Saltare in orchestra, et publice turpe olim, tamen ad id coegit nobiliores, et foeminas promiscue Nero, atque scholas huius rei constituit: et si qui prodissent personati, petente populo personas, auferebat, ipseque in Theatrum prodijt luden[s]. Dione referisce Caium Caesarem Caligulam promiscue admisisse mulieres, et equites, et senatores, in Orchestra saltare. Soggiunge il medesimo Dione cosi. Sustulit mulierum saltationem in Orchestra Claudius, pueri tamen postea sub eodem evocati ab Asia, qui pyrricham saltarent. Haverete dunque da queste parole latine assai chiare, che Nerone sia stato quello, che sforzò i piu nobili huomini, e nobili femmine à saltare insieme, et ordinò le scuole di quest' arte, e perche le cose passassero con decoro, se ci apparivano huomini o Donne mascherate gli mandava via ad istanza del popolo, se di cio non havea gusto. Di piu che Claudio si contentò che le Donne ballasero nelli [-65-] Orchestri e che furono richiamati dall' Asia fanciulli, che saltassero la Pyrricha. Si che di qui si può comprendere, che essendo i saltatori cosi nobili, si come le femine, e fanciulli, non potevano essere, se non saltationi honeste, il che ancora si rende chiaro, poiche non favorivano genti mascherate in quei balli.

F. Ho inteso il tutto eccetto che quelle parole Orchestra, e Pyrricham.

S. Queste sono parole greche. Orchestra dunque significa un luogo del Theatro posto fra la scena, et il luogo delli spettatori della [39r] plebe, ordinato per i Senatori. Pyrricha è una sorte di balli la quale si esercitavano li Giovani de Lacedemoni armati, e cominciavano di cinque anni come gia udiste.

F. Insomma questa Plebe, subito, ch' ella vede venir' in campo qualche bella, ò nuova usanza [can: di ricchi habiti, di perle, di gioie pregiate, e finitissimi ori] da Signori grandi, e titolati, anch' ella si sforza quelli imitare, percio non è meraviglia [can: se la plebe anch' ella] se ella hà esercitato i balli.

S. In quanto à questo è verissimo.

F. È piu che verissimo se dir si puote; in Toscana ciascun sà, che principalmente in Firenze è stato dato una regola, e norma detta Prammatica nuovamente da' Serenissimi Padroni per remediare à molto disordine. Mà credo che non fra molto tempo, ci sara necessaria nuova riforma, attesoche la temeraria plebe, non ancor ben doma, ardisce sino immantarsi, come costumano le Marchese. Io proprio hò visto, non dico artiere ricche solamente, ma delle Cittadinelle spelate, che hanno piu necessità di spendere i danari [can: più] nel pane per cavarsi la fame, e governare i lor figlioli che nelli Manti. I nobili e potenti [-66-] di Firenze hanno introdotto un' usanza di superbissimi letti lavorati di intagli fini dà eccellenti Maestri, e tutti ricca- [39v] mente fregiati d' oro: Alcuni di questi artieri grossi parendo loro esser divenuti Principi, non contenti d' altri infiniti garreggiamenti fatti con i detti Signori et havendo aggiunto questo de letti, è bisognato alla fine, che si scuoprino falliti, e che se gli venda cio che di lor si trova alla tromba.

Ma in questo ultimo loro sproposito credo bene, che non ci sia per esser necessaria la riforma del Principe, poiche essendo piu volte stati aggirati gl' Artefici da questi tali con parole, senza venire à gl' effeti di pagar le loro fatiche, ma piu presto con parole ingiuriose di promesse bastonate saranno piu cauti per l' avvenire nell' accetare i lavori.

S. Io hò notizzia di alcuni casi occorsi, e vi potrei dire il verbigratia: Ma mi viene voglia grande di ridere quando mi ricordo di alcunne Cittadinelle che portano il manto che m' accennaste, e che insieme menano seco il paggio, il quale ha diversi uffici in casa, come maestro di casa, spenditore, maestro di stalla, spazzino, ortolano, cuciniero et cetera: mà più mi rido della scioccheria, e propria pazzia di queste donnuccie, le quali quanto più s' ingegna- [40r] no d' apparir principesse, tanto piu goffe si mostrano, che sembrano in vero à gl' occhi de Nobili tante fantocce, ò Beche, o Nence. E si avvien, et adatta loro portare tali habiti, come ad un Corbo, che volesse garreggiar nel canto con il Cigno, ò con il Rusignolo; hanno insomma naturale sempre il salvatico, cioe termini plebei, e vetturaleschi, e per dir meglio, che sono à loro accidenti proprij et inseparabili. Ci vuole altro che vesti ricamate, vezzi di gioie, odori di Muschio, ò d' Ambra à levar quel puzzo di salvatico; ò altro che Manti [-67-] spelati alle Cittadinelle scadute.

F. Io sò per esperienza comune, ch' à voler ch' una pianta selvatica s' addomestichi, e diventi nobile, si traspone dalla terra inculta de boschi, e si ripone nella domestica, dove poi per spatio di tempo fatta si bella s' insita et annesta con una nobile, e domestica Palmarola, dalla quale ne nascono frutti delicati.

S. Gia si vede giornalmente che molti terrazzani, e castellani, e villani fattisi ricchi ne loro paesi, ò nelle Cittadi, o veramente Donne de medesimi luoghi, quelli, e queste maritandosi con persone nobili vengono à far razza tale, che se totalmente la salvatica, e roza spoglia contadinesca, non casca alla prima gene- [40v] ratione si disporrà per cascare totalmente se non alla seconda, alla terza.

F. V[ostra] Paternita dice il vero perche conosco verificarsi questo sino negli huomini virtuosi, e dotti nati ne contadi bassamente, i quali benche habbino bella e nobil superficie di detta virtù, e dottrina, nientedimeno dalla natura, havendo quel che di salvatico, e di rozezza, difficile da lasciarsi di quando in quando fanno conoscere il loro natale con qualche mala creanza usata, et animo vile in molte delle loro azzioni.

S. Non è dubbio alcuno, mà ogni regola patisce eccettione; perche ci sono di queste tali persone però che con il continovo praticare la nobiltà hanno talmente lasciato la loro ruvidezza, che divenuti tutti gentili, e costumati, hanno fatto vergogna ad alcuni nati [can: -li] nobili, i quali havendo trascorso oltre alli confini della loro nativita, sono divenuti plebei, et esempi di male creanze. Mà alla fine che discorsi sono i nostri, e che conclusioni sono queste?

F. Nel mio linguaggio voglio dire, che se la Plebe, e le persone de tempi antichi, e [-68-] Moderni havessero atteso ad' esercitarsi nelle loro arti, e professioni et havessero lasciato esercitare l' arti liberali à chi s' aspettava, non sarebbono vitiatesi, et avvi- [41r] lite l' arti del canto del suono, e del ballo, come dagli ragionamenti antecedenti fattimi dà V[ostra] Paternità hò potuto comprendere.

E si puo di nuovo concludere, che quantunque la plebe scorretta, vitiata, e senza creanza facesse i Greci, i Romani, et anco i Moderni tenerla in poca stima, non è per questo, che la musica de canti, e de suoni deva essere stimata buffoneria. La sci[enti]a della Musica è come l' altre sci[enti]e, le quali assimigliate al sole che dimorandò sopra i luoghi lordi, non s' imbrattano, onde Diogene sentendo sonar la Cetera dolcemente da un Citarista pieno di mali costumi, disseli, havete le corde della Cetera concordi, mà l' animo incomposto, e discorde, essendo abbandonato dall' armonia de costumi. Dunque i cantori e sonatori sono vitiati non la Musica. Mà quale è quella sci[enti]a, arte, e professione che non habbia professori vitiati?

Se consideriamo nell' arte della pittura gl' operatori, presupposto che fussero huomini di cattiva vita, ò che figurassino storie lascive, e disoneste, l' arte in se stessa dunque e biasimevole? Se nella Medicina, se nella Mattematica, nella Arimmetica, Geometria, Phisica, Metafisica, chi l' esercita, è di cattive oper[ati]oni e se ne serve malamente perche tali sci[enti]e, [can: et] [41v] et arti devono esser lacerate? Se ci rivoltiamo à discorre della Santa fede Christiana, quanti scelerati huomini, et heretici ci sono e sono stati? Referisce il Padre Don Ambrogio Monaco Cassinense [-69-] essere stati da Simon Mago sino a M[arc]o Antonio de Dominis centoquaranta. Dunque la fede non è buona?

F. Deh per gr[ati]a, se non le fusse tedio, e ne havesse à memoria qualcheduno me lo nomini.

S. Se non volete altro eccomi pronto, e cominciomi dal primo che fu

1. Claudio Taurinense. Questo disse non si dovere adorar la Croce.

2. Giovanni Oecolampadio, che ne ancora la Santissima Eucharistia.

3. Hermano Hollandino, disse gl' Angeli non essere stati creati da Dio.

4. Herma, et altri popoli della Galatia, che neanco l' anime, ma si bene dà gl' Angeli, di fuoco, e di spirito.

5. Tertulliano, che l' anima [=anime] de cattivi huomini doppo morte si convertivano in Diavoli, et animali bruti.

6. Gl' Arabi, che l' anima col corpo si corrompeva.

7. Maneo Persico, che le Bestie erano capaci di ragione.

8. Gioviniano fomentato da Luthero, che si poteva mangiar carne i di prohibiti dalla S[anta] M[adre] Chiesa.

9. Carpocrate Egittiaco sceleratissimo disse Christo haver havuto solamente la natura humana.

10. Gl' Arabi che l' anima col corpo si corrompa. [42r]

[-70-] 10. Arrio che solo il corpo havesse Christo, e non l' anima.

11. Florino, e seguaci introdussero quest' altra sciagurataggine, che tanto gl' huomini, che le Donne, tanto amici, che inimici e tanto consanguinei ragunati nella Chiesa, doppo il trammontar del Sole, serrate le porte, e spent' i lumi, quelle Donne che volevano esser promiscue, in loro stava.

Tralascio l' infinite scellerataggini, che hanno detto gl' altri heretici contro la Santa Chiesa Catholica per non essere stato mio intento di quelle trattare, se non per accidente, che per non esser tanto lungo, questa solamente degna d' esser udita, vi narrerò.

12. Hilario arriano egittiaco della Città d' Alessandria, come referisce S[ant'] Agostino detraxit cantibus sacris; perche in quelli sentiva le lodi di Christo, le quali abbassare desiderava. Onde [can: S. Agostino] in una oratione contro Aussentio arriano nel libro delle sue Epistole dice, itaque hodie, cum Christus laudatur, Arrianorum dementia verberatur; per la qual cosa Hilario minore [can: andava] andando seminando i suoi empi dogmi per Alessandria, avvenne, ch' un giorno udendo certi cherici, e Preti, che cantavano in chiesa i salmi di David, insiste[n]do alla detratione, subito perse la [-71-] favella, e la voce, et all' improviso morì. Essendo allora Papa Liberio. [42v]

F. V[ostra] P[aternità] non s' affatichi più in farmi restar capace, che la Musica rispetto alle cantilene lascive et i cattivi termini de cantori, non deve esser biasimata, essendo queste cose per accidente per esser quella per natura lodevole. Seguiti pur à celebrar le sue lodi.

S. Dico che chi dira la Musica esser buffoneria, dirà contro il Concilio Agatense, il quale confermò il canto per mano di S[anto] Cesareo Vescovo Arelatense essendo Papa Symaco l' anno 494. Papa Marcello non confermò la Musica? Et modernamente alla presenza de sommi Pontefici, non si continova l' uso suo nelle Messe, e ne Vespri? Similmente in tutte le Cattedrali, e chiese principali della Christianità? Saprino [=S' aprino] bene gl' orecchi gl' Ignoranti ad udir queste ragioni, e se son dotti, siano piu accorti nel parlare, e quando non hanno esercitato una professione non parlino cosi inconsideratamente acciò non intervenga loro d' esser sforzati ad andare [can: à] dove si tien ragione ecclesiastica.

F. Puo dunque andar libera, e sciolta, la Musica, ch' era stata in giuditio à torto condotta: perche quando hò sentito, che sono i Canti confermati dal Concilio e da Papi, sentomi tutto tremare. Guardinsi dunque gl' inconsiderati, e capricciosi à nomar buffoneria la Musica. [43r]

S. Sentite l' Ecclesiaste. In qual [-72-] veneratione tiene i Musici e la Musica! Laudemus viros gloriosos, et parentes nostros in generatione sua, e quello, che piu di sotto si legge. In peritia sua requirentes modos musicos, et narrantes carmina scripturarum. Et il Serenissimo Re David con il suono, e con le sue sovrane canzoni, non faceva risonare le grandezze d' Iddio? Comandò questo Musico divino nel Salmo 149. al popolo d' Israel, e di Sion, che lodassi Dio con varij strumenti. Laetetur Israel in eo, qui fecit eum, et filij syon exultent in Rege suo laudent nomen eius in [can: sono] choro, in tympano, et psalterio psallant ei. E nel Salmo 150 Laudate eum in sono tubae et cetera. S[ant'] Agostino non invita la Regina de Cieli à sonare, e cantare in quelle parole. Plaudat nunc Organis Maria, et inter veloces articulos tympana puerpere concrepent. La Musica oltre, che rallegra l' animo, riduce ancora l' huomo alla contemplatione delle cose celesti, et hà tal proprietà, ch' ogni cosa à cui s' aggiunge si fà perfetta, e quelli huomini veramente sono felici, e beati, che son di essa dotati secondo il Profeta in quelle parole, Beatus populus qui scit iubilationem le quali [can: p-] esponendo Ilario pittaviense Vescovo, e dottor cattolico [can: esp-] disse che la Musica è necessaria all' huomo Christiano, perche [-73-] nella sci[enti]a di essa si ritrova la Beatudine. [43v] Se dunque l' Ecclesiaste loda i Musici, chiamandoli huomini gloriosi, perche hanno composto cantilene musicali, et il Serenissimo Re David cantava, e sonava e comanda ne suoi Salmi che si lodi Dio con canti e con suoni, e se nella Musica si trova la beatudine, [can: per] e se santo Agostino invita la Vergine gloriosa à rallegrarsi con gl' organi, e con i suoni, per qual ragione dunque si potrà chiamar la Musica buffoneria et i Musici, et i Cantori buffoni? Se vogliamo discorrere insino dell' Accademie de Gentili, Capi principali sono stati, il divin Platone, et Aristotile il peripatetico, i quali creder si puo fussero Musici eccellentissimi poiche dicevano, che l' huomo bene instituito, non deve esser senza Musica persuadendo doversi imparare sino dalla fanciullezza essendo ella sufficiente a indurre in noi un nuovo habito, e buono; che ne conduca alla virtù rendendo l' animo piu capace di felicità. Licurgo Re de Lacedemonij huomo severissimo frà le sue crudelissime leggi lodò, et approvò sommamente la Musica. Pittagora con tutta la scuola quella esercitò. Medesimamente Asclepiade, Alessandro magno, Socrate, Chirone, Achille, Anfione, Orfeo, Lino, la maggior parte de quali erano filosofi, poeti, e Musici insieme, et insomma i maggior sapienti, e littera- [44r] ti, che allora fussero al mondo, della quale accademi[a] questi pochi solamente ho palesati. Vedete se era stimata la Musica. Hesiodo poeta celebratissimo di quei tempi fù escluso dal certame, secondo Pausania, [-74-] perche non sapeva sonar la Cetera, ne cantarvi sopra. Cosi intervenne à Temistocle, secondo Cicerone, per haver rifiutato in un convito di sonare, poiche fù stimato men dotto, e men savio degl' altri. Chi mai contradirà, ò dileggiarà Accademie si gloriose? Mà alziamoci ad Accademia [can: -e] piu sublime [can: -i] de Christiani, i capi principali della quale sono stati [can: pa-?] la Santissima Vergine Maria, Poetessa, Cantatrice, Musica, e Sonatrice. Compose ella la Magnificat, come poetessa; come Musica e cantatrice compose l' aria, [can: e come C-] e la cantò. Ibat puerpera decantans, dice il testo delle parole di S. [--]. Un sonatore e Cantore, e Musico fu il Profeta David. Musici Furono S[an] Gregorio Papa, S[an] Leone, S[an] Severin Boetio, S[ant'] Agostino, S[ant'] Ambrogio, Guidone Monaco, S[anta] Cecilia sonatrice, e cantatrice. Cantantibus Organis decantabat Domino canta la Chiesa. Andiamo considerando l' Accademia del Cielo i cui Accademici sono gli Spiriti angelici, divisi in nove chori, e tre Hierarchie secondo S[an] Dionisio Areopagita, i quali cantano avanti la divina Maestà Santo, Santo, Santo Signore Dio degl' eserciti, e non soli questi ma li quattro animali ancora, i quali sono descritti dà S[an] Giovanni ne libri delle sue revelationi; cantano l' istesso [44v] li ventiquattro vecchi: Et altri Musici gia nomati parte di loro poco avanti, i quali hoggi si ritrovano in Cielo con gl' altri beati chori à magnificare Iddio con celesti [-75-] canzoni. O' ch' armonia soave, o quanto è differente dalla nostra caduca frale, et imperfetta, non puo udito mortale esserne capace. Insomma in Cielo ogni cosa è Musica, e quando Dio vuol confortare, ò refrigerare gli spirti lassi dalle mortificationi si serve della Musica. Cosi fece à S[an] Francesco havendo mandatoli [can: mandato] un Angelo che sonava una lira. E Giesu christo avanti che sposasse S[anta] Caterina da Siena per la quale haveva preso molte mortificationi nel tempo del carnovale, che il secolo vitioso si convertiva ad' esercitij di voracità, e di lussuria, le mandò l' egregio Salmografo David col suo musico Salterio in mano, acciò sonando rendesse all' orecchie [can: della sposa] di quella soavissima armonia. Quante, e quante volte si sono uditi cantare questi Musici divini nel ricever l' anime de Beati, passati di questa vita mortale! Serva solo questi [can: -o] per brevità di mille esempi, come nel transito del beato Filippo de servi, mentre sonava l' Avemaria, furono sentiti cantare l' antifona Euge serbe [=serve] bone restando il suo corpo con odor suavissimo. E morto S[an] Martino Vescovo Turonense non furono uditi cantare laudi!

F. O' come dolci devono rendersi i canti di [-76-] questi divini accademici! Hanno forse il corpo formato come il nostro questi [45r] Angeli cantori?

S. Gl' Angeli per esser sustantie intellettuali ripiene d' ogni scientia, non hanno bisogno come l' anime nostre, unirsi al corpo per acquistarle, mediante i sensi corporei astrahendole dalle cose sensibili. Si forman bene un corpo aereo condensato per virtù divina; lo colorano, e lo figurano: et il canto loro, non è propriamente Canto, mà una cosa simile à quello formato dà suoni nell' aria simile alli canti nostri humani.

F. Dunque se non hanno corpo naturalmente dove, ò come stanno.

S. Voi forse pensaste, che per non haver gl' Angeli naturalmente il corpo, non si ritrovino in luogo alcuno. Perciò avvertite, che l' Angelo, et il corpo naturale differentemente occupano luogo, perche questo l' occupa secundum contactum dimensivae quantitatis, e quello per applicationem suae virtutis, e cosi dirassi essere in luogo, et [can: ovunque si stia, Come poi potete pensare sicuramente] secondo la dottrina di S[an] Tommaso, [can: che stia] sta in quella guisa, che l' anima sta nel corpo; cioe come continens, e non ut conten[u]ta, essendo questo proprio del corpo naturale ut est quantum quantitate dimensiva, ovvero ut commensuratur loco, ita ut habeat situm in continuo. [45v]

F. Hò inteso come l' Angelo essendo sustanza incorporea non è contenuto da luogo, ma che con la sua virtù toccando cosa corporea quella contiene. E sta in [-77-] luogo ò quello occupa per applicationem suae virtutis. Io non posso poi capire che pigliando l' Angelo forma humana, cantando e parlando il tutto operi, e faccia impropriamente non si servendo delli strumenti corporali atti al canto, et al parlare, formandosi un corpo invano. Come se havendo gli occhi non vegga, le narici, e non odori et cetera. Ho pur letto in certi libri antichi, quali havemo in Casa, ch' Abramo camminava con gl' Angeli, che gl' erano apparsi, e dette loro mangiare. Queste pur sono opere, et attioni da corpi viventi. Come puo esser dunque che impropriamente cantassero, e parlassero?

S. Horsu voglio consolarvi, e far capace del tutto e notate, che l' opere de viventi convengono in alcune cose con l' altre operationi, come per esempio il parlare, che est opus viventis, conviene con gli altri suoni delle cose inanimate inquanto, che è suono, et processio cum alijs motibus in quanto che è moto. Hora l' Angelo in quanto à quelle cose, che sono comuni all' une e l' altre operationi, può esercitare l' opere della vita mediante il corpo dà lui formato, e preso, mà non inquanto à quello, che è proprio de viventi. Perche secondo il [46r] Filosofo Cuius est potentia eius est actio. E però nessuna cosa può esercitare opere vitali, se prima non hà vita la quale est principium potentiale talis actionis. Il corpo dell' Angelo non è altrimenti [can: da quello] formato invano, perche benche per gl' organi di quello non canti, ò parli, in ogni modo gl' hà formati, [-78-] accio mediante quelli, virtutes [can: corporales] designentur, come per gl' occhi la virtù cognitiva, e per gl' altri membri le loro virtù.

Il cammino, che fecero gl' Angeli con Abramo, non era moto, che procedesse dà moto congiunto, che propriamente est opus vitae, ma era moto, e cammino per accidens, essendo mossi i lor corpi come motores in mobilibus et Abramo portò loro dà mangiare pensando, che fussero huomini. Et il mangiar, che fecero [can: gl' Angeli], non fù propriamente mangiare ma figurativo di mangiamento spirituale, e la ragione è dice S[an] Tommaso perche comestio propria importat sumptionem cibi convertibilis in substantiam comedentis: onde il cibo da loro preso, non convertebatur in corpus sumptum, neque corpus illud talij erat naturae in quod posset alimentum converti. Credo oramai haver dichiarato à bastanza, e parmi tempo di ritornare à discorrer degli Encomij della Musica, accio in quelli io non mi raffreddasse [=raffreddassi]. Gia intendesti ch' in Cielo è tutta musica, e che Dio di quella si serve per rallegrar gli spirti affaticati. Hora non solo in Cielo si ritrova la musica, ma i Cieli stessi nel muoversi rendono armonia, e Musica soave, secondo Pittagora, proportionato concento alla perfetta, e divina proportione delli spatij, e delle velocità, che lassu si ritrovano. [46v] E perciò il Tholozano cosi egregiamente la descrisse, e diffini. Coelestis Musica est, [-79-] quae ex disposito Orbium, et planetarum ordine, concordanti motu, et occurrente in spatio definito, fit. Che cosi la descrisse Cicerone rispondendo il maggior Scipione affricano al minore, che gli haveva dimandato, che suono è questo si grande, e si dolce, ch' empie gli orecchi miei? Di questa opinione fù Platone ancora, havendo assegnato à ciascuna sfera una Sirena, la quale altro non significa che cantatrice à Dio. Hesiodo nella sua Teogonia chiamò Urania l' Ottava sfera la quale Musa à quella è appropriata perche da Uranos nome greco si denomina [can: -no] il Cielo. Gl' Antichi erano di quest' opinione similmente perche accompagnavano i Morti loro alla sepoltura con alcuni strumenti musicali, i quali significavano il moto delle stelle fisse dall' Oriente all' Occidente; et altri il moto diverso delle sfere de Pianeti dall' Occidente all' Oriente. Essendo di parere, che l' anime loro dopo morte ritornassero all' origine della dolcezza della Musica, cioè del Cielo. Questo costume osservarono gl' hebrei quando accompagnarono la figliola del Principe della Sinagoga, alli quali voltosi Christo disse che i sonatori più non sonassero. Si mantien quest' usanza hoggi ancora in Romagna particolarmente dove si accompagnano con canti mesti, e suoni di tromboni. [47r]

Fu opinione ancora del divin Platone, seguitata da Marsilio Ficino, e Calcidio, che [-80-] negli elementi fusse armonia mediante i lor moti diversi. Sunt in Elementis, dice il Tolozano, motus diversi, qui harmoniam in rerum natura demonstrant. Boetio, e l' Angelo Politiano dichiarano maravigliosamente in che modo i moti de Cieli, e degl' Elementi rendino armonia. Ma meglio oggi Ponto tiardeo.

F. Vorrei sapere la ragione di Pittagora, e de suoi seguaci intorno al concento che fanno i Cieli nel moversi.

S. Il fondamento di questo gran filosofo era questo in consequenza, e diceva, che il suono causato dà questi corpi inferiori per causa del movimento, tanto è maggiore quanto maggiori sono i corpi, che lo producono, e più veloci i movimenti. Ora li corpi celesti avanzando di gran lunga ogni corpo, che quaggiù veggiamo, e di grandezza, e di velocità, dovendo passare maggiore spatio, e far maggior giro in ventiquattr' ore, renderanno grandissimo suono. Onde consistendo il concento in ben comparita proportione d' acutezza, e gravezza di suono, e tanto piu acuto, essendo il suono quanto piu velocemente son mossi i corpi, che lo producono; come si vede nell' estendersi, e ritirarsi le corde di [-81-] Liuto, ò d' altro strumento [47v] di corde, percotendo l' aria con piu forza è necessario, che il concento, che nasce dalla compositione della gravità, et acutezza di questi Cieli sia soavissimo e dilettevolissimo attribuendo il suono acutissimo al primo Cielo, il gravissimo à quel della Luna, et à gl' altri Cieli secondo gli avanzi loro di grandezza e per questo diceva, che l' anima nostra naturalmente, se per qualche pessima temperatura del corpo, non divien mostruosa, d' ogni musical' armonia diletto prende; come quella, che nel discender per venire ad unirsi con questa caduca spoglia per le sfere celesti passando, cosi gran diletto prende di quel concento, che quivi trova, ch' ogn' armonia inferiore, che punto punto à quella si rassomigli ode con gran piacere.

F. Ma per qual cagione, non sentiamo noi tale armonia, come questa de corpi molto inferiori di movimento, e di velocita à quelli celesti?

S. Rispondono, che nasce dall' assidua assuefatione delle nostre orecchie, perche malamente si può conoscere un contrario, se 'l paragon dell' altro, non si conosce; si come la caldezza, non si puo conoscere, se prima della freddezza, non si hà cognitione; ne la prosperità senza haver provato la miseria. Perciò non cessando questo suono de corpi celesti per non cessar mai il lor movimento, è forza, che dal principio che naschiamo sino alla morte mai alcun posamento si rappresenti; e cosi interviene à noi come à quelli habitatori vicino al Nilo, i quali per non sentire il fine di quel gran rumore, che l' acque fanno, non se [-82-] n' accorgano ne ben lo sentono. [48r]

F. V[ostra] Paternita mi perdoni che questa ragione loro, no[n] mi sodisfà perche se i Cieli rendessero suono per esser la grandezza loro tanto grande e mirabile, benche lontani, con i loro strepiti tanto smisurati, e [can: s-] tanto maravigliosi, non assorderebbono nò, ma con grandissimo impeto quaggiu arrivando, manderebbono ogni cosa in rovina.

S. Parmi che siate diventato un peripatetico, poiche questa è una delle ragioni addotte dà Aristotile nel ributtar tale opinione come falsa. La seconda ragione è, che nella produtione del suono, non solo concorrono dui corpi duri in natura loro, accio frà quelli nasca col movimento la percussione, ma ancora l' aere, come corpo raro sottile, flussile, e dissipabile il quale per la velocita della percossa scacciato fuora produce il suono. Terza ragione e che i Cieli per esser di figura circolare, e circolarmente volgendosi, non possono far suono; e questo perche essendo con perfetta rotondezza, senz' alcuna asperità, che per particelle elevate, ò depresse nelle circonferenze loro accader possa, senza mezo alcuno unitamente si toccano, et insieme li convessi degl' uni con li concavi degli altri s' accostano, et uniscono di maniera tale, che ne luogo, ne spatio, ne voto, prodursi non puo: Sia alla fine qualsivoglia la più sicura opinione, e ciascuno à quella si aderisca, che piu fà per lui, essendo ambi di Filosofi illustri.

F. Le stelle, che si muovono in tanta quantità, si muovono col medesimo moto che le sfere?

[-83-] S. Non si muovano per se distinte dagl' orbi loro, ma in quella [48v] guisa, che i nodi si ritrovano in una tavola, son portate e mosse: ò come Chiodi, che sono in una Nave fissi, i quali si muovano al movimento di quella senza percuotersi insieme, dalla qual percussione suol nascere il suono.

F. Di qual materia son composti i Cieli, e le stelle? Perche se devono render suono, ò muoversi i concavi, e convessi loro unitamente bisogna che sia materia dura, e per esser corpi grandissimi siano di gran peso.

S. La materia de Cieli è di sustanza, ne grave, ne leggieri e dà quattro inferiori elementi diversa, essendo un Quinto corpo semplice, ovver quinto elemento in generale, et incorruttibile, non augumentabile, ne diminuibile, ne in qualsivoglia modo à corruttiva alteratione sottoposta.

F. Vorrei sapere se ci è differenza alcuna tra la sustanza delle stelle, e quella degl' Orbi loro. E che differenza sia tra la materia di questi corpi superiori, e questi inferiori.

S. Sono le stelle dà gl' orbi loro in questo solo differenti intorno alla lor sustanza, che gl' Orbi con maggior rarità, e le stelle con maggior densità si trovano.

La materia de Cieli, e differente da questa inferiore la potenza della quale ha rispetto alle forme sustantiali, cosi in vestirsene come in spogliarsene, mediante la contrarietà che trà cotali forme e lor qualità si ritrova; dove che la materia del Cielo per haver forma, che non dependa da contrario, [-84-] che la nemichi, viene à perpetuarsi sotto di quella esercitando la sua potenza rispetto de nuovi e nuovi luoghi, che li Cieli movendosi acquistano successivamente. [49r] E benche alcuni habbino creduto in Cielo non esser materia, fondati in quelle parole d' Aristotile che la Materia è suggetto delli contrarij, onde non trovandosi in Cielo contrarietà essendo corpo immortale, seguita non vi sia Materia; non hanno però avvertito, che 'l Filosofo parlava di questa materia inferiore.

F. Sono queste Materie molto alte perciò da poi, ch' una cosa tirando l' altra, ci hà fatto alquanto discostare dall' intento nostro, di gratia [can: ancora ma] brevemente favorisca farmi capace in qual modo la Materia inferiore và acquistando nove forme con qualche esempio.

S. Veramente ci semo allontanati troppo, pure per compiacervi, notate che la Materia, che sta al presente sotto la forma dell' acqua, vero è che tien possanza, e desiderio alla forma del fuoco, non perche principalmente appetisca la destruttione dell' acqua, ma essendo la forma dell' acqua che al presente sostiene atta à mancare, è necessario per poter prender quella del fuoco à lei contraria, che à prenderla tenga attezza, accioche occorrendo la mancanza di quella dell' acqua non habbia la Materia da restar ignuda. Gia che havete udite l' opinioni di Pittagora, e d' Aristotile circa l' armonia de Cieli, mediante i moti loro, come le stelle, non hanno moto da loro ma si muovano secondo il moto de loro orbi. Come la materia de Cieli, e delle stelle non è gravi, nè leggieri, quinto elemento. Come la differenza loro consiste, che la materia [-85-] degl' [49v] Orbi con maggior rarita, e le stelle con maggior densita si ritrovano; e che la materia de corpi [can: -ori] superiori, e differente da questa degl' inferiori poiche le forme di questi hanno contrarietà e sono corruttibili, quelle non. Havendo dunque discorso à bastanza di queste Celesti armonie, voglio ci abbassiamo un poco à ragionar della Musica, et Accademia degl' Uccelli, perche se bene sono animali senza discorso, i quali cantano per natura, e non per arte, in ogni modo gl' Ignoranti, non devono strapazzar la Musica loro, rispette al compositor della loro armonia, il quale è il lor creatore Dio. S' Applichino questi tali, scriveva un bellospirto, alla voce degli Uccelli, e saranno ingombrati dallo stupore. Tutti hebbero dal sovrano Fattore, petto, lingua, e palato, ne uno hà strumenti piu dell' altro per formare il canto, e nulladimeno son cosi varij nell' armonia, nelle note, ne passaggi, e ne sospiri, che fra tanta moltitudine di Musici selvaggi, non si trovano dui cantori d' una istessa voce; accresce poi meraviglia il sentir cantare una moltitudine insieme, poiche ancora che non habbino frà loro Maestro, ne scuola, e sieno di voci cosi varie, e cantino in frotta mottetti così disparati, ad ogni modo nella confusione, non son confusi, anziche con accordante discordia sono gratissimi all' udito: la dove se quattro huomini insieme cantassero quattro madrigali diversi, e ciascuno il suo nel medesimo tempo, genererebbono la confusione di Babilonia; non cosi gl' Uccelli merce del sovrano Signore che li creò, lor Maestro di Cappella, per nostro diletto, che per tanto benefitio par che con i loro dolcissimi canti spieghino quelle gravi [-86-] parole Sapientiae eius non est numerus. [50r]

F. Questo è stato un gratioso discorso, e credo certo, che questi i quali parlano cosi inconsideratamente della Musica se lo havessero udito si sariano vergognati haver di quella mai favellato.

S. Voi dite le gran cose, sappiate che gl' Ignoranti sono alle volte più ostinati, che le Mule, o li Cavalli restij alli quali dianosi bastonate quante si vuole, ò si spronino, che vadino innanzi che sempre indietro rinculano, perche à questi tali si adduchino pur ragioni quanto da uno Aristotile, òvvero con le buone, ò triste parole usisi pur diligenzia per ridurli à conoscer la verità. Che come testerecci, e caponi sempre piu ostinati, che mai vogliono mantenere la temeraria loro opinione fondata in un TANTE'. O se andassero ben considerando quanta diversità di strumenti musicali sono stati inventati per allettar l' udito, come altri di fiato, altri di corde di animali, altri di fila d' argento, d' oro, e d' ottone, e non ritrovandosi più che sei note, l' huomo giuditioso hà saputo così variatamente accoppiarle frà loro, ch' ogni giorno si sentono nuove, e diverse compositioni armoniche, non piu udite e stimate quasi divine, ò miracolose. Mà alziamoci alquanto, e state attento. Il sommo Dio nella creatione del Mondo assegnò al Cielo per Cantori gl' Angeli; all' Aria gl' Uccelli, al Mare, dicono, le Sirene; alla Terra, l' Huomo. Al Cielo principalmente accio eglino cantassero le sue divine lodi insieme con l' altre anime beate. Gl' Uccelli all' aria per ornamento di quella, i quali nidificatisi ne' vaghi Giardini, [-87-] e folti Boschi, rendessero in quelli, suavissimi concenti, e somma letitia, e diletto tale, che gli stanchi Pellegrini dimenticatisi [50v] della fatica presa dal lungo cammino, con somma gioia seguitassero il lor viaggio per arrivare al loro desiato porto. Le sirene al Mare assegnò non solo per ornamento, mà acciò li Naviganti per il lungo navigare prendessero qualche diletto dal lor dolcissimo canto. L' huomo poi alla terra, acciò dal suo Creatore ripieno di tanti favori, e grazzie, essendo di quella dominatore, et il tutto creato per lui, le rendesse li debiti honori, e ringratiamenti con hinni di canti e di lodi. Che perciò le dette Organi atti à formar la voce, accio potesse parlare, e cantare, che del tutto ne danno indizzio chiarissimo i fanciulli à pena nati, i quali presi dalla dolcezza del canto delle Madri, ò Nutrici loro si racchetano, e si rendono allegri, facendo spesse fiate alcuni gesti festevoli. Segno veramente manifesto, che sono creati Musici. E benche gl' Organi loro formati per la voce, e 'l canto siano per ancora teneri, nientedimeno con tali atti d' allegrezza, e di fermare il pianto, segni et indizzi danno della loro natura, ò inclinatione. Onde fermamente si potrebbe argumentare, che quando un fanciullo non raffrenasse il pianto, e gli stridi, fussero gl' Organi sui senza proportione formati dalla Natura, e ne nascesse poi, che cresciuti in età, non dilettandosi della Musica la disprezzassero, e che fussero atti alle cose speculative come è l' Asino à sonar la lira. E finalmente come dice il Zarlino, e d' ingegno bassissimo, e di poco giuditio. Mà che tardo à provare, che questi [-88-] Detrattori della Musica del Tantè sono piu incapaci di ragione che gli Bruti? Poiche dove quelli huomini la fuggono, questi desiderano. I Cervi mediante il suono della Sampogna et il canto restano presi dalli Cacciatori secondo Aristotile, fermandosi al suono della Lira e del Liuto, com' altri affermano. Et io ricordomi, che nella Chiesa delle Venerande Monache del Monasterio di S[ant'] Humiltà di Fa- [51r] enza dell' ordine di Vallombrosa, nella di lor festa, essendo io giovane, e cantando una Regina Coeli sopra un Monocordo à voce sola. Un Cane barbone grande mi si pose à rincontro, e posato la parte inferiore in terra, e l' altra sopra li piedi ritti, alta la testa, e gl' occhi fissi verso li miei, mostrava al popolo infinito, che quivi si ritrovava, prender grandissimo diletto del suono e del Canto: della qual cosa restò tutto pieno di meraviglia, e stupore.

I semplici Uccelli spesso, vinti, et ingannati dall' Uccellatore con l' armonia, del Fischio, restono presi [can: con la pania il Vischio, ò con le reti].

Le tarantole in Puglia mediante il suono, et i balli, gl' avvelenati da quelle in breve reston sanati.

I Cavalli dal suono della tromba incitati, si muovono con grand' impeto. I Pastori, e Guardiani d' Armenti suonano la Zampogna, mentre per i verdeggianti Prati, e Campi questi si pasturano.

Sino i Bifolchi al collo degli affaticati [-89-] Buoi legano un Campanel grande, et al Carro squille di finissimo acciaro.

I Vetturali adornano il Collo de loro Muli di grossi, e risonanti sonagli. E questo fanno, accio mediante il diletto che devono prendere da gia detti suoni, le fatiche grandi loro si alleggerischino. E nel pasturarsi piu allegramente si satollino.

Se questi che sono animali irragionevoli riconoscono, e gradiscono l' opere mirabili del loro Creatore: che sono il Canto et il suono, con prender da questi estremo diletto, che dovrà far l' huomo come animal ragionevole, e piu nobile! E pur gli sprezza, e si tura gl' orecchi per non udirli. [51v] Ma questi tali non si devono nomare, se non Aborti, ò Mostri imperfetti della natura humana, privi della ragione e dell' intendere, i quali traviando dal vero sentiero, parlando dicono cose da pazzi, e dà Melensi. Perche l' huomo creato dà Dio ad imagine, e similitudine sua, naturalmente si diletta, ne può far di meno. Poiche Dio se ne diletta, come chiaro segno ne dà in haver creato l' Universo col numero, peso, e misura: Quando ordinò la Musica à gl' Angeli ed à tutti gli Spiriti beati, come poco avanti udiste: imitando questa chiesa trionfante, oggi la Chiesa militante ne suoi sacrati templi. Ma non solo si e dilettato Iddio in componere questa macchina mondiale col numero, et in Cielo ordinar la musica, mà egli stesso è tutto Musica considerato nelle tre persone della Santissima Trinità, Padre, figliolo, e spirito santo numero ternario subbietto dalla Mathematica, alla quale è subalternata questa eminentissima sci[enti]a della Musica. Onde non è meraviglia poi ch' ogni cosa risuoni Musica, e che l' huomo ben nato naturalmente quella volentieri ascolti, [-90-] ed in quella sommamente si compiaccia mediante l' imagine e similitudine che hà con Dio. Che sia creato così, il testo della Sacra Genesi apertamente ce lo dimostra in quelle parole: Faciamus hominem ad imaginem et similitudinem nostram. Che accio [=Acciò che] restiate capace in che modo sia questa imagine, e similitudine tra la Santissima Trinità e l' huomo, notate che non è inquanto al corpo, ma quanto alla natura intellettuale, e potentie dell' anima, le quali sono tre, memoria, intelligenza, e volonta corrispondenti alle tre persone divine, per quella parola, faciamus, secondo l' opinion comune, come del Lira. Benche [52r] gl' hebrei affermino, che gl' Angeli fussero loro quelli i quali concorressero à tanta creatione dell' huomo. Opinione à ragione ributtata.

La similitudine poi consiste ne doni gratuiti, la quale è una certa perfettione dell' imagine, essendo che la gratia perfettiona la natura. I Giudei nella glos[s]a sopra i Salmi pongono l' imagine dell' [can: huomo] anima dell' huomo, rispetto ad alcune proprietà accidentalmente però. La prima è che si come l' anima riempe tutto il corpo, cosi Dio tutto il Mondo. Hier[emias]: Coelum, et terram impleo dicit Dominus. La seconda perche si come Dio è unico nel suo secolo, così l' anima è unica nel suo corpo. La Terza, che si come Dio non s' imbratta con le sporcizzie del Mondo, così l' anima, non si [-91-] lorda con l' immondizzie del corpo. La Quarta, che si come Dio vede tutte le cose e non è visto, cosi l' anima vede tutte le cose esteriori, e non è vista. Quinta, che si come Dio non dorme, secondo il Salmo, Ecce non dormitabit, neque dormiet qui custodit Israel: cosi l' anima non dorme nel corpo. La prima assegnatione dell' imagine par che sia piu propria consistendo nelle sopradette tre potentie dell' anima, mediante le quali divien piu capace dell' istesso Dio per la cognizzione, e per l' amore. Hora come potra gia mai esser vero che l' huomo perfettamente nato, naturalmente non si diletti, o vero, non s' impieghi nella Musica? o con sovrane lodi non l' innalzi? Di grazzia replicate con brevi parole cio che hò detto sopra di questa Materia.

F. Volentieri. Hò appreso che l' huomo il quale biasima la Musica è veramente un Aborto della natura humana, privo d' intelletto, e di discorso, e di peggio condizzione de Bruti animali, i quali godono della Musica: perche l' huomo perfetto dà Dio creato ad imagine e similitudine sua [52v] deve dilettarsi di quello, che 'l suo Creatore si diletto, ch' è la Musica. Havendo mostrato in che modo l' anima sia ad imagine, e similitudine d' Iddio, [can: e che le Bestie godendo del canto, e suono vengon à esser di di (sic) miglior condizzione dell' huomo della Musica detrattore]. Ma gia che siamo in questi discorsi della creatione dell' huomo per gr[ati]a mi dichiari in qual modo fù creato da Dio di terra, non havendo corpo essendo noto oramai à ciascuno questa nobilissima creatione, e come l' anima. E perche nominò la sci[enti]a della Musica [-92-] come subalternata alla sci[enti]a della Mattematica, havrei gusto sentire in qual modo è subalternata, e la di loro differenza.

S. Per sodisfarvi dunque brevemente della prima dimanda, dico che Dio creò l' huomo di fango, o loto della terra non con le mani, come apparisce nelle parole del sacro testo. Creavit hominem de limo terrae; confermato nel Salmo di David, Manus tuae fecerunt me et, essendo il detto testo scritto in senso tropico, ma con la virtù onnipotente della sua parola, comandandò che fusse formato, in quella guisa, che creò la Luce, dicendo Fiat lux, et facta est Lux. Indi poi, dice il testo, Inspiravit in faciem eius spiraculum vitae; cioè Spirò nella sua faccia, come parte sensitiva più nobile, uno spiraculo, ò aria di vita, cioè creò una sustanza dell' anima, e dello Spirito, nella quale vivesse non con le fauci delle quali usasi nel soffiare.

Sentite come egregiamente dichiara questo passo il dottissimo Agostino: Flavit, vel sufflavit, non quod faucibus sufflaverit, vel [can: substantiam] hominis animam de sua substantia formaverit, vel creaverit, sed flavit, id est flatum hominis scilicet animam fecit, flare enim est flatum facere, et flatum facere, est animam facere. La quale anima si chiama in- [53r] tellettiva, o ragionevole ò forma essentiale del corpo humano nomata dal Principe de Filosofi. Actus corporis phisici organici potentia [-93-] vitam habentis. Et non educitur de potentia materiae; ma da Dio è creata di niente immortale nel medesimo tempo ch' il corpo si ritrova atto, e disposto, mediante le sue membra finite, e ben formate à riceverla, et ad essere informato.

Havete dunque udito come Iddio formò il corpo dell' huomo non con le mani, e l' anima creò di niente, l' infuse et uni con quello, non con le fauci, mà il tutto fece con il suo comando.

La [can: Mattematica] Musica poi è sci[enti]a subalternata alla Mattematica per haver ambidue comune il suggetto, aggiuntovi la sonorita per differenza in quello della Musica, et è questa suggetta alla Mattematica come non principale al principale.

Ma Gioseppe Zarlino tiene, ch' ella sia subalternata ancora alla sci[enti]a naturale, mosso da una autorità d' Avicenna la quale dice che la Musica ha li suoi principij dalla sci[enti]a naturale e da numeri inquanto alla parte del suono, ch' è naturale dal quale nasce ogni melodia, modulatione consonanza et armonia; e che si come nelle cose naturali nessuna cosa è perfetta, secondo Aristotele, se non è ridotta all' atto, così la Musica non può esser perfetta se non quando per mezo de naturali, et artifizziali strumenti, col numero, e con le voci insieme si fà udire essendo il numero inseparabile dalla consonanza, e perche dalla Mattematica hà ragione della forma delle proportioni, e dalla sci[enti]a naturale la [=ha] ragione della materia delle consonanze che sono i suoni, e le voci, per [-94-] esser la forma piu nobile della Materia e la denominazione si deve far dalla cosa piu nobile, però [53v] si dice la Musica esser sci[enti]a Matematica, la quale per la sua certezza avanza tutte l' altre sci[enti]e essendo quelle fondate sopra le opinioni humane, che non hanno fermezza, queste fondate nelli sentimenti, e per lor prova hanno ogni certezza.

F. Io credo, che oltre al perfettionarmi nella Musica nel medesimo tempo diventerò Matematico, filosofo, e teologo. E credo certo che havendo V[ostra] Paternità sin qui spiegato cosi eccelentemente il suo concetto in favor della stima, nella quale si deve tener questa sublime sci[enti]a con tante, e si efficaci ragioni, et autor[it]à, e mostrato come i Detrattori di quella siano di peggior condizzione degli animali bruti, mi vò credendo, che habbia oramai detto cio che si poteva dire circa tal materia.

S. Del pregio della Musica parmi oramai tempo di depor la lingua, lasciando il luogo veramente spazzioso, come un Mare ad una più eloquente, e ricca di pensieri piu peregrini, di ragioni, tessitura, ed arte. Ma inquanto a deporla contro i Detrattori di quella, non posso ancora dir sufficit, attesoche le lor pessime, et avvelenate lingue mi destino, e somministrino nuove ragioni di conculcarli. Poiche ci è restato un' altra sorte di questi tali, i quali si possono chiamare propriamente ignoranti dell' arte musicale, et invidiosi di quelli, che sono divenuti in tal professione e scuola gloriosi, perche havendo atteso il tempo della vita loro allo studio et arte musicale, non hanno fatto altro acquisto, che comporre opere à due chori, piene d' imperfettioni, ma gradite dalla Plebe in [-95-] stile però anticone. De madrigali à cinque voci ò à [54r] quattro dà cantarsi al tavolino senza strumenti, e secondo i moderni stili, ovvero concerti diversi di madrigali, o di mottetti, non hanno mai saputo trovar la strada. E così ritrovandosi di poco ingegno, e di poca attitudine à riuscire in questa professione non potendo uscir, come dir si suole del loro pantano dello stile [can: loro] grosso et antico, non trovando seguito alcuno ancora [can: di scolari] perso il credito appresso i contrappu[nti]sti intelligenti; di natura poi arroganti, e superbi, riputandosi in questa sci[enti]a quasi un' altro Aristotile nella Filosofia, non la cedendo, ne à vivi ne a morti, d' ira, e di rabbia accesi nel vedere, ò sentire compositioni varie di peritissimi contrappuntisti, dicono esser la Musica da buffoni, e che percio l' hanno tralasciata, consigliando gl' incaminati studenti di quella à tralasciar tale studio. Che ne dite, Filareto di questi ignorantoni invidiosi, e pieni di malatia?

F. Credo sicuramente ogni cosa, mà ci sono ancora delle persone nobili le quali esercitar questa sci[enti]a divina in modo alcuno la vogliono [can: esercitar] publicamente come nella chiesa, e templi d' Id[d]io in compagnia di cantori nati bassamente, e mercennarij. E non saprei con qual fondamento egli caschino in simili pensieri.

S. Veramente è cosi perche nella casa del Signore non si deve far distintione di persone, risguardando l' opere di ciascuno [can: meritevole egualmente] secondo i meriti, e non secondo la nobiltà; e perche la santa chiesa non è accettatore di persone, vedesi che egual veste porta nelle compagnie il Nobile, e l' ignobile. [54v] Il simile usasi nelle cattedrali tra li Preti come [-96-] egual cotta, et egual sottana; tra Regolari egual tonaca. In questa guisa dunque facendo, bisogneria ordinare una chiesa per i nobili, et una per gl' ignobili, accio udissero la messa. Che S[ua] Santità, nel elegger quest' ò quello per darle il Cappello cardinalittio havesse risguardo, che tutti fossero nobili, ò tutti ignobili; che in guerra si distribuissero gl' uffizzi maggiori, e minori al modo detto, che quanto si[a] falso, ciascuno 'l puo toccar con mano.

Anziche si vedono secondo i tempi varij, huomini bassissimi comandare à nobili. Dio nostro Signore volse nascere in una stalla, e star sotto l' ubbidienza d' un povero legnaiolo, per darci à significare quanto egli amassi la povertà, e l' humiltà, accio noi pigliassimo esempio in imitarlo, come fecero infiniti Santi i quali ricchi, e nobili sprezzando loro istessi, abbandonato il secolo, chi si ritirò nelle Selve, negl' heremi a far penitenza havendo dispensato alli poveri i lor tesori, e facultà, chi institui nove Regole di Religioni andando abietti e vili nel vestire; tirando seco infiniti Signori à menar vita così humile, che dalla vita cosi sprezzata, divenuti Cittadini del Paradiso, oggi nelle nostre calamità e miserie ci conviene haverli per mezani appresso il nostro Creatore, accio perdoni i nostri falli. Ricercai una volta un Cittadinello della cappa ricardata, il quale ancora, non haveva finito appena il bigello di consumare, che haveva quando entrò ad habitar la nostra Città di Firenze, ricercai dico venisse à favorirci nella festa della [55r] Santissima Trinità nella nostra Musica, dove erono [=erano] i Cantori [-97-] principali [can: nostri] della Città tutti ripieni di costumi e d' estrema modestia. E rispostomi che volentieri, se percio io gl' havesse procurato un luogo secreto da non esser visto in modo alcuno dagl' Uditori: havendo io conosciuto il suo pensiero timoroso di acquistar biasimo rispetto alli Cantori. Le soggiunsi subito, che se fusse stato ricercato di andare à cantare, o sonare per luoghi habitati da Meretrici, non haverebbe cercato tanti luoghi da non esser visto, ma sfacciatamente di stare avanti gl' altri haveria procurato, come soleva: Ma qui dove Dio contin[ovamen]te assiste in casa sua, e suo tempio recusava al luogo servire, dove non era degno, con il suo Canto, e suono, gia molto tempo avvezzo ne canti, e luoghi sporchi, et in servire al Diavolo. Questo tale spauritosi dalle mie veraci parole, è rintuzzato dalla vergogna, e tutto confuso, si partì.

Non devono i Nobili, rispetto alli cantori mercennarij, in conto alcuno tralasciare di servire Iddio in lor compagnia, perche chi è di peggior condizzione quello che serve mercennariamente I Principi terreni, o quello che li Divini? Credo s' alcuno gl' interrogasse, che come buon Cattolici doverian rispondere quello che li terreni. Hor vedete in che grave errore cascono questi nobiloni poiche è notissimo à ciascuno, che tutti loro servendo i già Mondani Signori Principi Re, et Imperatori con interesse gli servono; se però interesse, stipendio, e la parte non significassero diversamente ò al rovescio, il che non puo essere. [55v] Quanti, e quanti, e gentilomini, e titolati, conti, Marchesi, Principi, e Duchi sono stati stipendiati nelle guerre mediante le cure, e cariche havute, chi di Alfieri, Sergenti, Capitani, Maestri di campo, Generali, chi [-98-] generalissimi? E quanti ancora ignobili per la lor virtù sono stati riconosciuti con i sopradetti gradi? E quanti nobili spesso avviene, che stian sotto il comando de gl' ignobili? Non si stima nelle guerre, se non il valore de soldati, ò nobili, o d' ignobili, che si siano, e tutti praticano insieme non facendosi tante difficultà, come si fanno da nobili cantori in unirsi insieme con gl' ignobili massimamente nel servire Iddio nel cantare le sue lodi publicamente nel suo tempio. Ma questo non è ancor verissimo, che tutti quelli, i quali servono alla Chiesa santa sono stipendiati? E nobili, et ignobili tutti cantando insieme? Il serenissimo Musico Re David, non hebbe tanti riguardi, se i cantori, con i quali si unì con la sua Cethera per ballare, cantare, e sonare avanti l' arca Foederis del Signore la quale andava in pricissione, erano di bassamano, ò mercennarij. E pure era Re. Michol sua moglie, che lo volse di cio riprendere fu poi castigata da Dio. Guardinsi dunque i nobili che inventano tante difficultà, quando dovrebbono esser prontissimi in servire Iddio nel modo sopradetto.

F. Sà V[ostra] Paternita quello ch' io credo sia ancora potente cagione che la Musica or sia in istima, ora nò, secondo che l' inclinatione de Principi domina nelle loro Città, perche in tutte le professioni piovono valorosissimi huomini; onde ne nasce in quella utilita grandissima, attesoche molti si danno a quelli studi, e ne divengono eccel- [56r] lenti.

S. Questo è verissimo, perche nella nostra Città di Firenze in questa maniera fiorì quella tanto nominata scuola di Pittori favorita, et ordinata da quel Magnifico e gran litterato, e virtuoso Lorenzo de [-99-] Medici, dalla quale ne uscirono il famoso Andrea del Sarto, Iacopo da Pontorno, il Rosso, et altri famosi huomini.

Al tempo del Granduca Ferdinando Fiorì quel famoso concerto di Giulio Caccini Romano esercitato dalla sua virtuosa famiglia. Stile nuovo, e per avanti ignoto, come à suo tempo udirete! E questo per esser favorita la Musica dà questo gran Principe, e stipendiata. Fece venire detto Signore un singularissimo huomo detto il Franzesino Maestro eccellentissimo di sonare strumenti di Fiato, il quale fece quelli tanto famosi allievi detti i Franzosini, [can: ritenendo il nome del lor Maestro] et il Serenissimo G[ran] D[uca] Cosimo Secondo [sic] stipendiò il S[ignor] Girolamo Frescobaldi sonatore di tasti Ecc[ellentissimo].

E lasciando da parte i Duchi di Baviera, i quali hanno professato di protegiere la Musica con provedersi de piu famosi huomini di quella professione, e la gara de Principi di Roma di havere i piu perfetti Musici, e la stima de Napoletani che fanno di questo professione, dicovi come Sua Maestà Cattolica Carlo, et il Serenissimo Principe Leopoldo suo fratello, non solo si dilettano, e professano nella Musica, [can: ma] con theorica, e prattica, ma di lontani paesi gli tirano à se con stipendij, e regali di grandissima stima. Il medesimo occorre dirsi di sua [56v] Maesta Cattolica e del Re di Pollonia. Ma tra tante nominate cagioni dell' avvilimento credo, [can: questa] che queste si accoppino con quella de vitiati cantori. Primieramente perche anticamente per la Musica s' intendeva una singular dottrina derivata dalle nuove maniere, come scrive il Zarlino, d' Hinni, di Poemi Eroici, [-100-] e tragici, Comici, e Dithiriambici, et i Musici col numero, col parlare, e con l' Harmonia, in quei tempi [can: si] cantavano laudi, e [can: ringratiamenti] ringratiavano à Dio, et a lor volere piegavano gl' animi degl' huomini con maggior diletto riducendoli à tranquilla, e costumata vita. Per la qual cosa essendo tenuti piu degli altri honorati, furono senz' alcuna differenza [can: alcuna] nominati Musici, Poeti, e Sapienti. Dove che oggi per lo più sono quelli, i quali nomiamo Musici, huomini semplici Cantori, che vivono del guadagno del canto, come se fusse arte necessaria, havendo tal faculta della Musica fatta stiava, dove per natura è libera.

Secondariamente perche non è rimasto alla Musica vestigio alcuno di quella gravità, che se le conviene. Era stata alquanto ridotta da Adriano Vuillaert, Da Gian Pietro Aloisio Palestina particolarmente nelle Musiche da Chiesa à Cappella, come Messe, Vespri, et Hinni, opere che in vero saranno scuola sempre à tutti li Contrappuntisti, di sommo studio, et arte tale che questo sing[ula]re Maestro si puo realmente in questa professione assimigliare, come ad uno Aristotile nella Philosophia. Non vedete, che oggi non si attende se non à comporre ariette à una e due voci concertate per li arpicordi, ò simili strumenti? I Madrigali da cantarsi al tavolino [57r] senza concertarsi si sono mandati in oblio cosi ancora le Musiche à cappella, standosene tutti al composto, e cosi à poco à poco si andrà perdendo simil arte, poiche la fatica par oggi non troppo sana, havendo dato un calcio alle Regole del Zarlino, et à quanti libri si trovano di [-101-] Regolisti, governandosi di lor proprio cap[r]iccio havendo questa sciocca Massima, cioe che chi hà composto le Regole è un huomo, come gl' altri. E cosi cominciano à fabbricar dal tetto, e non da fondamenti, come comporre à 1. 2. ò tre voci musiche concertate; et anco si metteranno à operare à due cori, parendo loro per saper alcune Romanesche, ò toccate del Frescobaldi, esser non solo Maestri peritissimi dell' arte del contrappunto, ma esser unichi al Mondo. [Can: Ma] O' poverelli non si avveggono, che appresso gl' intelligenti sono, come tanti Asini inter Olores, poiche in quelle vi si ritrova aria assai, della quale ne havrei alquanto di bisogno per essere assai la mia camera oscura. Ma con cadenze, principij, e fini dove la coglie, bastando loro guardarsi di non usar due quinte, o due Ottave l' una dopo l' altra. Si che si và spegnendo quella manierona a poco à poco de gia nomati huomini famosi, [can: che si usa per le Cappelle, e di altri ancora come quelle del eccellentissimo Fra Gostanza Porta sopra i canti fermi, e del Soriani ancora].

F. V[ostra] Paternita sempre inventa nuove cose, e nuovi pensieri al proposito [57v] ma da poi che siamo in cosi nobili discorsi della Musica, e che gia si è concluso, che come sci[enti]a perfetta, nobilissima per la [-102-] sua origine, per esser stata esercitata da primi, et illustri huomini della Grecia e dell' antica Roma, e dà primi S[anti] Dottori, e Pontefici della Santa Chiesa, e da gli Spiriti beati in Cielo, e per l' imagine, e si[mi]litudine che hà l' anima dell' huomo, mediante le sue tre potenzie con Dio author della Musica, naturalmente devono tutti dilettarsene. Ch' altrimenti facendo sarebbono aborti dell' humana natura, e di peggior condizzione de bruti animali; e che per i vizzij infiniti de cantori, per la loro viltà, ò bassessa, e d' esser mercennarij, non deve esser lacerata: e le persone Nobili non devono sfuggire di cantare ò sonare in compagnia di quelli nelle cantilene sacre; massimamente ne templi d' Iddio nostro egual Creatore per le ragioni udite, poiche la sci[enti]a Musicale per se stessa ancora e sua natura, non puo divenir macchiata per nessuno accidente; e si è concluso inoltre che gl' autori delle Musiche lorde, et inoneste dov[r]ebbono esser abanditi [=banditi], e cacciati fuori delle Città, e molte altre belle cose; Però, come discepolo oramai à lei dedicatomi, la supplico volendo io regolatamente imparare à farmi gratia di dichiararmi à qual fine si deve imparar la Musica, [can: e] l' utile che dà quella se ne cava, e come si deve usare.

S. Piacemi la vostra dimanda: or sentite.

La Musica come udiste, principalmente fù inventata per lodare Dio, e cantar cose heroiche, e non per servirsene in materie lascive. [58r]

Secondariamente per dispor l' animo alla virtù, avvezzandolo à rallegrarsi, e dolersi virtuosamente disponendolo à buoni costumi.

Terzo per poter fuori delle quotidiani [-103-] [=quotidiane] cure, et occupazzioni passarsi il tempo virtuosamente, havendo lontano la pigrizzia, e trapassare à cose migliori: e perciò la collocarono tra le discipline lodevoli, e non necessarie, ne utili per l' acquisto di beni esterni, benche questo per quanto oggi apparisce, non sia molto sicuro il provarlo. Ne si deve impararla per diletto dell' Udito solamente, essendo cosa dà persone vili, non havendo niente del virtuoso. L' Utile, che se ne cava procede dal fine, perche scaccia la noia acquistata per le fatiche, rende altrui allegro, conserva la sanità, eccita l' anima, muove gl' affetti, mitiga la furia, genera in noi un habito di buon costumi, quando è usata temperatamente essendo proprio della Musica dilettare honestamente.

F. Questa Musica concertata con voci e con suoni si conviene usarla in chiesa, ò no? Havendo sentito dire ad' alcuni, che non è bene.

S. Dall' utile, et effetti mirabili che partorisce in quella nelle persone devote, quando è usata come ultimo fine di lodare Dio, resterete consolato e sentirete quanto male faccino coloro che in detto tempio usata la biasimino. Prima dunque con il canto, et [can: instrumenti] suoni significhiamo à Dio che vogliamo fare un' ossequio di noi stessi perfetto in ogni parte, non solo lodandolo col cuore e con la virtù interna, mà con la voce, e con [can: ogni] li suoni, e con' ogni altro modo, che possa esprimere le lodi sue, e quella reverenza della quale è degno. E questo era quello affetto di David, quando non contento delle [58v] lodi, ch' egli dava à Dio, invitava gl' altri à lodarlo con la voce, co'l Salterio, e con l' Organo. Mostriamo che la divina legge non ci è [-104-] molesta, mà gioconda, e soave. Che s' in quella Musica ch' altrui canta e suona cose che gli gustino, nel tempo de travagli rende consolatione cosi li christiani pigliando gusto di cantare la divina legge e le lodi di Dio; danno chiaro segno, che da tali cose prendono gusto, e non travagli come di se stesso diceva il Profeta, Cantabiles mihi erant iustificationes tuae.

Giovano à facilitar la fatica, e 'l tedio, ch' alcuna volta gl' animi pigri soglion sentire ne divini officij per la loro continovatione, e lunghezza in quella guisa, che li cibi accomodati con alcuni saporetti sogliono piu agevolmente esser gustati da stomaco malamente disposto. Questa ragione è cavata da S[an] Basilio, il quale afferma, che lo Spirito Santo volse, che alcuni Profeti scrivessero le lodi di Dio, e la divina legge in versi dà cantarsi, accioche con gusto, e diletto fussero imparate, e frequentate; poiche in queste s' intendono i divini precetti, e documenti della vita e questo lo fece, dice, perche vedeva, che piegando noi molto alli piaceri mondani, ci raffreddiamo nello acquisto delle virtù.

Lattantio Firmiano, scrisse, che s' il cantare è di gran diletto, al sicuro sarà gioconda cosa il cantare ò udire le divine lodi: questo è vero diletto, essendo compagno della virtu, non è terreno, ne momentaneo come quello preso da coloro assimigliati alle bestie, ma è virtuoso e permanente, onde ragionevolmente la Chiesa Santa introdusse il canto gregoriano non solamente ma il figurato e 'l concertato con li suoni. S[ant'] Isidoro, e [-105-] S[ant'] Agostino che si come l' Or[ati]one ci sostenta, cosi 'l salmo ci diletta, perche la dolcezza del canto ricrea gl' animi addolorati, solleva gl' infastiditi, sveglia i sonnolenti, e invita à compuntione i peccatori. Con gran diletto si sentono cantare i Salmi soggiungeva S[ant'] Agostino, e col mezo del diletto più intimamente e presto penetrano all' animo, piu facilmente si prendono dalla memoria e piu volentieri si frequentano: [59r] Onde, quando nel principio venne alla santissima fede, sentendo cantare nella Chiesa li divini officij, ripieno tutto d' ardore e compunto, spargendo un mar di lacrime disse.

O' quanto piansi, quando nella tua Chiesa, signore, sentij soavemente cantare i Salmi, e gl' Hinni in lode tua! Quelle voci penetravano da gl' Orecchi miei sino all' intimo del cuore, e quivi illuminandomi la tua verità, ardeva l' affetto, e gl' occhi scorrevano lagrime con mio incredibile diletto. Altrove scrisse.

Quando mi ricordo delle lagrime, ch' io hò sparso nel sentir cantare i divini officij nel principio della mia conversione, confesso essere in questa pia consuetudine di cantare grandissima utilità, la quale come mezo efficacissimo per muover l' animo, et accenderlo al desiderio delle lodi d' Iddio ci procurano e fanno degni del Paradiso. E ben vero, che questo canto honesto, e santo, benche per se stesso operi effetti mirabili, nientedimeno opera ancora diversamente secondo la varieta de suggetti, [-106-] perche nell' animo de sensuali per lo più è cagione di pensieri immondi, negli animi pij e devoti, de pensieri angelici, in quella guisa, che l' acqua in mano degl' Egitij [59v] si convertiva in sangue putrido, ma in mano degl' hebrei popolo d' Iddio eletto, era suavissima al gusto.

Dice S[an] Giustino Martire, che il Canto nell' animo casto apporta consolatione e diletto, mitiga, e raffrena le vane concupiscenzie, accende l' affettione à quelle cose che si sentono, cagiona fortezza nel tempo delle tribolazzioni, e calamità; solleva et unisce la mente à Dio, e come armatura dello Spirito Santo mette in fuga li Demoni nimici dell' unione, e della concordia.

L' Uso della Musica principalmente deve esser tale, che le parole siano honeste perche come udiste sono pericolose di partorire effetti lascivi nell' Uditore effeminato, e Molle, ò inclinato à Venere. Percio Orazzio scrisse Effeminant.

E l' Imperator de Turchi per questa cagione, temendo, che li suoi Vassalli Soldati, e Capitani avvezzi al suono di trombe, e di tamburi che per i suoni, e canti lascivi, non divenissero effeminati, il dono fattoli dal Re christianissimo Francesco, il quale era un Concerto di famosi huomini nella professione di suoni, e di canti, rifiutatolo lo rimando. Hora se tali huomini piu ferini, che humani, hanno saputo provvedere al pericolo che al loro sopra- [60r] stava per tali suoni, e canti, che doveremo operare noi Christiani circa le Musiche inoneste? S[an] Girolamo [-107-] diceva, Canti il servo di Christo in maniera, che non tanto la voce, e 'l canto muova l' animo di chi ascolta, quanto le parole, che sono cantate, accio lo Spirito cattivo, che era in Saul sia scacciato fuora dà quelli, che dà lui posseduti fussero, e non entri in coloro, che della Casa d' Iddio cercano farne una Scena d' aspettatori [=da spettatori]; perche alli Musici prattici, non mancano parole vulgari Spirituali, ò Morali dà poter sopra di quelle mostrare il lor valore. Esaggerando questa materia S[an] Grisostomo, ripiglia l' esempio di David così: Se già il santo giovanetto David col suo dolcissimo suono accompagnato dà gran purità di cuore scacciava lo spirito maligno dal Re Saul, che grandemente lo molestava, essi, cioe Musici con le lascive, e profane compositioni chiamano i Demoni dal profondo dell' Inferno e gl' introducono in quelli, che delle lascivie loro prendonsi diletto. Onde con giustissimi querele la Musica si lamenta delli musici, perche essendo ella quasi nobilissima Matrona discesa da stirpe celeste, avvezza sempre à celebrar le lodi d' Iddio, et à muovere gl' affetti degl' [60v] huomini alla Virtù, l' hanno essi à tal termine di miseria ridotta, che serve per trattinimento, e spasso della piu vile, et infame meretrice, che sia al Mondo, che è la Lascivia. Stolti son questi, i quali adornando di vaghezze musicali parole profane, adornano una figura di ferro, ò di piombo con gioie, perle, smalto, ò orofine. Questi gloriosi Santi, non solo riprendono quelli, che usano parole, ò materie lorde, mà ancora le cantilene sacre, [-108-] le quali hanno del leggieri [=leggiero], e non del grave, come esse ricercano composte, e cantate, alle volte ad istanza d' alcuni Zerbinetti, o huomini sensuali. Gia udiste poco avanti negl' esempi del Prato fiorito, quando quel Monaco fù portato via dal Diavolo per haver troppo lascivamente cantato in chiesa l' Angelica: ciò dà Dio permesso acciò si emendassero i Cantori, et i Musici inonesti. S[an] Tommaso l' angelico soprà quelle parole di S[an] Paolo. Cantantes, et psallentes in cordibus vestris; dice, che s' intendono per quelli, li quali con piu modi lascivi, che onesti cantano per far piu demostratione della lor voce, che per destare negl' animi la devozzione, mentre cantano le divine lodi. Perciò il Navarro, et il Gaetano dicevano, non doversi usar la Musica nella Chiesa per se stessa come ultimo fine, mà per muover l' animo [61r] alla devozzione et alla contemplazzione delle cose divine: il che pare non si consegua quando tutto lo studio si pone solamente in far che le voci, e gli strumenti si sentino.

Non deve ancora l' Uditore talmente in chiesa alla Musica applicarsi, che totalmente in quella trasformatosi venga a dimenticarsi dell' applicazzione che si deve haver ne divini officij: Onde S[ant'] Agostino si rendeva in colpa, e si doleva d' haver porto l' orecchio, e l' animo al canto, et all' armonia che nella Chiesa sentiva farsi ne divini officij, non per il canto, poiche egli stesso lo loda, e l' ordinò nelle sue Chiese, ma perche prendeva tanto gusto nella dolcezza di quella, che trascurava quella attentione [-109-] che si deve dare alle parti del divino offizzio, che percio diceva sempre, Io mi sento commuovere, e dilettar piu del canto, e del suono, che delle parole, che si cantano; e conosco non poco gravarmi la coscienza, e certamente allora piu presto vorrei non sentir quella persona, che canta.

Deve usarsi quella Musica la quale ha si bene adattate le note con le parole, che il senso di quelle non si perde, et il Can- [61v] tore che esprima le parole di maniera, che di quelle, non se ne perda sillaba, che percio S[an] Carlo Borromeo ordinò nelle chiese della sua Diocesi, che non si cantasse cosa la quale non fusse facile ad essere intesa, anzi in questo proposito il Signor Vincentio Galilei nel suo trattato dell' Antica, e Moderna Musica, lacera assai la Musica la quale tanto spesso replica le medesime parole, mediante le fughe delle parti; chiamandola Musica confusa. Il Navarro, et il Gaetano scrissero, che non si potendo udire il senso delle parole, era contro il fine di detta Musica, che è per mezo di quelle muovere l' animo dell' Uditore. Mà S[an] Tommaso pare che si opponga à questi gravi Autori, dicendo, che se bene non si udissero le parole per difetto de Cantori, nientedimeno sapendo il popolo, che si suona, e canta à fine di lodare Dio per questo solo si muove à devozzione.

[-110-] Non è lodato ancora l' Uso di questa Nobilissima sci[enti]a quando altrui in quella immoderatamente occupandosi, tralascia li studi necessarij et i negozzi gravi. Onde non è meraviglia, che Nerone Imperatore fusse stato tanto biasimato, poiche per la tanta vaghezzà, che haveva di cantare, non prendeva il cibo, affine che le vivande, non li guastassero la voce, la quale per meglio affinar- [62r] la, si purgava, et usava alcuni rimedi, tenendo sopra il petto una piastra di piombo parecchi giorni, e quello che è peggio, scordatosi della sua grandezza, attendeva ad esercitij tali veramente indegni d' Imperatore, fra quali era il voler ne theatri guadagnare il premio, che si dava à chi meglio recitasse, ò cantasse versi, o Tragedie, come se fusse stato il primo perito Musico di Roma.

È biasimato ancora l' Uso della Musica quando fuori de giorni solenni nelle Chiese si suona, o canta troppo prolissamente rendendosi quella noiosa, e rincrescevole à popoli, massimamente quando le voci non sono troppo buone, o che trà quelle se ne trova alcuna cattiva. Il che prevedendo il glorioso padre S[an] Benedetto, ammoni nella sua regola, che ne luoghi publici quelli che dovevano leggere ò cantare havessero miglior voce, accio l' Uditore restasse edificato.

F. Havete veramente dato nel segno in questo discorso, perche hò sentito alle volte tanti strascichi di Note sopra una sillaba, ò vocale, e particolarmente sopra la U, et I, che oltre alla confusione del senso delle parole i Cantori parevano tanti tori che muglias- [62v] sero, ò Cavalli che [-111-] nitrissero. E pero non maraviglia, che come di sopra m' accennaste Papa Marcello volesse proibire la Musica in Chiesa, e gia à nostri tempi si vede che per ordine della S[anta] Chiesa il Soriani modernò i canti fermi de Preti, come fece il Palestina le Musiche. Ancora quello avvertimento di far cantare le voci buone, e non le triste publicamente è pensiero santo, perche invece di edificarsi l' Uditore si storce, si duole, e si fugge.

[S.] Ci resta un abuso della Musica rispetto alli Cantori, e sonatori et à chi l' esercita [can: perche questi] che ricercati di cantare ò sonare, non si faccino tanto pregare perche è reputato vizzio, ne cantando, e sonando durino troppo: che Oratio a ragione scrisse hoc vitium est cantoribus.

Ho praticato alcuni di questi, i quali sono tanto importuni superbi, pertinaci, e si stimano tanto, parendo loro esser uniche Fenici tra li cantori, e sonatori, gloriandosi e sprezzando tutti gl' altri, gonfiando come tanti Pavoni, sputando tondo, non guardando mai in viso chi lor parla, che si dura piu fatica haver risposta, o udienza da questi sciocchi, che dal Re dell' Ethiopia, il quale nell' udienze publiche avanti si vegga, non che gli si parli, prima si levano tre mantelline con le quali sta coperto. E se pure alla fine dopo tanti preghi rispondono, ovvero cantano, o suonano, avanti che comincino, fanno tanti lexij [=lezii] con spurgarsi tante volte scioccamente con [63r] torcimenti di Collo, di vita, e d' occhi, [-112-] che paiono tanti burattini in scena e cominciato poi senza mai restar di sonare ò cantare invece di dilettare [can: piu di quelli (sic) altro] rendono noia, e rincrescimento. Pero Filareto siavi per avviso questo, et in occasione d' esser pregato à sonare guardate di non inciampare in simili vitij e male creanze, ma pregato, se ricusate alla prima volta, con gentilezza, alla seconda ubbidite, con [can: l-] volto allegro, e modesto, e sonate tanto, che piu presto appariate scarso, che se haverete dilettato, resteranno gl' Uditori con maggior sete d' udirvi, se nò, resteranno almeno sodisfatti per la vostra prontezza, et il buon termine usato.

F. Ho bisogno di questo Galateo certo, e segua per gr[ati]a.

S. Dalle temerità di molte sorti di Cantori, i quali con molta incivilta della Musica si servono, potrete acquistare buona norma. Oltre dunque alli sopranomati Cantori, ce ne sono alcuni altri, i quali havendo bonissima voce, mà poco sicuri nel cantare ritrovandosi alcuna cantilena imparata da loro più presto à mente, e per lunga pratica, che con ragione, vogliono cantarla in tutte l' occasioni; che se per sorte è cantilena da Chiesa, e [63v] che 'l Maestro di Cappella per decoro del luogo, honor suo, e dell' ufficio che esercita, e della Festa, le vietasse il cantarla, subito di rabbia accesi, operano tanto con i loro amici ò parenti nelle Città particolarmente piccole, se però il Maestro è forestiero, o non è benissimo appoggiato, che lo fanno licenziare, e mandar via.

Altri sono, che hanno buona voce, altri pessima, ambi poco sicuri et ambizziosi di cantare, i quali ritrovandosi in circulo di cantori singulari forestieri, sfacciatamente procurano ottenere le migliori parti, onde poi nella pratica [can: -r] del cantarle, [-113-] fanno palese la loro ignoranza, e temerità, restando con grandissima vergogna, e rossore.

Altri, che non voglion cantare, se non cantilene le quali portano in tasca, stimandole uniche perle, ma spesso opere composte da loro senza alcuna regola, miste di varij tuoni, principiando in un luogo, e terminando in un altro, insomma fatte alla macchia, ò da persone poco pratiche, con alcuni passaggi in luoghi indebiti, non si udendo parola di quello cantano, il che pare propriamente uno abbaiamento di Cani, pensando esser tenuti i veri Cigni del Canto. Ma questi ancora, benche habbino buona voce e cantino si- [64r] curamente, sono tenuti che non sappino cantare se non sopra alle loro cartuccie, e poco intelligenti dell' arte del contrappunto, e del canto.

Altri sono, che cantando bene, sono talmente appassionati verso un lor musico paesano, che quando hanno da cantare in publico, nelle chiese, ò nell' Accademie opere d' altri Autori, non si possono ridurre, storcendosi la vita, gli occhi, e la bocca, sibilando pianpiano gl' orrecchi à piu vicini cantori con biasimar le proposte cantilene, e massimamente se sono di Frati, o di Monaci, o Regolari, benche non l' habbino cantate, ò sentite cantare. Non sanno questi temerari, che l' occasione della ritiratezza ne chiostri, e nelle Celle lontani dallo svagamento, sono cagioni di Maggiore studio in tutte le professioni alle quali si applicano, come l' esperienza oramai lo dimostra, mediante li tanti e famosi huomini che [can: i quali] hanno scritto in tutte le professioni e sci[enti]e i quali non staro à nominarli per esser noti al Mondo, e per brevità: Si presumono tanto di loro stessi questi tali, che benche non siano in [-114-] atto d' havere à cantare, quantunque le sia dato in mano alcuna opera nuova musicale, accio le considerino, e le gradischi[no] [64v] aperto dà loro uno de libri musicali, guardato il nome del Compositore à mez' occhio, e veduto, che non è opera del loro Favorito, et quasi adorato Idolo Musico, con una sentenza pettorale, riserrato il libro e resolo, per mostrare Superiorità di Ingegno, con una bocca stretta, così dicono, come se fussero le loro parole tante perle prezziose. Non ci sono miracoli, si poteva far meglio. E cosi se la passano, come se fussero i Principi dell' arte musicale. Ho conosciuto questo per prova, perche hò [can: conosciuto] praticati alcuni di presente simili à sopradetti i quali vorrebbono, che tutti componessero secondo lo stile del loro Maestro di Cappella, tanto da [can: Cap-] Camera, quanto da Chiesa, che chi insomma non lo imita, non acquistera mai credito appresso di loro; e benche nell' opere di quei tali siano stati notati molti errori con vive ragioni, in ogni modo dominati da inordinaria passione, li notati errori, celebrano per vaghezze della Musica. Altri simili à questi si ritrovano, i quali benche non professino arte di Contrappunto, ma semplici cantori l' opere d' altri Autori sprezzano, fuori che del loro favorito, e questa partialità usano con dire, che lo stile di detto non hà chi lo [65r] pareggi, et insomma lo tengono stile inimitabile. E da me interrogati un giorno questi tali Cantori, in che consiste questa maniera di comporre nuova, e da Chiesa, e da Camera, mi risposero queste parole / So ben io, ci è un non so che, il quale non so esplicare / ne altro. O' poveri, e negletti Musici [-115-] Compositori forestieri abbandonate pur le vostre Cartelle, che la sentenzia è data. Ne piu sperate acquistar gloria, e fama, che li Signori Giudici han sentenziato. O' scimuniti, vadino prima à studiare il Zarlino, ò altri gravi, e dotti Autori, e Maestri per poter poi dare piu sicure sentenze: Vadino vadino fuor del lor nido, perche vedranno, udiranno e si chiariranno, o saranno chiariti, come alcuni cantorelli, i quali presumendosi tanto di loro medesimi, credendosi che tutte l' altre Città del Mondo fussero scarse di suggetti e nessuno a loro simili, fecero forza per via di favori d' essere invitati in lontani paesi in occasione di feste, dove concorrevano i primi Cantori d' Italia: il che ottenuto, arrivati alli desiderati paesi per otter palme, et honori, e d' esser stimati fra tanti canori Cigni, i piu sublimi; entrati nell' arringo in competenza, riportorono à casa uno [65v] indicibile vituperio, e cosi mortificati, se ne ritornorono alle proprie case. Ci sono ancora alcuni sonatorelli, i quali havendo mano veloce veramente si fanno largo sopra un Cimbalo sonando balli, e ceccone. Ma dovendo sonare Organi, sono banditi dalle loro mani i dui suggetti, ò se pure un solo mettono in campo, con loro hanno tregua le legature, le dissonanze, e le seste. Il bel procedere delle parti, le belle entrature delle fughe, e consequenze fatte à ragione non si conoscendo mai di qual tuono si siano. Non si sente in loro, se non un continovo moto velocissimo di mano con armonia [-116-] tutta sciolta, e secca havendo totalmente [can: preso bando da loro] smarrito la gravita. Occorse un Caso alla mia presenza d' un Napoletano, il quale sonando in stile sudetto da Barbieri, era talmente venuto in concetto si maraviglioso appresso [can: i] tutti li Cittadini, che un simile trovarsi al Mondo non credavano [=credevano], e lasciato da parte la stima grande del M[olto] Reverendo Prete Benedetto Magni [can: loro] Organista della Cattedrale di Ravenna, [can: vo-] il quale sonava con gravità, grande studio, et arte [can: particolarmente nel sonare] nell' Organo, particolarmente nel [can: e] rispondere al Coro. Fecero forza che detto Napoletano in una solennità havesse luogo in detto Organo, [66r] accio maggiormente da tutto il popolo fusse havuto in venerazzione, credendosi havere à sentire un Angelo sonare; ma fu tutto il contrario. Perche appena posto le mani sopra de tasti per rispondere à versetti de Salmi, con quelle sue velocità spropositate generava tanta naus[e]a, che buona parte di loro voltandosi verso di me girando la testa, domandavano il mio parere ne potendo aspettare si finisse il Vespro, si partivano mormorando tra loro dicendo infatti noi haviamo i Valorosi huomini, e noi non gli conosciamo. Questo Maestro che sonava l' Organo conforme al suo decoro [can: e] restò maravigliato assai, dell' ardire di questo Napoletano di voler competere con un par suo, non essendo fondato nell' arte, come si conviene à chi vuol competere publicamente con persone consu[ma]te in tale arte havendo questo virtuoso molti allievi, i quali di gran lunga lo sopravanzavano. Insomma questo Napoletano colmo di vento, et aura plebea, tutto confuso, e svergognato, fra poco tempo cercò altro paese. Imparino dunque questi sfacciatelli pieni di fumo, e senz' arte, [-117-] accio non intervenga loro, come ai sopradetti: humilta si ricerca, e non arroganza. [66v]

F. Da questo ultimo ragionamento raccolgo, che non bisogna, ch' io mi quieti ò confidi solamente nella dirotta mano, ma ch' io faccia continovo studio nel contrappunto, reputandosi sempre di [can: poco] gran valore, e stima.

Ora, che con facilita mostrato havete à qual fine si deva imparare la Musica, l' Utile, che da quella si cava, e come usarsi deva, havendo detto in tale occasione ch' ella eccita l' animo e muove gl' affetti; vorrei mi dichiarassi in che modo opera questo. E per qual cagione non si canti concertato con i Suoni nella Cappella del Sommo Pontefice.

S. Volentieri, ma prima risponderò à questo ultimo quesito.

Dico dunque che il Gaetano fù d' opinione che gli strumenti per concertare in Chiesa, non si dovessero usare fondato con questa ragione che nella detta Cappella non si usano.

Il [can: Gaetano] Navarro fondato sopra quelle parole d' Aristotile, che il suono musicale muova per sua natura piu à dilettazzione, che ad altra buona dispositione dell' animo, [can: onde] diceva piu convenirsi l' uso della Cetera, ò d' altri strumenti simili à chi si è applicato alli studi delle l[ette]re. S[an] Clemente Alessandrino, perche erano stati in uso appresso i Gentili nelle loro profane ceremonie gli biasimo.

[-118-] S[an] Giustino Martire era di tale opinione, e la ragione sua era non solo la suddetta ma ancora, perche teneva esser cosa da persone vili, basse, [67r] e d' animo imperfetto, com' erano gl' hebrei nell' antica legge, alli quali, dice furono concessi per la loro imperfettione onde nella nuova legge non hanno piu luogo, se non un santo, e semplice canto detto Gregoriano, cosi detto perche S[an] Gregorio compose uno antifanario in canto piano tanto suave che la Francia, e la Germania ne presero copia per le chiese loro, non solo al tempo di S[an] Giustino, e di S[an] Clemente, ma di S[ant'] Agostino ancora [can: il primo de quali visse l' anno 253 il secondo l' anno 196 l' altro l' anno 415].

Ci sono stati ancora altri, che non solo hanno biasimato l' uso degli strumenti musicali in chiesa, come udiste ma ancora il concerto delle voci, fondati sopra quelle parole di Christo Cum vis orare intra in cubiculum tuum. Esposte così da S[an] Giovanni Grisostomo, non con voci alte, mà con affetto di cuore dovemo supplicare à dio. S[an] Cipriano portando [can: le parole] l' esempio di Anna Madre di Samuello, che quando orava non moveva punto le labbra, dice che Dio, non ha bisogno di clamori, ma che ascolta i cuori.

S[an] Gregorio vietava alli ministri della Chiesa, cioe alli Diaconi il cantare. [67v]

[-119-] S[an] Isidoro diceva, Meglio sarebbe, che dalla pura, e semplice lode di Dio recitata con bassa voce, si lasciassero gl' animi tirare, come in alcune chiese si costuma, perche l' animo non hà bisogno di questa scuola sensibile del Canto, e Musica per sollevarsi à Dio, havendo per se stesso l' ale pronte dell' ardente Zelo, et affetto, con le quali alla semplice voce delle divine lodi sveglia e si accende, e vola verso Dio. Da queste tante obbiezzioni di questi gloriosi santi, verrete meglio sodisfatto nella vostra dimanda nelle resoluzzioni di quelle. E notate attentamente.

Il Navarro biasimò l' uso della Cetera, sì, ma non in chiesa come il troppo applicarsi in quello mentre uno attende à cose Maggiori come à gli studi delle lettere dovendo servire allo scolare per ricreatione. E benche il Gaetano fomenti questa Opinione con dire, che non si usano strumenti in Cappella del Papa, non però arguisce, che non siano bene introdotti nella Chiesa.

Alle parole di S[an] Clemente, e S[an] Giustino Martiri, [can: e di] si puo rispondere, che non hanno ora vigore in questa nuova legge, non ci essendo alcuno de Gentili tra noi per le cerimonie e riti de quali, noi possiamo dare scandolo nel conformarci [68r] con loro; anzi pare che sia cosa degna di lode, che tutto quello che era fatto in honore de falsi Dei, al vero nostro Dio presentarlo, à cui veramente si conveniva perche altramente potria dirsi, [-120-] non essere stato ben fato, che li Templi, i quali erano stati dedicati à gl' Idoli, fussero stati poi da noi Christiani dedicati à varij Santi del Paradiso.

E S[an] Clemente stesso poi soggiunge per mostrare che l' uso introdotto per lodare Iddio è lodevole, Se vorrai cantare, e salmeggiare al suono della lira, e della Cetera, non sarai ripreso, perche imiterai il Serenissimo Re David, che fù si caro à Dio, e che diceva Confitemini Domino in Cithara.

La ragione di S[an] Giustino presa dà S[an] Tommaso approva la consuetudine de suoi tempi; Ma che fussero concessi i suoni à gl' hebre[i] nella vecchia legge, come à persone vili, e basse acconsentirei se il Serenissimo Re David non fusse stato in lor compagnia nella priccisione dell' arca f[o]ederis. E se io non sapessi che è uffizzio d' Angelo il cantare, e sonare, e che nella Chiesa nostra come ancora ne templi de gl' hebrei non si fanno, ne si facevano distintioni di persone basse, ignobili e nobili perche [68v] Iddio non est acceptor personarum essendo tutti noi sue creature anzi che come amator de gl' huomini humili, e poveri si puo credere, che piu facilmente accetti gl' Olocausti, e Sacrificij per mano d' un vile, e nato basso sacerdote. Non si veggono l' esperienze nella S[anta] Chiesa quanti, e quanti Prelati sublimi Vescovi, Arcivescovi, Cardinali e Pontefici Dio Signore Padrone si è compiaciuto di poverini avanzarli à tante dignità? S[an] Pietro Primo Pontefice, fù pescatore in questa Chiesa militante nella trionfante poi con gl' altri Apostoli sappiamo, che in [-121-] compagnia del Salvadore nel giorno del Giudizzio verranno à giudicare le Tribù. Ne nostro moderni tempi quanti Cardinali sono pervenuti à tal dignita, che di nascita vilissimi sono! Si compiace cosi il Signore. Sentite David. Suscitans à terra inopem, et de stercore erigens pauperem. Dunque sono stati con buona ragione introdotti li strumenti, sentite il Gaetano dic' egli: Oggi, come per esperienza si vede, essendo gl' animi de fedeli alquanto raffreddati nel lodare Dio, con piu facilità si lasciano tirare alle Chiese, e si destano alla devozzione, come piu sopra udiste.

Salomone il Sapientissimo, mentre sacrificava a Dio ventiduamila Buoi, e centoventimila Arieti, non haverebbe nel tempio [69r] fatto cantare i Leviti con gl' Organi, se non havesse creduto muovere à devotione i Popoli.

All' espositione di S[an] Giovanni Grisostomo sopra quelle parole Cum vis orare etc et alle parole di S[an] Cipriano si risponde, che s' intendono della oratione privata, e non della publica, perche sarebbe contro quello, che scrive S[an] Paolo Volo vos orare in omni loco.

L' opinione di S[ant'] Isidoro si verifica nell' animo riscaldato dell' amor divino, e che hà l' ali ardenti di Zelo, ma posto senz' ali, e raffreddato in quello e senza gusto, col [-122-] mezo del canto [can: e de gli st-], viene aiutato, e sollevato, come gia fu [can: aiutato] dallo Spirito Santo mentre in versi cantati gl' erano fatte sentire le divine lodi. Non udiste poco avanti come egli stesso in un altro luogo lo confessa facendo comparatione tra l' or[atio]ne, et il salmo cantato, cosi dicendo, Si come l' or[atio]ne ci sostenta, così il salmo ci diletta, perche la dolcezza del canto recrea gl' animi addolorati, e sveglia i peccatori à penitenza.

San Gregorio il magno vietò alli Diaconi il cantare, cioe à quelli che havendo per offizzii il predicare, se applicavano talmente alla Musica che restavano impediti in quello, che era lor principale. [69v]

F. Sono restato sodisfattissimo starò aspettando l' altra dichiarazzione.

S. Sappiate dunque che la Musica hà possanza d' indur l' huomo in diverse passioni con l' Armonia, che nasce da suoni, e da Voci, col numero determinato, che contiene nel verso detto Metro; con la Narrazzione d' alcuno costume come Historia, o Favola. Col suggetto ben disposto, et atto à ricever le passioni. Aggiungo la Quinta ch' è la Grazzia con la quale il Cantor deve con bella maniera porger le dette quattro cose, accio cagioni l' effetto al quale [can: ella] sarà detta Musica indirizzata. E mancando una di queste cose niente opererebbe: perche in quale maniera può operare l' Harmonia, senza il Numero, e la narrazzione, se sola è un corpo senz' anima disponendo solo [-123-] estrinsecamente all' allegrezza ò al pianto! Che se bene è congiunta col numero raddoppia forza; nientedimeno, ella hà bisogno della Narrazzione, perche mediante il parlare narrandosi alcun costume, ò qualche fatto compassionevole ò d' allegrezza, cantando con gr[ati]a l' huomo maggiormente estrinsecamente si dispone. Non so se restate capace, però ditemi il pensier vostro; perche vedrò sodisfarvi con piu facilità.

F. Non ricuso l' offerta.

S. Ho voluto dire, ch'l Cantore porti con gr[ati]a, e con imitazzione del senso [can: della] delle parole della narrazzione, la quale deve esser di qualche costume, Historia, ò favola composta in verso, o metro musicalmente da Poeta, e da [70r] Musico eccellente in stile particolarmente recitativo accio che il suggetto, ch' è l' Uditore meglio disponga à diverse passioni; In quella guisa, che fece il Signor Iacopo Peri detto il Zazzerino fiorentino sù le Scene dell' Altezze di Firenze rappresentando Orfeo, il quale cantando quelle parole. Funeste piagge, ombrosi orridi campi in stile recitativo da lui composto, mosse talmente gli spettatori al pianto che fù cosa veramente di meraviglia. Ma che non solo in questa occasione ma sempre quando cantava materie lugubri, come suo proprio talento, subito moveva gl' occhi dell' Uditore al lagrimare. Cosi operò Clorinda Moglie di S[ignor] Giovanbatista Andreini comico Illustre, e Poeta, sulle scene dell' Altezze di Mantova cantando la parte d' Arianna con queste parole Lasciatemi morire.

[-124-] Hò detto, che li Cantori portino la voce con gr[ati]a perche senza quella sono simili à l' Oratore ò Predicatore, il quale ori pure, ò predichi vaghi concetti sopra alte materie, e profonde, ornate di bei fioretti, e con parole accademiche sieno dico tessute con tutta l' arte per muovere gl' animi, che come non hà gr[ati]a nel porgerle, tedia, e genera rincrescimento, e bene spesso perde l' Udienza. [70v]

Ho detto, che la Narrazzione rappresenti qualche costume, Historia, ò Favola, perche essendo piu lunga, che non è un Madrigale, ottava ò sonetto, maggiormente moverà l' Uditore, lunghezza dico però moderata, che quando fussero soliloquij troppo lunghi renderiano tedio.

Ho detto che la Narratione si canti, perche il suono, ò l' Armonia senza voce, e parole muove solamente estrinsecamente.

Ho detto che la Poesia sia di Autore eccellente perche accoppiandosi l' arte del Poeta con quella del Musico, partoriranno effetti mirabili.

Hò detto che il Suggetto sia disposto, et atto à ricever alcuna passione [can: perche] e questo puo occorrere in piu modi, ò che l' Uditore ò suggetto è persona di qualita, ò persona bassa, e d' ingegno grosso, come i contadini, artieri, e simili; se è di qualita, cioe nobile, o virtuoso, non puo essere, che sentendo casi compassionevoli, o d' allegrezza, rappresentati con si bella poesia et ottima armonia sopra strumenti perfetti musicali, e nobili da perito, e grazzioso cantore, che non si mova alla detta allegrezza, ò al pianto; particolarmente quando l' Uditore fusse à questa ò quella materia inclinato; perche se sarà materia da guerra, il soldato ne haverà piacere, se di pace, il Religioso, et il timorato d' Iddio, se [-125-] lacrimevole come quello d' Arian[n]a, e simili materie, [71r] moverassi ciascuno a compassione se saranno materie lascive, la Gioventù sfrenata alle lascivie avvezza, sentirà un estremo diletto. E perciò non si può dire, ch' il canto assolutamente muova tutti i suggetti, ma solo quelli i quali sono inclinati à questa, ò quella tal materia.

Se saranno poi persone idiote e di bassamano, ò d' ingegno grosso, come bottegai vili, e Contadini, non haverano tanto diletto come i suddetti: l' haveran ben maggiore à sentir cantar ciechi con la Lira, chitarra, ò Zufoli, particolarmente le Donnicciuole, ò altre poverelle, e semplici creature.

I contadini quando sentono un Predicatore dozinale purche gridi forte et habbia gran tuono di voce, colga poi dove si vuole con i concetti, poco loro importa stimandolo assai. Un' altro che sia un' arca di sci[enti]a, e pieno di gr[ati]a, ma habbia voce modesta e mediocre niente l' apprezzano: I bottegai havran piu diletto sentir cantare qualche scioccheria da Cantoraccio sciocco, e bevone, andando seco all' osteria, e dove si vende miglior vino, come del Chianti, ò di Montepulciano per quivi imbriacarsi. Questi canti heroici sono perle poste avanti li porci, secondo il proverbio, però non è maraviglia se per tali materia, non si dispongono essendo sproportionate alla natura loro. [71v]

Deve il canto essere à voce sola accompagnato con strumento musicale perfetto. Perche se fusse à piu voci, non moverebbe tanto, perche non rappresentano tanto il naturale affetto.

[-126-] Tutto quello, che si e detto, e discorso intorno, e circa la dispositione della Musica, cioè di muovere gl' animi de suggetti ò Uditori, che la principal lode non si deve alla Musica, ò al canto, mà alla narrazzione, e questo si puo facilmente conoscere dall' effetto, perche se sentiamo leggere, ò raccontar semplicemente alcuna pietosa historia, ò favola, se è di materia lacrimevole, subito ci moviamo à compassione, se è d' allegrezza, subito al giubilo. Ma se sentiamo histrioni singulari subito i sospiri s' accompagnano con le lacrime nella materia compassionevole detta con maggior efficacia. E si producono effetti mirabili secondo le materie diverse. I Predicatori valorosi con le belle parole, concetti maravigliosi, e la gratiosa maniera, quanti e quanti impetriti, et ostinati cuori nel male de miseri peccatori ammolliscono, facendo loro versare un mar di lagrime di contritione, rivolger la mente à Dio, lasciar il torto, e fallace sentiero che ne conduce all' eterna dannazzione, e camminar per il diritto, e [72r] verace, che ne conduce al Cielo! Quante Meretrici, quante Donne impudiche divengon caste! Altre sono, che una sola Clitennestra moglie d' Agamennone, dataci per esempio della Musica da molti Autoroni, accio tenghiamo per certo, ch' ell' habbia forza d' indurre l' huomo à diverse passioni, e mutarlo d' un habito fatto in un' altro, cosa molto difficile, che se bene andremo considerando, altro che Musica ci vuole à far mutar vita a chi nel male è invecchiato et incallito. Ci si ricerca uno aiuto sopranaturale, e divino per mezo di predicatori eccellenti: si che tener possiamo che la Musica per accidente concorra con la Narrazzione, e col parlare à disporre gl' animi à diverse passioni, essendo [-127-] lor proprio, et essentiale, e perche la Musica è come corpo informato dall' Oratione e Narratione e la forma è piu nobile del corpo, percio devesi attribuire l' effetto del muovere alla detta Or[atio]ne e Narr[atio]ne.

F. V[ostra] Paternita ha tanto sublimato la Musica, et ora tanto l' hà abbassata sottoponendola all' Or[atio]ne, che sono andato considerando, che tutte le lodi della Musica à quella con la Musica congiunta si devino però fa di bisogno, ch' ella mi dia una buona lettione accio io resti capace. [72v]

S. Se voi havessi ben considerato il fine della Musica, e dell' Or[atio]ne, non saresti caduto in questa incapacità. Se dunque haveremo risguardo al fine della Musica, che è il Diletto, sempre che sarà congiunto con l' Oratione prevalerà à quella, ma se risguarderemo il fine dell' Or[atio]ne, ch' è il muovere, prevalerà sempre l' Or[atio]ne alla Musica congiunta. Onde quei tanti miracoloni scritti dagli Antichi per encomij [can: della Musica], di quella, la maggior parte, de quali tengo scioccherie, si devono attribuire principalmente all' Or[atio]ne, secondariamente e per accidente alla Musica.

F. Hò inteso ottimamente ma mi favorisca narrarmi questi Miracoloni, perche l' Opinione di V[ostra] P[aternità] è molto fiera per esser contraria à tanti scrittori famosi: E gia che siamo arrivati à tal ragionamento, [can: discioglermi] mi discioglia ancora [can: questa] Questo Dubbio, cioe, qual sia piu eccellente, la Musica Moderna, o pur l' Antica [can de Miracoloni].

S. Benche à prima giunta habbia alquanto del difficile, nientedimeno fondatomi nelle sicure ragioni, proverò la Moderna prevalerà alla Antica di quei tempi. Se andremo considerando dunque la scarsita delle [-128-] Consonanze che havevano gl' Antichi, la [73r] nostra prevalerà, come piu abbondante di [can: consonanze] quelle, usando la terza, e la sesta, le quali erano rifiutate da Pittagorici, come impure, essendo amatori delle Consonanze semplici, e perfette, dicendo essere in queste fermezza, e stabilita, in quell' altre, incostanza, e varietà. Vetruvio poi le rifiuta come dissonanze; che quanto sia lontano dal vero, e sia contrario al senso, ciascheduno purgato orecchio lo potrà ben discernere, essendo quelle consonanze dilettevoli, vaghe, sonore, e suavi. Che armonia poteva rendere il suono d' Anfione, mentre sopra di quello cantava? Essendo stato il primo tra gentili, che accomodasse la voce alla cetera secondo Eraclide? Che quello di Lino da Negroponte, il quale compose lamentazzioni, et Hinni secondo Plutarco? Che quello d' Orfeo, d' Arione, d' Apollo cantori, e Poeti famosi di que[i] tempi? Che armonia quello di Achille, Femio, e di Demodoco mentre cantavano il Poema d' Homero? Che quello di Ioppa, Horatio, e di Tigillo cantando il Poema di Virgilio? [Can: che] Armonia, dir si può, senza diletto alcuno. Ma quella Verga di lauro con la quale percoteva l' aria Hesiodo, secondo Pausania, quale armonia poteva rendere cantando le sue opere? Queste mi paiono cose ridicole, e di rac- [73v] contarle al fuoco à bambini, perche [-129-] ricordomi che nella mia fanciulezza ancor io facevo il simile prendendo una bacchetta per sentir quello ronzamento, che la rende nel violentar l' aria. Che suavita era d' un Piffero, suono imperfetto? Che d' una Zampogna? Quando si trovavano insieme dui Cantori, non cantavano insieme, ma uno doppo l' altro, come Dameta, e Menalca appresso Vergilio. O' pur se cantavano [can: cantavano un] insieme per distanza d' un Ottava [can: sopra] lontan dell' altro, [can: ma non il primo Verso, si bene il secondo, tenendo sospeso] eccetto il primo verso, che era cantato senza compagnia e sostentavano la voce [can: sospesa] ambi li cantori alquanto nell' ultima sillaba, usanza ritenuta da Contadini di Romagna, et usata spesso, mentre mietono li grani, da un Maschio, e da una femina. Cantavano ancora cinquanta persone insieme, radunate in un Cerchio, e quello dimandavano Coro, in quella guisa, che cantiamo noi in Coro il canto fermo. Dunque à ragione possiamo dire che la Moderna Musica sia piu perfetta dell' Antica perche è piu ricca di consonanze. Contro alla mia Opinione è il Zarlino in particolare il quale incollorito contro alcuni Cantori, e Compositori di bell' humore del suo tempo, i quali stimavano poco gl' Antichi e meno li Moderni Musici, dice di loro cosi; Se si fusse dovuto cre- [74r] dere à loro, si saria [-130-] creduto, che valessero più loro nell' arte della Musica, che Platone, et Aristotile nella Filosophia, perche doppo l' essersi lambiccati il Cervello per molti giorni, pongono fuori alcune loro composizzioni con tal superbia, che le pare haver composto l' Odissea piu dotta di quella d' Homero; e non si avveggono i meschini che col mezo delle loro compositioni si habbia conservato la pudicitia, e l' Honestà d' una femmina, come Clitennestra moglie d' Agamennone; ne meno si ode oggi che la nostra Musica costringa alcuno à pigliar l' armi contro gl' inimici, come fece Alessandro il Magno, secondo che riferisce S[an] Basilio, mediante il Canto di Timoteo. Ne uno di furioso, divenir mansueto, secondo Amonio, mà si bene il contrario, si ode, che le vituperose, e sporche parole loro contenute nelle lor cantilene, corrompono bene spesso gl' animi casti degl' uditori. Scuso in quest' occasione il Signor Gioseffe per esser divenuto in collora con gran ragione: Ma perche questo Autore, et altri raccontano molti altri effetti mirabili dell' Antica Musica in favore di quella, giudico bene il raccontarveli per poter poi per ordine dire il mio pensiero, e provar che neanco per gl' ef- [74v] fetti prevaglia l' Antica alla Moderna, con distruggere questo loro primo fondamento stabilito in questi Miracoli.

Il Zarlino seguita cosi nel libro primo e secondo dell' Institutioni armoniche negl' Ecomij dell' Antica.

Orfeo, e Lino amendui figlioli delli Dei con il lor soave canto addolcirono non solo gl' animi degl' huomini, ma le Fere, e gl' Uccelli ancora; e quello ch' è piu da dire, [-131-] movevano le pietre da propij luogi, et à fiumi ritenevano il corso, et ammollivano gl' animi feroci.

Ch' Asclepiade per questa via racchetò la discordia nata tra il popolo; e che col suono della Tromba restitui l' udito a sordi.

Che Damone Pithagorico ridusse à temperata vita alcuni giovani dediti al vino, et alla lussuria.

Che Theofrasto ritrovò alcuni modi musicali di racchetare, e consolare gli spiriti conturbati.

Che Senocrate col suono degl' Organi ridusse i Pazzi alla pristina sanità. [75r]

Che Talete col suon della Cethera scacciò la Pestilenzia.

Che col suono, e con i balli gl' Antichi risanavano, quelli ch' erano morsi dalle Tarantole.

Che il Serenissimo Re David co'l suo Psalterio, ò Cetera racchetò lo spirito cattivo di Saul.

Che Arione precipitatosi nel mare per mezo del suo canto, non si annegò, ma da un Delfino fu portato nel lido di Tenaro, secondo Plinio. Avanti, ch' io risponda à queste tante prove loro, mi protesto prima di non voler credere tutto quello che hanno scritto gl' Autori antichi perche essendo Gentili, et Idolatri, non potevano operare se non per mezo di Satanasso. Ne voglio creder totalmente à loro scritti perche hanno in molte cose errato, come Plinio in particolare il quale hà voluto esser troppo u[niversal]e nello scrivere infinite cose. Ecco una bugia. Scrivono che l' Elefante, non si possa inginocchiare, per non haver ginocchia, et haver [can: un] l' osso delle gambe tutto d' un pezzo, e pure alcuni anni sono ritrovandomi in Meldola di Romagna veddi uno Elefante il quale [-132-] sali le scale del Palazzo molto alte del Signor Principe Aldobrandini et arrivato in un Salone che si inginoc- [75v] chiò. Ancora de nostri moderni hanno fatto il simile havendo voluto abbracciare troppe curiosità come è stato il Butero il quale hà scritto che il Casentino territorio in Toscana [can: d-] è abbondantissimo d' olio, che se havesse detto di Castagne havrebbe detto il vero, se bene si dice che questo errore sia stato emendato in un' altra impressione. Secondariamente dovete avvertire che Strabone disse, che l' arte Oratoria hà havuto principio dalla Poesia, e che li Poeti oravano al Popolo cantando versi al suono di Lira, o Cetera tirando quello dove volevano, in quella maniera, che fanno i nostri Oratori, o Predicatori in prosa, e senza suono convertendo à Dio molti peccatori, e peccatrici: de quali molti si ritirano la sera nelle Compagnie ad esercitarsi in molte buone opere, o farsi procurano Religiosi. Gia sono i Conventi, e Monasteri edificati à posta, pieni di Donne Meretrici convertite in infinite Città. Questi sono dunque effetti dell' Oratione, e non del canto, se non per accidente; che cosi fù la conversione di Clitennestra, e per un esempio che ci apportino, noi infiniti mostrar possiamo.

Che Orfeo, e Lino addolcissero le fere, e gl' Uccelli non è me- [76r] raviglia perche oramai à ciascuno è noto, che li Cervi fermano il corso al suono, gl' Uccelli il volo al Fischio; Ma che le pietre da loro si movessero, e che li fiumi ritenessero il corso sono cose da dirsi à fanciulletti per trattenerli, e mi maraviglio del Zarlino cosi [-133-] grave autore, che si serva di simili favole per prova tale, poiche quando si dice, che li sassi si partivano da lor luoghi è un dimostrare la forza, del Canto, e del suono, che era si soave che inteneriva sino li Sassi, che simili modi di dire usiamo ancora noi nel volere esprimere qualche passione dicendo, egli hà il cuor di Diamante, e di Diaspro [Can: è piu].

Che Alessandro prendesse l' armi contro li nimici media[n]te il canto di Timoteo, lo credo per accidente ma non principalmente ò per se, come usano dire i Filosophi, essendo proprio dell' Or[atio]ne. E perche il suggetto Alessandro era inclinatissimo all' armi percio da una persuasiva di parole di Timoteo si commosse, che se il detto l' havesse voluto persuadere in altra [can: occasione] ma dove non inclinava [can: combattere], non haverebbe cosi facilmente deposto l' armi. Dunque non sono effetti della Musica principalmente ma [76v] dell' Or[atio]ne, adunque questi esempi non provano, che l' Antica Musica prevaglia alla Moderna, essendo effetti della detta Or[atio]ne.

Ch' Asclepiade mettesse pace, dov' era discordia era rispetto all' Or[atio]ne ben tessuta, et ordinata. Che con la Tromba restituisse l' udito à sordi non devo creder tal cosa perche ci vuole l' aiuto divino. Crederei piu presto con un suono cosi strepitoso, ch' altrui divenisse sordo. Se tal suono da perito Maestro esercitato havesse facultà tale, Felici i sordi, perche, essendocene bene assai, tutti guarirebbono mediante li sonatori eccellenti, et in gran numero.

Che Teofrasto inventassi nuovi modi per racchetare, o ricreare li Spiriti perturbati, questo è proprio effetto d' ogni canto.

[-134-] Che Senocrate col suono degl' Organi riducesse i Pazzi alla lor pristina sanità, non si crede, se però per Pazzo non s' intendesse lunatico, perche puo esser che una persuasiva di Poeta raro havesse partorito tale effetto. Poiche chi nacque pazzo, non guarisce mai dice il proverbio. Gl' organi moderni sono in grandissima perfettione et innumerabili, percio tutti li Pazzi rinsanirebbono per esserci Sonatori [77r] di quelli eccellentissimi.

Che Talete scacciasse di Candia la Pestilenza col suono della Cetera? Felice Firenze e Bologna, et altre Citta, le quali non haverebbono tanto patito, ne tanti sarian morti per la quantità delle Cetere rare [can: sonate da genti quasi divine] et li Maestri periti nel sonarle.

Che David il Re racchetasse lo Spirito cattivo, che affliggeva Saul con la sua Cethera, non il niego et ecco il testo.

Quandoque spiritus Domini malus arripiebat Saul, tollebat David cytharam, et percutiebat manu sua, et refocillabatur Saul, et levius se habebat, recedebat enim spiritus malus ab eo. Cioe, quando lo spirito cattivo pigliava Saul id est l' affliggeva, David prendeva la Cetera, e con sua mano la sonava, e si ricreava Saul, et [can: era] diveniva piu leggiero id est dall' afflizzioni, ò era manco travagliato, e lo Spirito cattivo da lui si partiva. Ma Niccolo de lyra espositor famoso dice, che [=anche?] che David in Cithara sua malignum Spiritum compescuit, non quod tanta vis esset in Cythara, sed in figura Crucis christi, quae de ligno et cordarum extensione gerebatur, [-135-] quae iam tunc Demones effugabat, cioe David col suono della Cetera raffrenò lo spirito maligno, non perche tanta forza [77v] ò virtù fusse in quella, ma perche era figura della Croce di Christo, la quale si portava di legno con lunghezza di corde, che gia metteva in fuga li Demoni. Se il suono della Cetera naturalmente scacciasse questi Spiriti cattivi, non occorreria, che la S[anta] M[adre] Chiesa si servisse degl' Esorcismi perche tutti gl' indemoniati si libererebbero, attesoche grandissimo numero di Citharisti si ritrovano.

Però accio meglio intendiate, avvertite, che nessuna cosa sensibile ovvero corporale può operare contro li Demoni direttamente, ne indirettamente essendo quelli sustantie spirituali, come per fede tinghiamo. Non e[st] potestas, quae comparetur eis, diceva Iob, e consequentemente non possono essere scacciati dà corpi dà loro assediati, se non per virtu divina immediatamente la quale è superiore, ò mediatamente cioe dà gl' Angeli santi, i quali sogliono essere essecutori del divino volere in simili cose: Attalche lo spirito cattivo di Saul non poteva esser cacciato mediante il suono della Cetera. Puo ben esser questo che per la Melodia de suoni li travagliati dà Demoni restino alquanto più alleggeriti dalle perturbationi di quelli, mediante che la Cetera attrahit ad se attentionem, id est mediante l' attentione, e svagamento di coloro verso detto suon [78r] che li ritragge, e distrahe dalla cognizzione della afflizzione. Onde si puo assolutamente concludere che il suono di Cetera, ò altre cose sensibili non hanno possanza di scacciare i Demoni, mà alleggerire alquanto l' afflizzioni dell' Ossesso.

[-136-] Sono state alcuni, che hanno tenuto per fermo, che non solo le cose sensibili habbino forza, che questi afflitti dalli Demoni possino sostenere piu leggiermente le loro vessationi, ma che ancora possino esser liberati totalmente da quelli: e lo provano per quello che è scritto nel libro di Tobia al sesto cioe, che l' Angelo Raffael disse, che si mettesse il fegato d' un pesce sopra de carboni accesi, che il fumo, et odor di quello scaccia ogni sorte di Demoni dà corpi humani, tanto di Maschi quanto di femmine; secondariamente per quello, che dice Guidone Monaco nella sua Musica cioè, che si trova una sorte di Demoni, che non possono tolerar la Musica. Terzo, che Gioseffe hebreo scrive, che nell' esercito di Tito era un certo huomo, il quale con [can: una] la pietra d' uno anello scacciava i Demoni fuora de corpi humani ossessi. Quarto, che uno esorcista adoperando le coniurationi di Salomone in sua presenza lo scaccio un Demonio ponendo la radice d' un herba sotto il naso del vessato. Quinto, che come attesta [78v] Severin Boetio, un Filosopho col suono di Cetera scacciò il Demonio dà un Corpo ossesso.

Alla prima obbiezzione risponde Niccolò de lyra, che i libri di Tobia, non sono d' alcuna autorità, secondo S[an] Girolamo, si può ben dire, che l' odor di quel fumo, non scacciasse altrimenti li Demoni, se non per i meriti dell' or[ati]oni di Tobia [-137-] rappresentate per l' odore di quel fumo: e questo si verifica, perche l' Angelo Raffaelle prese il Demonio, id est, impedì la sua possanza, e lo rilego nelle parti superiori dell' Egitto. Dalla qual cosa chiaramente si vede che non per virtù del fumo del fegato del pesce, ma per virtu dell' Angelo essecutore della volonta divina quel Demonio fu scacciato. All' autorita di Guidone si risponde, che in simil materia, non è tenuto d' autorità, ma che li Demoni siano scacciati mediante la santita di chi suona, ò di chi canta, ò in virtu delle parole cantate si come di David si potria ancor dire, che operasse piu con li meriti suoi essendo egli tanto grato à Dio, che con la Cetera verso Saul.

Si puo dire ancora, che si partino i Demoni, con malizzia in questo modo, che quella reverenza, che si conviene a Dio sia fatta [79r] loro, essendo di quella avidi, e così si partono, non come forzati, mà volontariamente per tenere gl' huomini in tale errore, et alla lor servitù, il che sommamente desiderano.

Quello poi che nell' esercito di Tito scaccio [can: un] li Demoni [can: -o dal Filosofo], lo fece per arte magica, e patto fatto con loro tacito, ò espresso con il quale fingono d' esser cacciati, per tener come si è detto gl' huomini in tale errore, et alla lor servitù. Fù scacciato il Demonio dal Filosofo per arte magica, non essendo meriti nella persona di chi sonava per essere stato gentile. All' ultima obbiettione degl' esorcismi fatti in presenza di Salomone, si risponde, che se furon fatti nel tempo che Salomone haveva lo Spirito di Dio, il Demonio fu scacciato per virtu divina, e non della radice. Mà se furon fatti doppo che era divenuto Idolatra, era scacciato per arte magica. E finalmente terminando questa materia, si conclude, che non [-138-] essendo potesta sopra la terra, che si possa comparare à quella delli Demoni, supera la lor virtù quella di ciascuna cosa sensibile, e corporale; onde la minor virtu, non havendo forza sopra la maggiore mà si ben al contrario, il suono della Cetera, erbe, e simili cose sensibili, e corporali non hanno [79v] virtu di fugar li Demoni da corpi humani, ma si bene d' alleggerire l' afflizzioni di quelli.

F. Bella dichiarazzione è stata questa la quale getta à terra tutte le ragioni fondate in questi effetti miracolosi, che la parte avversa ha prodotto in favor dell' antica Musica. Si che destrutti in fondamenti loro, la conclusione seguirà, che la Moderna sia piu perfetta. Ma certo resto ancora io molto maravigliato, che questi tanto dotti huomini [can: habbino] siano cosi inciampati in produr favole, e negromantie per prove loro: Ci è restato l' ultima prova favolosa, e magica per gr[ati]a, accio meglio io intenda, mi [=me] la [can: racconti la favola], accio io possa alle volte per quietare i miei fratellini dal pianto, o ritrarli dalle baie per ordine raccontarla.

S. Per sodisfarvi dunque, sappiate, ch' è stata opinione che trovandosi Arione, musico eccellente di quei tempi, ne mari di Sicilia, et havendo seco molte ricchezze raccolte, peroche con grandissimo guadagno gi[ra]va dolcissimamente sonando in questa, ò in quell' altra parte; vene [can: li] in animo ad alcuni, che lo servivano di sommergerlo nel mare per dividersi l' un l' altro le di lui ricchezze. Fatto dunque avvisato [80r] Arione dà uno di quelli, che contro se li preparavano, gli prego, che almeno si contentassero, che egli avanti la morte sua potesse pigliar della lira sua l' ultimo diletto; et essendoli questa gr[ati]a statali conceduta, tolta la Lira, cominciò con tal suavità à cantare, e sonare, condolendosi con si pietose parole della sua morte, che molti Delfini s' adunorono [-139-] d' ogni intorno per udirlo: Ond' egli per ultimo riparo dell vita sua, si scagliò sopra di quelli, trà quali uno ve ne fù, che porgendoli il dorso lo ricevè, e portò ne lidi di Tenaro. Et afferma Herodoto ch' in Tenaro dove il Delfino lo posò à terra, fù posta poi una statua di bronzo, che sopra un Delfino lo figurava; onde poi gl' Astrologi antichi in memoria di questo tolsero occasione di darli luogo in Cielo in memoria di tal fatto con l' imagine del Delfino, la quale è adorna di stelle dieci.

Che questa sia favola, o historia lo lascierei discorrere [=discorre] agl' eruditi ingegni; son ben certo che fra gl' animali solo l' huomo discorre. [Can: Questi antichi hanno tentato far credere à noi posteri, come facevano in quei tempi] Non è piu quel tempo degl' Antichi i quali [can: all' ignorante Plebe] facevan credere all' ignorante Plebe, cantando le lor rime, che le pietre scendessero da Monti et cetera come ben canto l' Ariosto in quei versi così.

Li scrittori indi fer l' indotta Plebe, Creder ch' al suon delle soavi Cetre [80v] l' un Troia, e l' altro edificasse Thebe. Et havesser fatto scendere le pietre Dagl' alti Monti, et Orpheo tratto al canto, Tigri, e Leon dalle spelonche tetre. E di poi che fusse stato il tutto narrato historia, direi, che Arione non trovato altro scampo alla sua vita allora, che si fusse raccomandato alli suoi Idoli, li quali volendo consolare, accio gl' altri Idolatri si [can: -n] mantenessero in questo errore come sopra [-140-] vi dissi et alla di lor servitù, comandassero ad alcuni Demoni, che preso forma di Delfini uno di loro, lo portasse sopra il dorso, e lo conducesse al gia nomato Lido. In quella maniera, che Christo nostro Signore operò nel venerabil Beda, al quale nella conclusione d' una sua predica, piena di sapere, alle parole, Per omnia s[a]ecula s[a]eculorum, non vi essendo chi le rispondesse, essendo stato condotto malizziosamente li dà un suo scolare, dove non era, se non un Monte di sassi, quelli tutti risposero Amen, benedixisti venerabil Beda.

F. Gia che con molte, e sicure ragioni, mi hà V[ostra] P[aternità] mostrato, che di tanti mirabili effetti altri sono causati principalmente mediante l' Or[atio]ne e non per la Musica, se non per accidente, dando alquanto di forza à quella, e che altri mediante i meriti di chi sonava, e cantava, et altri mediante l' arte magica, stò aspettando, che ella mi dichiari chi è stato l' inventore di questo nuovo, e moderno [81r] stile recitativo, chi sono stati li famosi Cantori di quello, chi li sonatori.

S. Veramente varij varia dicunt, secondo le lor passioni, et io lontano da quelle dirovvi l' opinion mia, e prima dico [can: -n] che l' inventor primo sia stato Giulio Caccini detto Romano, poiche questo è stato il primo che habbia cantato à voce sola sopra li strumenti musicali in questo nuovo stile, e principiò in S[anto] Spirito di firenze entro ad una nugola all' arrivo di Madama Serenissima per nome Cristina di loreno moglie del gran ferdinando primo Granduca [can: di questa Città] di Toscana [can: tutto] cantando alcune parole, che principiavano, O' benedetto giorno. Onde poi per molto tempo per il gran diletto, ch' egli dette al popolo innumerabile, che ivi si ritrovava, fu nomata Benedetto [-141-] giorno per sopranome. Si che preso ardire questo gran Musico, compose molte arie in diversi tempi, le quali furono cont[inovamen]te esercitate da piu eccellenti cantori, e cantatrici d' Italia, e da altri nobili della Città amatori di questa professione. Ma veduto egli poi andare attorno molte di quelle, lacere, e guaste, e malamente adoperarsi quei lunghi giri di voci semplici, e doppi, cioe raddoppiate intrecciate l' una nell' altre, ritrovate da [81v] lui per isfuggire quell' antica maniera di passaggi, che per avanti si costumava, piu propria per li strumenti di fiato, e di corde, che per le voci, et altresi usarsi indifferentemente il crescere, e scemare della voce, l' esclamazzioni, trilli, gruppi, et altri ornamenti alla buona maniera di cantare, fù necessitato mosso anco dagl' amici, di fare stampare dette Musiche con un discorso à Lettori, mostrando le cagioni, che l' indussero à simil modo di canto per una voce sola, affine, che non essendosi ne moderni tempi passati costumate, per quanto egli sapeva, musiche di quella intera gr[ati]a, che sentiva nell' animo suo risonare, egli ne potesse lasciare alcun vestigio; e che altri potessero giungere alla perfettione.

Fioriva in quei tempi in Firenze la virtuosissima camerata dell' Illustrissimo Signor Giovanni de Bardi de Conti di [-142-] Vernio, ove concorreva gran parte, non solo della nobiltà, ma ancora i primi Musici, et ingegnosi huomini, Poeti, e Filosophi della Citta: dove confessava anch' esso haver appreso più dà ragionamenti dotti, ch' ivi si facevano che in piu di trent' anni, non havea fatto nel contrappunto; imperoche questi intendentissimi huomini sempre lo stimolavano et esortavano à non provare quella sorte di Musica, la quale non [82r] lasciando bene intendere le parole, guasta il concetto, et il verso, or allungando, ora scorciando le sillabe per accomodare il contrappunto, lacerando la Poesia, ma ad attenersi à quella maniera tanto lodata dà Platone, et altri Filosofi [fol. 83r= Filosophi] che affermano la Musica altro, non essere, che la favella, et il rithmo, et il suono per ultimo: Si che [-144-] conosciuto, che per il troppo contrappunto delle più voci cantando insieme, e la superflua moltitudine de passaggi, tanto delle sillabe brevi, quanto delle lunghe usata dà Cantori nel cantar sopra qualunque strumento di corde, senza intendersi parola, allettati dal volgo ignorante, che tal canto gradiva, le venne in pensiero d' introdurre una sorte di Musica per cui altri potesse quasi, ch' in armonia favellare, usando in essa una certa nobile sprezzatura di canto trapas- [83v] sando talora per alcune false corde tenendo quella del Basso ferma, eccetto che quando egli se ne voleva servire all' uso comune con le parti di mezo tocche dallo strumento per esprimere qualche affetto. Laonde dato principio di questi canti per una voce sola parendole, ch' havesser piu forza per dilettare, e muovere, che le voci più insieme composte, compose allora li Madrigali Perfidissimo volto, Vedrò 'l mio Sol, Dovro dunque morire?, e l' aria sopra l' Egloga del Sannazzaro. Itene all' ombra. in quello stile proprio, che poi se ne servi per le favole, ch' in firenze si sono rappresentate fra l' altre la Euridice parole del Signor Ottavio Rinuccini: i quali Madrigali, et aria uditi in essa camerata con amorevole applauso, et esortationi ad esseguire il suo presupposto fine per tal cammino lo mossero à trasferirsi à Roma per dar saggio ancor quivi, ove fatti udire detti Madrigali, et aria in casa del Signor Nero Neri à [-145-] molti gentilomini, che quivi s' adurorono [=s' adunorono], e particolarmente al Signor Leone Strozzi, tutti potevano render buona testimonianza quanto l' esortarono à continovare l' incominciata impresa; dicendo, che sino à quei tempi non havevano mai udito armonia d' una voce sola [84r] sopra uno strumento semplice di corde, che havesse havuto tanta forza di muover l' affetto dell' animo quanto quei madrigali si per lo nuovo stile di essi, come perche costumandosi ancora per quei tempi per una voce sola i madrigali stampati à più voci, non pareva loro che per l' artifizzio delle parti [can: corispondenti] corrispondesse fra loro la parte sola del soprano dà per se sola cantata, havesse in se affetto alcuno. Onde ritornato à Firenze, e considerato che si usavano per i Musici alcunne canzonette per lo più di parole vili le quali parevale, che non si convenissero, e che tra li intelligenti, non si stimassero; gli venne anco in pensiero per sollevamento tal volta degl' amici oppressi comporre qualche canzonetta à uso d' arie per poter usare in conserto di piu strumenti di corde; e comunicato questo suo pensiero à molti gentilomini della Città fu compiaciuto cortesemente da essi di molte canzonette di misure varie di versi, si come anco appresso dal Signor Gabbriello Chiabrera, ch' in molta copia, et assai diversificata da tutte l' altre, ne fù favorito, prestandoli egli grande occasione d' andar variando, le quali tutte da quello poste in musica in diverse arie di tempo in tempo, state non furono poi disgrate, etiandio à tutta l' Italia [84v] [-146-] servendosi allora, et oggi di esso stile ciascuno che hà voluto, o vuol comporre per una voce sola, e particolarmente qui in Firenze dove essendo egli stato trentasett' anni alli stipendi di questi Serenissimi Principi, qualunque havrà voluto, havrà potuto vedere, et udire à suo piacere tutto, quello che di continovo operò intorno à si fatti studi, ne quali cosi ne Madrigali, come nell' arie, hà sempre procurata l' imitazzione de concetti, e delle parole, ricercando quelle corde piu, e meno affettuose, secondo i sentimenti di esse, e che particolarmente havessero gr[ati]a in quella maniera, che osservò nella sopradetta armonia. Ci sono stati alcuni, che propriamente per invidia, e passione mossi, hanno cercato di adombrar la gloria di questo huomo veramente mirabile, a cui si convien render gr[ati]a da tutta la Caterva de Musici del Mondo, poiche con questo nuovo stile recitativo si è dato occasione à sublimi ingegni della professione non solo di arricchirlo, ma d' inbastardirlo con la Musica di Madrigali, e Sonetti, à piu voci, et con i mottetti à voce sola, et à piu concertati [can: di acquistare affetto]. Che siano appassionato [=appassionati] ce lo dimostra il tempo, che cominciò a gustarsi la sua dolce maniera del Canto, come sopra udiste nell' arrivo di Madama Serenissima di Loreno Sposa del Serenissimo Granduca Ferdinando il Primo, in quelle [85r] parole, O' benedetto giorno. Altri, che l' hanno imitato, et anco migliorato detto stile, cupidi di gloria d' esser tenuti primi Inventori, hanno cercato con alcuni altri loro seguaci, et aderenti d' impedirle tanta [-147-] fama con inventar molte bugie, contradicendosi gl' uni, e gl' altri; ovvero se non per esser tenuti Inventori almeno come invidiosi, e disturbatori dell' altrui gloria. E benche tale havessero arricchito il moderno, e nuovo Stile, in ogni modo perche facile est inventis addere, gratiae habendae sunt primis Inventoribus. Oltreche la maniera del detto Signore hà del naturale, e piu s' avvicana [=s' avvicina] all' antica non havendo dello stentato e stiracchiato, come dir si suole.

F. Hò bene appreso il tutto; e starò aspettando mi dichiariate quali siano stati nella nostra Età li Cantori, sonatori, [can: e Poeti] sublimi e compositori di Cantilene piu singolari in stile moderno tanto à voce sola quanto à piu concertatamente e quali Poeti.

S. Il Signor Giulio Caccini Inventor del nuovo stile è stato cosi eccellente nel cantar solo nella sua gioventu, che non si trovò chi lo superasse. I concerti à piu voci che in casa sua faceva, erano in vero mirabili essendo tutti adorni di peregrine grazzie: del che fede facevano le moltitudini spesse de Principi, e Signori grandi forestieri e della nostra Citta di Firenze ch' andavano, quasi che per favore à sentirli: E fu tale il grido, e la fama, ch' arivata sino alle Maestadi Christianissime di Francia Enrico, e Maria Medici sua Sposa convenne al detto Signor Giulio con tutta la sua virtuosissima famiglia, far passaggio et andare per ordine loro, a fare udire la nuova maniera di Cantare, [85v] dove arrivati, non potria lingua humana esprimere quanto fussero stati accarezzati, e quante lodi, et honori hebbero dà quelle non solo Maiestàdi quanto da tutti i principali Duchi e Baroni di Francia, che quivi si ritrovarono.

[-148-] Fiorì nel medesimo tempo la Signora Francesca sua figliola cantatrice delle prime, artifitiosa nelle sue cantilene, come fede ne fanno l' opere sue musicali date alle stampe.

Questo ricco Oceano di virtù genero indi a poco una Margarita, la quale nutrita nel suo amoroso seno, e gustati li sui dolcissimi latti, cresciuta in età divenne cosi lucida, e splendente in questa professione del canto, che ciascuno ammirando la sua voce suavissima, quasi in canna d' argento risonante, colma di trilli, e gruppi spiccanti accompagna- [86r] ta con mirabili, et affettuosi accenti, faceva a gara per andare ad udirla. Hoggi havendo consecrato il suo purissimo cuore à Dio, lasciata ogni pompa terrena, e frale, si gode con l' altre Verginelle di menar vita angelica ne puri chiostri del Monastero di S[an] Girolamo su la costa à S[an] Giorgio dell' ordine di S[an] Francesco minori osservanti: dove per udirla cantare le divine lodi à voce sola, e talora in concerto con altre virtuose verginelle sue compagne, in alcune feste dell' anno concorre gran numero di persone nobili virtuose, benche il luogo della Chiesa sia alquanto scommodo, mediante una ripida [=rapida] salita.

Fece risonar di se una immortal fama la Signora Settimia Caccini sorella della Signora Francesca [can: nomata, e] secondogenita del Signor Giulio, nella sua piu fresca età, consumata Maestra nella bella maniera, e gr[ati]a indicibile del canto, et affinata tra li primi suggetti d' Italia di questa professione nell' Accademia dell' Altezza di Mantova Ferdinando Gonzaga da quello stipendiata; la qual virtuosa oggi ritornata al proprio nido, dove origine hebbe nella Citta di Firenze, [-149-] lieta de suoi trionfi, sù gloriosi Arringhi di sublimi Donne cantatrici acquistati, se n' vive, e posa, oramai d' anni carca, e gravosa. [86v]

In questo nuovo stile cantò con affetto singulare, suo principal talento stimato dà ciascuno professore dell' arte, la Signora Vittoria Archilei per nazzione Romana stipendiata da queste altezze di Firenze Ferdinando primo, e Madama Christina di Loreno, la quale doppo haver sparso di se celeste gloria, oramai d' età matura rese lo Spirito à Dio con questa eterna fama.

Cantore, e compositor eruditissimo è stato il Signor Jacopo Peri detto il Zazzerino d' ottimi costumi, e ben nato della nostra Citta di Firenze il quale cantando le sue opere composte con sommo artifizzio, essendo di concetto lagrimevole, proprio suo talento, havrebbe mosso, e disposto al pianto ogni impetrito cuore. E già, che tutta l' Italia hà ammirato la sua dolce, et affettuosa maniera, le sue opere à voce sola composte, come suggetto unico, e raro per tanta esquisitezza, pongo silenzio alla mia bocca, deponendo la penna, e temendo confondermi [can: entrato] nell' Oceano de suoi meriti: questo ben solo dirò, che se fù suavissimo nel canto, e perito nell' arte del comporre in questo nuovo stile, fu ancora nell' arte del sonare di tasti leggiadro, et artifizzioso, e nell' accompagnar il canto con le parti di mezo, unico, [can: e raro] e singolare. [Can: Questo ancora fù un grandissimo emulatore e competitor del Signor Giulio Caccini]. [87r]

Il Signor Francesco Rasi nobile aretino, e gentilomo dell' Altezze di Mantova, cantò leggiadramente con grandissimo affetto, e spirito. Era huomo di bello aspetto, gioviale di voce granita, e suave, faceva apparire con l' allegrezza del volto, e maestà [can: suo] il suo canto, angelico, e divino: fu scolare del [-150-] Signor Giulio detto. Questo oltre al cantare, e sonar la Tiorba, et il suono di Tasti fù dotato da Dio dell' arte della Poesia; compose arie à voci sole di canzonette parole sue molto leggiadre, et altre musiche variate, come testimonio ne rendono i dui libri dati alle stampe.

Composero in questi moderni tempi in stile recitativo Messer Marco da Gagliano Maestro di Cappella della Cattedrale di Firenze, che testimonio della sua arte, et elegante maniera di comporre, [can: testimonio] ne rendono La sua Dafne [can: opera] poesia del S[ignor] Ottavio Rinuccini, la quale fù recitata in Mantova ad' istanza di quelle altezze con grandissimo applauso di quei popoli. Hà composto ancora con leggiadrissimo stile madrigali [can: assai] à cinque voci, similmente Mottetti à cinque e sei con alcune messe. Le stampe, e 'l grido suo fanno ampia fede del suo valore; ora prendon riposo le sue ossa [87v] nella Chiesa ducale di quella can[on]ico.

Messer Filippo Vitali fiorentino Maestro di Musica della Camera dell' Eminentissimo S[ignor] Cardinale Antonio Barberini, oggi habitante in Firenze sua Patria, compose in stil recitativo l' Aretusa opera di Monsignor [...] Corsini / felice memoria; Cherico di Camera del Sommo Pontefice la quale fù recitata in Roma, con tanto gusto degl' Uditori, che in Bologna la volsero recitare ancora, e riusci con sommo honore, e gloria del compositor dell' opera, e sua; Questo elevato suggetto, non solo hà fatto risonare di se la fama per questo stile [-151-] recitativo, ma ancora per le molte opere di Madrigali à cinque voci, Canzoni à quattro, e mottetti a 6. et altre studiose opere date alle stampe [can: le quali lo rendono più glorioso].

Questi sono stati i Cantori, Cantatrici, e compositori recitativi di Firenze, e quivi ammaestrati mentre fioriva lo detto stile. [Can: Hoggi sparso in ogni loco, abbracciato in Roma, et in Venezzia si sentono (can: Compositori) Compos(itio)ni recitativi mirabili].

[Can: Che pare fu de primi] Tra forestieri il primo fù il Signor Claudio Monteverdi il quale arricchi questo stile di peregrini vezzi e nuovi pensieri nella Favola intitolata Arianna. Opera del Signor Ottavio Rinuccini gentilomo di Firenze fù tanto gradita, che non è stata Casa, la quale havendo cimbali, ò Tiorbe in Casa, non havesse il lamento di quella. [88r]

In Roma fiorì quel gran Musico chiamato il Mazzocchi, il quale compose in stile recitativo eccellentemente la Catena d' Adone.

Sono dà quei tempi sino ad ora sempre scopertisi novelli Cigni come in Roma il Signor Luigi Rossi. In Venetia il Cavallo. E questo basti circa l' Inventore dello Stile recitativo, et origine, e de Compositori, e cantori di quello.

Ci resta di nominare, per sodisfarvi, quali siano stati li sonatori, Compositori di variate Musiche, e Poeti, e cominciando da sonatori nominero alcuni più famosi, non essendo mio intento voler compilare tutti per essere di numero infinito.

[-152-] Fiorì sonatore di Violino in firenze il Signor Giovanbatista [can: detto] detto del Violino per l' eccellenza sua, la quale era nel fare una soave, e lunga arcata che in vero apportava all' udito sommo diletto. Fece molti allievi questo gran virtuoso i quali sono oggi sparsi per Roma.

Fiorì di poi nel medesimo suono di Violino il Padre Fra Giovanbatista da Cesena di Romagna conventuale osservante di S[an] Francesco, unico, e singulare del Mondo, poiche nell' archeggiare è stato veramente angelico, e non umano, ricco di mille peregrini, e nuovi pensieri, à nessuno secondo, Principe dell' Accademie de Violini, e Maestro eccellentissimo della loro scuola, con pace de Professori, che chi l' ha conosciuto, ò udito sonare sa, che non solo io non mentisco, ma che non è penna, che la di lui gratia, e maniera, et arte mirabile possa scrivere, ne lingua umana di quella favellare. Oggi sepolto se n' è tornato al suo paese tra li Musici divini d' onde l' anima sua apprese tanto sapere quando ella prese questa spoglia mortale, forse per invogliar noi mortali, [can: dand-] porgendoci una gocciola di suavita à gustare, accio operiamo bene per andare alla celeste Patria, fattone degni, à godere i dolcissimi suoni, e canti di quelli spiriti Angelici. [88v]

Fiorito, è à nostri tempi, et oggi vivente, il Signor francesco Nigetti da firenze, spirito veramente divino il quale per suo trattenimento, e per accidente fuor delle sue quotidiane cure applicatosi alla scienza della Musica è divenuto cosi valoroso Teorico, e prattico in quella, che le compositioni sue in tutti gli stili sono state pregiate, e stimate, in firenze, et in Roma, [-153-] secondo l' universal fama, che ciascuno favorito di haverne, le tiene come pregiate gioie serrate. S' aggiunge che è stato inventore di Sinfonie per i Violini, violoni, e tiorbe tanto leggiadre, che essendo state abbracciate dalle principali Accademie di questo suono, ciascuno poi ad imitazzione di quelle è ito continovamente esercitandosi onde devonsi à questo [...] sublime ingegno rendersi dovute gratie, et onori. È sonator di tiorba delicato, d' Organo artifitioso, che per la sua sufficienza sovra ogn' altro di questa Citta fù eletto dal Serenissimo Granduca di Firenze Ferdinando secondo Organista primo del Duomo di detta Città; sono piovute dal Cielo tante gratie, e doni in questo virtuoso huomo, che questa fra l' altre di maggiore consideratione è stata di haver inventato un Cimbalo il quale hà arricchitolo di corde novelle, e nuovi ordini con [can: tre] tastature senza tasti negri, con l' ottave tutte distese, sopra il quale cimbalo si possono trasportare le cantilene in molti modi, e luoghi diversi per facilita de cantori, e delle lor voci alte, ò basse; et arricchire di variate, e dilettevoli armonie quelle, occasione veramente à Maestri di contrappunto d' invogliarsi ad esercitarsi in detto strumento per ritrovare variate armonie che muovino gl' uditori. E gli riempino di inaudita dolcezza. E quello che maggiormente fa risplendere il Signor Nigetti è che queste tante sue privilegiate virtù sono accompagnate con una inesplicabile modestia, et umilta senza mai offendere con la sua lingua le fatiche altrui.

Fiori in Firenze vivente il Serenissimo Gran Duca Ferdinando Primo, e da S[ua] A[ltezza] Serenissima stipendiato il Signor [...] di nazzione Francese detto il Francesino, [89r] accio facessi molti allievi, [-154-] tra quali alcuni ammaestrasse talmente che potessero servire à sonar la sera à ore 23. sopra della ringhiera del Palazzo vecchio, il che in breve spazzio di tempo divennero cosi eccellenti, che era fama di loro, che Principe alcuno non havesse un coro simile di variati strumenti, e pigliando la denominazzione dalla nazzione del loro Maestro si chiamavano Francesini.

Li Sonatori di Strumenti di consonanze.

Sonator di liuto è stato nominato Santi da Parma, Monsu Balart francese, Lorenzo Allori, detto il Tedeschino fiorentino, Giovanni detto Nannicino per soprannome, e Pompeo [...] organista del D[u]omo di Firenze [can: tutti furono eccellenti] ambi fiorentini. Il Signor Vincenzio Galilei nobile fiorentino quel gran theorico. Sonatori di Tiorba Fu Antonio detto il Bardella [can: il] primo, che l' usasse, della quale dicono fusse l' inventore; la sono eccellentemente particolarmente nell' accompagnar il basso continovo con le parti di mezo [can: quando] [cop: in concerto fù stipendiato dall' Altezza di Toscana]. Nel medesimo tempo fu sonata leggiadramente questa Tiorba da Messer Marco da Gagliano Maestro di Cappella al Duomo di Firenze, e da Molti suoi Discepoli, il quale in comporre sinfonie concerti, et in ogni sorte di compositioni musicali singulare.

[-155-] [Cop: Messer Marco da Gagliano Maestro di Cappella del D(u)omo di Firenze, e Messer Michele suo Nipote rari si nel sonare nelle sinfonie poi questo singulare come per l' infinite manoscritte si sentono giornalmente. Signor Agnolo Conti fù fra tutti tenuto sonatore raro e nelle] [89v] [can: sinfonie, e ne concerti, et in tutte l' opere sue: fù stipendiato dall' Altezze di Toscana]. In Roma Fiori Giovanni Girolamo Casperger detto il Tedeschino mirabile in questa professione noto oramai à tutti i professori della Musica.

Sonatori d' Arpe [can: havuto] il Grido maggiore è stato del Signor Horatio per sopranome dell' Arpe sing[ola]re in questa arte, et in comporre arie.

Sonatori d' Organi, e gravicembali sono stati li Capi di questa Accademia, il Signor Claudio da Coreggio, Giovanni Gabbrielli, Gioseffe Guami, Luzzasco luzzaschi, Christofano Malvezzi, Simon Giovannini Hercolino, ultimo il Signor Girolamo Frescobaldi quello, il quale hà fatto, come dir si suole notomia della Musica, perche hàver ritrovato nuova maniera di sonare sopra gli Gravicembali in particolare; abbracciata da tutto il mondo, come ciascun sa, et oggi chi non suona secondo il suo stile, non è stimato. Testimonio di lui fà il grido, e la fama sua, che per tutto risuona, e le opere manuscritte, e le stampate, dove sono toccate, Ruggieri, Romanesche, Monache, passagalli, canzone Francese, ricercari gravi spartiti à quattro voci, dove si vede una mirabil' arte.

[-156-] Fiorisce nel sonare leggiadramente il Cimbalo la Signora Lucia Coppi Romana allieva del Signor Girolamo Frescobaldi la quale imita talmente il suo maestro che non è Signor Forestiero, che di tal suono si diletti, che non procuri udirla. Onde per tale eccellenza il Serenissimo Cardinale Giancarlo di Medici l' hà stipendiata.

Vive oggi un giovane d' anni 28 in circa, per sopranome detto Tanaglino di Firenze, il quale per la sua eccellenza serve [can: S(ua) Maestà Cesarea] con stipen- [90r] dio di scudi cento il Mese. Questo doppo il S[ignor] [can: Claudio] Girolamo è tenuto il primo si come l' opere sue stampate fra poco tempo faranno fede, havendo nelle sonate di toccate, canzoni, correnti, e ricercari gravi usato grandissimo studio, è dotato da Dio d' una mano velocissima e leggiadra [can: nato nella nostra Citta di Firenze].

Non mi par dovere tralasciare un Francesco landini cieco, splendore di tutta l' accademia degl' organisti, il quale veramente doverebbe esser noto à ciascuno della professione e tenerne ritratto come degl' altri huomini famosi Dante, e Petrarca.

F. Questo parmi un miracolo di natura ch' un cieco fusse cosi valoroso se pero non cosi divenne gia che haveva lungamente studiato questa professione. Di Gr[ati]a mi narri minutamente il tutto.

S. Per sodisfarvi cominciero dal suo natale per esser cosa memorabile, e degna d' esser saputa. Questo dunque al tempo della sua fanciullezza da subito morbo di vaiolo fù acciecato, ma la fama della Musica di grandissimo lumo lo ristorò, il quale passato il tempo, e gl' anni [-157-] dell' infantia privato del vedere, cominciando à intendere la miseria della cecità, per poter con qualche sollazzo rallegrar l' horrore della perpetua not- [90v] te comincio fanciullescamente à cantare, e di poi essendo cresciuto, e gia intendendo la dolcezza della Musica, prima con viva voce, di poi con strumenti di corde, e d' Organo, cominciò à cantare secondo l' arte, nella quale mirabilmente acquistando prontissimamente trattava gli strumenti musici i quali non mai havea veduti, come corporalmente tutti vedesse, della qual cosa ognuno se ne maravigliava, si che con tant' arte e dolcezza cominciò a sonare gl' Organi, che senza alcuna comparatione tutti gl' altri trapasso; e compose per industria della mente sua istrumenti musici non piu veduti; et è ne fia senz' utile à sapere, che mai nessuno con Organo sonò piu eccellentemente. Oltre di ciò prevalse tanto l' acutezza del suo ingegno ch' egli fù Filosofo, et astrologo dottissimo, cosa veramente mirabile, percioche publicamente l' anno 1360 nella nobilissima Città di Venezzia per comune consentimento, concedenti la palma di quell' arte per mano de Serenissimo Re di Cipri, e Doge di Venezzia fù in forma di Poeta di laurea corona ornato, come chiarissimamente si legge nella vita sua manuscritta, la quale si conservo [=conserva] in firenze nella Serenissima libreria Medicea di S[an] Lorenzo. E dice, che nacque in firenze di Iacopo dipintore huomo di semplicissima [-158-] vita, e mori l' anno 1390. La memoria di lui nelle publiche stampe ancora nè hà meritato favela [can: -re] [91r] si da diversi Autori, et in particolare da Paolo Mini nella sua operetta della nobiltà di Firenze in frà li dieci laureati Fiorentini, e per ordine de tempi lo mette il quarto, e dice fù costui gran Musico, e cieco s' addimando.

Appresso ancora il R[everendo] P[adre] Michele Poccianti servita nel suo libro intitolato Catalogo delli Scrittori fiorentini, lo connumera, narrandovi le sue azzioni, e virtù. Ma per gr[ati]a servaci solo la fedele testimonianza del dottissimo Messer Christofano landini il Comentatore, e Segretario della Repubblica Fiorentina l' haver scritto à sufficienza della di lui prerogative nella sua Apologia, che fà avanti al suo comento della Commedia di Dante nella materia de fiorentini Eccellentissimi in Musica, dicendo di piu quello essere stato fratello del suo Avolo. Hò voluto che vi sia noto questo gran miracolo di natura, accio possiate ragionarne con fondamento [can: accio] onde i professori del suono pigliando da questo Sing[ola]re Musico ottimo esempio si inanimischino allo studio con maggior fervore.

Infiniti altri sonatori e cantori illustri sono di presente, e sono stati, de quali non hò notizzia, come in Roma, in Napoli, et insomma per tutta l' Italia, et altri lontani paesi, de quali come poco fa dissi non esser mio intento farne minuta raccolta, ma che [-159-] mi bastava nomare alcuni [91v] come principali stati presupponendosi, sempre che naschino novelli Cigni.

I Compositori di Cantilene i principali sono stati di tre Ordini. Del primo furono quelli, che hanno composto, cantilene sacre con strascichi di note lunghissimi sopra le sillabe, e vocali, le quali erano talmente distanti, che si perdeva il senso delle parole, e quello che è peggio le sillabe, che dovevano esser lunghe divenivano brevi, et è converso; e piu presto si puo dire che le parole obedissero alle note, che le note alle parole come è ragionevole. Attalche e per il senso dell' Oratione, ò parole, perso, per le vocali male accomodate, e per la lunghezza fuor di misura della Cantilena apportando noia, e rincrescimento, considerato il tutto dalla felice memoria di Papa Marcello fece riformar la Musica sacra da Giovanni Aloisio Palestina quello gran Musico, e Maestro de Maestri ch' altrimenti voleva prohibirla [can: Musica in Chiesa]. E da una Messa composta à posta da questo grand' huomo per detto Pontefice si domanda Messa di Papa Marcello.

I compositori del second' ordine furono il Palestina detto il quale di arte, [92r] e di eccellenza nel comporre Messe, Hinni, Vespri, e Mottetti à Cappella non hebbe pari. Ma dove lascio le parole Vulgari come Madrigali, e canzoni tanto artifizziose musiche? Chi è stato quello mai che nel comporre cantilene sia stato cosi abbondante di fughe, et imitazzioni simile à questo gran Maestro? Certo che in lui non piovevano, ma diluviavano, havendo la Natura tutto il bello dell' arte in lui riposto, [-160-] come fece nella nostra Età in Michelagnolo professore della scoltura, e pittura, in Andrea del Sarto, in Raffaello, in Tizziano della Pittura in Alberto duro [can: del] per il disegno, nel Petrarca professor de Sonetti, nel Guarino, [can: delle Pastorali] mediante il Pastor fido, nel Tasso [can: di] Poema Heroico per [can: il suo] la sua Hierusaleme, nell' Ariosto [can: de Romanzi] per il suo Orlando Furioso. Questo splendor de Musici si serve tanto bene delle seste, e delle settime, e d' alcuni strascichi à tempo et intese tanto beni li Tuoni et li osservò, che l' armonie sue ta[n]to latine quanto volgari rendano gravità, [can: e] Maesta, e devotione incredibile, le sacre in particolare dove dovean servire conforme al decoro de luoghi. Chi mai è arrivato à tant' altezza? di quelle? Si risponda pure arditamente. Nessuno, perche i luoghi [can: son presi] [can: fatton presi e] essendo stati presi da questo sublime ingegno, mai nessuno [can: lo giungerà] vi arriverà. Prendino pur le cartelle [92v] in mano quelli, che bramano perfettionarsi in quest' arte e spartischino la Messa ad Fugam à quattro voci, gl' hinni, et insomma tutte le sue opere, in quella guisa, che li giovanetti bramosi di divenir perfetti nella pittura vanno ritrahendo col matitatoio figure ovunque elle si siano di Famosi Pittori.

Io mi credo, che se alcuno di questi scimunitelli, i quali si chiamano Compositori senza regola, e da romoracci, che non compongono se non a 2. ò 3. chori ma senza studio alcuno, e che non sanno metter due note in fuga, ò à due, ò tre, ò quattro voci, se mi havessero sentito, per haver loro un poco d' aura popolaresca lacererebbono questo nobil suggetto; e perche compongono qualche canzonetta alla Napoletana di poco fondamento e piena di [-161-] vento, direbbono à persone, pero poco intelligenti, che lo stile del Palestina è antico. Si come ancora alcuni Cantorelli, i quali tenendosi i primi virtuosi del Mondo, ritrovandosi in luogo scarso di Suggetti, di Cantori, per cantar quattro note con un poco d' accento, e mostrare alla plebe, et à gl' ignoranti d' esser della prima pezza biasimeranno dette Musiche con dire [can: che sono all' antica], il persuadere il medesimo, non di- [93r] stinguendo l' opere dove devon servire, et à che fine. Ma gia che di questa mala razza, ignorante, e superba di cantori diffusamente di sopra ne hò discorso, seguiterò a narrarvi gl' huomini insigni di questa professione.

Fiori Cipriano de Rore, il quale dette nome di se con i Madrigali à quattro voci, dove è quello che comincia Cantai mentre, ch' io arsi. Fiorì Orlando di Lasso con la sua sestina Standomi un giorno. Fiori Adriano Vuillaert il quale, secondo che scrive il Zarlino, in guisa di nuovo Pithagora esaminando minutamente, avanti pero il Palestina assai, quello che nella Musica poteva occorrere, e trovatovi infiniti errori, cominciò à levargli, e ridurla verso quello honore, che gia ella era, e che ragionevolmente dovria essere. E le sue composizzioni hanno dato chiarissimo esempio dell' arte sua.

Furono huomini segnalati in questa professione Filippo di Monte, Pietro vinci, il Vittoria, chiamato la scimia del Palestina, [-162-] il Morales, il Nanino, il Soriano, Iaches de Vuert, Oratio Vecchi, luca Marentio del gentilomini bergamaschi, il Cavaccio et innummerabili altri di questo secondo ordine. Luca Marentio in alcune opere madrigali come in quella Liquide perle amore, il Cavaccio, l' Ugolino, et infiniti autori di quel tempo.

Arrivato [can: semo] dunque à discorrere de Compositori del terzo ordine, [can: et] il discorso sara in Dialogo tra un Maestro di Cappella, et un amico mio [93v] dal quale verrete in cognizzione de Compositori Moderni e di questo detto terzo ordine piu eccellenti, nelle Musiche da Camera non concertate. Ma restate informato, che questo Maestro è un ignorantone, chiacchierone, e vantatore, il quale non loda alcuno Musico compositore tenendosi piu eccellente, e piu singulare di qualsivoglia, e certo, che non è se non un praticone facendo cantar nella sua Cappella tutte cantilene accattate facendole creder per sue, ora sentite. Diceva questo mio Amico, O' Signor Maestro hò pur sentito oggi cantar bene i madrigali del Signor Principe di Venosa, non credo mai, che d' altri autori avanti, ora, ne per l' avvenire si sieno per sentire piu studiosi, piu vaghi, e bene intesi di quelli, e di tutti gl' altri di tutte le sue opere. Ci sono stati molti che hanno cercato d' imitarli, et in particolare il Signor Cavalier del turco il quale fra tutti si è accostato piu d' ogn' altro per quanto giornalmente si comprende dalle sue opere manuscritte infinite, ma altri havendo tentato, ne riuscito loro, hanno tenuto stile di mezo, altri perche non [-163-] hanno saputo imitarlo se non, come dir si suole, in pelle in pelle, [can: e] vedendo considerando, che chi non compone in simile stile non è apprezzato, si sono messi à comporre concerti per Organi, [94r] arie napoletane, et altri concerti vaghi sopra ciaccone e passagagli, i quali come maniere vezzose, essendo gradite da ciascuno, et in particolare da chi non stà sull' arte de Contrappunti, [can: e si et] hanno abbandonato lo studio de Madrigali senza strumenti, e quello è che è peggio quello delle Messe, Vespri, e Mottetti à Cappella, dove non si puo svolazzar fuor de Tuoni, e stiracchiar le fughe. Ma che potriano rispondere, [can: che] come persi d' animo, che detto pensiero lo lasciano all' opere del Palestina essendo di tale eccellenza che mai alcuno à quella perverrà. E cosi a poco à poco l' arte, e lo studio della Musica da Cappella, e da cantar senza strumenti verrà mancando.

Ci sono stati alcuni Maestri di Cappella molti anni sono, che lo stile del Venosa non lo volevano approvare. Et io ricordomi una volta che principiatosi uno de Madrigali del detto Venosa à cantare, e sentendo un maestro famoso alcune durezze, scaglio via i libri un Maestro di Cappella delle principali di Roma il quale faceva la battuta. Rispose il Maestro all' Amico, è vero che il Signor Principe e tenuto il Capo dell' Accademia de Compositori mà perciò da Fiorentini, con dire, che S[ua] Eccellenza hà introdotto nuovo modo, e differente dal passato pieno d' artifizzio, cioe facendo combatter [94v] bene le parti insieme con fughe, et imitazzioni, rivolte, con suggetti doppi, con legature assai, [-164-] dissonanze risolute, et accennate, con sissabe [=sillabe] senza strascichi, con osservazzione delle lunge, e delle brevi, cadenze, e meze cadenze senza [can: -r] spezzare il senso dell' Or[ati]one, e de concetti imitando quelli in quanto alla gravità, alla Mestizzia, et all' allegrezza. Mà alcune accademie fuori di Firenze par che tassino questo Signore di troppo ardire con farsi Autore di nuove Regole, fatte à suo capriccio, sprezzando i buoni documenti, e fondamenti di tale arte approvati da scrittori insigni con vive ragioni e demostrationi. Iddio perche non posso farvi sentire ora alcuni miei Madrigali in questo nuovo stile, mà con osservazzione delle buone regole? diceva questo sciocco, ch' io vorrei vi stupissi del bel combattimento che fanno le parti. O Signore soggiunse l' Amico fra di se, Dio sà che combattimento di note fusse stato quello, può essere che fusse combattimento ma come quello delle squadre male ordinate, non havendo mai visto le coperte de libri de regolisti, et io lo sò perche quello, che hà detto del Principe l' hà sentito dire nelle conferenze che all' volte sogliono farsi tra virtuosi di quest' arte. [Can: Soggiunse] di nuovo disse, il Pecci Sanese cominciò à dar [95r] assai gusto nel principio che stampò li suoi Madrigali à cinque voci, [can: e] e le Canzonette à tre, e che di lui altro, non si può dire, che dà quelle armonie si scorgeva, ch' havrebbe fatto gran passata con la sua bella maniera, e vago stile di [-165-] comporre, se la Morte, non gli troncava il passo di questa vita mortale in cosi verde età. Ancor io soggiunse il Maestro mi ricordo, che nel principio del mio studio davo talmente segno della mia inclinatione in questa nobil' arte, la quale se non fusse stata tale, non sarei arrivato à tant' altezza d' Onore dove ora mi ritrovo, gratia veramente particolare concessami dal Signore il che tutti ben sanno, e conoscono li miei compagni, e tutte l' Accademie di Musica.

Proprietà degl' Ignorante è il lodarsi da per se stesso, disse l' Amico; e seguendo il discorso soggiunse. Il Nenna è stato valoroso huomo, il quale con li suoi Madrigali à cinque voci, ha dato nell' umore de Cantori assai piu quasi d' ongn' altro [sic].

Io non hò altra pena, rispose il Maestro, ch' io non possa farvi sentire adesso alcune operette composte in simil maniera delle quali voglio vantarmi di sodisfar totalmente al gusto de Periti della Professione nostra, e forse, alquanto più d' ogn' altro.

Loda pur, dico di nuovo, te stesso, e abbassa gl' altri, disse l' Amico, che questa è la via di farsi tener valentomo, cioe sciocco. [95v] O' che presontuoso! Pare ch' à sentirlo sia l' Idea della Musica, e che quando le Muse nacquero, egli le tenesse à scuola. E seguendo l' Amico replico, come luca Marentio gentilomo bergamasco era stato il piu universale Compositore di Cantilene di tutti gl' altri, poiche hà composto negli ambidui Stili del Secondo, e del terzo, del Secondo come in quella muta à cinque voci dove sono quelle parole liquide perle Amore, e Tirsi morir volea, del Terzo come in quelli med[esimamen]te [-166-] à cinque voci, S' io parto io moro, in quelli della nona Muta, Cosi nel mio cantar voglio essere aspro, tanto artifizziosi, in quelli à sei voci, Se bramate ch' io mora e in quelli, Lucida perla. Si odono in queste dette opere concetti doppi, crudezze bene intese, e ben risolute, e dolcezze divine, havendo usato gl' affetti secondo le parole, et insomma in tutte l' opere sue è stato eccellente portando la palma sopra quanti Maestri de nostri tempi sono stati con pace loro, che chi hà voluto dilettare gl' è convenuto imitarlo per quanto à [=ha] saputo.

Il Grandi nel principio, che stampo concerti latini per esser de primi autori allora piacquero assai per stile de Secondo Ordine, stampò alcuni altri concerti del terzo Ordine i quali per esser alquanto ariosi dà molti furon graditi.

Il Monteverdi si può chiamare compositore singulare per l' affettuoso stile del terzo ordine ne suoi Madrigali à cinque voci, Ahi dolente partita, ne concerti, dove sono quelle parole Non e di gentil core, del medesimo terzo ordine. Questo eminentissimo Maestro con le sue peregrini [=peregrine] inventioni, hà destato li spiriti sonnacchiosi ad' inventar nuovi capricci. Composero artifitiosamente questi Fiorentini: Messer Marco da [96r] Gagliano, Messer Santi Orlandi, Stefano del [-167-] Nebbio, Messer Filippo Vitali. E benche Messer Giovanni Orlandi, oggi Monaco Vallombrosano per nome D[on] Desiderio, non habbia dato alle stampe l' opere sue di Madrigali, o simili parole musicali, in ogni modo essendo la fama sua oramai ad infinite Città nobili nota, et aperta, devo à gran ragione arrorarlo [=arrolarlo] tra questi illustri huomini, non gia perche ne riceva onore, ma per maggiormente quelli accreditare et accrescer loro fama, del quale questo solo encomio dirò, che oltre alle strettissime regole osservate ne suoi artifitiosissimi contrappunti in stili leggiadri, e floridi, [can: hà] pieni di bellissimi segreti, come chi è intelligente puo conoscere per esser veramente opere musicali degne di simili persone, e di non di ignoranti, dirò dico che non ci è stato sino ad ora Musico prattico, ne speculativo insieme, il quale come questo gran virtuoso habbia composto sopra li tre generi distintamente cioè cromatico, Enarmonico, e Diatonico, e non solo hà fugato con le note, mà ancora con le parole, come ciascuno puo andare dal detto Musico à farsi mostrare tal maraviglia. Ne sia alcuno che vadia chimeriggiando, che siano cromatici, suoni, o gl' altri tutti composti, ò bastardi, ma dico semplici: E resti ciascuno di quest' arte informato, che questo sing[ula]re huomo, egli veramente si può nomare vero Musico, et adequarsi à gl' Antichi, essendo ripieno di tutte le [-168-] sci[entie] e ancora, oltre l' esser Teorico, e prattico compositore di cantilene. Si glorij pur firenze di tal sublime parto, et [96v] si confondino le invidiose lingue degl' Ignoranti, e mentre hanno si vicina occasione d' imparare, si rinchinino umiliati, e con le cartelle [can: se gli] vadino per la lettione e confusi li Zoili e Momi ammutolischino. Di nuovo soggiunse il Maestro, ch' haveva composto ancora lui in tutti li stili del secondo, e terzo Ordine con concetti doppi e con crudezze assai ben risolute, et usate con i debiti modi quanto luca Marenzio, e che li suoi concerti latini, e vulgari, non si hanno da vergognare dà quelli del Grandi havendo piu aria che arte alcuni però; ne dà quelli ancora del Monteverdi perche se bene sono pieni di pensieri peregrini, nientedimeno vi sono alcuni Madrigali come quello in particolare Sfogava con le stelle, dove parmi ricordare, che questo Autore mentre lo componeva smarrisse le buone regole del Contrappunto, essendovi molte consonanze della medesima Specie perfette, che scendano, e salgano insieme.

Ma nelli miei, non si trovano simili errori, si bene sono ornati di mille vaghezze con l' osservanza delle strette regole.

Haver[e]te preso alquanto di gusto da questo sciocco Maestro; ma però haverette appreso il valore di questi singulari huomini de quali se ne sono nominati alcuni da me piu conosciuti, acciò possiate quelli immitare.

Ci sono stati da [=dei] concerti sacri latini del secondo Ordine come del Fattorini, Viadana, Grandi, l' Agazari, e molti altri.

[-169-] Del terzo ordine i concerti d' Ignatio Donati, del Crivelli, del Chizzolo, [97r] del Bernardi, del Sabatini, del Conti, e Guelfi fiorentini, del Merula, del foggia, del Monteverdi, del Carissimi, e di molti compositori Romani, Napoletani, e Venetiani l' opere de quali alcune sono manuscritte, altre stampate.

Ne credo, che per buono esemplare vi siano per dispiacere queste sei ò sette opere, le quali ho composte ultimamente per mandare alla Stampa, alcune vulgari spirituali à tre voci, altre à due in spartitura, e mottetti similmente in spartitura non solo per poterle cantare con piu facilità, e meglio, si come ancora sonarle, ma acciò servino per studio à chi desidera comporre con qualche ingegno. Sono alquanto difficili à cantarsi tanto l' opere vulgari, quanto le latine, e questo è causato dalle strette triple, le quali fa di bisogno batterle con discretione adagio, e dalle note di poco valore in tempo ordinario, delle quali mi è stato necessario servirmi per meglio esprimere l' affetto, et il senso delle parole in stile quasi favellando, rendendosi assai difficultuoso à chi non hà maniera di cantare recitativo, particolarmente à due, ò tre voci. L' opera si suol dire, che loda il Maestro: quando sarete pervenuto sino al termine di doversi procacciare maniera di comporre in vero, e moderno stile, se bene considererete l' arte, credo che non cambierete regola, se però non vi lascierete da certi invidiosi, mal consigliare, i quali volendo esser tenuti loro soli, i Maestri ta[n]to nel suono, quanto [-170-] nelle Compositioni da cantarsi et uniche Felici [=Fenici] tutti gl' altri ignoranti per haver aura popolare rubata con la loro temerità, e sfacciataggine, diranno dell' opere mie, e giudicheranno alla presenza del Popolo, secondo la barba mia bianca, che sono con qualche arte composte, ma che lo stile è alquanto antico, cosi d' un altro un' altra cosa simile diranno. [97v]

Interviene à questi huomini mordaci, come ad alcuni benche assai tenuti in stima universalmente come in particolare a Muzzio Effrem Napoletano il quale havendo censurato un Opera di Madrigali à cinque voci di Messer Marco dà Gagliano Maestro di Cappella del nostro Duomo di Firenze, troppo persuadendo di se medesimo, nel principio del libro delle Censure Stampato, [can: esser] notò un Sonetto per esempio per detto Messer Marco acciò, scrisse, da quello imparasse. E perche tra le censure, quest' una era, che havesse salvato due Ottave con un [can: mezo] sospiro, non le salvando per buona regola comune una pausa di meza battuta, pochi Mesi sono venutomi nelle Mani detto libro in bottega del Signor Cortesi libraro, e scorso tutto con diligenza, tutto divenuto stupido, e pieno di meraviglia notai nell' Esemplare, che in tre luoghi in circa, un mezo sospiro salvava due [can: Q-] Ottave ch' è peggio d' un Sospiro; e piu oltre trovai due quinte di grado; e di più due Ottave in questa guisa che il canto, cioe salendo da Gsolreut ad Alamire per grado verso l' acuto; il basso terminato in [-171-] Gsolreut ottava bassa del Canto, Salendo il tenore in Alamire terminando in ottava bassa d' Alamire del detto Canto, cascando il nomato Tenore da Elami per cadenza in detta Corda. E benche molti nieghino che non siano due Ottave io non sò con qual ragione poiche la pratica lo dimostra che dovendosi sonare, e cantare insieme, non si possono sfuggire poiche la parte continova bisogna forzatamente dica Do re, ò sol re, come il Canto. Applicando dunque alle sopra nominate velenose lingue, che il medesimo possa occorrere, anzi peggio all' opere [98r] loro molto inferiori à quelle di Mutio Effrem, che lavato dà questo virtuoso questa malacreanza fata a 'l Gagliani, è veramente huomo di consideratione. Ma avanti ch' io passi a discorre piu avanti accio vegghiate quanto scioccamente parlino, e sententino questi ignorantelli imbrattati solamente nella farina del contrappunto, canto, e del suono da questi esempi ben resterete appagato, come non sappino che cosa voglia dire, stile antico, ò stile moderno.

Domandai ad uno Cantore, che me lontano, per tutto dove si ritrovava e che di me, e mio Stile di comporre bene si favellava, ribadiva le lodi in mio biasimo dicendo, che 'l mio Stile era antico, che per grazzia mi dichiarasse qual fusse lo Stile moderno, e quale l' antico del comporre Musica; Rispondendomi trà li denti e vergognandosi, non intesi mai altro, che questi parole, Il Moderno Stile consiste [can: in TA-] / T A N T E, non Saprei dire. Soggiunsi forse è quello della Ciaccona? de passagagli? del recitativo? Di nuovo rispose non so bene esplicare, allora [-172-] le dissi, che bisogna chi vuol discorrer bene, e sententiare d' una Materia, [can: gl'] prima quella con grande studio imparare, il che non havendo voi fatto, mostrate d' essere un gran temerario, maligno et invidioso. Notate questa burla, ch' io feci ad un' altro, ma contrappuntista di canto, e di suono, il quale non conosceva la differenza degli Stili. Domandai dunque à questo tale il suo circa ad alcuni Ma- [98v] drigali miei à cinque voci il suo vero pensiero, e senza adulazzione. Onde subito guardati, e tutti diligentemente scorsi, rispose bonariamente secondo il suo sapere, che erano in Stile antico, avvertendomi, come amico, ch' io no[n] gli palesassi sul[l]' Accademie perche riceverei biasimo, et io soggiunsi deh per gr[ati]a insegnatemi in quello consiste lo stile moderno, et in che l' antico? Et egli in note nere assai, e non in note bianche di semibrevi, minime et cetera. Et io di nuovo dissi, non mi havete sempre lodato lo stile del Venosa? Rispose di si; allora dissi voler comporre in quello, il quale poi se non li piaccesse la compositione la darei al fuoco. E cosi venuto la sera, havendo spartito Prima, e seconda parte d' un Madrigale del detto Venosa, messomi li libri cinque in seno, e trovato l' Amico dissi che per gentilezza considerasse quello spartito nel quale havevo posto grand' arte in imitare il Venosa tanto da lui lodatomi, additandoli le belle legature di Note, durezze ben risolute, rivolte di concetti, e simili cose. Ond' egli piu che mai avvertendomi, che questo spartito haveva piu dell' antico, che [-173-] quello de primi madrigali mostratoli, allora io tutto ridente soggiunsi, se era di quel primo pensiero, che lo stile de[l] Principe di Venosa fu il vero, e rispostomi di si; cavatimi di seno i libri cinque le mostrai, che lo spartito, non era altrimenti mio ma del Principe. Tutto vergognoso voltatemi le spalle se ne partì il quale io seguitandolo, lo confortai con dire non essere il primo che s' inganna, e simili parole humane. Però bisogna che altrui vadia adagio à biasimare perche intervengono poi simili burle. [99r]

F. Certo, che V[ostra] Paternita chiarisce con belle maniere questi superbi ignoranti dimostrando che lodano, e biasimano à caso, et à passione.

[S.] Mi ricordo in questo proposito d' un fiorentino, il quale andato dà un Maestro principale di firenze per farsi intagliare una figura, et altre opere nobili, e prima dimandotoli [=dimandatoli] se era stato, ò studiato à Roma, e rispostoli, che nò, subito licentiò il Lavoro, risolutioni in vero senza giuditio, et inconsiderate, come che Roma naturalmente produca valorosi in tutte le professioni ovvero, che tutti che hanno visto Roma solamente restino addottorati in qualsivoglia scientia, spenderebbono poco li Padri, se non havessero altro obbligo, che mandare i figlioli à Roma per acquistar qualche arte, bench' incapaci, e di rozo ingegno fussero. Non sapeva questo gran Cervellone forse, che la Città di Firenze in qualsivoglia arte, e professione hà particolarmente non solo pareggiato ogn' altra Città, ma gl' Antichi ancora, come Michelagnolo Buonarruoti nella scoltura rendendone testimonianza quella statua sua fatta di sotterrare per dimostrare à quei Romani i quali la lodavano come opera eccellentissima [99v] di scultore antico era sua, essendo dentro ad uno tassello posto sotto la pianta d' un [-174-] piede scritto il suo nome. Questo grande, e divino chi ancora chi lo pareggio nella Architettura, e nella Pittura? Studio in firenze, operò lungo tempo in Roma, come Architetto di S[an] Pietro, scultore d' una Pietà e d' un Moisè, figure mirabili, e come Pittore eccellentissimo del Giuditio universale à tutto il Mondo noto. Chi pareggio mai Donatello si famoso scultore? Era di firenze. Dove imparò Andrea del Sarto, Iacopo dà Pontorno, il Rosso e molti altri suoi compagni celebri se non nell' Accademia eretta in firenze dal gran [...] de Medici?

Dove imparò il Cigoli, e il Passignani moderni Pittori, i quali portorno la Corona nelle Competenze di Varij altri concorsi à dipingere nella Cappella di Papa Paolo Quinto? in firenze. Dove il Bronzino, e del Furino ambi gloriosi di nome, l' opere de quali sono di prezzo inestimabile? in firenze. E questi tutti singularissimi huomini nomati erano fiorentini non molto tempo fà havendo reso lo Spirito loro al suo Creatore. Attalche quel fiorentino non havendo stimato quel Maestro eccellente Intagliatore perche non haveva studiato in Roma male parlò [100r] poiche doveva considerare, che in firenze, fu la gia persa pittura in Italia ritrovata da Cimabue, e fu ridotta in breve tempo à tal perfettione da gia nomati Andrea, e gl' altri suoi compagni [-175-] che l' altre Città hanno imparato da questa Citta di firenze, e non dà Roma.

F. V[ostra] P[aternità] benissimo discorre, perche ancora io ho visto, e sentito [can: un' a] dire che un Cantore di Basso andato à Roma per perfettionarsi nel cantar gratiosamente doppo l' esservi stato alcuni Mesi, e ritornato qui in firenze fusse giudicato haver perso tempo, e piu presto deteriorato il cantare, che migliorato.

S. Di questo ne sono sicuro, poiche i veri Maestri del cantar con gr[ati]a le canzonette, e lo stile recitativo, [can: Horamai è noto à tutto il Mondo, che l' inventione di questo nuovo stile] anzi Inventori sono stati in questa alma Citta come di sopra udiste, attalche se quel Basso non haveva profittato un bel cantare nella nostra Città, poteva far di meno d' andare à Roma, non essendoli giovato punto quell' aria. Et io istesso posso attestare, come Melchiorre basso con altri primi Cantori di Roma chiamati in occasione delle nozze del Serenissimo Cosimo secondo Granduca di Firenze felice memoria Giulio Caccini durò tre mesi ad' insegnar loro [100v] cantare lo stile recitativo del quale si doveano servire nelle parole degl' intermedij che si fecero tramezanti in una Comedia la quale allora si recitò. Ma perche hò promesso Narrarvi i Poeti famosi de nostri tempi hò pensato speditamente disobligarmi, accio poniamo oramai fine all' opera. I Poeti famosi dunque furono

Dante Alligeri fiorentino.

Il Petrarca Fiorentino laureato per il poema suo latino. Ma piu celebre mediante li Sonetti.

Monsignor della Casa per i Sonetti fù fiorentino.

[-176-] Il Bembo per i Sonetti, e regole del parlar Toscano fù Veneto.

L' Ariosto per il suo Poema Orlando Furioso.

Il Tasso per il suo Poema Gierusalem liberata fù Ber [...].

Il Bracciolini per il suo Poema Gierusalem conquistata, e per lo scherno degli Dei. fù Pistolese.

Il Guarino per il suo Pastor fido, et i Madrigali.

Il Marini per le sue Rime Varie. fù Mi [...].

Il Chiabrera per le sue canzonette. fù Genovese.

Il Rinuccini per la sua Euridice, Dafne, e canzonette. fù fiorentino.

Il Tolomei per la sua America poeta Eroico, et alcune tragedie spirituali in rima. fù fiorentino. Il Bembo Venetiano. [101r]

Girolamo Preti et il Rinaldi per le loro Rime varie erano Bolognesi.

[...] dà Citta di Castello per le Quindici Rose ovvero Rosario in ottava rima opera veramente mirabile.

Il Grillo Monaco casinense per le sue Rime sacre.

Altri Poeti insigni ci sono, i quali tralascio per non essere stato mio pensiero principale di tutti far la nota, se non de sopradetti per accidente.

F. Resto assai consolato, perche parmi comprendere, che se bene quelli primi Antichi Poeti erano eccellenti, [-177-] nientedimeno questi nostri Moderni, ò delle nostre Etadi non sono in comparatione da essere disprezzati. Ma tornando alli stili del Compor Cantilene per gr[ati]a brevemente mi informi quali Autori devo seguire, ò imitare.

[S.] Se nello stile à cappella del secondo ordine come in comporre Messe, Vespri, Mottetti et hinni, principalmente il Palestina, poi il Vittoria, Soriano, il Morales, il Corteccia fiorentino, Pietro vinci, Orlando, e Claudio Merula.

Se ne Madrigali non concertati del Secondo Ordine, il Palestina, Orlando, Filippo di Monte, Luca Abati fiorentino, Cipriano particolarmente in quella Muta che comincia Cantai mentre ch' io arsi, Luca Marenzio in quella dove è Liquide perle Amore, Felice Anerio, il Nanino. [101v]

Ma nello stile del terzo Ordine imiterete ne detti Madrigali il Principe di Venosa, il Marenzio in quell[i] à cinque della Muta Nona Cosi nel mio cantar, Il Monteverdi in quella particolare opera che comincia Ahi dolente partita, Il Nenna, Il Pecci, Il Gagliani, l' Orlandi, il Nebbio, il Vitali, il Cavalier del Turco tutti à cinque fiorentini.

Ne concerti a due, à tre, à quattro, ò à cinque voci tanti vulgari quanto latini sacri [-178-] per Il terzo ordine: il Monteverdi, il Bernardi, il Crivelli, Ignatio Donati, il Sabatini, Simon Vesi, il Vitali, il Rossi, il foggia, il Mazzocchi, il Carissimi et altri Maestri i quali si trovano in Roma, et in alcuni concerti stampati insieme di questi detti del Cavallo, d' Agnolo Conti, e del Guelfi ambi fiorentini e se vi piacerà potrete imitare anco il mio stile nella muta intitolata Affetti et cetera dove sono alcuni Mottetti recitativi in dialogo da me composti ne da alcuno altro per avanti mai, et in queste ultime mie opere à due, et a tre spirituali vulgari.

F. Per qual cagione devo imitare nelle Musiche da Cappella, le Messe, Mottetti, Vespri et cetera del Palestina, e d' altri Autori del Secondo Ordine e non l' opere da Camera, e non concertate del Venosa, Marentio, ò di simili gia nomati Autori del terzo Ordine, ci è forse alcuna differenza?

S. Senza dubbio, non differenza di Consonanze, ma di stile, perche in quello [102r] da Cappella si usa [can: -no] spesso con strascichi di Note le quali rendono l' armonia piena, si osservano i tuoni, non s' altera la battuta, si variano poco le figure.

Nello Stile de Madrigali poi sono vietati [can: però] particolarmente in quello del terzo Ordine li detti strascichi. Sonò pero [-179-] accidentalmente permessi alcuni di brevi e poche note i quali servono ò per dar gratia al canto, ò per imitatione delle parole, ò dell' oratione, e senso di quella. Tra il principio, et il Mezo, et il Mezo e il fine è lecito stonare per esprimere alcuni affetti. Si altera, e si sostenza la battuta sopra una nota benche croma. E questo stile non risonerebbe tanto quello de[l] secondo Ordine particolarmente nelle chiese grandi, et à palco.

Havete dunque inteso, chi sono stati li Poeti famosi, e di grido, l' Inventore dello stile recitativo, li Primi Cantori di quello, e li nuovi Compositori; e degl' altri ordini distintamente li piu rari sonatori Moderni. Percio con questo lume, e con ragione potete concludere, che la nostra moderna Musica sia piu perfetta di quella de primi Anticoni, la quale è fondata solo nelle ragioni favolose, come di sopra udiste. Se havessi pensiero ò voglia d' altra cosa della quale io possa farvi capace, che non intendesse, ora avanti ch' io chiuda il discorso di questo Primo libro, e voi me l' aprite.

F. Hò veramente appreso con molta facilita tutto questo trattato, ma poiche V[ostra] Paternita con tanta sua gentilezza m' invitare [=m' invita] a dire il mio pensiero, sappi, che hò osservato che nelli Canti di Santa Chiesa si ritrovano molte arie le quali hanno del recitativo canto, che se si sonasse sotto un basso [102v] ò se scrivessero in tempo di canto figurato, come sono delle lettioni de Morti, della Settimana Santa, del Passio, del Pater noster, delli Prefatij, e degl' hinni. Credo, che si udirebbe qualche somiglianza con il detto Inventato Stile.

S. Voi dite il vero, e piacemi infinitamente la vostra osservatione anzi riconferma [-180-] ancora il tutto sino in questi plebei Cantori, i quali cantano sulla lira, chitarre, flauti, e simili strumenti, e sono Zanni, Ciechi, e storpiati, [can: i quali] sopra de Muriccioli delle strade, e sopra li banchi delle piazze. Ne questo vi apporti meraviglia, perche il medesimo è occorso di questo Stile moderno, come delle parole, ò vocaboli della lingua latina, e della nostra toscana, le quali havendo smarrito molti vocaboli proprij, rispetto al gran concorso di genti barbare, mediante le continove guerre, si sono salvati benissimo nelli contadini, come lontani dal praticar la Citta; si mantiene ancora in alcune arie che sono esercitate dalle Donne nel rappresentare sopra delle Scene, Rosana, Uliva, et altre simili Sante.

In ogni modo il Signor Giulio Caccini è degno di somma lode, et onore, havendo l' arricchito, e nobilitato, gia vile, e plebeo, e tutti li Compositori di Cantilene moderni, e che verranno li devono assai poiche detto stile servira loro per le compositioni recitative à voce sola, et mischiato con le musiche concertate à piu voci, ò non concertate renderà [can: la musica] l' armonia piu affettuosa, e piu atta ad' esprimere gl' affetti e significati delle [104v] parole. E questo basti.