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Author: Bonini, Severo
Title: Discorsi e regole sopra la musica et il contrappunto
Source: Severo Bonini's Discorsi e regole: A Bilingual Edition, trans.
and ed. MaryAnn Bonino (Provo: Brigham Young University Press, 1979), 1-180. Reprinted with permission of Brigham Young University Press from Discorsi e regole by MaryAnn Bonino. Copyright 1979 by BYU Press.
Graphics: BONDIS 01GF
[-1-] PRIMA PARTE DE DISCORSI E REGOLE SO[P]RA LA MUSICA Di Don Severo Bonini Monaco Vallimbrosano da Firenze
Dove si mostra, ch' avanti il Diluvio universale, Tuba figliolo di Ada fù Inventor della Musica, e non Tubal fabbro della stirpe di Caino secondo il testo della sacra Genesi.
Che la non è Buffoneria, come stimano gl' Ignoranti, e i Capricciosi, ma scientia propriamente divina.
Che non si devono vergognare le persone nobili in compagnia di cantori vili e mercenarij cantare le divine lodi nella chiesa d' Iddio.
Che le parole, che si cantono devono essere honeste, con un Galatheo per li Cantori vizziati, e scorretti, e con riprensioni alli Religiosi, che si travestono sulle scene publiche de secolari per cantare.
Che solo Moise è stato il Primo Poeta, e cantore, e non Orfeo, Lino e Mesue.
Chi è stato quello che habbia nobilitato, e fiorito di mille vaghezze il canto di canzoni, madrigali, sonetti, e quadernarij à voce sola, et il canto recitativo.
E che la Moderna Musica, è piu perfetta dell' Antica, annulandosi tutti quelli effetti, e miracoloni lasciati scritti dagli antichi, e moderni Authori, come tante favole e come effetti d' arte magica.
[-3-] DISCORSI E REGOLE SOPRA LA MUSICA ET IL CONTRAPPUNTO Del Molto R[everendo] P[adre] Don Severo Bonini da Firenze Monaco Vallimbrosano INTERLOCUTORI Don Severo. e Filareto.
Severo. Che nuove ò Filareto, e qual nuovo pensiero vi turba l' animo? Perche mi pare, che fuori del solito siate in vista turbato.
Filareto. Sono certi pensieri Padre à me molto molesti, ne qui è bene per certe cause spiegarli, in altro tempo V[ostra] Paternità ne sara fatta partecipe come si conviene.
S. E quali sono questi pensieri tanto segreti, che ora non stimiate bene palesarlimi? Mà però acciò in qualchemodo sgombri da voi si moleste fantasie, quali palesate dà loro istesse svanirebbono tratteniamoci un poco insieme à discorrere, acciò un pensiero scacciando l' altro voi restiate allegerito da queste vostre turbationi.
F. Così voglio, perche la P[aternità] V[ostra] stima cosi bene; mà di che habbiamo à ragionare? [7v]
S. Di che? della Musica, la quale è proportionata à fare gl' animi nostri sereni, sgombrando qualsivoglia nube d' importuno pensiero, si come ce lò dimostrò il gran Profeta Eliseo, che per rasserenar l' animo da giusto sdegno turbato, prima di scoprire gl' ascosi misteri, volle, che gli si conducesse, chi col suono la rappacificasse. Vi piac' egli questo ragionamento? Che se altro più v' aggrada, io son contento di seguire il vostro gusto, e non il mio.
[-4-] F. E di che cosa posso sentirla ragionare, che più mi diletti?
S. Bene; mà volete, ch' io parli solo, ò pure volete interrogarmi, o esser' interrogato?
F. Faremo come piu ci sarà comodo.
S. Intanto perche si stia con più comodità, ponghiamoci à sedere.
F. Mi pare haver' una volta udito questi versi di Vergilio quando andavo alla scuola, con i quali sotto persona di Coridone innamorato d' Alessi, trà le selve ombrose sfogava i suoi troppo accessi furori. Tantum inter densas ombrosa cacumina fagos. Assidue veniebat. Cosi V[ostra] P[aternità] se vuole l' animo suo in qualsivoglia modo agitato dà queste mondane turbulenze alzare, si ricovera nell' ameno Giardino della sua Musica. [8r]
S. Cosi è, ed è molte volte turbato l' animo nostro, mentre in questa dura prigione incatenato si trova; che così appunto lo disse quel grande affricano, et ammirabil Dottore, io dico Agostin santo luce degl' Ingegni. Fecisti nos Domine ad te, et inquietum est cor nostrum, donec requiescat in te. Per il che doveremo sempre aspirare al nostro proprio centro, che è Dio, per poter con tranquillità d' animo goder la vera armonia. Perche quale cosa può darci pace in terra, et operar, che la Musica nostra, non discorda, mentre stiamo fuori della sua sfera, e repugnano i nostri sensi alla sua santa legge? Che se gli Elementi con [-5-] grand' impeto corrono al suo proprio Centro, tanto maggiormente dovemo noi à quello aspirare, sapendo il nostro ultimo fine esser' infinitamente piu degno. A tale, ch' ovunque si trova quiet' e riposo, ivi creder fermamente si può vi sia Iddio, il quale come supremo Musico accordando i sensi, quasi corde acute, e mezane discordanti, e lontane dalla Ragione, corda del Basso, e fondamento dell' armonia ne fà nascere un concento suavissimo. Che s' è vero come credo sicuramente quello, che cantò uno Spirito devoto cioè Cella quies mentis, fragilisque repressio sensus, ardirò [8v] nomare la mia Cameretta o Cella, Giardino Musicale: dove io mi ritiro talora, come voi pensaste, à godere questa celeste armonia guidata dal primo Maestro di Cappella Iddio; nella quale, non si odono dissonanti, et imperfetti movimenti della volontà humana, mà tutti uniti, e concordi con la sua volontà: perche ritirandosi l' huomo dal Secolo alla Religione, deve totalmente tralasciare i negozzi secolareschi, ed attender tutto allo spirito, renuntiando il suo volere, e non volere, alla volontà del suo superiore; e tanto maggiore e piu soave armonia, e quiete nell' anima sua sentirà, quanto che egli si mostrerà lontano dalle dignità, et honori stimandosi di quelle indegno. Perche come scrisse quel gran Dottore Tommaso à Kempis, l' huomo ritirato, e buon Cellita, est contemptor mundanorum neglector curarum, professor quietis, obtentor pacis, ò che soavita ne nasce, dic' egli, che fit Amicus Dei, socius Beatorum Angelorum, cognitor segretorum, et il mellifluo S[an] Bernardo lodando la Cella, conferma, che dal Cellista si goda [-6-] Iddio, mentre che scrive, esser alquanto di parentela tra Cella, e Cielo, traendosi d' ambi il nome à [=da] celando. E che quello tutto, ch' in Cielo è segreto [9r] sia nella Cella ancora, e che dà questa in Ciel s' ascenda, ne mai all' Inferno si discenda. Ecco il testo Coelum, e[t] Cella ad invicem videntur aliquam habere cognationem nominis, sic et pietatis: à celando, enim Coelum, et Cella nomen habere videntur, et quod celatur in Coelo [=Coelis], hoc, et in Cellis, quod geritur in Coelis, hoc et in Cellis; quid nam est hoc? Vacare Deo, frui Deo! A' Cella enim saepe in Coelum ascenditur, nunquam autem [can: autem unquam] à Cella in Infernum descenditur. Piacessi pur' al Ciel ò Filareto, ch' io fussi più perfetto Cellista, che tanta maggior soavità trarrei da questa tanta quiete, ma io son tanto fragile che piu presto ritengo il nome di quello.
F. Questa è una musica à me nuova, che mai piu di quella hò sentito favellare; la quale hà cagionato, ch' io del tutto hò gettato le passioni, che mi rodevano il cuore, i dispiaceri, e le fantasie grandi di questo falso mondo nel fiume Lethe. Anzi che s' io credessi che la sua Religione per sua pietà, e carità immensa, si compiacesse accettarmi per suo Novizzio, io volentieri lascierei questo secolo pieno di lacci, e d' inganni, e mi ritirerei à cotesta vita monastica, accio participasse ancor io [9v] della dolcezza musicale, che mi hà conferito cavare da questa sua Cella ò Giardino d' armonia. Ma per gratia mi dichiari [-7-] intanto, che cosa è questa Musica divina, in che modo Dio è Musico, e Maestro di Cappella, e quale sia la Musica terrena, che se bene da sui eleganti discorsi dovrei haver bene il tutto appreso, sono tanto poco esperto in queste materie, che hò bisogno di maggior dichiaratione.
S. Piacemi la vostra resolutione di voler prender l' Abito nostro, et à suo tempo darovvi risposta: in quanto all' altra dimanda, con brevi parole dico, che la Musica divina è una regola dell' attioni humane infallibile, e Dio esser una regola di tutte le cose perfette. Or vedete quant' oltre arrivi la Musica. Mà un poco più avanti dalla distintione di quella resterete piu appagato.
In che modo Dio sia musico, e regola dell' attioni humane, ce lo dimostrò S[an] Giovanni Grisostomo, quando argomentò vagamente contro dell' insipiente il quale diceva, Non est Deus, prendendo la somiglianza de Musici, non est Musicus; et quomodo in Mundi Lyra apparuit concentus? Vedeva egli esser una Lira il Mondo il cui arco è il curvo Cielo, ch' intorno alla terra movendosi, rende per artifizzio del divin Sonatore armoniche consonanze.
F. Ma suona forse questo peritissimo Musico senza cantare? [10r]
S. Sentite Agostino. Istae species creaturarum voces sunt creatorem laudantium: undique tibi omnia resonant Conditorem. Canta il Creatore le sue [-8-] proprie lodi. Le voci sono le bellezze delle creature, le quali risuonano per l' Universo, la Potenza, il Sapere, e la Bontà del divino Cantore. Una Musica d' Iddio è questa mole immensa, e visibile. Musica le cui chiavi regolatrici [can: del] sono gl' Ordini della sua divina Sapienza: Le Righe sono [can: sono] gli stati, e i limiti della natura: le Note bianche i Beati del Paradiso; le Nere i Dannati dell' Inferno: Fughe, i tempi rapidi e volanti; Pause, l' eternita: Sospiri, i venti. La Terra immobile, tiene il Canto fermo; i Cieli volubili fanno i passaggi: lunga serie di crome, l' Humana generatione rassembra; e la divina mano, con la battuta della sua providenza, dè misura, e regola all' armonia. Haverete credo bene inteso in che modo Dio si chiami Musico, Maestro di Cappella, e quale sia la musica divina. Ma meglio resterete sodisfatto [can: piu avanti nei discorsi (?)].
Ora per gratia ditemi, chi sara mai quello tanto temerario, ch' ardisca biasimar la Musica, ò lacerarla per Buffoneria? Se tutta l' Università delle creature è un Concento armonico del Creatore, e l' armonia depende dalla bocca del Musico! Ma che! Nelle tre Persone divine non si trova Musica per- [10v] fettissima ancora?
Noi diciamo per esperienza, che l' Unisono genera l' Ottava nelli strumenti musicali di Fiato, come benissimo si ode nelle canne dà Organo, e Flauti, cornetti, e [-9-] Traverse, e che tra l' Unisono, e l' Ottava si ritrovi una consonanza nomata Quinta: Attalche possiamo concludere, che questi numeri 1. 8. e 5., distintamente considerati, siano tre; ma armonicamente una cosa sola. Cioè, tutt' insieme considerati, faccino una sola armonia. Mà potria altrui soggiungere perche [can: tramezi] si nomini la Quinta, e non la terza tramezante fra l' Ottava? La ragione è questa perche la Quinta è tra le consonanze perfette, [can: e questa] per la sua pienezza, e sonorità; ma la terza fra l' Imperfette è posta; come sicuramente dir si può della Sesta ancora il simile, che della terza: oltreche tali consonanze imperfette erano dà Pittagora bandite dalle composizioni musicali, come imperfette, e lascive insieme, tendendo questo gran Filosofo, alla purità, et alla perfettione delle Cose. Ora applicando, dico, che il numero uno nella generatione della Ottava rappresenta il Padre generante il Figliolo nelle Persone divine, e che la Quinta la quale trameza tra l' Unisono, et l' Ottava, rappresenti lo Spirito Santo, il quale procede dal Padre, e dal Figliolo, essendo egli quel [11r] perfettissimo Amore, e legame, che tra le ambi due Persone divine si ritrova.
I Pittagorici col numero del 3 denominavano le cose, e tutte, e intere, over compite: Percioche allora si può, e devesi nomare una cosa tutta, e perfetta nel suo genere, quando il Principio, il Fine, et il Mezo contiene: laonde per la dignità, et eccellenza di questo numero, portando egli totalità, perfettione e compimento, dove si trova, si può pensare, che nel Culto divino sia stato introdotto da Gentili, e per tal ragione ancora dal Filosofo sia chiamato [-10-] perfetto. Noi Christiani ancora adoriamo le tre Persone divine sotto questo perfettissimo numero, cioè il Padre, come Principio sotto il numero .1., il Figliolo sotto il numero 3. come Fine, lo Spirito Santo come Mezo sotto il numero 2. E questo perche nella Santissima Trinita la prima persona come Principio, non si può dir Padre, se non hà relatione alla seconda Persona Figliolo, come Fine; ne questa seconda Persona, non si puo dir Figliolo, come Fine, se non hà relatione alla prima Persona Padre, come Principio. Ne la Prima Persona Padre, come Principio, ne la Seconda Figliolo, come Fine, si posson dire senza la terza Persona Spirito Santo, come Mezo, ch' è quello Amore, e legame tra il Padre, e Figliolo. E sicome considerato il numero ternario composto di tre unità è numero solo, e considerato distintamente sono tre unità, cosi le Persone divine considerate come Padre, Figliolo e Spirito Santo [11v] distintamente sono tre Persone: ma considerate come ciascuna di loro è Dio, sono tutte uno Dio solo in essenza.
F. O' Padre quanto scioccamente gl' Ignoranti e la Plebe temeraria lacerano la Musica, chiamandola Buffoneria.
S. Non m' è cosa nuova questo, perche sino alcuni, i quali si tengono della prima classe de Virtuosi per havere studiato quattro Cuius, et altri per haver imparato à far dui argumenti in Barbara, e Barocco, ò letto alcuno argumento di S[an] Tommaso, ò del Iandone, parendoli di dover esser [-11-] regolatori di tutte le scienze con un poco d' applauso popolare hanno sententiato la divina, et humana Musica; com' a suo tempo udirà per Buffoneria. Che quanto siano in errore, il passato discorso lo dimostra. E perciò l' huomo di sano giuditio quando publicamente discorre d' una materia, le fà di necessità prima haverla ottimamente studiata; accio poi non incorra in mille errori di temerità, et ignorantia, mentre ne vuol dar sentenza; con essersi fatto scorgere appresso i Sapienti, perdendosi quel poco di credito, che forse per avanti si era [can: -no] acquistato. Mà accio io meglio possa discorrere, et à voi lasciarmi intendere comincierò a dividere, e diffinire la Musica in universale, secondo che ne hà scritto il Zarlino, e suo compilatore l' Artusi. La quale non è altro ch' Armonia, cioè una [12r] concordia di varie cose, le quali si possono congiungere insieme. Et è di due sorti, Animastica, et Organica. L' Animastica è Armonia, che nasce dalla compositione di varie cose congiunte insieme in un corpo, benche discrepanti tra loro; come è la mistura de quattro Elementi, ò di altre qualità in un corpo animato; e questa si divide in Mondana, et Humana: la Mondana si considera ne Cieli, Dal Rivolgimento, Dalle Distanze, e dalle Parti delle Sfere celesti; dagl' Aspetti, dalla Natura, dal Sito de sette Pianeti, perche dicevano i Filosofi, opinione [-12-] confermata da Cicerone, che un rivolgimento di si gran Macchina con si veloce movimento mandasse fuora qualche suono, se bene il tutto e da Aristotile ributtato con vive ragioni come sentirete più avanti. Si considera ancora nel legamento degl' Elementi, e nella varietà de tempi.
L' Armonia Humana si considera in tre cose. Nel corpo, nell' anima, e nel congiungimento dell' uno, e dell' altro. Nel Corpo, come nelle cose crescenti, come quando un Vivente, quasi con certa armonia cambia il suo stato, di Giovane divenuto Vecchio, e di picciolo grande. Quando le Piante ancora diventono d' umide, verdi, e tenere aride, secche, e dure. Negl' humori come nel temperamento de quat- [12v] tro Elementi nel corpo humano. Nell' humane operationi per cui essendo l' huomo retto dalla ragione passando per i debiti mezi conduce le sue operationi con una certa Armonia à perfetto fine.
Conoscesi nell' Anima tale Armonia, cioe dalle sue Parti, che sono l' Intelletto, li Sentimenti, e l' Habito. All' Intelletto corrisponde la Consonanza Diapason, cioe Ottava, di sette Intervalli, havendo detto Intelletto sette cose: Mente, Imaginatione, Memoria, Cogitatione, Opinione, Ragione, e Scienza. Alli sentimenti cioe, Vedere, Udire, Odorare, e Gustare, corrisponde la Diapente id est la Quinta, la quale è composta di quattro Intervalli. All' Habito, nell' Augumento, nella Summità e nel Decrescimento, corrisponde la Diatesseron id est la Quarta, la quale hà tre Intervalli. [-13-] Se medesimamente vorremo, che le parti dell' Anima siano la sede della ragione dell' Ira, e della Cupidità, ritroveremo sette cose nella prima parte corrispondenti alla Diapason, Acutezza, Ingegno, Diligenza, Consiglio, Sapienza, Prudenza, Esperienza. Nella seconda troveremo quattro cose corrispondenti alla Diapente, cioè Mansuetudine, ò Temperanza d' animo, Animosità, Fortezza, e Tolleranza. Nella terza tre cose corrispondenti alla Diatessaron, Sobrietà ò Temperanza, Continenza, e Rispetto. Si considera ultimamente tale Armonia nel congiungimento dell' anima col [13r] corpo. E questo è quel legame, che congiunge le diverse qualità degl' Elementi in un composto, ò corpo humano, essendo composto di terra, Acqua, Aria, e Foco, secondo i Filosofi, ò almeno di qualitadi elementari, mediante li quattro humori, ch' in ogni corpo si ritrovano; cioe Malinconia, Flemma, Sangue, e colera; le quali benche trà loro siano contrarie, nel Misto però stanno armonicamente uniti.
La Musica Organica secondo Membro principale, non è altro, ch' un' Armonia, la quale può nascere da Strumenti Naturali, et Artifitiali. Li Naturali sono la Gola, il Palato, la lingua, le labbra, li Denti, et il Polmone. Gl' Artifitiali sono di tre sorti. Da Fiato come tromboni, organi e simili. Dà corde, come cetere, leuti, Arpicordi, Viole, e simili, i quali dalle dita, penne, et Archetti son percossi. Dà battere, come Tamburi, Cembali, e Campane. [-14-] Dett' Armonia considera mediante il senso e la ragione la differenza de suoni, le Modulationi, le consonanze, e dissonanze, et ordina le voci gravi con certi termini proportionati ne debiti luoghi. Questa si divide ancora in Speculativa, e Prattica; la Speculativa, che Theorica è detta consiste nella verità delle cose intese [13v] dall' intelletto, e col suo mezo si trovano cose nuove, et è tanto piu nobile della Prattica, quanto l' anima è piu nobil del corpo. Onde Theorico è detto, chi giudica per ragione quello, ch' in tal scientia si contiene, e non per il senso, ò per l' Udito. Sentite come bene la diffini Severin Boetio. Theorica est, quae diversorum sonorum proportionem, et toni disparem, sive inaequalem divisionem, ingenio, et ratione, non aure considerat.
La Prattica poi consiste solo nell' operare. Onde Prattico si dirà colui ch' apprende i precetti, e regole del Musico con lungo esercitio, e li manda ad effetto, e se farà questo con la penna si chiamerà compositor di cantilene, s' eserciterà sonar l' organo, Organista, se il Liuto, tal del Liuto et cetera. Però errano coloro i quali indifferentemente chiamano un cantore, o sonatore sotto nome di Musico, essendo questi servi del Musico, e per concluder questo discorso, avvertasi, [-15-] ch' il Theorico semplice senz' haver cognitione di Prattica, si domanderà solamente theorico, ma se sarà Theorico, e Prattico insieme, Theorico perfetto.
F. M' è piaciuto questo discorso, dal quale son venuto in perfetta cognitione, che i maledicenti della Musica, lacerandola, intendessero dell' organica strumentale, e non dell' animastica mondana, et humana perch' altrimenti intendendo pericolerebbono assai. E' ben vero, ch' io desidero meglio restar capace [14r] in che modo l' Armonia naturale dalli strumenti sopradetti Gola et cetera nasca. E se per tale Armonia s' intenda quell' unione di piu voci, ò suoni insieme. E se sia il Medesimo Melodia, e concento, che Armonia; E quello che sia canto, e Modulatione perche sentendo spesso questo [=queste] voci nominare io possa senza confusione questi discorsi apprendere.
S. Havete mille ragioni. Ecco che l' eccellentissimo Zarlino ce l' insegna dicendo, che dette parti essendo mosse dalla volontà, e dal movimento di esse nascendone il suono, e dal suono il parlare, ne nasce la modulatione, ovvero il canto, e cosi per il movimento del corpo, per la ragion del suono, e per le parole accommodate al canto si fà perfetta l' Armonia, e nasce la Musica detta Armonica ò naturale. Pur che il canto, o Modulatione sia da un suono all' altro con diversi intervalli, e con variatione di tempi secondo le figure cantabili con variate consonanze.
[-16-] E per detta Armonia nata s' intende tanto concento quanto Melodia. Quello che sia Canto, e Modulatione dal predetto discorso havrete inteso. Restate ben capace che li canti semplici univoci, o suoni, come di canti piani, gregoriani, o di canti fermi, o di cornetti, Flauti, tromboni, Viole et cetera sono imperfetti, e consequentemente rendono Armonia impropria et imperfetta. [14v]
Ora con queste tante diffinitioni, divisioni, e dichiarationi, quando discorrerete, ò leggerete materie musicali, o veramente udirete di quella ragionare il tutto intender potrete; et interrogato rispondere. Onde lasciato da parte la Musica Mondana, et umana da voi bene appresa, e fuori del nostro principale intento, discorriremo [=discorreremo] dell' Organica [can: na-] strumentale naturale, et artifitiata, oggi tanto vilipesa, e strapazzata, sotto nome di Buffoneria; addurrò la cagione di tanto vilipendio, e con vive ragioni, et autorità rintuzzerò le tante perfide lingue e convincerò i nobili ad' abbracciarla.
E se bene ci sono alcuni moderni scrittori, i quali lacerando la Musica de nostri tempi in comparatione dell' antica, rispetto alli mirabili effetti partoriti, et attestati da gravi, e famosi authori, spero, che con vere ragioni et argumenti farò il tutto verificar per l' opposito.
F. Questa è stata una buona lettione per me. Mà avanti, che cominci l' impresa, per gratia brevemente mi dica d' ond' hebbe origine la detta Musica. [15r]
S. [Can: Io discorrero secondo che ne hanno [-17-] trattato varij authori, i quali parmi che discorrino secondo tutti tanto gentili quanto Christiani, questi quasi tutti i loro discorsi e discorsi di quelli fondati de quali pare che siano fondati tutti nelli authori gentili antichi.]
Il principio suo nacque dal suono de Martelli, e primo inventore fu Tubal della stirpe di Caino, come si legge nella sacra Genesi. Mà perduta poscia per lo sopravenuto Diluvio finalmente Pittagora, secondo l' opinion di Boetio, la ritrovò nel medesimo modo, che trovata l' havea [can: iu-] Tubal. Altri poi come Plinio attribuiscono l' inventione ad' Anfione. Diodoro, Gregorio Giraldi, e Filostrato à Mercurio, il quale dicono fusse stato primo osservatore del corso delle stelle, dell' Armonia del canto, e della proportione de numeri. Mà la più comune opinione si conforma con quella di Boetio.
F. Ma in qual modo al suon di Martelli potè Pithagora trovar questa Musica, per gratia me lo dichiari essendone divenuto [-18-] tutto curioso, e se bene fussero cose oramai assai palesi, à me [can: sono] saranno nuove, e grate.
S. Gioseffe Zarlino narra, che Boetio accostandosi all' opinione di Macrobio, cosi espone, che passando Pitagora appreso una bottega di Fabbri, i quali con diversi martelli battevano un ferro infocato sopra l' incudine, gli pervenne all' udito un certo ordine di suoni, che gli movea l' udito con dilettatione: e fermatosi alquanto cominciò ad investigare, onde procedesse tal' effetto: e parendoli [15v] primieramente, che dalle forze disuguali degl' huomini potesse procedere, fece, che tra loro cambiassero i martelli: mà non udendo suono diverso dà quello di prima giudicò, che la diversità del peso de martelli fusse cagione. Onde havendo fatto pesare ciascuno separatamente ritrovò tra li numeri delli pesi le ragioni delle proportioni consonanze e dell' armonie: le quali egli poi industriosamente accrebbe cosi: ch' havendo fatto corde di budella di pecore di grossezza uguale attaccando ad' esse li medesimi pesi di martelli, trovò le medesime consonanze tanto più sonore, quanto le corde per sua natura rendono il suono all' udito piu grato.
F. Non si puo dir piu sù: basta dire, ch' è Filosofo, e poi d[e]lla qualità sublime, come risuona la fama sua, si che nessuno resterà preso dalla maraviglia per si sottile inventione. Ma gia che sono informato dell' origine, e dell' Inventione del Canto in [-19-] consonanze o vero suono, vorrei restar sodisfatto dell' origine e dell' Inventione del canto semplice antico, e di ciascun suono à noi noto, e come se ne servivano [can: e chi furono gl' Inventori dei suoni].
S. Cantavano un' aria à voce sola, e senza consonanze benche fussero stati 100 insieme, come usasi oggi in molte compagnie, e nelle chiese stesse i canti fermi. Accompagnavano bene la lor [16r] voce al suono d' un solo istrumento, ò d' un Piffero, ò di Cethera ò di Lira. E cosi porgevano grato piacere a loro, et à gli ascoltanti. Quando cantavano dui, sempre un dopo l' altro; e mai insieme cantavano [can: come usano oggi], e si domandava cantare à vicenda. Le materie, che cantavano, erano cose gravi, e dotte, composte elegantemente in versi varij in lode degl' Iddei, d' huomini illustri [can: degl' huomini] singulari e vittoriosi ne giuochi Olimpici, Pithij, Nemei, et Istimij; et in occasioni simili, ma non erano però mai materie lascive, e disoneste, come sono quelle per lo piu de nostri canti. L' origine di tal canto non hà chiarezza alcuna [can: dice il Zarlino]; ma si puo ben credere che gli huomini gia sparsi nelle selve, e ne [-20-] monti menando vita quasi di fiere, ridotti à poco à poco ne castelli, e nelle Città con il continovo conversare insieme, conosciuto dà loro quanto fusse la forza del parlare benche rozo, alcuni di più elevato ingegno cominciorono nel parlare à metter in uso alcune maniere ornate con dotte sentenze; e cercando tuttavia d' alzarsi à piu gradi di perfettione, aggiu[n]sero in breve tempo al parlare l' Harmonia, e da quella inventorno varij Ritmi, e diversi metri, i quali accompagnati con l' Harmonia [16v] rendono all' udito sommo diletto. Indi à poco ritrovarono una maniera di compositioni d' Hinni, inventorno il Poema heroico, Tragico comico, e Dithirambo, e col numero, col parlare, e con l' Armonia cantavano, come gia vi hò dichiarato, le lodi degl' Iddei: e con simili canti movevano i voleri, et appetiti degl' huomini secondo che lor piaceva. Per la qual cosa furono stimati, et onorati più degli altri talmente che indifferentemente erano nominati Musici, Poeti, e Sapienti. [Can: Ma parmi che questo Autore se havesse letto la Bibbia sacra havrebbe trovato le origini, ma parla come si sente secondo gl' autori gentili.]
La Cetra fu usata prima trà gl' Inglesi, che dà altre nationi, nella quale Isola si lavoravano gia per eccellenza quantunque oggi [can: da loro] siano reputate quelle che si lavorano in Brescia. E sono dà nobili adoperate, e stimate. La Città di Pesaro ancora lavora esquisitamente questo istrumento, e fu chiamato Cetera per forse ravvivare quell' antica: ma siavi per avviso che gl' Antichi intendevano Cetera per Lira, e Lira per Cetera.
[-21-] Vogliono come Benedetto Egio sopra Apollodoro, ch' essend' una volta uscito del suo letto il Nilo, havendo inondato l' Egitto, e poi tornato nei suoi termini, lasciasse morti ne campi varie sorti d' animali; frà quali vi era una Testuggine, la quale havendo trovata Mercurio Figliolo di Giove, e di Maia, che gia era consu- [17r] mata la carne, e vi erano alcuni nervi rimasti, tirati, e secchi dal sole, à caso con un piede percossi mandò fuora il suono; et à similitudine di quella compose la Lira, e la donò à Orfeo. Altri che la donassi ad Anfione come suo figliolo si vede favorita questa opinione da Oratio, chiamando la Lyra ch' egli sonava con nome di Testuggine. Dictus, et Amphion, Thebanae conditor urbis, saxa movere sono testudinis.
Soggiungono altri, che visto Apollo la Lyra inventata dà Mercurio, di quella s' invaghisse; e che offertale da Mercurio egli l' accettasse con patto, che l' inventione di quella à lui ancora s' attribuisse: onde di ciò contento Mercurio, Apollo li condonò il furto de Buoi, che gli havea fatto; e di [-22-] più donogli il Caduceo. Dicono di più che avanti che Mercurio ottenesse perdono del latrocinio dà Apollo, questo nuovo strumento chiamasse Kelin; ma dopo Litra ch' in greco significa il prezzo con il quale l' huomo si riscatta; benche altri habbino detto ch' ella prese il nome dalle corde in essa tese, rappresentando alla vista i solchi del campo.
Altri dicono ch' Apollo ritrovasse la Lyra, e non Mercurio, e che traesse origine dal suono, che rendeva la corda da lui percossa dell' arco di Diana. [17v]
Vogliono altri che Lino figliolo d' Apollo, e di Terpsicore, ovvero, secondo altre opinioni, figliolo di Mercurio, e d' Urania Musa, fusse inventore: Ma non si verifica per tale, ma si bene per peritissimo sonatore: questo singulare huomo hebbe tre scolari, Orpheo, Thamira, et Hercole, dal quale fu ammazzato col plettro, e con la lyra per haverlo ripreso con parole villane, che cantasse troppo lascivamente; si verifica, che fusse solo cantore per questi versi di Vergilio nell' Egloga 4* Non me carminibus vincet, nec Tracius Orpheus, nec Linus, huic mater quamvis atque huic pater adsit. Orphei Calliopeia, Lino formosus Apollo.
Sono altri ch' inventore chiamano Arione, il quale fiorì al tempo di Periandro tyranno de Corinthi; ma ancora questo fù nel [-23-] numero di Cantori, e sonatori della lyra eccellentissimi solamente.
La maggior parte delli scrittori concorono, che fusse Mercurio com' havete udito: i quali tra loro diversamente [can: rac-] scrivano; e raccontano ancora, come che havendo ritrovato detta inventione nel monte Cyllene d' Arcadia la donasse ad Apollo, il quale poi la donasse ad' Orpheo, e che morto, [18r] [can: poi], dalle Muse fusse portata in Cielo in sua memoria; e l' adornorono di dieci stelle: mà quando mi si porgera l' occasione di narrare la vita de famosi Cantori sonatori, Poeti, e Musici antichi, allora piu diffusamente discorrerò di loro.
F. Quella lira dunque haveva la Forma di testuggine?
S. Secondo alcuni authori, come io vi ho dimostrato è cosi. Mà secondo altri, come il Galilei [can: uno essendo] n' hà di diverse forme, una è simile ad alcune, che si vedono in mano à molte statue antiche, e moderne: in molte medaglie, e particolarmente ne rovesci di quelle di Nerone, e nella sinistra mano della statua d' Orpheo, fatta già dal Cavalier Bandinelli scultor celeberrimo della nostra Città, la quale hoggi si vede in Fiorenza nel cortile del Palazzo de Medici. Ecco il disegno come un 'm' antica a rovescio.
[Bonini, Discorsi e regole, 24,1] [BONDIS 01GF]
Filostrato vuole, che la prima si facesse di corna di Capra insieme con l' osso di meza la fronte, e che il legno, che vi si adoperava intorno per qualsivoglia bisogno fusse di bosso, la quale Hyginio poi nel [-25-] libro che fà dell' imagini celesti, scrive che fusse disegnata in questa forma:
[Bonini, Discorsi e regole, 24,2] [BONDIS 01GF]
Luciano ancora cosi la descrive e secondo Plutarco da Cepione fù ridotta [can: i-] nella sua vera proportione [18v] la quale da sonator d' Asia Citta di Lidia fù trasferita in Lesbo.
Esempio della Lyra di Mercurio descritta da Homero:
[Bonini, Discorsi e regole, 24,3] [BONDIS 01GF]
Sono tanti differenti tra loro, che lascierò credere à voi, et ad' altri quello piu v' aggrada.
F. Ma come sonavano questo istrumento così abbozzato con l' unghie, ò polpastrelli delle dita ò con l' arco, come usano i Moderni?
S. Ne con l' une, ne con l' altro. Mà invece d' arco, e plettro si servivano d' uno strumento lungo un palmo, ò un quarto di braccio in circa della forma, che qui vedete.
[Bonini, Discorsi e regole, 24,4] [BONDIS 01GF]
Altri vogliono come il Galilei, che l' ugna stessa della capra servisse per impugnare, ò percuoter le corde, et attesta il tutto per haver visto in una Cappella antica della nobilissima casa Strozzi, posta nella Chiesa di S[anta] Maria Novella di Firenze di mano di Filippo di fra Filippo, in faccia della quale dalla parte sinistra si vedono due femmine; una delle quali canta, [-26-] l' altra sostiene con la mano una lyra, e nella destra hà impugnato una cosa simile al sopradisegnato Plettro. Il medesimo si scorge in alcuni rovesci di Medaglie, et in una nicchia in Roma del Cardinal di Montepulciano, posta in un [19r] cortile del suo Palazzo, oggi de Signori Cevoli gentilhuomini Pisani, dove si vede una figura in habito di donna con uno strumento à canto [=accanto].
F. E come potevano mai sonar, che ben fusse, se non usavano strumenti proportionati?
S. Vi pensaste forse, che si sonasse, segando l' arco di setole composto, le corde, come usasi oggi, con quelle suavissime et artifitiose arcate? Havete sentito che nò, ma si bene le corde percotevano in quella guisa del Serenissimo Re David quando sonava la sua Cethera. Citharam percutiebat in domo Domini, dice la scrittura sacra. Non segava, ne premeva con unghie, ne con polpastrelli le dette corde, ma le percoteva. Già havete udito che lyra, e Cethera sonavano il medesimo. Sapete che sino oggi si percuotano le Cethere con una penna, e sino quello strumento d' una corda sola, detto Galascione nella nostra lingua si suona con un taglio stretto di cu[o]io duro. E questo discorso basti intorno à tal materia di tanto poco rilievo. E seguendo à discorrer degli altri strumenti, dico, che l' Harpa fù portata da noi d' Irlanda, dove si lavorano in eccellenza, e copiosamente quivi per molti [19v] secoli: è impresa particolar del Regno, la quale scolpiscono negli edifizzij publici, e nelle monette loro, [-27-] perche dicono esser discesi dal Regio Profeta David. Che se piu minutamente volessi sapere, leglete [=leggete] il Galilei.
L' Arpicordo hà origine dall' Harpa non essendo quello altro, ch' un Harpa giacente.
Il Galilei tiene che' il Liuto in questa eccellenza, che si trova, sia stato portato à noi da Pannoni con il nome di Laut: e si crede, che l' origine sua sia antica, e nel medesimo tempo, che la Viola da gamba, e da braccio, e la Cethera, come strumenti di corde piu artifitiosi degl' altri mediante i tasti.
Della viola da gamba, e da braccio, credesi esserne stati Inventori gli Italiani, perche nella spagna non se ne fanno, e poco si usano; nella Francia, nell' Inghilterra, Fiandra, e Germania occorre l' istesso; e benche in quelle corti sieno bene esercitate, nondimeno sono da sonatori il piu delle volte quivi condotte.
F. Il Violino, quando hebbe origine?
S. Gia l' havete sentito perche Violino, Viola, Violone, Lyra, e [20r] Cethera hanno havuto la medesima origine, et il medesimo Inventore; i posteri poi gli hanno ridotti in strumenti piccoli, e grandi, per poterli sonare in consonanza, archeggiando le corde con le setole accomodate in una bacchetta in guisa d' arco. I Greci hanno chiamato questi strumenti musici, ora Lyra, ora Chelin, Cithara, cethera, e Forminx, i quali tutti poi alfine significano il medesimo [-28-] perche Lyra, e chelin è l' istesso strumento; et ambi, che appresso i latini testudo. E la Cithara, che cethera, cosi nomata diversamente dal Poeta, e dall' Oratore. Similmente Forminx è il medesimo che cithara, cosi esposta da Suida. E perche meglio restiate capace, sappiate che il medesimo occore della diversità de nomi dello strumento detto che del nostro strumento di tasti, il quale vien chiamato con il nome di Clavicembalo, d' Harpicordo, di Spinetta di Buonaccordo, d' Harchicembalo, [can: Buonaccordo], Sordino, e d' altro: solo per la diversità, quantità, e qualità delle corde, e de registri, e della forma dello strumento, e sua grandezza. E pur sono in essenza l' istessa cosa l' uno che l' altro. Ne sarà alcuno intelligente ò di sano giuditio, che comparando un soave Gravicembalo ad una spinetta stridula, non giudichi questa da trastullo, o dà giuoco. Cosi un Organo dolce, ad un aspro, e roco Reale: e tali strumenti da trastullo, o piccioli servono per i fanciulli, che si esercitano, che quando poi sono cresciuti in età, e di sapere, suonano i Gravicembali e li [20v] altri strumenti piu nobili; la qual cosa occorreva in quei principij imparando prima i detti fanciulli la lira per strapazzo per poter poi sonar la Cethera, il qual pensiero vien favorito dà Pausania quando dice che Apollo trovò la Cethera, e Mercurio la Lyra, avvengache questo la inventò nella sua pueritia come strumento conveniente a [can: alla sua] simile età. E quello dopo l' esser fatto huomo. E questa distintione à molte obbiettioni fattevi, basterà per risolverle.
[-29-] Che piu? Vedete s' era [can: -no] strumento dà fanciulli e da strapazzo, poiche la lyra, non haveva altro, che tre, ò quattro corde. La quale di poi comincio ad esser accresciuta sino à sette corde, essendo Chorebo di Lidia il primo che cominciasse ad aggiunger corde, et accrebbe la Quinta. Hagne la sesta. Terpandro di lesbio la settima. E questa erata [=era] chiamata l' antica Lyra.
Dopo alquanto tempo Licaone Samio aggiunse la corda ottava ovvero secondo Plinio Simonide, e la nona Timotheo, ò secondo [can: Teofrasto] Boetio Profasto Periota. Eustachio Colofonio la Decima. Il Lyrico Thimotheo l' Undecima, ò secondo Suida la Decima, e l' Undecima. Altri poi aggiunsero sino alla sestadecima, ne piu oltre passarono. Resterò di discorrer piu di strumenti di corde essendocene di molti da questi dependenti, e principali: solo dirò brevemente del suono detto Tiorba tanto suave, e moderno, simile al liuto, in quanto alla forma; se bene di maggior corpo, e manico piu lungo. Questo è di corde solamente di tenori bassi, contrabassi e di contralto, [21r] del quale per quanto hanno referito i periti, di quella è stato Inventore il S[ignor] Antonio Bardelli Romano, sonatore [can: di q-] esquisito, e singolare come ben si puo credere dall' Altezze di Firenze stipendiato.
Discorrendo ora delli strumenti di fiato e [-30-] principalmente dell' Organo direi, ch' havesse havuto principio dalla Fistula, over Syringa composta di sette canne impari conteste insieme con cera, e lino, la quale sogliono per ordinario favoleggiando dipingerla i P[oe]ti, in mano al Dio Pane, Dio de Pastori in memoria della sua bella, et amata Siringa; la quale per timore di non essere da quello violata, havendo fatt' oratione à gl' Iddei, subito fù convertita in canna. E secondo che scrive Vergilio fù di tale strumento musico Inventore. Sentite l' egloga: Pan primus calamos cera coniungere lino Instituit: la forma sua è simile ad un' ala d' uccello ò ad' un piccolo Organo. Altri hanno havuto opinione, che sia stat' inventato da Celti. La ragione che mi convinca à credere, che il nostrale organo principiasse da quello è per la gran similitudine che tra loro si ritrova: poiche essendo composto la fistula di sette canne con ordine di distanze impari dal grave all' acuto, come da Alamire basso sino a Gsolreut inclusive alto, forma [can:-ndo] le voci mediante il vento uscito dalla bocca, in guisa di mantice, che serve, e dà fiato alle canne de nostri Organi, o di legno, o di Metalli: Quando poi cominciassi questo nostro organo con tant' [21v] arte fabbricato, e da chi, non si trova altra memoria, che questa raccontata dal Galileo, cioè, che fù in uso primieramente nella Grecia, e d' ivi per l' Ungheria si trasferì nella Germania tra i Bavari: et attesta haverne veduto nella chiesa cattedrale di [-31-] Monaco con canne di bossolo tutte d' un pezzo grandi, e tonde all' ordinario delle nostre fatte di metallo, il quale sia il piu antico d' alcun' altro, che si trovi, non solo in tutta la Germania, ma in qualsivoglia parte del Mondo nel suo genere però, e di quella grandezza. Onde dà quei popoli vien tenuto in veneratione. Tra l' antiche memorie di questo strumento, e della sua certezza è un' Epigramma di Giuliano apostata Imperator tiranno, il quale regnò negl' anni di nostra salute trecentosessantatre: dove come cosa nuova, e maravigliosa descrive l' Organo diligentemente: ne altra differenza si trova trà il nostro, e quello, che la materia, e la qualità del suono, perche quelli erano di rame, e rendevano il suono acutissimo, e vehemente.
F. V[ostra] P[aternità] racconta per antichità grande, la memoria che fà Giuliano il quale regnò negl' anni di nostra salute 363. Ma maggior mi pare quella, che si legge nel salmo di David in quelle parole, Laudate eum in cordis, et organo.
S. Avvertite, che organo è parola greca, che in latino significa strumento per la qual parola s' intendono piu sorte di strumenti degl' Architetti, come si legge in Vetruvio. Inter machinas et organum [=organa] id videtur esse discrimen, quod machinae pluribus operibus [=operis] in maiores [-32-] coguntur effectus, ut ballistae. Organa autem unius operae prudencti [=prudenti] tactu perficiunt, quod propositum est, uti scorpionis [22r] et anysocyclorum. Si piglia ancora, secondo Columella, pro strumento ad metiendum. Mà per eccellenza s' intende ciascuna sorte di strumento musico. Ecco Quintiliano. Natura ducimur ad modos, neque enim aliter eveniret, ut illi quoque organorum soni in alios, atque alios motus duceret auditorem. Attalche si puo concludere che quella parola Organo, ne salmi del Serenissimo Re David s' intenda esser comune a ciascheduna sorte d' instrumento; e per una certa perfettione, et eccellenza la quale si ritrova in questo del quale trattiamo, sia nomato Organo; in quella guisa ch' occorre tra li poeti, perche quando noi dichiamo, questo lo scrisse il Poeta per figura Antonomasia, noi intendiamo tra latini Vergilio; tra li Profeti David il Re; tra gli Apostoli S[an] Paolo; e tra le Città, Roma.
Dell' origine, e dell' Inventor del Piffero, non ci è notizzia rispetto all' antichità, e rozezza di quei secoli; scrive bene Apuleio, ch' in detti tempi questo istrumento s' adoperava senza fori à similianza d' una tromba, et usavasi in occasione di rallegrar gli spiriti, e sollazarsi. Hagne Frigio [-33-] Musico, e Maestro di Marsia, e Padre, vi aggiunse li fori, comminciò à sonar quello con variati suoni, e fù l' Inventore di far sonar dui Pifferi con un sol fiato. I Lacedemoni l' usarono. I Romani havevano due sorti Pifferi sinistri, e destri. I sinistri sonavano avanti le Comedie quando contenevano materie gravi; i destri quando gioconde, e questo usarono, accio li spettatori [22v] da quelli comprendessero in qual genere si cantessero le Commedie. Il suono delli sinistri che era grave, e percio si conveniva usarlo nelle Tragedie, le quali trattando di cose heroiche, hanno i loro esiti e fini tristi, e dolenti, servendosi ne discorsi di parole scelte, e sublimi. Il suono delli destri era acuto, onde se li adattavano le Commedie, le quali trattavano di materie popolari, ò plebee ch' hanno i loro fini, et esiti allegri, et usano parole basse. Altri hanno detto, come Servio, essere stati i Pifferi di due altre sorti ancora, cioè Serani, e Frigij. Li primi erano Pari, cosi nomati perch' havevano le caverne pari, et equali: li secondi Impari, et inequali perche le havevano inequali. Et avvertite che Piffero appresso di noi è il medesimo che appresso i Latini Tibia: e che l' antico è differente dal nostro perche quello non ricercava tante voci. Da questo Piffero hebbe origine la Piva, o Cornamusa, cosi oggi popolarescamente detta, strumento antichissimo secondo che si puo comprendere da questi dui versi addotti da Dionisio longino col testimonio di Sofocle.
[-34-] Bengonfia per sonare altre Zampogne,
Mà quel sacco gli manca d' aure colmo.
Gl' Irlandesi si servono di questo suono ne loro eserciti come quello della Tromba; et accompagnono i Morti loro [23r] alla sepoltura.
Dal Piffero hebbero origine molti altri strumenti di fiato, come flauti, i quali furono introdotti da Galli in Italia, e Traverse introdotte dalli svizzeri: dopo furono inventati i Cornetti, et i Tromboni piu artifizziati, e di maggior fatica. Gl' autori de Tromboni furono i sassoni, et in Norimbergo si lavorano perfettamente, altri come Plinio disser, che fu inventore Piseo Thirreno.
La Tromba fù inventata da Toscani, e di quella si servivano nelle guerre. I Traci inventorono il Corno. Gl' Egizzij il tamburo. Se volete poi piu minutamente sapere l' Origine, e gl' Inventori delle gia detti suoni, leggete Polidoro Vergilio.
Sino ad ora vi hò trattato degl' Inventori della Musica, del canto, e de suoni secondo l' opinione degl' Antichi Genteli, e moderni authori; molte delle quali sono confuse per la diversita delli pareri, molte favolose, e molte fondate in alcuni piu antichi scrittori i quali forse per cattar benevolenza d' alcuno, si sono mostrati appassionati nello scrivere; ò forse per essere stati male informati, e falsamente hanno scritto. Il che [-35-] potria esser occorso, com' alla gior- [23v] nata accader suole, che taluno si crederà essere stato Inventore di qualche opera singulare, la quale per molto tempo avanti era stata dà altri inventata. Mi maraviglio assai, che tanti scrittori di Musica valorosi, che non siano stati accurati nel legger la sacra Bibbia, dove haverebbono trovato piu alto principio, et origine di quella; ne haverebbono preso errore, come realmente apparisce. Pero notate, che nella sacra Genesi si legge, che Tuba figliolo di Lamech, e di Ada, della sesta generatione dopo Adamo, fu il Padre, cioe il Primo di quelli, che cantassero al suono della Cethara e dell' Organo. Pater canentium in Cithara, et Organo, dice il testo; gl' hebrei leggono, in melo, et cithara melo, id est suavitate quadam cantus. Niccolo de Lyra, esponendo il testo, scrive, che Tuba non solo fusse stato inventor della Cethera, ma ancora di molti, e varie sorti strumenti, mediante quella parola Organo: Gioseffe poi riferisce, ch' egli scrivesse le Regole della Musica, e del canto armonico, e del cantar sopra strumenti musicali di fiato, e di corda; e che l' intagliasse in due colonne in una di Mattoni et in un [can: l'] altra di sasso accio una delle quali resistesse all' acque, l' altra al fuoco; ma per l' acque del Diluvio universale venuto al tempo di Noe si disfece la Colonna di [24r] mattoni, [-36-] restando illesa quella di sasso, la quale oggi si trova in Soria.
Il Tostato rende la ragione dell' inventione de Canti, e de suoni, la quale dice che fù per sollevare l' animo de Pastori da quel tedio, che suole apportar la cura degl' armenti.
Il Zarlino attesta, che avanti il Diluvio questa Musica fusse al suono de Martelli trovata da Tubal [can: della stirpe di] Caino, mà questo veramente è molto contrario à quello, che si legge nella sacra Bibbia la quale chiaramente ci insegna, come udiste, che [can: Ad-] Tuba figliolo di Ada fu l' inventore, e perche meglio io sia inteso produco il testo Genuitque Ada Aiel [=Iabel], qui fuit pater habitantis [=habitantium] in tentorijs atque pastorum, et nomen fratris eius Tuba pater canentium in Cithara, et Organo /leggesi nella glossa interlinearia del Lira, /ipse fuit inventor Musicae, quae pertinet ad voluptate aurium. /Sella quoque genuit Tubal cain, qui fuit Malleator, et Faber in cuncta opera [a]eris, et ferri.
[-37-] Di qui dunque potete conoscere, che come hò detto molti autori riferendosi ad altri scrittori commettono infiniti errori per non haver visto i testi con diligenzia. Havete dunque sentito l' inventor vero dell' arte della Musica, della Cetera, e dell' Organo avanti il Diluvio [24v] e come ci hà lasciato le regole del fare il contrappunto intagliate in una Colonna di pietra, accio per il Diluvio non si perdessero, e potessimo noi posteri, e descendenti da Noe quelle esercitare.
Se andremo leggendo nel Esodo troveremo ancora, che il primo hinno, ò canzone, che sia stato composto al Mondo, secondo che attesta Origine, e che per le storie tanto sacre, quanto profane se n' habbia havuto notitia, è stato quello, che Moise illuminato dallo Spirito Santo, compose, e cantò insieme con gl' Israeliti, allora, che liberi passando il mar rosso viddero essere i nemici sommersi nell' acque con tutto l' esercito loro; onde per render gratia à Dio così cominciò. Cantemus Domino et cetera. E piu sotto nel medesimo Capitolo si legge, che la sua sorella Maria, anch' ella pigliando i Timpani, et altri strumenti simili, che dall' Egitto per volonta d' Iddio portati havevano, seguitata dalle Donne del detto Popolo, cominciò a cantare l' istesse parole, che dal fratello sentite haveva, cioè: Cantemus: dice Filone hebreo, che tutta quella gente era distinta in dui cori, et unitamente con voci acute, e gravi, facendo soave melodia, rendevano [-38-] gratia a Dio per la loro liberatione; sentite il testo. Sumpsit ergo Maria prophetes soror Aaron tympanum in manu, egress[a]eque sunt omnes mulieres post [25r] eam in tympanis, et choris, quibus pr[a]ecinebat dicens: et cetera. Questa era un' usanza di quei tempi, di cantare doppo tali benefizij ricevuti da' Dio, [can: cantar] simili hinni, come fece Anna Madre di Samuello per haver ottenuto un figliolo Delbora [=Debbora] per la ottenuta vittoria contro gl' inimici. Giuditta per la liberazzione della sua Patria da Oloferne. I tre fanciulli per la liberatione dal foco. Mà, tornando alla consideratione del prefato testo trovo, che per Timpanum s' intende il Piffero, secondo la descrizzione fatta da S[an] Girolamo. Timpanum dic' egli, est genus tubae in summo habens stipulam, vel fistulam per quam vocem reddit sonoram. E per quella parola Chorus, secondo il medesimo santo, s' intende la Piva detta Cornamusa. Chorus est pellis simplex cum duabus cicutis per alteram inspirat, per alteram sonum reddit, descrive: e secondo Cassiodoro per chorus s' intende quello strumento detto Cembalo che si percuote con le dite in aria. E descrivendolo dice, Chorus est pellis extensa [-39-] inter duo ligna, e secondo altri est multitudo canentium. Onde si puo concludere, che non essendo stato composti hinni ò Canzoni avanti Moise in occasione del suo cantico egli [sic] sia stato inventato il cantare à vicenda ancora. [Can: si che si puo dire che (egli) sia stato il Primo Poeta attesoche Orfeo, Lino, e Mesue.] [25v] Perche leggesi nel Paralipomenon che David ordino dugentottantotto Maestri di Musica distribuiti secondo le lor famiglie, acciò nel tempio d' Iddio guidassero il canto, e gli strumenti musicali, cioe Cimbali, Psalterij, e Cethere; il qual Psalterio essendo al tempo di David, e non leggendosi, ch' egli ne sia inventore, ma sonatore si puo credere, che [can: avanti assai, et] in simile tempo ò avanti assai fusse stato inventato, dice il testo Universi sub manu patris sui ad cantandum in templo Domini distributi erant in cymbalis et Psalterijs, et citharis.
F. Havrei caro saper la diffinitione di questo Psalterio, non havendo io mai visto tale strumento.
S. Est in modum quadrati clypei, dice S[an] Girolamo, cum decem chordis come l' istesso David lo descrisse ancora in quelle parole, in psalterio decem chordarum psallite illi; dove le corde rendono il suono in luogo concavo; e la sua forma e come uno scudo quadrato.
[-40-] La medesima origine nel detto tempo possono haver havuto la tromba, e cornetta, strumenti usati al tempo del S[anto] Musico il Re David ovvero molto tempo avanti gia che spesso si sentono nominare nelli suoi Salmi, come in questo [26r] Laudate eum in sono tubae; laudate eum in sono tubae corneae.
Dunque epilogando questo discorso concluder con verità possiamo dalle premesse, che per essere stata la prima Canzone composta doppo il Diluvio. Cantemus Domino: e di quella l' Authore Moise, egli sia stato il primo Poeta, et il primo Cantore, e non Orfeo, Lino, e Mesuè i quali furono doppo detto Moise anni trecento. Similmente che la Piva, Piffero, Cembalo, Choro, tromba, cornetta, organo, Psalterio, e la cetera con altre sorti di suoni, il cantare a dui, ò à vicenda, siano stati inventati al tempo, e di Moise, e molto di lui avanti.
Dagl' Inventori cosi nobili tanto Gentili, Hebrei, quant' altre nazzioni, si comprende quanto si deva havere in pregio la Musica.
F. E ben che tali, essi non fussero, non doverebbe, credo, esser da alcuno biasimata.
S. Così credo anch' io, e sempre stimai, non essere stato à ragione rinfacciato ad' Alessandro da Filippo l' intelligenza della Musica, come di cosa, non degna di quel sovrano soglio.
F. Ora entriamo nel bello: et haverà V[ostra] P[aternità] molti, che di lei si ride- [26v] ranno.
S. Et io molti, che di loro.
F. Hò caro sentir la difesa.
S. Aspettate forse, che con lunga diceria vi occupi l' intelletto? Con vive ragioni, e poche parole sarà da me difesa la Musica à torto fatta rea. Ditemi per gratia hà egli [-41-] orecchio, chi la biasima? à me pare, che no: perche non si sente tirato dalla sua dolcezza, e pur se fusse insensato la sentirebbe: à questo proposito fingono i Poeti, che Orfeo à se le selve, et i Monti tirasse, et Anfione con la Musica, mossi i duri sassi, à Thebe le mura edificasse: con che volsero spiegare il maraviglioso diletto, che la partorisce. Mà dicono, che è adoperata in amori illeciti, e che percio è degna di biasimo, non essendo stata usata mai da gl' Antichi, se non in cantare azzioni heroiche di Principi, e particolarmente le lodi degl' Iddei, come per essere esercitata ancora da persone vili, e mercennarie, che non hanno altro studio, che con ferri infocati nella cenere, incresparsi i Capelli; dà ruffiani, da genti fallite, ò che hanno dissipato i beni paterni malamente restate misere, e mendiche; dove prima era esercitata dà persone nobili, e virtuose, et insigni: et insomma concludono esser del tutto lontana dal suo proprio fine, mediante il quale ella era stata inventata, e da tanti illustri huomini approvata. Pero à gran ragione quel diligente, et insigne authore Gregorio [27r] Tolozano nel capitolo de diversis moribus antiquorum circa musicam, et tripudia. Si esaggera con queste parole. Quandiù antiquitas agnovit causam Musices, et tripudiorum, tandiù mihi videtur ea approbasse, et laudasse. Quando autem figurae solae remanserunt et voluptas, longe à fine, ad quem, et propter quem, musicam, et tripudia instituerant, ea meritò, potissimum apud benesentientes [-42-] nationes, improbata fuerunt, nisi temporibus perditis, vel sub Principibus parum caste viventibus vel impijs. Sicuti Musica, quandiu clarorum virorum et virtutum laudes canebantur, fuit exculta, et vocis, et tibiarum usus honestus: ut Themistocles hinc fuerit habitus indoctior, quod lyram in epulis, in quibus laudes cantabantur heroum, recusasset, ut ait Cicero 2. Tusc[ulanae] et alij. Seguita poi cosi. At postquam ad mollitiem, vocis et cytharae dulcedo incidit, ut effoeminatos reddens homines, explosa est: et instrumentorum musicalium scientia potius digna visa est, quae vilissimis hominibus, ciniflonibus, lenonibus, et decoctoribus, et meretricibus exercetur, quam ut à gravioribus probis, et à matronis tractaretur: Hò voluto in conformità di quanto di sopra vi hò detto addurvi il testo latino, e dell' altro piu avanti reciterò, acciò i delinquenti della professione della Musica non si credessero, ch' io fussi solo, à dir mal di loro, ma ci è peggio ancora, che noi come christiani, che doveremo esser imitati nell' azzioni buone, et honeste dagl' infedeli, ci fa di mestiero quelli imitare, negl' imitiamo [27v] Quelli Antichi, come di sopra udiste, tutti huomini insigni non si servivano della Musica, se non in lodi di Heroi, e de loro Dei, ma la nostra buona parte è esercitata da persone plebee piene di male creanze, e d' interesse, e da sfacciate Meretrici, salvo alcune persone buone, pero rade come i Campanili di contado: ma esercitata dico con Madrigali Canzoni, et insomma parole inoneste, e che destano Venere; che se pur se n' esercita in lode [-43-] d' Iddio, della gloriosa Vergine Maria, e di tutti i Santi sugl' Organi, Arpicordi, et altri strumenti musicali, si sentono per le chiese sonare alcune sinfonie, con Violini, flauti, et altre sorti di strumenti, come Tiorbe, e Violone, e sonate da' Organi, che come cantilene da balli, e da usarsi per le camere, o raddotti di festini, ò di saltatrici, invitano, e destano la gioventù sfrenata in questi luoghi sacri à simili allegrie, e lascivie con haver profanato la casa, e tempio d' Iddio, contro ogni dovere, e contro i concilij. Questo modo di sonare è stato introdotto dà alcuni sonatorelli, di arie, e senza studio di contrappunto, i quali pascendosi d' un' aura popolaresca, e plebea, non sapendo altro sonare [28r] che quest' arie lascive, venuto l' ora di sonare gl' Organi alle Messe, et alli Vespri con quattro strisciate di Note di crome, piene d' allegria, senz' arte alcuna, ripiene di mille spropositi, cominciono à sonare, e rispondendo à versetti de salmi, ò delle Messe pieni di canto grave, composto dà Santi, conforme al senso delle parole, et al luogo, dove si canta alla presenza degl' Angeli, e dove cont[inovamen]te Dio incarnato sotto le specie di pane nella sacratissima Ostia si ritrova, rispondono dico con qualche arietta simile alla spagnoletta, ò alla Romanesca, o altra comune, e moderna, ovvero imbastardita con quelle, con poco ingegno; gl' orrechi purgati, e le persone divote invece di muoversi à devotione si muo[v]ono à sdegno contro di questi scioccherelli con biasimo di chi gli stipendia. E benche i sonatori d' Organo havessero buon contrappunto, non devono perciò sonare in stile di simili arie, o troppo allegro particolarmente nella Messa perche non saria à proposito, come se uno dipingesse un Delfino nelle selve, o un Pino nel mare. [-44-] Perche i versetti del Chirie e della Gloria in excelsis, dimandandosi, à Dio misericordia de peccati commessi ricercano l' accompagnatura dell' Organo [28v] grave. Ci è un' altro difetto di gran consideratione in alcuni Organisti, alli quali, si può dare il titolo d' ignorantelli, e di temerari, che oltre al sonar tali inoneste ariaccie, cioe che nel sonarle rappresentano all' uditore le parole lascive, o balli simili invece di rispondere à versetti corali, massimamente à quelli de salmi, secondo i tuoni ecclesiastici, senza distinguer tra questi, e quelli de Madrigali sonetti, o canzoni, danno fine e terminano le lor sonate come à Dio piace. O' quanti di quelli ancora, che si tengono della prima pezza, hanno bisogno di studiare i precetti del Padre Diruta. Però questi tali avvertino di non lasciarsi trasportare dall' ambitione per compiacere alli sfrenati Zerbini, ne dall' interesse, mà si procurino altre cariche perche oltre che sariano obligati alla restitutione de salari per non haver sodisfatto al debito loro, ne pagherebbono la pena di peccati mortali, havendo trasgredito le determinationi de Concilij i quali prohibiscono sonare sopra gl' organi, ò altri strumenti musicali arie che rappresentino parole disoneste, ò concetti amorosi. Sentite il seguente del testo latino del venerando Prete [=Petro] Gregorio Teuzano [=Tolozano]. Ut non possim dolere, quod hodie, summo cum divinarum [29r] rerum opprobrio, mercenarios istos musicos organicos, et symphoniacos in sacris comitijs, et sacrosanctis templis, divinis, et festivis christianorum supplicationibus et conventibus, nescio quas turpes, et obscoenas cantilenas resonare audiamus, ac si in lupanari quodam essent. Res certe animadversione digna: quamvis enim, [can: quamvis] non exprimantur [-45-] cantionum profanarum verba, tamen multis, qui ea norunt, in illis conventibus animus per sonum earum commovetur ad turpia, et à sacris ad scelera ingenia avocantur. Ita enim paulatim licentia nimia ex magistratuum segnitie, et praelatorum in curia ex sacris Dei, et divorum laudibus per musicam ante decantatis, permisit in eis impium morem homines decidere, etsì adversentur divina, et aecumenica concilia.
Mà di tutte queste cose sopra dette, mi dice uno nell' orecchio conforme al sopra citato testo. [Can: E rispon(d)e.] Chi n' è cagione? Rispondo il Prelato, e superiore di quel luogo, il quale avanti che elegga tali Organisti, doverebbe esser bene oculato, o trovandosi ingannato subito licentiarli. Soggiunge il medesimo, ò Padre come volete voi, che altrui di quelli si liberi, se à tali Superiori per forza alle volte le fà di mestiero eleggerli, contro la loro volontà mediante questi tanti maladetti favori, i quali non distinguendo [29v] il tristo dal buono, ne l' ignorante dal sapiente distruggono l' arti, e l' osservanze de Cleri, e delle Religioni.
F. Mi pare, che l' habbia sciolta la lingua assai, buona ventura mia, perche questi discorsi mi serviranno per scuola attendendosi all' arte del sonare. Seguiti pure.
S. Non deve dunque esser biasimata la Musica, ma si bene chi male se ne serve, come si e detto in amori lascivi perche in questo modo ancora gli occhi doverebbono esser biasimati, che scorta ne sono à [-46-] gl' amori: piu presto doverebbono dire, doversi scacciare dalle Cittadi, chi in simili amori le Musiche intromettesse.
F. Veramente è così. Ma certo mi creda, che io in particolare mi scandolezo di questi cantoracci, cosi scorretti ancora, oltre al cantar cose illecite che usano.
S. Filareto io conosco ch' havete gusto ch' io seguiti à narrar le lor male creanze, e mali costumi percio state dunque attento perche ancora non mi sono sfogato bene, e dico che oltre all' esser per lo più, salvando sempre i buoni, sfacciati, sboccati, e disonesti nel parlare, sono talmente ghiotti, che in guisa di tanti Epicuri, Quorum Deus venter est, non hanno altro stimolo, che stare intorno à Bacco, e Cerere, et imbriacarsi. Che cosi cotti dal vino fanno mille insolentie alle tavole, dove sono chiamati per ristorarsi delle lor fatiche. Come [30r] sarebbe à dire, non si contentar mai, mormorando publicamente di chi ha usato cortesia loro fuori d' obbligo, essendo stati pagati, oltre al trangugiar, che fanno che come tanti uccelli di rapina portar vorrebbon via, se havesser tanta forza, e le fusse concesso, sino l' istesse tavole. Nelle solennità grandi, e nelle feste ò di Cattedrali, ò d' altre chiese particolari sogliono doppo il vespro i soprastanti preparare una Mensa piena di confetture, e di paste lavorate con Zucchero, et altre gentilezze, acciò si ricreino gli spirti affaticati col canto, e se ne faccino le pezzuolate. Mà non sono prima arrivati al luogo ordinato che le robe sono sparite. Fù un Signore principale d' una Città il quale nella festa del glorioso S[an] Giosef suo avvocato, oltre alla ricca Mensa fatta alli Cantori, doppo il Vespro fece un [-47-] rinfrescamento di variate paste di Marzapani, et altre simili, di spesa circa scudi cinquanta, dove arrivati gl' ingordi, in un baleno, che ne ferraioli, cappelli, e tasche il tutto rapì, ma quello che è di maggior vergogna, con i confetti andorono ancora alcune forchette, e cucchiai d' argento, si che per quanto intesi questo Signore per altri tempi tralasciò le colizzioni: Nel discorrer io lamentandomi assai di queste brutte azzioni con un costumato Maestro di Cappella d' una Città famosa di Romagna, dissemi, che dove era capo nelle musiche delle feste, haveva prohibito i mangiari, volendo, che si contentassero i Cantori solo delli danari, e questo per medesima cagione [can: detta] di loro pravi costumi. Questa sorte di cantori dopo queste ricreazzioni di desinare, o di Cene [30v] infuriati dal vino fanno mille altre pazzie, come rizzandosi alle tavole, come tanti Bacchi con boccali, ò fiaschi di vino in mano cantando molte buffonerie. Veddi una volta cinque ò sei di loro ciascheduno [can: di loro de quali] con un piatto dentrovi una frittata, tra quali il Maggiore ponendosene uno in capo, e stando fermo con un fiasco in mano tutti gl' altri girandoli intorno cantavano alcune arie da osterie con infiniti gestacci, spesso dandoli incenso, o 'l profumo, ch' usciva dalle teste loro ripiene di vino. O' Santi Dottori, e Prelati della primitiva chiesa, sapevi ben voi quello, che partorivano i Canti inonesti doppo tali ricreazzioni, e però prohibisti allora, che dopo che li Christiani havevano finiti li conviti, i quali per mantenersi in unione, e charità alle volte usavano, non cantassero, se non cantilene spirituali e modeste. Stando con termini di creanze, e buoni costumi: Mà [-48-] peggio ancora ci è del sopradetto perche ci sono alcuni che portano la cherica, et gl' habiti di Religiosi, i quali, non solo non si vergognano di andar per le case delle Meretrici, ovvero avanti le lor finestre con le tiorbe cantando spasimi amorosi, ma lasciati li proprij habiti, e vestitisi di profani, salgono sopra le scene non erette in luoghi sacri, mà sopra quelle di materie inoneste publiche, che per udirle dalli spettatori si paga. Questi son quelli che tolgono il decoro alla Musica, divenuti quasi Istrioni, apportan danno all' anime loro, disonore à parenti, se Preti, al Clero, se Regolari alla sua Religione: Mà non son netti di pena, chi permette loro, o dà licenzia di cantar cosi scandolosamente in commedia. [31r]
Ma, che siano per pagar la pena questi gia nomati Religiosi de lor canti profani, gli esempi ch' io vi racconterò lo renderanno chiaro. Beda il venerabile racconta nel libro 4 de Gestis Anglorum come un fanciullo puro, e semplice figliolo d' un pecoraio, non sapendo, ne havendo, voluto imparare a cantar parole lascive, ne meno udirle, fù una sera avanti cena importunato da suo Padre di cantar sopra d' una cetera, il che recusando, e presosi licenza se ne fuggi via, e ritiratosi nella stalla delle pecore sopra il suo letticciuolo, si pose à dormire. E mentre nel piu bello della notte dormiva fù svegliato da una voce d' un giovane tutto risplendente la quale l' invitava à cantare. Ma scusatosi il fanciullo, che non sapeva, et alla fine ripregato disse, che volete ch' io canti? Rispose il detto giovane, ch' era un Angelo, che cantasse una lode del creatore; e subito il fanciullo cominciò à cantare in verso soavissimo e lingua inglese una lode del [-49-] creatore. Esempio non solo alli secolari ma maggiormente à Religiose [=Religiosi] di tralasciar le parole profani [=profane], et usar le divine lodando il creatore la sua potenza, e il suo bel regno. Hora se ricusa un fanciullo cantar cose profane, che dovra fare un huomo fatto, et un Religioso? Tanto piu ch' Iddio vuole non solo che tralasci simili parole, ma ancora la troppo affettatione nel cantare parole ecclesiastiche in chiesa, e che sia il vero. Un Abate di Montecasino racconta, come un Monaco del suo monasterio cantando alcune antifone, e responsorij nella chiesa in una gran solennità con assai lascivia, e vanità, fiorizando, e cantuzzando con certi acutissimi modi di voce per divina permissione gli apparve il Diavolo in forma d' un bruttissimo e negrissimo fanciullo il [31v] quale alla presenza di quel popolo con gesti, et atti di mano, di capo, e di bocca sconciatamente lo scherniva, dicendoli ad alta voce, e con sfrenato riso. O bene, ò canta bene, canta di nuovo Monaco che tù canti molto bene; e sbattendo le mani, e facendo un dissoluto ridere spari questo Diavolo lasciando tutto il popolo confuso, di maniera, che il Monaco rimase insensato per tale spavento, e vergogna, ch' haveva sentito, cagione veramente poi della sua conversione. Mà peggio è quel che racconta S[anto] Cesareo cioe, ch' un Frate il Sabato santo cantando l' Angelica per essersi troppo invaghito, e gloriato, che 'l popolo [can: si] lo ammirava, e compiaceva grandemente della sua bellissima voce, per giuditio d' Iddio finito quel suo cantare, [-50-] comparve il Diavolo, et in presenza di tutto il popolo lò pigliò, e portollo via per l' aria visibilmente che mai piu fù veduto. Ma che meriteriano quelli che profanano le chiese con sonate da balli sugl' organi ò con violini ò traverse, ò Cornetti ò altri strumenti? [Can: Quello] che [can: meritino] gl' occulatori del loro Habito clericale, ò regolare, non solo cantando la notte su Vegli[o]ni ò per le strade infami, ma sopra le scene secolaresche, lascierò giudicare alle persone gravi, et alli casisti. [32r]
F. Benedetta le sia la bocca mille volte, perche ogni cosa è verissima. Piacesse pure à Dio, che non fusse per ben loro, e per decoro della Musica. Ma ci sarebbe alcuno altro rimedio, che bandir questi tali fuor degli stati? Come forse in allevar bene questi quando sono fanciulli?
S. Intendo benissimo. Ci è questo frà gl' altri, che quando vanno alle scuole per imparare à cantare, cerchino di maestri costumati principalmente, i quali gli avvezzino à cantare parole sacre, ò spirituali. Perche facendo nella tenere età un' habito buono, e virtuoso, difficilmente inciamperanno nell' eta piu matura in simili disonestà; che se per il contrario haverano Maestro vitiato, il quale gli avvezzi ad esercitarsi in cantilene lascive, e disoneste, in condurli à crapulare in occasioni di feste, tutto il giorno in quà et là, massimamente dove si ritrovano le compagnie sopradette di sfacciati e briaconi, diventeranno ancora loro tutti vitiosi.
[-51-] Si quis à teneris annis assuescat bene agere, magnum habet in virtute momentum: et contrà in malum consuetudo, vitiorum fit maxime sectatrix dice Aristotile. E Plauto in Trinummo. Mores mali, quasi herba irrigua sucrreverunt [=succreverunt] uberrimè cioe [can: tutte le cattive herbe crescano, dice il volgato proverbio, ovvero] I cattivi costumi, sono cresciuti abondantemente in guisa d' herba che s' adacqua. Il Serenissimo Re David nel salmo 17 canta. Cum sancto sanctus eris, et cum perverso perverteris id est se tu praticherai con i buoni sarai santo o buono, se con i cattivi, di buono, diventerai tristo. S[an] Paulo Corrumpunt bonos mores [32v] colloquia prava. Cioe li parlamenti cattivi, corrompono i buoni costumi. Insomma la buona educatione è necessaria, non solo à quelli, ch' imparano à cantare, e sonare, ma à tutti i Giovanetti, i quali si applicano ad' imparare alcuna professione perche secondo che noi semo allevati ci mantenghiamo. Et in conferma di questo, hò letto, che Licurgo, havendo allevato dui cagnoli nati del medesimo [-52-] Padre, e Madre diversamente feceli condurre alla presenza sua, e de lacedemoni; alli quali fatto porre avanti una lepre, et una Pignatta, uno di quelli con grand' impeto abboccò la lepre, l' altro la Pignatta con il quale esempio volse insegnare à quei Popoli, che si come con la consuetudine, et habito fatto un de cagnoli era diventato ghiotto, e l' altro cacciatore, cosi loro avvezzi à buon costumi, et alle buone lettere diventeriano virtuosi, e dotti, ma se avezzi alle male operationi, diventeriano pessimi huomini perche l' habito, e la consuetudine d' una cosa fatta si converte in natura. Sentite le parole precise di Plutarco. Lycurgus dum Lacedemonas, ad parandam virtutem ingens momentum consuetudinem docere vellet, atque disciplinam, doctrinam, et vitae institutionem, duos catulos produxit in medium, ijsdem ortos parentibus, quos diverso modo nutrierat: et leporem, et ollam eis apposuit: quorum alter in leporem, [33r] alter in ollam erupit impetu; docens consuetudine alterum gulosum, alterum venatorem evasisse. Idcirco curandum summopere est, cum quibus consuecamus, ut tales sint, quales esse velimus. Nam haec consuetudo, sive in malum, sive in bonum, transfundit mores, et transit in alteram naturam.
F. [sic] E per concludere in brevi parole, la Virtù morale nasce dall' uso, e dall' habito, e non dalla natura perch' altrimenti tutti sarem[m]o buoni, avvengache niente nascere, [-53-] ò far si possa contro la la [sic] natura.
F. Bellissimi documenti sono stati questi. Vogliamo dir Padre, che queste cattive educationi de Cantori e questi lor mali esempi siano cominciati à tempi nostri ò quando? Povera professione di Musica tanta per sua natura buona e modesta, oggi per vitio de cantori divenuta quasi sfacciata Meretrice.
S. Cominciò al tempo della Grecia, e de Romani, come scrive Emilio Probo nella vita d' Epaminonda, scimus inquit, musicam nostris moribus scilicet Romanis abesse principis persona. Saltare etiam in vitijs poni, quae omnia apud Graecos et grata, et laude digna dicuntur. Fuit, et tempus, quo discebant fidibus antiqui Romanorum sed, et id postea recessit ab usu, sicut et tandem degenerante Musica apud Graecos. E Suida ci insegna un proverbio in lingu[a] greca così. Archieon, archieon id est ineptum, et nullius pretij pulsare Citharam. Idque non propter Musices odium, sed abusum. [33v] Cosi la Musica essendo stata di grandissima stima appresso i Greci, in progresso di tempo essendo divenuta vitiata, questa insieme con l' altre dottrine, e con l' Imperio si persero. I Romani che da loro acquistata l' haveano, quando ella cominciò à tralignare, et uscir del suo fine fu da [-54-] Principi, e da tutto il popolo romano insieme con il ballare aborrita; e secondo il proverbio da Suida riferto in alcune parole greche sud[d]ette il suono della cetera era inetto, e di nessuna consideratione non perche odio portassero alla Musica, ma rispetto all' abuso de cantori. E' opinione ch' i detti Romani, [can: no-] si servissero della Musica principalmente dove faceva di bisogno, ne Theatri, dove si recitavano le Tragedie, e le comedie, senza molto applicarsi à quella, ch' è intorno alle speculationi: et occupandosi continovamente nelle guerre, non molto à quella attendessero, e cosi facilmente la dimenticassero. E che essendosi spento ogni lume di scienza per haver l' Italia lungo tempo patite grandi innondationi de Barbari, tutti gl' huomini soprapresi dà grave letargo d' ignoranza, fussero vissuti senz' alcun desiderio di sapere; e di quella ne havessero quell' istessa contezza, che dell' Indie occidentali. E ch' in tale cecità dimorassero, sino ch' il Gafurio prima, et appresso il Glareano, e poscia il Zarlino, Principi di questa moderna Prattica, cominciarono ad' investigare quello, ch' ella fusse, et à cercar di trarla dalle tenebre, ov' era stata sepolta, la qual parte da loro intesa, et apprezzata, l' hanno à poco à poco ridotta nel termine, ch' ella si trova. Che regnasse in que[i] tempi una grande [34r] ignoranza nelle lettere, e nelle arti, ce ne rende sicura fede quello, che si legge nella vita di Messer Francesco Petrarca poeta [-55-] celebre, e di Giotto pittore gia noto, et ambi Fiorentini, percioche essendosi perso la lingua latina, e la Pittura in Italia detto Francesco compose l' Affrica poema heroico in versi esametri come Vergilio: opera veramente allora famosa, non solo per se, quanto per la mancanza della lingua latina da lui ravvivata. Per la quale della Laurea fù coronato in Roma nel Campidoglio l' anno del Signore CCCXLI. e della sua età XXXVII. agl' otto d' Aprile giorno della S[anta] Resurrezione del Nostro Signore.
Giotto poi dipinse un' Ancona la quale per tutta la Città, fù come una reliquia portata in pricissione e come cosa nuova: oggi si trova nella chiesa di Santa Maria Novella di Fiorenza Convento de Padri Predicatori. La qual maniera di dipingere alla greca era cosi confusa, non conoscendosi una pianta da un' animale, facendosi di bisogno per conoscerle sotto scrivervi, questo è un uccello tale, quest' è la tal pianta, è stato [=stata] poi à poco à poco migliorata da Masaccio, poi dal Perugino, e perfettionata dà Andrea del Sarto, Raffaello urbinate, Jacopo da Pontorno, Michelagnolo Buonarruoti, et altri famosi pittori. E perciò per il riscontro di questi famosi huomini, si può credere, che la Musica fusse perduta, anch' ella, e rinverdita da gia nomati Musici theorici. Chi riducesse in buona prattica la Musica, la quale dà una somma altezza, che era collocata, era caduta in una infima bassezza, il Zarlino afferma essere stato Adriano Vuillaert, il quale dice in guisa [34v] di nuovo Pithagora esaminando minutamente quello, che in essa poteva occorrere, [-56-] ritrovatovi infiniti errori, cominciò à levarli, e ridurla verso quell' honore, e dignità, che già ell' era: e mostrò un' ordine ragionevole in comporre con elegante maniera ogni musical cantilena. Il Galilei nel suo Dialogo dopo l' haver nominato i tre principali Theorici della Musica, gia nominati, il Gafurio, il Glareano, et il Zarlino, tra li moderni theorici de suoi tempi commendò assai il S[ignor] Girolamo Mei, e della Città di Firenze il Signor Giovanni de Bardi de Conti di Vernio, il quale con il lungo studio in quella fatto, e di essa molto dilettatosi, come di tutte le altre scientie, l' hà grandemente nobilitata, e resa apprezzabile, havendo col suo esempio, eccitato i nobili al medesimo studio, molti de quali erano soliti andare in casa di lui, et ivi in dilettevoli canti, et in lodevoli ragionamenti con honesto riposo trapassare il tempo.
Ma dove si lascia quello veramente Principe della Musica prattica Giovanni Palestina mediante l' arte, e la gravità delle sue armonie? Dove il Nanino, Cipriano, Filippo di Monte, Orlando, Gostanzo Porta, Claudio Merula, Andre Gabbrielli, il Vittoria, il Morales, Luca Marenzzio il quale hà composto in tante sorte di maniere come la nona opera a cinque il Nenna et il Principe di Venosa con il suo nuovo stile di comporre Madrigali? Claudio Monteverdi con i suoi vaghi concerti? Luzzascho con i suoi Ricercari [35r] dove il [-57-] Gagliani, dove Giulio Caccini, la S[ignora] Francesca sua figliola, e il S[ignor] Jacopo Peri tutti Fiorentini nello stile recitativo di quello rinnovatori, arricchitolo di peregrine inventioni, e di gran lu[n]ga passato gl' Antichi, come à suo luogo con evidenti ragioni, e curiose sentirete?
F. V[ostra] Paternità si mette ad un[a] grande impresa volendo provare che la moderna Musica recitativa habbia superato l' antica rispetto alli gran suggetti, che quella hà havuti, et i grandi effetti che partoriva secondo che si legge ne Poeti. Pero con grande attentione staro à sentire all' occasione il suo elegante discorso. Hò sentito ne suo[i] raggionamenti adreto, che il ballare insieme col canto, essendosi vitiato, appresso i Greci et i Romani, che da quelli fussero ambi aborriti, e biasimevoli, e come oggi il ballo sia tanto in uso gradito, e lodato? et allora tanto in disprezzo.
S. Luciano ce lo dichiara, dicendo, che li saltatori, e ballerini furono approvati da Romani, perche quasi tutte le genti nelle feste sacre usavano alcuni proprij balli, mentre cantavano le divine lodi. Saltò, e ballo David Re, e profeta ancora avanti l' arca d' Iddio. Le Donne ancora furono ammesse à ballare, e cantare insieme le lodi d' Iddio, come si legge nel' Esodo.
Gl' antichi havevano molte sorti di saltationi, e balli, delle quali [35v] alcune erano i Chori delle scene, in luogo de quali poi successero gl' Istrioni, che se erano piene [-58-] di gravità, si chiamavano Saltationi Tragiche; Ballavano la Gymnopedia, simile alla Anapala; i fanciulli nudi tagliando in pezzi alcuni eleganti, et ornati versi; e facendo delle mani alcune figure [can: per essere] havevano spettacoli della Lotta, mentre [can: movessero] movevano i piedi acconciamente e con gr[ati]a. Havevano saltationi allegre, tra le quali una era nomata Hiporchematica, assimigliata alla saltatione comica, la quale ballavano, gl' huomini e le Donne: ci era la Dionisia, dove i ballerini invece d' Asti, tenevano in mano de Thirsi. Giulio Polluce tratta di tali saltationi minutamente.
Havevano delle saltationi ridicole, una sorte si dimandava Morphasmo, con la quale i ballerini imitavano ogni sorte d' animali, in quella guisa, ch' imitano tutte l' Arti nel ballo detto la Bergamasca [can: l' altra] i nostri moderni. Un altra era detta l' Hypogimene, la qual ballavano contrafacendo i Vecchi con bastoni. Usavano la saltatione degl' Uccelli detta Scopia, simile alla quale e quella oggi detta la Civetta. Di queste imitationi fatte ne balli, Aris[to]tile à ragione scrisse Saltantium esse, gesticulationis numerosa varietate mores, perturbationes actionesque imitari.
Quelle cose ancora, le quali facevano con l' armi, l' esercitavano gl' Antichi con le saltationi dette Pirriche, e cominciavano [-59-] d' anni [36r] cinque, secondo Aristosseno: Ballavano ancora armati et alto, e leggiermente e servendosi delle spade l' un con l' altro si percoteva [can: -no] sino a tanto, che si vedesse uno di loro ferito, il quale à poco à poco si lasciasse cadere in terra; onde poi nasceva, che tutti gridavano, et allora il vincitore spogliandolo dell' armi, se ne andava tr[i]onfante cantando. La quale usanza propriamente fù de Thraci: E percio Socrate disse, tripudiantes maxime esse idoneos rebus bellicis. E facilmente puo esser, che cosi si esercitassero per meglio poi riuscir nelle battaglie. Perche sino oggi usasi che chi vuol imparare à schermire, prima si eserciti al ballo. E gia, ancora esercitano il ballo della moresca con le spade, le barriere à piedi, et à cavallo per riuscir nell' occasioni di Guerre. Haviamo noi ancora di questi balli ridicoli, e d' imitationi come la Mattaccina e quello di Ruggieri, e della contadina, et infiniti altri, che con i gesti esprimono gl' affetti. Et altri simili uditi sino i balli de Cavalli.
Queste sorte di balli erano ammessi da Greci et Antichi romani per esser in recreatione delli spiriti affaticati dalli negotij, non solo de ballerini quanto delli spettatori, per essere in tutto honesti. Ma da poi, che si cominciorono ad usare i balli in compagnia di fanciulle, e Donne maritate, et huomini insieme perdendo quell' honestà che prima portarono seco, e [36v] introducendo occasioni d' incitamenti alla lussuria persero la loro stima. Et erano tenuti sfacciati e senza honore quelli che publicamente e negli Orchestri ballavano. [-60-] Però Giustino chiamo li balli, et i canti strumenti di libidine. Macrobio, che erano tenuti cose infami, e da Istrioni. Suida sopra quella parola greca, acrina, dette questo avvertimento in saltatriculae domum ne insilito, nè illis rebus inhians malò à meretricula ictus de gloria perturberis. Non anderai à saltare in casa di saltatrice, accioche tu stando con la bocca aperta à veder quelle cose, ch' ivi si fanno, ferito d' amor libidinoso da una meretriciucola piu presto venissi à perder la tua gloria, e la tua buona fama. Cratone diceva, che gl' Amanti invitando le donnuccie del vecchio secolo, come la libidinosa Phedra, Parthenope, e Rhodope con i suoni, et osceni canti, e con strepito di piedi per saltare, e ballare, di huomini si trasformavano in Lyden, et Baccham quandam. E Theocrito volendo sotto il nome di Capre dichiararci, che le saltatrici provocano alla Lussuria, dice nell' Idilio primo, sotto parole greche, esposte in lingua latina da Gregorio Tholozano. Vos vero Capellae nolite saltare, ne forte hircus incurrat. Ma non solamente i balli sollecitano ad amori illeciti, ma sono cagione di altri mali effetti perche leggesi degli Oridi [=Otidi], i quali mentre ballando i Cacciatori essi ballano ancora, dà [-61-] quelli vengono presi. Il che avviene à quelli [37r] che stanno ad aspettare le saltatrici. Che cosi fù ingannato lo stolidissimo Herode Re nella sua fede da herodiade figlia saltatrice. L' ecclesiaste al capitolo 9. pr[o]ibisce il commertio delle saltatrici, in quelle parole, Cum saltatrice ne assiduus esto. Ma dice il Tholozano, eò pervenerunt insaniae gesticulationes saltationum, ut empusas quasdam, et monstra [can: videamur] videre videamur. Alphonso Re d' Aragona ottimamente considerì una saltatrice, la quale essendosi agitata troppo sfacciatamente nel ballare disse queste parole publicamente: Mox Sibylla reddet oraculum. E questo perche essendo le Sibille prophetesse, non nisi furore correptae reddu[n]t oraculum. Conoscevano gl' Indiani, che il ballare era cosa pernitiosa percio havevano una legge, che il loro Re, una sola volta ballasse in un' Anno, quando pero sacrificavano, e non più.
[-62-] Ma di gratia notate questo caso stravagante occorso tra dui eserciti nimici. I popoli di Cardia città di Thracia solevano insegnar ballare alli Cavalli, et in occasione di guerra essendo invitati à battaglia con la cavelleria dalli Nimici, subito messi inordinanza, questi sapendo il costume delli nomati cavalli cominciorono à sonare con le Tibie o Pifferi le sonate a quelli consuete, mediante le quali i Cavalli cardiani erettisi sulli piedi di dreto, furono subito precipitati, e cosi il campo adversario restò vittorioso.
F. Resto sodisfatto certo di tanta bella dichiaratione di balli [37v] e la cagione perche si vizziorno. Hora sto con grandissimo desiderio che mi sodisfaccia [can: d-] all' altra dimanda.
S. Io mi credo, ch' i balli hoggi siano in stima appresso i nobili principalmente quelli, che si esercitano in casa di Principi, e Signori grandi, come sariano quelli de Festini, perche se ben c' intervengono giovanni Cavalieri, nobilissimi Signori e nobilissime Dame insieme à danzare, si esercitano nulladimeno con tanta modestia, termine buono, et ottima creanza, quanta sperar si possa da persone nobili bene educate. Come quelli ancora che si usano tra le scene delle Tragedie, e Comedie invece di Choro gia più volte visti in occasione di Nozze de Serenissimi di Toscana. Ma quelli che sono in uso tra la Plebe ò tra la gente la quale hà perso alquanto di vergogna, ò che desidera se sono genti che habbino figliole procacci[a]rli marito, ò come si sia, sono [-63-] dico di biasimo, e molto vituperio, si quando habbino questi fini, ò per rispetto di dare occasione di tristi effetti. E perche ciascheduno oramai sà, e credo sappiate ancora voi, che oltre alli balli propriamente, che poco fà descrissi, buffoneschi; e di sollazzo veramente non disdicevoli, non cagionando mali esempi, ce ne sono alcuni, che oltre à tener sempre l' huomo e la Donna le mani avvitichiate insieme l' un dell' altro, [can: sono] così quelli ordinati à posta e facendo catene delle braccia [can: ballerino, e ballerina con le mani unite insieme] per passare per alcuni stretti, fatti da altri saltatori con le braccia [38r] in guisa d' arco; altri che girando per le stanze, ballerino, e ballerina presi per mano adagio adagio discorrono di quello piu lor piace. Ce ne sono altri assai, i quali essendo di questi, come dire si suole fratelli carnali, per brevità tralascio. Che chi è di sano giuditio, bene allevato, se è Padre ò Madre, benissimo credo, che conoschino di quanto danno siano all' innocenti giovanette loro figliole il mischiarsi così tra giovani; e di quanta gelosia possino esser le maritate donne alli loro Mariti lascierò pensare à ciascuno ben qualificato, et onorato huomo. Che tali balli della Plebe siano di cattiva consideratione lo dimostra un' ordine dato d' alcuni Vescovi delle Città, il quale prohibisce loro i balli in genere quivi d' esercitarsi, attalche loro conviene fuor delle Porte andare à saltare per sollazzarsi.
F. E' vero questo piu che non dice, perche mi ricordo mio Padre mai havere acconsentito, che mie sorelle andassino à balli per rispetto di quelli tanti strettoi che vi si fanno: Ma si potrebbe sapere, chi dopo che era tenuto cosa brutta, et infame, ballare, e saltare publicamente: tanto gl' huomini [can: soli], quanto le Donne, [can: et huomini] maritate, ò non maritate [-64-] sin negli Orchestri, riprincipiasse à ridurre nel suo decoro il ballo?
S. Ecco uno diligente scrittore, prodotto dal Tholozano, detto Xi- [38v] philino il quale cosi dice: Saltare in orchestra, et publice turpe olim, tamen ad id coegit nobiliores, et foeminas promiscue Nero, atque scholas huius rei constituit: et si qui prodissent personati, petente populo personas, auferebat, ipseque in Theatrum prodijt luden[s]. Dione referisce Caium Caesarem Caligulam promiscue admisisse mulieres, et equites, et senatores, in Orchestra saltare. Soggiunge il medesimo Dione cosi. Sustulit mulierum saltationem in Orchestra Claudius, pueri tamen postea sub eodem evocati ab Asia, qui pyrricham saltarent. Haverete dunque da queste parole latine assai chiare, che Nerone sia stato quello, che sforzò i piu nobili huomini, e nobili femmine à saltare insieme, et ordinò le scuole di quest' arte, e perche le cose passassero con decoro, se ci apparivano huomini o Donne mascherate gli mandava via ad istanza del popolo, se di cio non havea gusto. Di piu che Claudio si contentò che le Donne ballasero nelli [-65-] Orchestri e che furono richiamati dall' Asia fanciulli, che saltassero la Pyrricha. Si che di qui si può comprendere, che essendo i saltatori cosi nobili, si come le femine, e fanciulli, non potevano essere, se non saltationi honeste, il che ancora si rende chiaro, poiche non favorivano genti mascherate in quei balli.
F. Ho inteso il tutto eccetto che quelle parole Orchestra, e Pyrricham.
S. Queste sono parole greche. Orchestra dunque significa un luogo del Theatro posto fra la scena, et il luogo delli spettatori della [39r] plebe, ordinato per i Senatori. Pyrricha è una sorte di balli la quale si esercitavano li Giovani de Lacedemoni armati, e cominciavano di cinque anni come gia udiste.
F. Insomma questa Plebe, subito, ch' ella vede venir' in campo qualche bella, ò nuova usanza [can: di ricchi habiti, di perle, di gioie pregiate, e finitissimi ori] da Signori grandi, e titolati, anch' ella si sforza quelli imitare, percio non è meraviglia [can: se la plebe anch' ella] se ella hà esercitato i balli.
S. In quanto à questo è verissimo.
F. È piu che verissimo se dir si puote; in Toscana ciascun sà, che principalmente in Firenze è stato dato una regola, e norma detta Prammatica nuovamente da' Serenissimi Padroni per remediare à molto disordine. Mà credo che non fra molto tempo, ci sara necessaria nuova riforma, attesoche la temeraria plebe, non ancor ben doma, ardisce sino immantarsi, come costumano le Marchese. Io proprio hò visto, non dico artiere ricche solamente, ma delle Cittadinelle spelate, che hanno piu necessità di spendere i danari [can: più] nel pane per cavarsi la fame, e governare i lor figlioli che nelli Manti. I nobili e potenti [-66-] di Firenze hanno introdotto un' usanza di superbissimi letti lavorati di intagli fini dà eccellenti Maestri, e tutti ricca- [39v] mente fregiati d' oro: Alcuni di questi artieri grossi parendo loro esser divenuti Principi, non contenti d' altri infiniti garreggiamenti fatti con i detti Signori et havendo aggiunto questo de letti, è bisognato alla fine, che si scuoprino falliti, e che se gli venda cio che di lor si trova alla tromba.
Ma in questo ultimo loro sproposito credo bene, che non ci sia per esser necessaria la riforma del Principe, poiche essendo piu volte stati aggirati gl' Artefici da questi tali con parole, senza venire à gl' effeti di pagar le loro fatiche, ma piu presto con parole ingiuriose di promesse bastonate saranno piu cauti per l' avvenire nell' accetare i lavori.
S. Io hò notizzia di alcuni casi occorsi, e vi potrei dire il verbigratia: Ma mi viene voglia grande di ridere quando mi ricordo di alcunne Cittadinelle che portano il manto che m' accennaste, e che insieme menano seco il paggio, il quale ha diversi uffici in casa, come maestro di casa, spenditore, maestro di stalla, spazzino, ortolano, cuciniero et cetera: mà più mi rido della scioccheria, e propria pazzia di queste donnuccie, le quali quanto più s' ingegna- [40r] no d' apparir principesse, tanto piu goffe si mostrano, che sembrano in vero à gl' occhi de Nobili tante fantocce, ò Beche, o Nence. E si avvien, et adatta loro portare tali habiti, come ad un Corbo, che volesse garreggiar nel canto con il Cigno, ò con il Rusignolo; hanno insomma naturale sempre il salvatico, cioe termini plebei, e vetturaleschi, e per dir meglio, che sono à loro accidenti proprij et inseparabili. Ci vuole altro che vesti ricamate, vezzi di gioie, odori di Muschio, ò d' Ambra à levar quel puzzo di salvatico; ò altro che Manti [-67-] spelati alle Cittadinelle scadute.
F. Io sò per esperienza comune, ch' à voler ch' una pianta selvatica s' addomestichi, e diventi nobile, si traspone dalla terra inculta de boschi, e si ripone nella domestica, dove poi per spatio di tempo fatta si bella s' insita et annesta con una nobile, e domestica Palmarola, dalla quale ne nascono frutti delicati.
S. Gia si vede giornalmente che molti terrazzani, e castellani, e villani fattisi ricchi ne loro paesi, ò nelle Cittadi, o veramente Donne de medesimi luoghi, quelli, e queste maritandosi con persone nobili vengono à far razza tale, che se totalmente la salvatica, e roza spoglia contadinesca, non casca alla prima gene- [40v] ratione si disporrà per cascare totalmente se non alla seconda, alla terza.
F. V[ostra] Paternita dice il vero perche conosco verificarsi questo sino negli huomini virtuosi, e dotti nati ne contadi bassamente, i quali benche habbino bella e nobil superficie di detta virtù, e dottrina, nientedimeno dalla natura, havendo quel che di salvatico, e di rozezza, difficile da lasciarsi di quando in quando fanno conoscere il loro natale con qualche mala creanza usata, et animo vile in molte delle loro azzioni.
S. Non è dubbio alcuno, mà ogni regola patisce eccettione; perche ci sono di queste tali persone però che con il continovo praticare la nobiltà hanno talmente lasciato la loro ruvidezza, che divenuti tutti gentili, e costumati, hanno fatto vergogna ad alcuni nati [can: -li] nobili, i quali havendo trascorso oltre alli confini della loro nativita, sono divenuti plebei, et esempi di male creanze. Mà alla fine che discorsi sono i nostri, e che conclusioni sono queste?
F. Nel mio linguaggio voglio dire, che se la Plebe, e le persone de tempi antichi, e [-68-] Moderni havessero atteso ad' esercitarsi nelle loro arti, e professioni et havessero lasciato esercitare l' arti liberali à chi s' aspettava, non sarebbono vitiatesi, et avvi- [41r] lite l' arti del canto del suono, e del ballo, come dagli ragionamenti antecedenti fattimi dà V[ostra] Paternità hò potuto comprendere.
E si puo di nuovo concludere, che quantunque la plebe scorretta, vitiata, e senza creanza facesse i Greci, i Romani, et anco i Moderni tenerla in poca stima, non è per questo, che la musica de canti, e de suoni deva essere stimata buffoneria. La sci[enti]a della Musica è come l' altre sci[enti]e, le quali assimigliate al sole che dimorandò sopra i luoghi lordi, non s' imbrattano, onde Diogene sentendo sonar la Cetera dolcemente da un Citarista pieno di mali costumi, disseli, havete le corde della Cetera concordi, mà l' animo incomposto, e discorde, essendo abbandonato dall' armonia de costumi. Dunque i cantori e sonatori sono vitiati non la Musica. Mà quale è quella sci[enti]a, arte, e professione che non habbia professori vitiati?
Se consideriamo nell' arte della pittura gl' operatori, presupposto che fussero huomini di cattiva vita, ò che figurassino storie lascive, e disoneste, l' arte in se stessa dunque e biasimevole? Se nella Medicina, se nella Mattematica, nella Arimmetica, Geometria, Phisica, Metafisica, chi l' esercita, è di cattive oper[ati]oni e se ne serve malamente perche tali sci[enti]e, [can: et] [41v] et arti devono esser lacerate? Se ci rivoltiamo à discorre della Santa fede Christiana, quanti scelerati huomini, et heretici ci sono e sono stati? Referisce il Padre Don Ambrogio Monaco Cassinense [-69-] essere stati da Simon Mago sino a M[arc]o Antonio de Dominis centoquaranta. Dunque la fede non è buona?
F. Deh per gr[ati]a, se non le fusse tedio, e ne havesse à memoria qualcheduno me lo nomini.
S. Se non volete altro eccomi pronto, e cominciomi dal primo che fu
1. Claudio Taurinense. Questo disse non si dovere adorar la Croce.
2. Giovanni Oecolampadio, che ne ancora la Santissima Eucharistia.
3. Hermano Hollandino, disse gl' Angeli non essere stati creati da Dio.
4. Herma, et altri popoli della Galatia, che neanco l' anime, ma si bene dà gl' Angeli, di fuoco, e di spirito.
5. Tertulliano, che l' anima [=anime] de cattivi huomini doppo morte si convertivano in Diavoli, et animali bruti.
6. Gl' Arabi, che l' anima col corpo si corrompeva.
7. Maneo Persico, che le Bestie erano capaci di ragione.
8. Gioviniano fomentato da Luthero, che si poteva mangiar carne i di prohibiti dalla S[anta] M[adre] Chiesa.
9. Carpocrate Egittiaco sceleratissimo disse Christo haver havuto solamente la natura humana.
10. Gl' Arabi che l' anima col corpo si corrompa. [42r]
[-70-] 10. Arrio che solo il corpo havesse Christo, e non l' anima.
11. Florino, e seguaci introdussero quest' altra sciagurataggine, che tanto gl' huomini, che le Donne, tanto amici, che inimici e tanto consanguinei ragunati nella Chiesa, doppo il trammontar del Sole, serrate le porte, e spent' i lumi, quelle Donne che volevano esser promiscue, in loro stava.
Tralascio l' infinite scellerataggini, che hanno detto gl' altri heretici contro la Santa Chiesa Catholica per non essere stato mio intento di quelle trattare, se non per accidente, che per non esser tanto lungo, questa solamente degna d' esser udita, vi narrerò.
12. Hilario arriano egittiaco della Città d' Alessandria, come referisce S[ant'] Agostino detraxit cantibus sacris; perche in quelli sentiva le lodi di Christo, le quali abbassare desiderava. Onde [can: S. Agostino] in una oratione contro Aussentio arriano nel libro delle sue Epistole dice, itaque hodie, cum Christus laudatur, Arrianorum dementia verberatur; per la qual cosa Hilario minore [can: andava] andando seminando i suoi empi dogmi per Alessandria, avvenne, ch' un giorno udendo certi cherici, e Preti, che cantavano in chiesa i salmi di David, insiste[n]do alla detratione, subito perse la [-71-] favella, e la voce, et all' improviso morì. Essendo allora Papa Liberio. [42v]
F. V[ostra] P[aternità] non s' affatichi più in farmi restar capace, che la Musica rispetto alle cantilene lascive et i cattivi termini de cantori, non deve esser biasimata, essendo queste cose per accidente per esser quella per natura lodevole. Seguiti pur à celebrar le sue lodi.
S. Dico che chi dira la Musica esser buffoneria, dirà contro il Concilio Agatense, il quale confermò il canto per mano di S[anto] Cesareo Vescovo Arelatense essendo Papa Symaco l' anno 494. Papa Marcello non confermò la Musica? Et modernamente alla presenza de sommi Pontefici, non si continova l' uso suo nelle Messe, e ne Vespri? Similmente in tutte le Cattedrali, e chiese principali della Christianità? Saprino [=S' aprino] bene gl' orecchi gl' Ignoranti ad udir queste ragioni, e se son dotti, siano piu accorti nel parlare, e quando non hanno esercitato una professione non parlino cosi inconsideratamente acciò non intervenga loro d' esser sforzati ad andare [can: à] dove si tien ragione ecclesiastica.
F. Puo dunque andar libera, e sciolta, la Musica, ch' era stata in giuditio à torto condotta: perche quando hò sentito, che sono i Canti confermati dal Concilio e da Papi, sentomi tutto tremare. Guardinsi dunque gl' inconsiderati, e capricciosi à nomar buffoneria la Musica. [43r]
S. Sentite l' Ecclesiaste. In qual [-72-] veneratione tiene i Musici e la Musica! Laudemus viros gloriosos, et parentes nostros in generatione sua, e quello, che piu di sotto si legge. In peritia sua requirentes modos musicos, et narrantes carmina scripturarum. Et il Serenissimo Re David con il suono, e con le sue sovrane canzoni, non faceva risonare le grandezze d' Iddio? Comandò questo Musico divino nel Salmo 149. al popolo d' Israel, e di Sion, che lodassi Dio con varij strumenti. Laetetur Israel in eo, qui fecit eum, et filij syon exultent in Rege suo laudent nomen eius in [can: sono] choro, in tympano, et psalterio psallant ei. E nel Salmo 150 Laudate eum in sono tubae et cetera. S[ant'] Agostino non invita la Regina de Cieli à sonare, e cantare in quelle parole. Plaudat nunc Organis Maria, et inter veloces articulos tympana puerpere concrepent. La Musica oltre, che rallegra l' animo, riduce ancora l' huomo alla contemplatione delle cose celesti, et hà tal proprietà, ch' ogni cosa à cui s' aggiunge si fà perfetta, e quelli huomini veramente sono felici, e beati, che son di essa dotati secondo il Profeta in quelle parole, Beatus populus qui scit iubilationem le quali [can: p-] esponendo Ilario pittaviense Vescovo, e dottor cattolico [can: esp-] disse che la Musica è necessaria all' huomo Christiano, perche [-73-] nella sci[enti]a di essa si ritrova la Beatudine. [43v] Se dunque l' Ecclesiaste loda i Musici, chiamandoli huomini gloriosi, perche hanno composto cantilene musicali, et il Serenissimo Re David cantava, e sonava e comanda ne suoi Salmi che si lodi Dio con canti e con suoni, e se nella Musica si trova la beatudine, [can: per] e se santo Agostino invita la Vergine gloriosa à rallegrarsi con gl' organi, e con i suoni, per qual ragione dunque si potrà chiamar la Musica buffoneria et i Musici, et i Cantori buffoni? Se vogliamo discorrere insino dell' Accademie de Gentili, Capi principali sono stati, il divin Platone, et Aristotile il peripatetico, i quali creder si puo fussero Musici eccellentissimi poiche dicevano, che l' huomo bene instituito, non deve esser senza Musica persuadendo doversi imparare sino dalla fanciullezza essendo ella sufficiente a indurre in noi un nuovo habito, e buono; che ne conduca alla virtù rendendo l' animo piu capace di felicità. Licurgo Re de Lacedemonij huomo severissimo frà le sue crudelissime leggi lodò, et approvò sommamente la Musica. Pittagora con tutta la scuola quella esercitò. Medesimamente Asclepiade, Alessandro magno, Socrate, Chirone, Achille, Anfione, Orfeo, Lino, la maggior parte de quali erano filosofi, poeti, e Musici insieme, et insomma i maggior sapienti, e littera- [44r] ti, che allora fussero al mondo, della quale accademi[a] questi pochi solamente ho palesati. Vedete se era stimata la Musica. Hesiodo poeta celebratissimo di quei tempi fù escluso dal certame, secondo Pausania, [-74-] perche non sapeva sonar la Cetera, ne cantarvi sopra. Cosi intervenne à Temistocle, secondo Cicerone, per haver rifiutato in un convito di sonare, poiche fù stimato men dotto, e men savio degl' altri. Chi mai contradirà, ò dileggiarà Accademie si gloriose? Mà alziamoci ad Accademia [can: -e] piu sublime [can: -i] de Christiani, i capi principali della quale sono stati [can: pa-?] la Santissima Vergine Maria, Poetessa, Cantatrice, Musica, e Sonatrice. Compose ella la Magnificat, come poetessa; come Musica e cantatrice compose l' aria, [can: e come C-] e la cantò. Ibat puerpera decantans, dice il testo delle parole di S. [--]. Un sonatore e Cantore, e Musico fu il Profeta David. Musici Furono S[an] Gregorio Papa, S[an] Leone, S[an] Severin Boetio, S[ant'] Agostino, S[ant'] Ambrogio, Guidone Monaco, S[anta] Cecilia sonatrice, e cantatrice. Cantantibus Organis decantabat Domino canta la Chiesa. Andiamo considerando l' Accademia del Cielo i cui Accademici sono gli Spiriti angelici, divisi in nove chori, e tre Hierarchie secondo S[an] Dionisio Areopagita, i quali cantano avanti la divina Maestà Santo, Santo, Santo Signore Dio degl' eserciti, e non soli questi ma li quattro animali ancora, i quali sono descritti dà S[an] Giovanni ne libri delle sue revelationi; cantano l' istesso [44v] li ventiquattro vecchi: Et altri Musici gia nomati parte di loro poco avanti, i quali hoggi si ritrovano in Cielo con gl' altri beati chori à magnificare Iddio con celesti [-75-] canzoni. O' ch' armonia soave, o quanto è differente dalla nostra caduca frale, et imperfetta, non puo udito mortale esserne capace. Insomma in Cielo ogni cosa è Musica, e quando Dio vuol confortare, ò refrigerare gli spirti lassi dalle mortificationi si serve della Musica. Cosi fece à S[an] Francesco havendo mandatoli [can: mandato] un Angelo che sonava una lira. E Giesu christo avanti che sposasse S[anta] Caterina da Siena per la quale haveva preso molte mortificationi nel tempo del carnovale, che il secolo vitioso si convertiva ad' esercitij di voracità, e di lussuria, le mandò l' egregio Salmografo David col suo musico Salterio in mano, acciò sonando rendesse all' orecchie [can: della sposa] di quella soavissima armonia. Quante, e quante volte si sono uditi cantare questi Musici divini nel ricever l' anime de Beati, passati di questa vita mortale! Serva solo questi [can: -o] per brevità di mille esempi, come nel transito del beato Filippo de servi, mentre sonava l' Avemaria, furono sentiti cantare l' antifona Euge serbe [=serve] bone restando il suo corpo con odor suavissimo. E morto S[an] Martino Vescovo Turonense non furono uditi cantare laudi!
F. O' come dolci devono rendersi i canti di [-76-] questi divini accademici! Hanno forse il corpo formato come il nostro questi [45r] Angeli cantori?
S. Gl' Angeli per esser sustantie intellettuali ripiene d' ogni scientia, non hanno bisogno come l' anime nostre, unirsi al corpo per acquistarle, mediante i sensi corporei astrahendole dalle cose sensibili. Si forman bene un corpo aereo condensato per virtù divina; lo colorano, e lo figurano: et il canto loro, non è propriamente Canto, mà una cosa simile à quello formato dà suoni nell' aria simile alli canti nostri humani.
F. Dunque se non hanno corpo naturalmente dove, ò come stanno.
S. Voi forse pensaste, che per non haver gl' Angeli naturalmente il corpo, non si ritrovino in luogo alcuno. Perciò avvertite, che l' Angelo, et il corpo naturale differentemente occupano luogo, perche questo l' occupa secundum contactum dimensivae quantitatis, e quello per applicationem suae virtutis, e cosi dirassi essere in luogo, et [can: ovunque si stia, Come poi potete pensare sicuramente] secondo la dottrina di S[an] Tommaso, [can: che stia] sta in quella guisa, che l' anima sta nel corpo; cioe come continens, e non ut conten[u]ta, essendo questo proprio del corpo naturale ut est quantum quantitate dimensiva, ovvero ut commensuratur loco, ita ut habeat situm in continuo. [45v]
F. Hò inteso come l' Angelo essendo sustanza incorporea non è contenuto da luogo, ma che con la sua virtù toccando cosa corporea quella contiene. E sta in [-77-] luogo ò quello occupa per applicationem suae virtutis. Io non posso poi capire che pigliando l' Angelo forma humana, cantando e parlando il tutto operi, e faccia impropriamente non si servendo delli strumenti corporali atti al canto, et al parlare, formandosi un corpo invano. Come se havendo gli occhi non vegga, le narici, e non odori et cetera. Ho pur letto in certi libri antichi, quali havemo in Casa, ch' Abramo camminava con gl' Angeli, che gl' erano apparsi, e dette loro mangiare. Queste pur sono opere, et attioni da corpi viventi. Come puo esser dunque che impropriamente cantassero, e parlassero?
S. Horsu voglio consolarvi, e far capace del tutto e notate, che l' opere de viventi convengono in alcune cose con l' altre operationi, come per esempio il parlare, che est opus viventis, conviene con gli altri suoni delle cose inanimate inquanto, che è suono, et processio cum alijs motibus in quanto che è moto. Hora l' Angelo in quanto à quelle cose, che sono comuni all' une e l' altre operationi, può esercitare l' opere della vita mediante il corpo dà lui formato, e preso, mà non inquanto à quello, che è proprio de viventi. Perche secondo il [46r] Filosofo Cuius est potentia eius est actio. E però nessuna cosa può esercitare opere vitali, se prima non hà vita la quale est principium potentiale talis actionis. Il corpo dell' Angelo non è altrimenti [can: da quello] formato invano, perche benche per gl' organi di quello non canti, ò parli, in ogni modo gl' hà formati, [-78-] accio mediante quelli, virtutes [can: corporales] designentur, come per gl' occhi la virtù cognitiva, e per gl' altri membri le loro virtù.
Il cammino, che fecero gl' Angeli con Abramo, non era moto, che procedesse dà moto congiunto, che propriamente est opus vitae, ma era moto, e cammino per accidens, essendo mossi i lor corpi come motores in mobilibus et Abramo portò loro dà mangiare pensando, che fussero huomini. Et il mangiar, che fecero [can: gl' Angeli], non fù propriamente mangiare ma figurativo di mangiamento spirituale, e la ragione è dice S[an] Tommaso perche comestio propria importat sumptionem cibi convertibilis in substantiam comedentis: onde il cibo da loro preso, non convertebatur in corpus sumptum, neque corpus illud talij erat naturae in quod posset alimentum converti. Credo oramai haver dichiarato à bastanza, e parmi tempo di ritornare à discorrer degli Encomij della Musica, accio in quelli io non mi raffreddasse [=raffreddassi]. Gia intendesti ch' in Cielo è tutta musica, e che Dio di quella si serve per rallegrar gli spirti affaticati. Hora non solo in Cielo si ritrova la musica, ma i Cieli stessi nel muoversi rendono armonia, e Musica soave, secondo Pittagora, proportionato concento alla perfetta, e divina proportione delli spatij, e delle velocità, che lassu si ritrovano. [46v] E perciò il Tholozano cosi egregiamente la descrisse, e diffini. Coelestis Musica est, [-79-] quae ex disposito Orbium, et planetarum ordine, concordanti motu, et occurrente in spatio definito, fit. Che cosi la descrisse Cicerone rispondendo il maggior Scipione affricano al minore, che gli haveva dimandato, che suono è questo si grande, e si dolce, ch' empie gli orecchi miei? Di questa opinione fù Platone ancora, havendo assegnato à ciascuna sfera una Sirena, la quale altro non significa che cantatrice à Dio. Hesiodo nella sua Teogonia chiamò Urania l' Ottava sfera la quale Musa à quella è appropriata perche da Uranos nome greco si denomina [can: -no] il Cielo. Gl' Antichi erano di quest' opinione similmente perche accompagnavano i Morti loro alla sepoltura con alcuni strumenti musicali, i quali significavano il moto delle stelle fisse dall' Oriente all' Occidente; et altri il moto diverso delle sfere de Pianeti dall' Occidente all' Oriente. Essendo di parere, che l' anime loro dopo morte ritornassero all' origine della dolcezza della Musica, cioè del Cielo. Questo costume osservarono gl' hebrei quando accompagnarono la figliola del Principe della Sinagoga, alli quali voltosi Christo disse che i sonatori più non sonassero. Si mantien quest' usanza hoggi ancora in Romagna particolarmente dove si accompagnano con canti mesti, e suoni di tromboni. [47r]
Fu opinione ancora del divin Platone, seguitata da Marsilio Ficino, e Calcidio, che [-80-] negli elementi fusse armonia mediante i lor moti diversi. Sunt in Elementis, dice il Tolozano, motus diversi, qui harmoniam in rerum natura demonstrant. Boetio, e l' Angelo Politiano dichiarano maravigliosamente in che modo i moti de Cieli, e degl' Elementi rendino armonia. Ma meglio oggi Ponto tiardeo.
F. Vorrei sapere la ragione di Pittagora, e de suoi seguaci intorno al concento che fanno i Cieli nel moversi.
S. Il fondamento di questo gran filosofo era questo in consequenza, e diceva, che il suono causato dà questi corpi inferiori per causa del movimento, tanto è maggiore quanto maggiori sono i corpi, che lo producono, e più veloci i movimenti. Ora li corpi celesti avanzando di gran lunga ogni corpo, che quaggiù veggiamo, e di grandezza, e di velocità, dovendo passare maggiore spatio, e far maggior giro in ventiquattr' ore, renderanno grandissimo suono. Onde consistendo il concento in ben comparita proportione d' acutezza, e gravezza di suono, e tanto piu acuto, essendo il suono quanto piu velocemente son mossi i corpi, che lo producono; come si vede nell' estendersi, e ritirarsi le corde di [-81-] Liuto, ò d' altro strumento [47v] di corde, percotendo l' aria con piu forza è necessario, che il concento, che nasce dalla compositione della gravità, et acutezza di questi Cieli sia soavissimo e dilettevolissimo attribuendo il suono acutissimo al primo Cielo, il gravissimo à quel della Luna, et à gl' altri Cieli secondo gli avanzi loro di grandezza e per questo diceva, che l' anima nostra naturalmente, se per qualche pessima temperatura del corpo, non divien mostruosa, d' ogni musical' armonia diletto prende; come quella, che nel discender per venire ad unirsi con questa caduca spoglia per le sfere celesti passando, cosi gran diletto prende di quel concento, che quivi trova, ch' ogn' armonia inferiore, che punto punto à quella si rassomigli ode con gran piacere.
F. Ma per qual cagione, non sentiamo noi tale armonia, come questa de corpi molto inferiori di movimento, e di velocita à quelli celesti?
S. Rispondono, che nasce dall' assidua assuefatione delle nostre orecchie, perche malamente si può conoscere un contrario, se 'l paragon dell' altro, non si conosce; si come la caldezza, non si puo conoscere, se prima della freddezza, non si hà cognitione; ne la prosperità senza haver provato la miseria. Perciò non cessando questo suono de corpi celesti per non cessar mai il lor movimento, è forza, che dal principio che naschiamo sino alla morte mai alcun posamento si rappresenti; e cosi interviene à noi come à quelli habitatori vicino al Nilo, i quali per non sentire il fine di quel gran rumore, che l' acque fanno, non se [-82-] n' accorgano ne ben lo sentono. [48r]
F. V[ostra] Paternita mi perdoni che questa ragione loro, no[n] mi sodisfà perche se i Cieli rendessero suono per esser la grandezza loro tanto grande e mirabile, benche lontani, con i loro strepiti tanto smisurati, e [can: s-] tanto maravigliosi, non assorderebbono nò, ma con grandissimo impeto quaggiu arrivando, manderebbono ogni cosa in rovina.
S. Parmi che siate diventato un peripatetico, poiche questa è una delle ragioni addotte dà Aristotile nel ributtar tale opinione come falsa. La seconda ragione è, che nella produtione del suono, non solo concorrono dui corpi duri in natura loro, accio frà quelli nasca col movimento la percussione, ma ancora l' aere, come corpo raro sottile, flussile, e dissipabile il quale per la velocita della percossa scacciato fuora produce il suono. Terza ragione e che i Cieli per esser di figura circolare, e circolarmente volgendosi, non possono far suono; e questo perche essendo con perfetta rotondezza, senz' alcuna asperità, che per particelle elevate, ò depresse nelle circonferenze loro accader possa, senza mezo alcuno unitamente si toccano, et insieme li convessi degl' uni con li concavi degli altri s' accostano, et uniscono di maniera tale, che ne luogo, ne spatio, ne voto, prodursi non puo: Sia alla fine qualsivoglia la più sicura opinione, e ciascuno à quella si aderisca, che piu fà per lui, essendo ambi di Filosofi illustri.
F. Le stelle, che si muovono in tanta quantità, si muovono col medesimo moto che le sfere?
[-83-] S. Non si muovano per se distinte dagl' orbi loro, ma in quella [48v] guisa, che i nodi si ritrovano in una tavola, son portate e mosse: ò come Chiodi, che sono in una Nave fissi, i quali si muovano al movimento di quella senza percuotersi insieme, dalla qual percussione suol nascere il suono.
F. Di qual materia son composti i Cieli, e le stelle? Perche se devono render suono, ò muoversi i concavi, e convessi loro unitamente bisogna che sia materia dura, e per esser corpi grandissimi siano di gran peso.
S. La materia de Cieli è di sustanza, ne grave, ne leggieri e dà quattro inferiori elementi diversa, essendo un Quinto corpo semplice, ovver quinto elemento in generale, et incorruttibile, non augumentabile, ne diminuibile, ne in qualsivoglia modo à corruttiva alteratione sottoposta.
F. Vorrei sapere se ci è differenza alcuna tra la sustanza delle stelle, e quella degl' Orbi loro. E che differenza sia tra la materia di questi corpi superiori, e questi inferiori.
S. Sono le stelle dà gl' orbi loro in questo solo differenti intorno alla lor sustanza, che gl' Orbi con maggior rarità, e le stelle con maggior densità si trovano.
La materia de Cieli, e differente da questa inferiore la potenza della quale ha rispetto alle forme sustantiali, cosi in vestirsene come in spogliarsene, mediante la contrarietà che trà cotali forme e lor qualità si ritrova; dove che la materia del Cielo per haver forma, che non dependa da contrario, [-84-] che la nemichi, viene à perpetuarsi sotto di quella esercitando la sua potenza rispetto de nuovi e nuovi luoghi, che li Cieli movendosi acquistano successivamente. [49r] E benche alcuni habbino creduto in Cielo non esser materia, fondati in quelle parole d' Aristotile che la Materia è suggetto delli contrarij, onde non trovandosi in Cielo contrarietà essendo corpo immortale, seguita non vi sia Materia; non hanno però avvertito, che 'l Filosofo parlava di questa materia inferiore.
F. Sono queste Materie molto alte perciò da poi, ch' una cosa tirando l' altra, ci hà fatto alquanto discostare dall' intento nostro, di gratia [can: ancora ma] brevemente favorisca farmi capace in qual modo la Materia inferiore và acquistando nove forme con qualche esempio.
S. Veramente ci semo allontanati troppo, pure per compiacervi, notate che la Materia, che sta al presente sotto la forma dell' acqua, vero è che tien possanza, e desiderio alla forma del fuoco, non perche principalmente appetisca la destruttione dell' acqua, ma essendo la forma dell' acqua che al presente sostiene atta à mancare, è necessario per poter prender quella del fuoco à lei contraria, che à prenderla tenga attezza, accioche occorrendo la mancanza di quella dell' acqua non habbia la Materia da restar ignuda. Gia che havete udite l' opinioni di Pittagora, e d' Aristotile circa l' armonia de Cieli, mediante i moti loro, come le stelle, non hanno moto da loro ma si muovano secondo il moto de loro orbi. Come la materia de Cieli, e delle stelle non è gravi, nè leggieri, quinto elemento. Come la differenza loro consiste, che la materia [-85-] degl' [49v] Orbi con maggior rarita, e le stelle con maggior densita si ritrovano; e che la materia de corpi [can: -ori] superiori, e differente da questa degl' inferiori poiche le forme di questi hanno contrarietà e sono corruttibili, quelle non. Havendo dunque discorso à bastanza di queste Celesti armonie, voglio ci abbassiamo un poco à ragionar della Musica, et Accademia degl' Uccelli, perche se bene sono animali senza discorso, i quali cantano per natura, e non per arte, in ogni modo gl' Ignoranti, non devono strapazzar la Musica loro, rispette al compositor della loro armonia, il quale è il lor creatore Dio. S' Applichino questi tali, scriveva un bellospirto, alla voce degli Uccelli, e saranno ingombrati dallo stupore. Tutti hebbero dal sovrano Fattore, petto, lingua, e palato, ne uno hà strumenti piu dell' altro per formare il canto, e nulladimeno son cosi varij nell' armonia, nelle note, ne passaggi, e ne sospiri, che fra tanta moltitudine di Musici selvaggi, non si trovano dui cantori d' una istessa voce; accresce poi meraviglia il sentir cantare una moltitudine insieme, poiche ancora che non habbino frà loro Maestro, ne scuola, e sieno di voci cosi varie, e cantino in frotta mottetti così disparati, ad ogni modo nella confusione, non son confusi, anziche con accordante discordia sono gratissimi all' udito: la dove se quattro huomini insieme cantassero quattro madrigali diversi, e ciascuno il suo nel medesimo tempo, genererebbono la confusione di Babilonia; non cosi gl' Uccelli merce del sovrano Signore che li creò, lor Maestro di Cappella, per nostro diletto, che per tanto benefitio par che con i loro dolcissimi canti spieghino quelle gravi [-86-] parole Sapientiae eius non est numerus. [50r]
F. Questo è stato un gratioso discorso, e credo certo, che questi i quali parlano cosi inconsideratamente della Musica se lo havessero udito si sariano vergognati haver di quella mai favellato.
S. Voi dite le gran cose, sappiate che gl' Ignoranti sono alle volte più ostinati, che le Mule, o li Cavalli restij alli quali dianosi bastonate quante si vuole, ò si spronino, che vadino innanzi che sempre indietro rinculano, perche à questi tali si adduchino pur ragioni quanto da uno Aristotile, òvvero con le buone, ò triste parole usisi pur diligenzia per ridurli à conoscer la verità. Che come testerecci, e caponi sempre piu ostinati, che mai vogliono mantenere la temeraria loro opinione fondata in un TANTE'. O se andassero ben considerando quanta diversità di strumenti musicali sono stati inventati per allettar l' udito, come altri di fiato, altri di corde di animali, altri di fila d' argento, d' oro, e d' ottone, e non ritrovandosi più che sei note, l' huomo giuditioso hà saputo così variatamente accoppiarle frà loro, ch' ogni giorno si sentono nuove, e diverse compositioni armoniche, non piu udite e stimate quasi divine, ò miracolose. Mà alziamoci alquanto, e state attento. Il sommo Dio nella creatione del Mondo assegnò al Cielo per Cantori gl' Angeli; all' Aria gl' Uccelli, al Mare, dicono, le Sirene; alla Terra, l' Huomo. Al Cielo principalmente accio eglino cantassero le sue divine lodi insieme con l' altre anime beate. Gl' Uccelli all' aria per ornamento di quella, i quali nidificatisi ne' vaghi Giardini, [-87-] e folti Boschi, rendessero in quelli, suavissimi concenti, e somma letitia, e diletto tale, che gli stanchi Pellegrini dimenticatisi [50v] della fatica presa dal lungo cammino, con somma gioia seguitassero il lor viaggio per arrivare al loro desiato porto. Le sirene al Mare assegnò non solo per ornamento, mà acciò li Naviganti per il lungo navigare prendessero qualche diletto dal lor dolcissimo canto. L' huomo poi alla terra, acciò dal suo Creatore ripieno di tanti favori, e grazzie, essendo di quella dominatore, et il tutto creato per lui, le rendesse li debiti honori, e ringratiamenti con hinni di canti e di lodi. Che perciò le dette Organi atti à formar la voce, accio potesse parlare, e cantare, che del tutto ne danno indizzio chiarissimo i fanciulli à pena nati, i quali presi dalla dolcezza del canto delle Madri, ò Nutrici loro si racchetano, e si rendono allegri, facendo spesse fiate alcuni gesti festevoli. Segno veramente manifesto, che sono creati Musici. E benche gl' Organi loro formati per la voce, e 'l canto siano per ancora teneri, nientedimeno con tali atti d' allegrezza, e di fermare il pianto, segni et indizzi danno della loro natura, ò inclinatione. Onde fermamente si potrebbe argumentare, che quando un fanciullo non raffrenasse il pianto, e gli stridi, fussero gl' Organi sui senza proportione formati dalla Natura, e ne nascesse poi, che cresciuti in età, non dilettandosi della Musica la disprezzassero, e che fussero atti alle cose speculative come è l' Asino à sonar la lira. E finalmente come dice il Zarlino, e d' ingegno bassissimo, e di poco giuditio. Mà che tardo à provare, che questi [-88-] Detrattori della Musica del Tantè sono piu incapaci di ragione che gli Bruti? Poiche dove quelli huomini la fuggono, questi desiderano. I Cervi mediante il suono della Sampogna et il canto restano presi dalli Cacciatori secondo Aristotile, fermandosi al suono della Lira e del Liuto, com' altri a