saggi musicali italiani
Andreas Giger
College of Music and Dramatic Arts
Louisiana State University
Baton Rouge, LA 70803
agiger1@lsu.edu

Data entry: Katherine Clark
Checked by: Anna Gercas
Approved by: Andreas Giger

Fn and Ft: ZAR58IH1 TEXT
Author: Zarlino, Gioseffo
Title: Le istitutioni harmoniche, la prima parte
Source: Gioseffo Zarlino, Le istitutioni harmoniche (Venice, 1558; reprint, New York: Broude Brothers, 1965), I-57
Graphics: ZAR58IH1 01GF-ZAR58IH1 10GF

[-I-] LE ISTITVTIONI HARMONICHE DI MAESTRO GIOSEFFO ZARLINO DA CHIOGGIA;

Nelle quali; oltra le materie appartenenti ALLA MVSICA; Si trouano dichiarati molti luoghi di Poeti, d' Historici, et di Filosofi; Si come nel leggerle si potrà chiaramente vedere.

[Theou didontos, ouden ischuei phthonos.]

[Kai me didontos, ouden ischuei ponos.]

[Zarlino, Le istitutioni harmoniche, I; text: EXCVBO AC VIGILO] [ZAR58IH1 01GF]

Con Priuilegio dell' Illustrissima Signoria di Venetia, per anni X.

IN VENETIA M D L VIII.

[-II-] Il Priuilegio della Illustrissima Signoria di Venetia

1557 Die 16 Octobris in Rogatis.

CHE sia concesso a Maestro Padre Gioseffo Zarlino da Chioza, che niuno altro, che egli, ò chi hauerà causa da lui, non possa stampare in questa nostra città, ne in alcun luogo della nostra Signoria, ne altroue stampata in quella vendere l' opera titolata Istitutioni harmoniche, latina, ne volgare, da lui composta, per lo spacio di anni dieci prossimi, sotto tutte le pene contenute nella sua sopplicatione: essendo vbligato di osseruare tutto quello, ch' è disposto in materia di Stampe.

Iosephus Tramezinus

<Ducale Notario>

[-III-] ALLO ILLVSTRISSIMO ET REVERENDISSIMO SIGNORE, IL SIGNOR VINCENZO DIEDO PATRIARCA DI VENETIA.

SONO stati gli Antichi Sapienti di commun parere, che Tutte le cose; per il desiderio, che hanno di ariuare al loro principio; siano naturalmente inchinate alla propia operatione, et a conseguir la perfettione loro. La onde essendo la Scienza la perfettione dell' Intelletto; et l' Intendere, et il Sapere la propia operatione dell' Huomo; mediante la quale viene a congiungersi al suo Principio: de qui nasce, che ogn' vno naturalmente è tirato alla cognitione delle cose: ne mai si stanca, ne satia, di andare inuestigando le loro cagioni; et di volere intendere gli alti secreti della Natura. Ne penso, che a questo lo spinga la speranza dell' acquistar la cognitione di molte solamente: ma etiandio di vna sola cosa: percioche per conoscerla comprende, che va caminando verso la perfettione; et giudica, che in ciò auanzando tutti gli altri, sia cosa degna di molta lode, et honoreuole. Però stimo io, che amando gli Huomini di tenere il primo luogo in alcuna faculta; di giorno in giorno, hora aggiungendo vna cosa, et hora vn' altra; per si fatto modo le Scienze, et le Arti siano cresciute; che non è possibile quasi vedere, da qual parte si possa aggiunger loro alcuna cosa di nuouo. Et benche si potrebbe dire, che ciascuna di esse habbia hauuto questa felicità; forse per il guadagno, che gli huomini ne ritranno; tuttauia fin qui mi par di vedere; s' io non m' inganno; che la Musica sia stata poca auenturata: percioche quantunque si ritrouino molti autori, che hanno scritto molte cose della Scienza, et dell' Arte; nondimeno l' Huomo leggendole, non ne può acquistar quella cognitione, che egli desidera: perche veramente non hanno tocco a sufficienza, ne mostrato cosa alcuna di quelle, che sono di grande importanza. La onde io, che fino da i teneri anni hò sempre hauuto naturale inchinatione alla Musica; hauendo gia vna buona parte della mia età intorno la cognitione di lei consumato; auedutomi di cotal cosa; volsi prouare, s' io poteua in qualche maniera, le cose, che appartengono alla Theorica, et alla Prattica, ritirar verso la loro perfettione; per far cosa grata a tutti coloro, che di tal facultà si dilettano. Et auenga che io conoscessi, che questo era a me troppo graue carico; tuttauia pensai, che se bene non era per ridurle al loro vltimo grado di perfettione; almeno hauerei forse potuto auiar la cosa di maniera, che sarei stato cagione di dar animo ad alcuno spirito nobile, di passare anco più oltra. Il perche hauendomi proposto cotal fine; et hauendo questi anni passati scritto le presenti ISTITVTIONI, le quali [-IV-] insegnano le cose appartenenti all' vna, et all' altra delle nominate parti; stimolato da gli amici miei, che giudicarono potere essere vtili alli Studiosi; mi è paruto di douerle mandare in luce; dedicandole alla Illustrissima et Reuerendissima Signoria Vostra. Et a ciò fare mi sono mosso primieramente; per mostrare in qualche parte, quanto io resti obligato alle amoreuolezze mostratemi da lei: Dapoi; perche se perauentura fusse alcuno di animo tanto maligno; che non hauendo rispetto, ch' io lo faccia con proponimento di giouare altrui; si mouesse a biasimar queste mie fatiche; almeno fusse astretto ad hauer riguardo all' Illustrissimo nome di quel Signore, al quale sono state dedicate. Si aggiunge oltra di ciò; che hauendo la singular prudenza, la giustitia, la religione et la benignità; cose in lei da tutti conosciute, et lodate; parturito in me vna incredibile riuerenza, et diuotione; io non haueua altra via, ne modo da poterla dimostrare. Ne si può veramente hauer dubbio delle singolari virtù di Vostra Signoria Illustrissima et Reuerendissima; poi che ne è stato fatto chiara testimonianza da questo sapientissimo Senato; il quale, per molte esperienze, hauendo conosciuto, quanto ella era prudente ne i gouerni della Republica; si nella città, come di fuori, ne i reggimenti di Verona, et di Vdine; vltimamente ritrouandosi in Padoua di magistrato, essendo seguita la morte del Reuerendissimo. Contarino; giudicandola degna di tanto honore, la elesse Patriarca di Venetia. Et quantunque gli honori conseguiti, il più delle volte sogliono mutare gli animi, et li costumi de gli huomini; tuttauia se bene ella è peruenuta a si honorato grado, non è però mutato, o sciemato in lei punto della bontà dell' animo suo; anzi di gran lunga è accresciuto; come si può chiaramente vedere: che incontinente, che ella hebbe conseguito cotal dignità, si riuolse primieramente ad adornare la Chiesa, et dipoi, con grandissima spesa a riparare il Palazzo, che gia incominciaua andare in ruina. Ma si come di continouo ella no cessa di rinouare, et adornar la chiesa materiale; cosi di giorno in giorno (il che è segno euidentissimo di religione, et di charità) non resta di souenire, et di solleuar la spirituale; porgendo continouamente aiuto alli Poueri; non tanto a quelli della sua città, quanto anche alli forestieri; et a quelli, che, partendosi dalla infedeltà vengono al Christianesimo: Et come vigilante pastore, et diligente agricoltore, et custode della Vigna del Signore, attende a prouedere, che 'l suo gregge non sia da i Lupi offeso: et che da questa Vigna siano leuati li rami non buoni; oueramente gouernati di maniera, che diuengano fruttuosi. Tutte queste cose veramente fanno chiarissima fede al Mondo delle sue rare virtù; le quali mi hanno mosso a dedicarle queste mie fatiche; quali elle si siano. Et se bene il dono è picciolo, risguardi almeno la osseruanza dell' animo mio verso lei, la quale è infinitamente grande.

Di Vostra Signoria Illustrissima et Reuerendissima Seruitore affettionatissimo Gioseffo Zarlino.

[-V-] TAVOLA DI TVTTE LE MATERIE PRINCIPALI che sono contenute nell' Opera.

Nella Prima parte si contiene

Il Proemio Facciata 1

Della origine, et certezza della Musica Capitolo 1 facciata 3

Delle laudi della Musica Capitolo 2.4

A che fine la Musica si debba imparare Capitolo 3.8

Dell' vtile, che si hà della Musica, et dello studio, che vi douemo porre, et in qual modo vsarla Capitolo 4.8

Quello che sia Musica in vniuersale, et della sua diuisione Capitolo 5.10

Della Musica mondana Capitolo 6.12

Della Musica humana Capitolo 7.16

Della Musica piana et misurata, o vogliono dire Canto fermo, et figurato Capitolo 8.18

Della Musica Rihthmica, et della Metrica Capitolo 9.19

Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta Capitolo 10.19

Diuisione della Musica in Speculatina, et in Prattica; per laquale si pone la differenza tra 'l Musico, et il Cantore Capitolo 11.20

Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l' Vnità è numero Capitolo 12.21

Delle varie specie de Numeri Capitolo 13.22

Che dal numero Senario si comprendeno molte cose della Natura, et dell' Arte Capitolo 14.23

Delle Propietà del numero Senario, et delle sue parti; et come in esse si ritroua ogni consonanza musicale Capitolo 15.25

Quel che sia Consonanza semplice, e Composta; et che nel Senario si ritrouino le forme di tutte le semplici consonanze; et onde habbia origine l' Essachordo minore Capitolo 16.27

Della Quantità continoua, et della discreta Capitolo 17.28

Del Soggetto della Musica Capitolo 18.28

Quello che sia Numero sonoro Capitolo 19.29

Per qual cagione la Musica sia detta subalternata all' Arithmetica, et mezana tra la mathematica, et la naturale Capitolo 20.30

Quel che sia Proportione, et della sua diuisione Capitolo 21.31

In quanti Modi si compara l' vna quantità all' altra Capitolo 22.32

Quel che sia Parte aliquota, et non aliquota Capitolo 23.33

Della produttione del genere Moltiplice Capitolo 24.33

Quel che sia Denominatore, et in qual modo si ritroui; et come di due proposte proportioni si possa conoscere la maggiore, o la minore Capitolo 25.34

Come nasca il genere Superparticolare Capitolo 26.36

Della produttione del genere Superpatiente Capitolo 27.36

Del genere Moltiplice superparticolare Capitolo 28.37

Della produttione del quinto et vltimo genere, detto Moltiplice superpartiente Capitolo 29.38

Della natura et propietà de i sopranominati generi Capitolo 30.39

Del Moltiplicar delle Proportioni Capitolo 31.41

Il secondo modo di moltiplicar le Proportioni Capitolo 32.43

Del Sommare le Proportioni Capitolo 33.43

Del Sottrare le Proportioni Capitolo 34.44

Del Partire, o Diuidere le proportioni, et quello che sia Proportionalità Capitolo 35.45

Della Proportionalità, o Diuisione arithmetica Capitolo 36.46

Della Diuisione, o Proportionalità geometrica Capitolo 37.47

[-VI-] In qual modo si possa cauare la Radice quadrata da i Numeri capitolo 38.49

Della diuisione, ouero Proportionalità harmonica capitolo 39.50

Consideratione sopra quello, che si è detto intorno alle Proportioni, et Proportionalità capitolo 40.51

Che il Numero non è cagione propinqua, et intrinseca delle Proportioni musicali, ne meno delle Consonanze capitolo 41.54

Della inuentione delle Radici delle proportioni capitolo 42.55

In che modo si possa ritrouar la Radice di più proportioni moltiplicate insieme capitolo 43.56

Della Proua di ciascuna delle sopramostrate operationi capitolo 44.57

Nella Seconda parte si narra

Quanto la Musica sia stata da principio semplice, rozza, et pouera di consonanze capitolo 1 facciata 58

Per qual cagione gli antichi nelle loro harmonie non vsassero le consonanze imperfette, et Pithagora vietasse il passare oltra la Quadrupla capitolo 2.60

Dubbio sopra la inuentione di Pithagora capitolo 3.61

Della Musica antica capitolo 4.62

Le materie che recitauano gli antichi nelle loro canzoni, et di alcune leggi musicali capitolo 5.65

Quali siano stati gli antichi Musici capitolo 6.67

Quali cose nella Musica habbiano possanza da indurre l' huomo in diuerse passioni capitolo 7.70

In qual modo la Melodia, et il Numero possino muouer l' animo, disponendolo a varij affetti; et indur nell' huomo varij costumi capitolo 8.73

In qual genere di Melodia siano stati operati li sopranarrati effetti capitolo 9.75

Delli Suoni, et delle Voci, et in qual modo naschino capitolo 10.77

Da che nascono i suoni graui, et da che gli acuti capitolo 11.78

Quel che sia Consonanza, Dissonanza, Harmonia, et Melodia capitolo 12.79

Diuisione delle Voci capitolo 13.80

Quel che sia Canto, et Modulatione; et in quanti modi si può cantare capitolo 14.81

Quel che sia Interuallo, et delle sue specie capitolo 15.81

Quel che sia Genere; et di tre generi di Melodia, o cantilena appresso gli antichi; et delle loro specie capitolo 16.82

Per qual cagione ciascuno de gli Interualli contenuto ne i mostrati Tetrachordi sia detto Incomposto. capitolo 17.86

In qual modo si possa accommodare alla sua proportione qual si voglia consonanza, ouero interuallo capitolo 18.86

Vn' altro modo di accommodare le consonanze alla loro proportione capitolo 19.88

In qual modo si possa vdire qual si voglia consonanza accommodata alla sua proportione capitolo 20.89

Del Moltiplicar le consonanze capitolo 21.90

Del secondo modo di moltiplicar le consonanze capitolo 22.91

In qual modo si diuida rationalmente qualunque si voglia consonanza, ouero interuallo capitolo 23.93

In qual modo si possa diuidere qual si voglia interuallo musicale in due parti equali capitolo 24.93

Vn' altro modo di diuidere qual si voglia consonanza, ouero interuallo musicale in due, ouero in più parti equali capitolo 25.94

In qual modo la Consonanza si faccia diuisibile capitolo 26.96

Quel che sia Monochordo; et perche sia cosi chiamato capitolo 27.97

Della Diuisione, ouero Ordinatione del Monochordo della prima specie del genere diatonico, detta Diatonico diatono; del nome di ciascuna chorda; et chi fu l' inuentore di questo Genere, et del suo ordine capitolo 28.97

Che gli Antichi attribuirono alcune chorde de i loro istrumenti alle Sphere celesti capitolo 29.101

In che Modo le predette Sedici chorde siano state da i Latini denominate capitolo 30.103

Consideratione sopra la mostrata Diuisione, ouero Ordinatione; et sopra le altre specie del genere Diatonico poste da Tolomeo capitolo 31.105

[-VII-] Del genere Chromatico; et chi sia stato il suo inuentore; et in qual maniera lo potesse trouare capitolo 32.108

Diuisione del monochordo Chromatico capitolo 33.111

Consideratione sopra la mostrata diuisione, et sopra alcune altre specie di questo genere, ritrouate da Tolomeo capitolo 34.113

Chi sia stato l' inuentore del genere Enharmonico capitolo 35.114

Diuisione, o compositione del monochordo Enharmonico capitolo 36.115

Consideratione sopra la mostrata particione, ouero compositione; et sopra quella specie di questo genere, che ritrouò Tolomeo capitolo 37.117

Della compositione del Monochordo Diatonico diatono, inspessato dalle chorde Chromatiche, et dalle Enharmoniche capitolo 38.118

Che 'l Diatonico sintono di Tolomeo sia quello, che hà il suo essere naturalmente da i numeri harmonici capitolo 39.120

Della diuisione del Monochordo Diatonico sintono, fatta secondo la natura de i numeri sonori capitolo 40.123

Che ne gli Istrumenti arteficiali moderni non si adopera alcuna delle specie Diatoniche mostrate capitolo 41.125

Quel, che si dee osseruare nel temperare, ouero accordare gli Interualli di ciascuno istrumento arteficiale moderno, riducendo il numero delle chorde del Diatonico sintono a quello del Diatono; et che tali interualli non siano naturali: ma si bene accidentali capitolo 42.126

Dimostratione dalla quale si può comprendere, che la sopramostrata Partecipatione, o Distributione sia ragioneuolmente fatta; et che per altro modo non si possa fare capitolo 43.128

Della compositione del Monochordo diatonico equalmente temperato, et ridutto al numero delle chorde Pithagorice capitolo 44.131

Se nelle Canzoni seguitiamo cantando gli interualli produtti da i veri, et sonori numeri, ouero li mostrati; et della solutione di alcuni altri dubbij capitolo 45.135

Della inspessatione del Monochordo Diatonico, dalle chorde del genere Chromatico capitolo 46.137

In che maniera possiamo inspessare il detto Monochordo con le chorde Enharmoniche capitolo 47.139

Che è più ragioneuole dire, che gli interualli minori naschino dalli maggiori; che dire, che i maggiori si componghino delli minori; et che meglio è ordinato l' Essachordo moderno, che il Tetrachordo antico capitolo 48.142

Che ciascuno delli Generi nominati, si può dire Genere, et Specie; et che ciascun' altra diuisione, ouero ordinatione de suoni sia vana, et inutile capitolo 49.143

Per qual cagione le Consonanze hanno maggiormente la loro origine dalle Proportioni di maggiore inequalità, che da quelle di minore capitolo 50.144

Dubbio sopra quello, che si è detto capitolo 51.146

Nella Terza parte si ritroua.

Quel che sia Contrapunto, et perche sia cosi nominato capitolo 1 facciata 147

Della inuentione delle Chiaui, et delle Figure cantabili capitolo 2.148

De gli Elementi, che compongono il Contrapunto capitolo 3.149

Diuisione delle sopramostrate specie capitolo 4.151

Se la Quarta è consonanza; et donde auiene, che li Musici non l' habbiano vsata, se non nelle compositioni di più voci capitolo 5.152

Diuisione delle consonanze nelle Perfette, et nelle Imperfette capitolo 6.153

Che la Quarta, et la Quinta sono mezane tra le consonanze perfette, et le imperfette capitolo 7.154

Quali consonanze siano più piene, et quali più vaghe capitolo 8.155

Della differenza che si troua tra le consonanze Imperfette capitolo 9.155

[-VIII-] Della propietà, o natura delle consonanze Imperfette capitolo 10.156

Ragionamento particolare intorno all' Vnisono capitolo 11.157

Della Prima consonanza; cioè della Diapason, ouero Ottaua capitolo 12.158

Della Diapente, ouer Quinta capitolo 13.159

Della Diatessaron, ouer Quarta capitolo 14.160

Del Ditono, ouer Terza maggiore capitolo 15.161

Del Semiditono, ouer Terza minore capitolo 16.162

Dell' vtile, che apportano nella Musica gli Interualli dissonanti capitolo 17.162

Del Tuono maggiore, et del Minore capitolo 18.163

Del Semituono maggiore, et del minore capitolo 19.164

Dello Essachordo maggiore, ouero Sesta maggiore capitolo 20.165

Dello Essachordo minore, ouer Sesta minore capitolo 21.166

Della Diapente col Ditono; ouero della Settima maggiore capitolo 22.166

Della Diapente col Semiditono, ouero della Settima minore capitolo 23.167

In qual maniera naturalmente, o per accidente, tali interualli da i Prattici alle volte si ponghino superflui, o diminuti capitolo 24.168

De gli effetti che fanno questi segni [sqb]. [rob]. et # capitolo 25.170

Quel che si ricerca in ogni Compositione, et prima del Soggetto capitolo 26.171

Che le Compositioni si debbeno comporre primieramente di Consonanze, et dipoi per accidente di Dissonanze capitolo 27.172

Che si debbe dar principio alle compositioni per vna delle consonanze perfette capitolo 28.173

Che non si dè porre due Consonanze, contenute sotto vna istessa proportione, l' vna dopo l' altra ascendendo, ouero discendendo senza alcun mezo capitolo 29.176

Quando le parti della cantilena hanno tra loro Harmonica relatione; et in qual modo potemo vsare la Semidiapente, et il Tritono nelle compositioni capitolo 30.179

Che rispetto si dè hauere a gli Interualli relati nelle compositioni di più voci capitolo 31.181

In qual maniera due, o più Consonanze perfette, ouero imperfette, contenute sotto vna istessa forma, si possino porre immediatamente l' vna dopo l' altra capitolo 32.182

Che due, o più Consonanze perfette, ouero imperfette, contenute sotto diuerse forme, poste immediatamente l' vna dopo l' altra si concedeno capitolo 33.183

Che dopo la Consonanza perfetta stà bene il porre la imperfetta: ouero per il contrario capitolo 34.183

Che le parti della Cantilena debbeno procedere per mouimenti contrarij capitolo 35.184

In qual maniera le parti della Cantilena possino insieme ascendere, o discendere capitolo 36.184

Che si debbe schiuare, più che si può, li Mouimenti separati; et similmente le Distanze, che possono accascare tra le parti della cantilena capitolo 37.187

In qual maniera si debba procedere da vna Consonanza all' altra Capitolo 38.187

In qual maniera si debba terminare ciascuna cantilena capitolo 39.191

Il modo, che si dè tenere nel far li Contrapunti semplici a due voci, chiamati a Nota contra Nota capitolo 40.191

Che nelli Contrapunti si dè schiuare gli Vnisoni, più che si puote; et che non si dè molto di lungo frequentare le Ottaue capitolo 41.194

Delli Contrapunti diminuiti a due voci; et in qual modo si possino vsare le Dissonanze capitolo 42.195

Il modo, che hà da tenere il Compositore nel fare li contrapunti sopra vna Parte, o Soggetto diminuito capitolo 43.200

Che non e necessario, che la parte del Soggetto, et quella del Contrapunto incomincino insieme capitolo 44.202

Che le Modulationi debbeno essere ben regolate, et quel che dè osseruare il Cantante nel cantare capitolo 45.203

Che non si dè continouare molto di lungo nel graue, o nell' acuto nelle modulationi capitolo 46.205

Che 'l porre vna Dissonanza, ouero vna Pausa di minima tra due Consonanze perfette di vna istessa specie, che ascendino insieme, o discendino, non fà, che tali consonanze non siano replicate. capitolo 47.205

[-IX-] Della Battuta capitolo 48.207

Della Sincopa capitolo 49.209

Delle Pause capitolo 50.211

Delle Fughe, o Consequenze, ouero Reditte, che dire le vogliamo capitolo 51.212

Delle Imitationi; et quello, che elle siano capitolo 52.217

Della Cadenza; quello che ella sia; delle sue specie; et del suo vso capitolo 53.221

Il modo di fuggir le Cadenze; et quello, che si hà da osseruare, quando il Soggetto farà il mouimento di due, o più gradi capitolo 54.226

Quando è lecito di vsare in vna parte della Cantilena due, o più volte vn passaggio, et quando non capitolo 55.227

Delli Contrapunti doppij, et quello che siano capitolo 56.229

Quel che dè osseruare il Contrapuntista oltra le Regole date; et di alcune licenze, che può pigliare capitolo 57.234

Il modo, che si hà da tenere nel comporre le cantilene a più di due voci; et del nome delle parti capitolo 58.238

Delle cantilene, che si compongono a Tre voci; et di quello, che si dè osseruare nel comporle capitolo 59.242

In qual maniera la Quarta si possa porre nelle compositioni capitolo 60.245

Regole in commune capitolo 61.246

Delle varie sorti di contrapunti; et prima di quelli, che si chiamano Doppij capitolo 62.251

Delli contrapunti a Tre voci, che si fanno con qualche obligo capitolo 63.256

Quel che si dè osseruare, quando si volesse fare vna Terza parte alla sproueduta sopra due altre proposte capitolo 64.258

Quel che bisogna osseruare intorno le compositioni di quattro, o di più vòci capitolo 65.260

Alcuni auertimenti intorno le compositioni, che si fanno a più di Tre voci capitolo 66.263

Del Tempo, del Modo, et della Prolatione; et in che quantità si debbino finire, o numerare le Cantilene capitolo 67.268

Della perfettione delle Figure cantabili capitolo 68.270

Della imperfettione delle Figure cantabili Capitolo 69.273

Del Punto; delle sue specie; et delli suoi effetti capitolo 70.274

Dell' Vtile, che apportano li mostrati Accidenti nelle buone harmonie capitolo 75.277

Delle Chorde communi, et delle Particolari delle cantilene Diatoniche, Chromatiche, et Enharmoniche capitolo 72.280

Se li Due vltimi Generi si possono vsare semplici nelle lor chorde naturali, senza adoperare le chorde particolari delli Generi mostrati capitolo 73.281

Che la Musica si può vsare in due maniere; et che le cantilene, che compongono alcuni de i moderni, non sono di alcuno delli nominati Generi capitolo 74.282

Che 'l Diatonico può procedere nelle sue modulationi per gli interualli di Terza maggiore, o di minore; et che ciò non faccia variatione alcuna di genere capitolo 75.283

Che oue non si ode nelle compositione alcuna varietà di Harmonia, iui non può essere varietà alcuna di Genere capitolo 76.285

Dell' vtile, che apportano li predetti due Generi; et in qual maniera si possino vsare, che faccino buoni effetti capitolo 77.285

Per qual cagione le Compositioni, che compongono alcuni moderni per Chromatiche, facciano tristi effetti capitolo 78.287

Delle cose, che concorreuano anticamente nella compositione de i Generi capitolo 79.289

Opinioni delli Chromatisti ributtate capitolo 80.290

[-X-] Nella Quarta, et Vltima parte si dichiara

Quello, che sia Modo capitolo 1 facciata 293

Che li Modi sono stati nominati da molti diuersamente; et per qual cagione capitolo 2.298

Del Nome, et del Numero delli Modi capitolo 3.299

De gli Inuentori delli Modi capitolo 4.300

Della Natura, o Propietà delli Modi capitolo 5.301

Dell' Ordine de i Modi capitolo 6.304

Che l' Hipermistolidio di Tolomeo non è quello, che noi chiamiamo Ottauo modo capitolo 7.306

In qual maniera gli Antichi segnauano le chorde de i loro Modi capitolo 8.307

In qual maniera s' intenda la Diapason essere harmonicamente, ouero arithmeticamente mediata capitolo 9.308

Che li Modi moderni sono necessariamente Dodici; et in qual maniera si dimostri capitolo 10.309

Altro modo da dimostrare il numero delli Dodici Modi capitolo 11.311

Diuisione delli Modi in Autentichi, et Plagali capitolo 12.313

Delle Chorde finali di ciascun Modo; et quanto possa ascendere, o discendere di sopra, et di sotto le nominate chorde capitolo 13.314

Delli Modi communi, et delli Misti capitolo 14.315

Altra diuisione delli Modi; et di quello, che si hà da osseruare in ciascuno, nel comporre le cantilene capitolo 15.315

Se col leuare da alcuna cantilena il Tetrachordo Diezeugmenon; ponendo il Synemennon in suo luogo, restando gli altri immobili; vn Modo si possa mutare nell' altro Capitolo 16.317

Della Trasportatione delli Modi capitolo 17.319

Ragionamento particolare intorno al Primo modo; della sua Natura; delli suoi Principij; et delle sue Cadenze capitolo 18.320

Del Secondo Modo capitolo 19.322

Del Terzo modo capitolo 20.323

Del Quarto modo capitolo 21.324

Del Quinto modo capitolo 22.325

Del Sesto modo capitolo 23.326

Del Settimo modo capitolo 24.327

Del Ottauo modo capitolo 25.328

Del Nono modo capitolo 26.329

Del Decimo modo capitolo 27.332

Dell' Vndecimo modo capitolo 28.333

Del Duodecimo modo capitolo 29.334

Quello, che dè osseruare il Compositore componendo; et in qual maniera si habbia da far giuditio delli Modi capitolo 30.336

Del modo, che si hà da tenere, nell' accommodar le parti della cantilena; et delle estremità loro; et quanto le chorde estreme acute di ciascuna di quelle, che sono poste nell' acuto, possino esser lontane dalla estrema chorda, posta nel graue del Concento capitolo 31.337

In qual maniera le Harmonie si accommodino alle soggette Parole capitolo 32.339

Il modo, che si hà da tenere, nel porre le Figure cantabili sotto le Parole capitolo 33.340

Delle Legature capitolo 34.342

Quel, che debbe hauere ciascuno, che desidera di venire a qualche perfettione nella Musica capitolo 35.343

Della fallacia de i Sentimenti; et che 'l giuditio non si dè fare solamente col loro mezo: ma si dè accompagnarli la ragione capitolo 36.344

[-1-] LA PRIMA PARTE Delle istitutioni harmoniche DI MAESTRO GIOSEFFO ZARLINO DA CHIOGGIA.

Proemio.

MOLTE fiate meco pensando, et riuolgendomi per la mente varie cose, che il sommo Iddio ha per sua benignità donato a mortali; ho compreso chiaramente, che tra le più marauigliose è l' hauer conceduto loro particolar gratia di vsar la voce articolata; col mezo della qual sola fusse l' huomo sopra gli altri animali atto a poter mandar fuori tutti quei pensieri, che hauesse dentro nell' animo conceputo. Et non è dubbio, che per essa apertamente si manifesta quanto egli sia dissimile dalle bestie, et di quanto sia loro superiore. Et credo, che si possa dir veramente cotal dono essere stato di grandissima vtilità all' humana generatione: percioche niuna altra cosa, se non il parlare indusse et tirò gli huomini, i quali da principio erano sparsi nelle selue et ne monti, viuendo quasi vita da fiere, a ridursi ad habitare et viuere in compagnia, secondo che alla natura dell' huomo è richiesto, et a fabricar città et castella; et vniti per virtù de buoni ordini conseruarsi; et contrattando l' vn con l' altro, porgersi aiuto in ogni lor bisogno. Essendosi per questa via a vicinanza ragunati et congiunti, fu dipoi conosciuto di giorno in giorno per proua, quanta fusse la forza del parlare, ancora che rozzo. Onde alcuni di eleuato ingegno nel parlare cominciorno a mettere in vso alcune maniere ornate et diletteuoli, con belle et illustri sentenze; sforzandosi di auanzar gli altri huomini in quello, che gli huomini restano superiori a gli altri animali. Ne di ciò rimanendo satisfati tentarono di passare ancora più oltra, cercando tutta via di alzarsi a più alto grado di perfettione. Et hauendo per questo effetto aggiunto al parlare l' Harmonia, cominciarono da quella ad inuestigar varij Rithmi et diuersi Metri, li quali con l' harmonia accompagnati porgono grandissimo diletto all' anima nostra. Ritrouata adunque (oltra le altre, che sono molte) vna maniera di compositione, che Hinni chiamauano, ritrouorno ancora il Poema Heroico, Tragico, Comico, et Dithirambico: et col numero, col parlare, et con l' harmonia poteuano con quelli cantar le laudi et render gloria alli Dei: et con questi, secondo che lor piaceua, più facilmente et con maggior forza ritener gli animi sfrenati, et con maggior dilettatione muouere i voleri et appettiti de gli huomini, riducendogli a tranquilla et costumata vita. Il che hauendo felicemente conseguito, acquistorno appresso i popoli tale autorità, che furno da molto più tenuti et honorati, che non erano gli altri. Et costoro, che arriuorno a tanto sapere, senza differenza alcuna vennero nominati Musici, Poeti, et Sapienti. Ma intendendosi allora per la Musica vna somma et singolar dottrina, furno i Musici tenuti in gran pregio, et era portata loro vna riuerenza inestimabile. Benche o sia stato per la malignità de tempi, o per la negligenza de gli huomini, che habbiano fatto poca stima non solamente della Musica, ma de gli altri studi ancora; da quella somma altezza, nella quale era collocata, è caduta in infima bassezza; et doue le era fatto incredibile honore, è stata poi riputata si vile et abietta, et si poco stimata, che appena da gli huomini dotti, per quel che ella è, viene ad esser riconosciuta. Et ciò mi par che sia auenuto, per non le esser rimasto ne parte, ne vestigio alcuno di quella veneranda grauità, che anticamente ella era solita di hauere. Onde ciascuno si ha fatto lecito di lacerarla, et con molti indegni modi trattarla pessimamente. Nondimeno l' ottimo Iddio, a cui è grato, che la sua infinita potenza, sapienza, et bontà sia magnificata et manifestata da gli huomini con hinni accompagnati da gratiosi et dolci accenti, non li parendo di comportar più, che sia tenuta a vile quell' arte, che serue al culto suo; et che qua giù ne fa cenno di quanta soauità possano essere i canti de gli Angioli, i quali nel cielo stanno a lodare la sua maestà; ne hà conceduto [-2-] gratia di far nascere a nostri tempi Adriano Vvillaert, veramente vno de più rari intelletti, che habbia la Musica prattica giamai essercitato: il quale a guisa di nuouo Pithagora essaminando minutamente quello, che in essa puote occorrere, et ritrouandoui infiniti errori, ha cominciato a leuargli, et a ridurla verso quell' honore et dignità, che già ella era, et che ragioneuolmente doueria essere; et hà mostrato vn' ordine ragioneuole di componere con elegante maniera ogni musical cantilena, et nelle sue compositioni egli ne hà dato chiarissimo essempio. Hora perche hò inteso, che vi sono di molti, de quali parte per curiosità, et parte veramente per volere imparare desiderano, che alcuno si muoua a mostrar la via del componer musicalmente con ordine bello, dotto et elegante; io hò preso fatica di scriuer le presenti ISTITVTIONI, raccogliendo diuerse cose da i buoni antichi, et ritrouandone ancora io di nuouo, per far proua, se io potessi per auentura esser atto a satisfare in qualche parte a cotal desiderio, et all' obligo, che hà l' huomo di giouare a gli altri huomini. Ma vedendo, che si come a chi vuol esser buon pittore, et nella pittura acquistarsi gran fama, non è a bastanza l' adoprar vagamente i colori; se dell' opera, che egli hà fatta, non sa render salda ragione; cosi a colui, che desidera hauer nome di vero Musico, non è bastante, et non apporta molta laude l' hauer vnite le consonanze, quando egli non sappia dar conto di tale vnione; però mi son posto a trattare insiememente di quelle cose, lequali, et alla prattica, et alla speculatiua di questa scienza appartengono, a fin che coloro, che ameranno di essere nel numero di buoni Musici, possano leggendo accuratamente l' opera nostra render ragione de i loro componimenti. Et benche io sappia, che il trattare di questa materia habbia in se molte difficultà; nondimeno hò buona speranza, che ragionandone con quella breuità, che mi sarà possibile, la mostrerò chiara et facilissima, aprendo tai secreti di essa, che ogn' uno per auentura in gran parte ne potrà rimaner satisfatto. Ma a fin che si habbia facile intelligenza di questo nostro trattato, mi è paruto, che sia ben fatto diuiderlo in più parti, et di tal maniera, che si mostrino le cose, che si hanno da presuporre, prima che si venga ad insegnar la detta scienza. Et perche al constituir l' ordine de suoni, che nella Musica si contengono, fanno dibisogno gli harmonici interualli, et quanto alla inuentione, et quanto al sito; per le differenze, che accadono tra li ritrouati suoni; però io primieramente ragionerò de i loro principij: conciosia che allora diciamo di veramente conoscer le cose, quando li principij di esse conosciamo. Diuidendo adunque l' opera in quattro parti, nella prima si ragionerà delli Numeri, delle Proportioni, et delle loro operationi, non lasciando cosa alcuna, quantunque minima, che al Musico s' appartenga. Nella seconda parlaremo de i Suoni, mostrando in che modo tutti i loro interualli necessarij all' harmonia ciascuno da per se si accommodi alla sua proportione, et la diuisione del Monochordo in ciascuna specie di harmonia in tutti i generi. Dipoi hauendo mostrati li veri interualli, che si possono adoperare ne i musicali concenti, mostraremo in qual modo ne gli artificiali istrumenti si vengono a commodare; Oltra di questo in qual modo si possa fabricare vn Istrumento, nel quale si contenga ogni genere di harmonia. Nella terza consideraremo come, et con quanto bell' ordine le consonanze et dissonanze debbiano esser collocate nelle compositioni di due, et come si adattino in quelle di più voci. Nella quarta et vltima trattaremo delli Modi altramente da i Musici prattici chiamati Tuoni, et delle loro differenze; et diremo in che modo le harmonie si debbano accommodare alle parole, et le parole si accommodino sotto le figure cantabili. Si che senza dubbio alcuno colui, che hauerà bene apprese tutte queste cose potrà meritamente esser posto nel numero de i Musici perfetti et honorati. Ma prima che entriamo a trattar quel, che di sopra hauemo proposto, istimo, che non possa essere se non di piacere et di satisfattione, andar raccontando alcune cose; come saria l' origine et certezza della Musica, le sue laudi, a che fine ella si debba imparare, l' utile che si hà di essa, in che modo la douemo vsare, et altre cose simili.

[-3-] DELLA ORIGINE ET certezza della Musica.

CAPITOLO PRIMO.

QVANTVNQVE Iddio Ottimo Massimo per la sua infinita bontà habbia concesso all' huomo l' essere con le pietre, il crescere con gli arbori, et il sentire commune con gli altri animali; tutta via come ei volesse, che dalla eccellenza della creatura si conoscesse l' onnipotenza sua, lo dottò dell' intelletto, cosa che poco lo disaguagliò da gli Angioli. Et accioche egli sapesse il suo principio et fine esser la su, lo creò con la faccia drizzata al cielo, doue è la sedia di esso Iddio, et questo perche ei non fermasse l' amor suo nelle cose basse et terrene: ma leuasse l' intelletto a contemplar le superiori et celesti, et penetrasse alle occulte et diuine col mezo delle cose che sono, et si comprendono per via de i cinque sentimenti. Et benche in quanto all' essere due soli fussero sufficienti; nondimeno per il ben essere tre di piu ve ne aggiunse: imperoche se per il tatto si conoscono le cose dure et aspre, dalle tenere et polite; et per il gusto si fa la differenza tra i cibi dolci et amari, et d' altri sapori; per questo et per quello si sente la diuersità del freddo et del caldo, del duro et del tenero, del greue et del leggiero, cose che veramente all' esser nostro bastarebbeno: non resta però, ch' al bene essere il vedere, l' vdire, et l' odorare necessarij non siano; per li quali l' huomo viene a riffiutare cio che è cattiuo, et eleggere il buono. Di questi chi vorrà ben essaminare la lor virtù, senza dubbio ritrouerà il vedere, considerato da per se, essere alli corpi di maggior vtilità, e conseguentemente più necessario, che gli altri. Ma ben si conoscerà poi l' vdito esser molto piu necessario et megliore, considerandolo per accidente, nelle cose che appartengono all' intelletto: conciosia che se bene per il senso del vedere si conoscono più differenze di cose: essendo che più si estende che l' vdito, nondimeno questo nell' acquisto delle Scienze et giudicio intellettuale più si estende, et molto maggior vtile ne apporta. Onde ne segue, che l' vdito veramente sia et più necessario et megliore de gli altri sentimenti; auenga che tutti cinque si chiamino istrumenti dell' intelletto: percioche ogni cosa che vedemo, vdimo, tocchiamo, gustamo, et odoramo si offerisce a lui per il mezo de i sensi et del senso commune; ne di cosa alcuna può hauer cognitione, saluo che per il mezo di vno di questi cinque; essendo vero, che ogni nostra cognitione da essi habbia l' origine. Dall' vdito adunque, come dal più necessario de gli altri sentimenti, la scienza della Musica hà hauuto la sua origine; la cui nobiltà facilmente si può per l' antichità dimostrare: percioche (come dicono Mose, Gioseffo, et Beroso Caldeo) auanti che fusse il diluuio vniuersale fu al suono de martelli trouata da Iubale della stirpe di Caino: Ma perduta poscia per lo soprauenuto diluuio, di nuouo fu da Mercurio ritrouata: conciosia che (come vuole Diodoro) egli fu il primo, che osseruò il corso delle stelle, l' harmonia del canto, et le proportioni de i numeri; Et dice ancora lui esser stato l' inuentore della Lira con tre chorde; del cui parere è stato anco Luciano; quantunque Lattantio, nel libro che fa della Falsa religione, attribuisca l' inuentione della Lira ad Apollo; et Plinio voglia, che l' inuentore della Musica sia stato Anfione. Ma sia a qual modo si voglia, Boecio accostandosi all' opinione di Macrobio, et allontanandosi da Diodoro vuole, che Pitagora sia stato colui, che ritrouo la ragione delle musicali proportioni al suono de martelli: Percioche passando egli appresso vna bottega di fabbri, i quali con diuersi martelli batteuano vn ferro acceso sopra l' incudine, gli peruenne all' orecchie vn certo ordine de suoni, che gli mouea l' udito con dilettatione; et fermatosi alquanto, cominciò ad inuestigare onde procedesse cotale effetto; et parendogli primieramente, che dalle forze diseguali de gli huomini potesse procedere, fece che coloro, i quali batteuano, cambiassero i martelli: ma non vdendo suono diuerso da quello di prima, giudicò (come era il uero) che la diuersità del peso de martelli fusse cagione. Per la qual cosa hauendo fato pesare ciascuno separatamente, ritrouò tra li numeri delli pesi le ragioni delle consonanze et dell' harmonie; le quali egli poi industriosamente accrebbe in questo modo: che hauendo fatto chorde di budella di pecore di grossezza vguale, attaccando ad esse li medesimi pesi de martelli, ritrouò le medesime consonanze; tanto più sonore, quanto le chorde per sua natura rendono [-4-] il suono all' udito più grato. Continuossi quest' harmonia per alquanto spatio di tempo, et dipoi li successori, li quali sapeuano gia li suoi fundamenti esser posti in certi et determinati numeri, più sotilmente facendone proua, a poco a poco la ridussero a tale, che le diedero nome di perfetta et certa scienza. Et rimouendo li falsi, et dimostrando li veri concenti con euidentissime ragioni de numeri et infalibili, ne diedero in iscritto chiarissime regole; come apertamente in tutte le altre scienze vedemo esser auenuto, che li primi inuentori di esse, come chiaramente lo dimostra Aristotele, non ne hebbero mai perfetta cognitione; anzi con quel poco di lume erano mescolate molte tenebre di errori, li quali rimossi da chi li conosceua, in vece loro succedeua la verità; si come fece egli intorno alli principij della Filosofia naturale, che adducendo diuerse opinioni de gli antichi filosofi, approuò le buone et vere, rifiutò le false, dichiarò le oscure et male intese, et aggiungendoui la sua opinione et autorità, dimostrò et insegnò la uera scienza della Filosofia naturale. Cosi della nostra scienza della Musica li posteri mostrando gli errori de passati, et aggiungendoui la loro autorità, la fecero talmente chiara et certa, che la connumerorno, et fecero parte delle scienze mathematiche; et questo non per altro, saluo che per la sua certezza: percioche questa con le altre insieme auanza di certezza le altre scienze, et tiene il primo grado di verità, il che dal suo nome si conosce: poi che mathematica è detta da [mathema] parola greca, che in latino significa Disciplina, et nella Italiana nostra lingua importa Scienza, o Sapienza; la quale (si come dice Boecio) altro non è che vna intelligenza; o per dirla piu chiaro, capacità di verità delle cose che sono, et di loro natura non sono mutabili; della qual verità le Mathematiche scienze fanno particolare professione: essendo che considerano le cose, che di lor natura hanno il vero essere. Et sono in tanto differenti da alcune altre scienze, che queste essendo fondate sopra le opinioni di diuersi huomini non hanno in se fermezza alcuna; et quelle hauendo li sentimenti per loro proua, vengono ad hauere ogni certezza: Percioche i mathematici nelle cose essentiali sono d' un' istesso parere, ne ad altro consentono, che a quel, che si può sensatamente capire. Et è tanta la certezza di dette scienze, che col mezo de numeri si sa infalibilmente il riuolgimento de cieli, le congiuntioni de i pianeti, il far della Luna, il suo Eclisse, et quello del Sole, et infiniti altri bellissimi secreti, senza esser tra loro punto di discordia. Resta adunque che la Musica sia et nobile et certissima, essendo parte delle scienze mathematiche.

Delle laudi della Musica. Capitolo 2.

AVEGNA che per l' origine et certezza sua le laudi sue siano chiaramente manifeste, tuttauia quando considero niuna cosa ritrouarsi, la quale con questa non habbia grandissima conuenienza, non posso di lei in tutto con silentio trapassare. Et se bene douerebbe bastar quello, che di essa da tanti Filosofi eccellenti è stato scritto: nondimeno non voglio restare anch' io per debito mio di ragionarne alcune cose: percioche se bene io non diro tutte quelle laudi, che le conuengono, toccarò almeno vna minima particella delle piu notabili et eccellenti; et ciò farò con quella breuità, che mi sarà possibile. La Musica adunque quanto sia stata celebrata, et tenuta per cosa sacra, ne fanno chiarissima fede gli antichi scritti de Filosofi, et massimamente de Pitagorici: percioche haueano opinione, il Mondo esser composto musicalmente, et i cieli nel girarsi esser cagione di harmonia, et l' Anima nostra con la medesima ragione formata, et per li canti, et per li suoni destarsi, et quasi viuificar le sue virtù. Di modo che da alcuni di essi fu scritto, che la Musica tra le arti liberali tiene il principato, et da alcuni fu detta [engkuklopaideia] da [kuklos] voce greca, che Circolo vuol dire, et [paideia] Disciplina, quasi circolo delle scienze: conciosia che la Musica, si come dice Platone, abbraccia tutte le discipline, come si può conoscere discorrendo; che se cominciaremo dalla Grammatica, prima tra le sette arti liberali, ritroueremo esser il vero quel, ch' abbiamo detto; essendo che si ode grande harmonia nell' addattamento et ordine proportionato delle parole, dal quale se 'l Grammatico si parte, fa vdire alle orecchie vn dispiaceuol suono del suo contesto: imperoche mal si puote ascoltare, o leggere quella prosa o verso, il quale sia priuo del polito, bello, ornato, sonoro et elegante ordine. Nella Dialettica, chi ben considera et rimira la proportione de i Silogismi, vedrà egli con mirabil concento, et piacere grandissimo dell' udito, mostrarsi il vero grandemente dal falso esser lontano. L' Oratore poi nella sua Oratione vsando gli accenti musici a i tempi debiti, porge marauigliosa dilettatione a gli ascoltanti; il che ottimamente conobbe il grande oratore Demostene: percioche tre volte dimandato, qual fusse la principal parte nell' Oratore, tre volte rispose, [-5-] che la pronuntia sopra ogn' altra cosa valeua. Questo ancora conobbe (come dimostra Cicerone, et Valerio Massimo) Gaio Gracco huomo di somma eloquenza: imperoche sempre, che egli hauea a parlare dauanti al popolo, teneua dietro a se vn seruo musico perfettissimo, il quale ascosamente con uno Flauto d' auorio sonando gli daua la misura, cioè la voce, ouero il tuono di pronuntiare in tal modo, che ogni volta che lo vedeua troppo inalzato lo ritiraua, et vedendolo troppo abbassato lo incitaua. Ma poscia la poesia ben si vede con la musica esser tanto congiunta, che chiunque da questa separar la volesse, restarebbe quasi corpo separato dall' anima. La qual cosa è confermata da Platone nel Gorgia dicendo; Che se alcuno da tutta la poesia leuasse il concento et il numero, con la misura insieme, niuna differenza sarebbe da essa al parlare domestico et popolare. Et però si vede, che li poeti hanno vsato grandissima diligenza, et marauiglioso artificio nell' accommodare ne i versi le parole, et dispor li piedi secondo la conuenienza del parlare; si come per tutto il suo poema hà osseruato Virgilio: percioche a tutte tre le sorti del suo parlare accommoda la propia sonorità del verso con tale artificio, che propiamente pare, che col suono delle parole ponga dauanti a gli occhi le cose, delle quali egli viene a trattare; di modo che doue parla d' amore, si vede artificiosamente hauer scielto alcune parole soaui, dolci, piaceuoli et all' vdito sommamente grate; et doue gli sia stato dibisogno cantare vn fatto d' arme, descriuere una pugna nauale, vna fortuna di mare, o simil cose, oue entrano spargimenti di sangue, ire, sdegni, dispiaceri d' animo, et ogni cosa odiosa, hà fatto scielta di parole dure, aspre et dispiaceuoli: di modo che nell' vdirle et proferirle areccano spauento. Et per darne in parte qualche essempio, egli, nel mostrare la pouertà della capanna di Melibeo, diminuisce quella parola Tuguri di vna lettera, quasi mostrando con essa l' effetto presente; si come ancora fece, quando volse manifestare il cordoglio di quella Ninfa, che la gratiosa vista del suo pastore era costretta abbandonare; che in quel verso

Et longum formose vale, vale (inquit) Iola, facendo dal pianto, et da sospiri quasi interrompere il verso, fa proferir lunga quella sillaba, che prima hauea posta breue. Dipoi volendo mostrare quanto sia veloce il Tempo, lo dimostra col verso composto di molti Datili, che sono piedi atti alla velocità, et a mostrar vn tale effetto, dicendo;

Sed fugit interea fugit irreparabile tempus. Lassarò hora di dire, come volendo mostrare li Cartaginesi sempre nemici et contrarij a Romani, nel descriuere il sito di Cartagine, pospose a bello studio quella parola, che andaua preposta, et disse;

Italiam contra. Et volendo dimostrare con quanto silentio la città de Ilio fusse da Greci assalita, lo mostra con vn verso composto di molti Spondei, li quali sono piedi per sua natura atti alla tardità, et alle cose deboli et ociose, dicendo;

Inuadunt vrbem somno, vinoque sepultam; et infiniti altri, che troppo lungo sarebbe il raccontargli in questo luogo, de i quali l' opera è piena. Basterà hora per vltima conclusione dire, che la poesia sarebbe senza leggiadria alcuna, se dalle parole harmonicamente poste non gli fusse data. Oltra di ciò lascerò da parte dire, quanta simiglianza et vnione con essa habbiano l' Arithmetica, et la Geometria; et dirò solamente, che se l' Architettore non hauesse cognitione della Musica; come ben lo dimostra Vitruuio, non saprebbe con ragione fare il temperamento delle machine, et nelli Theatri collocare li uasi, et dispor bene et musicalmente gli edificij. L' Astronomia medesimamente, se non fusse aiutata dalli fondamenti harmonici, non saprebbe gl' influssi buoni et rei. Anzi dirò più, se l' Astronomo non sapesse la concordanza delli sette pianeti, et quando l' uno con l' altro si congiunga, ouero l' vno all' altro si opponga, non predirebbe mai le cose future. La Filosofia ancora, la quale hà per suo propio il discorrere con ragione le cose produtte dalla natura, et possibili a prodursi, non confessa ella dal primo motore dependere ogni cosa, et esser ordinata con si mirabil ordine, che ne risulta nell' vniuerso vna tacita harmonia? Ecco, che primieramente le cose graui tengono il luogo basso, le leggieri il soprano, et quelle di men peso, secondo la loro natura, posseggono il luogo di mezo. Et più oltra procedendo, i Filosofi affermano, che i Cieli riuolgendosi fanno harmonia; la quale se bene non vdimo, questo può auenire o per la loro veloce reuolutione, o per la troppo distanza, ouero per altra cagione a noi occulta. La Medicina da questa non può stare lontana: imperoche se 'l medico non hà cognitione della Musica, come sapra egli nelli suoi medicamenti proportionare le cose calide con le frigide, secondo li loro gradi? et come potrà hauere ottima cognitione de i polsi? liquali il dottissimo Herofilo dispose secondo l' ordine delli numeri musici. Et per salire più alto, la Theologia nostra ponendo nel cielo gli spiriti angelici, diuide quelli in nuoue Chori et tre Hierarchie, come scriue Dionisio Areopagita. Queste sono di continuo presenti al conspetto [-6-] della Diuina maestà, et non cessano di cantare Santo, Santo, Santo, Signore Iddio de gli esserciti, come è scritto in Esaia. Et non solo questi, ma li quattro Animali ancora, i quali nel libro delle sue Reuelatio ni sono descritti da San Giouanni, stanno auanti il trono d' Iddio, et cantano l' istesso canto. Stanno poi li ventiquattro vecchi inanzi all' Agnello immaculato, et con suono di Cetere et altissime voci cantano all' altissimo Iddio vn nuouo canto, ilquale è cantato ancora dalle voci de Citaristi citarizanti nelle cetere loro auanti li quattro animali et ventiquattro vecchi. Di queste et altre quasi infinite cose al proposito nostro n' è piena la diuina Scrittura, lequali per breuità trappassaremo, bastando solamente dire per suprema laude della Musica, che senza far mentione alcuna d' altra scienza, ella, secondo la testimonianza de sacri libri, sola si troua nel Paradiso, et è quiui nobilissimamente essercitata. Et si come nella celeste corte, che chiesa triumfante vien detta, cosi nella nostra terrena, che Militante si chiama, non con altro, che con la Musica, si lauda et ringratia il Creatore. Ma lasciamo hormai da parte le cose superiori, et ritorniamo a quelle che sono dalla natura produtte per ornamento del mondo, che ogni cosa vederemo piena di musici concenti. Il Mare primamente hà le Sirene, le quali, se è lecito dar fede a gli scrittori, a nauiganti vdire si fanno di tal sorte, che vinti molte volte dall' harmonia loro, et soprapresi dal sonno, perdeno quello, che sopra ogn' altra cosa è carissimo a tutti gli animali. Nell' Aria et nella Terra insieme sono gli vccelli, che anchora essi co i loro concenti dilettano et ricreano non pur gli animi lassi et pieni di noiosi pensieri, ma li corpi ancora; percioche il viandante molte volte stanco per il lungo viaggio, ricrea l' animo, riposa il corpo, et si dimentica delle passate fatiche per la soaue harmonia de boscarecci canti de gli vccelli di tante varie sorti, che sarebbe impossibile poterle raccontare. Li Fiumi et li Fonti medesimamente dalla natura fabricati soglion dare grato piacere a chiunque ad essi vicino si ritroua; et l' inuitano bene spesso per ricrearsi ad accompagnare il suo rustico canto co i loro strepitosi concenti. Tutte queste cose il Dottissimo Virgilio espresse con poche parole, quando disse, che al canto di Sileno, non solo li Fauni, et le altre fiere, ma le dure Quercie ancora, ballauano; saltando quelli, et queste spesso mouendosi con numerosi mouimenti; dinotandoci, che non pure le cose sensibili; ma ancora quelle, che mancano del senso, sono quasi prese et vinte dalli concenti musicali; et fansi di dure et aspre, mansuete et piaceuoli. Ma se tanta harmonia si troua nelle cose celesti et terrestri: ouero per dir meglio, se 'l mondo dal Creatore fu composto pieno di tanta harmonia, perche douemo credere l' Huomo esserne priuo? Et se l' Anima del Mondo (come vogliono alcuni) non è altro che Harmonia, potrà esser che l' Anima nostra non sia in noi cagione d' ogni harmonia, et che col corpo non sia harmonicamente congiunta? massimamente hauendo Iddio creato l' huomo alla similitudine del Mondo maggiore, detto da Greci [kosmos], cioè ornamento, ouero ornato; et essendo fatto a quella similitudine di minor quantità, a differenza di quello vien chiamato [mikrokosmos], cioè piccol mondo: certo che non e cosa ragioneuole. Onde Aristotele volendo mostrar il musicale componimento dell' huomo molto ben disse, la parte vegetatiua alla sensitiua, et questa alla intellettiua hauer la medesima conuenienza, che hà la figura di tre lati a quella di quattro. Certa cosa è adunque, che non si ritroua alcuna cosa buona, che non habbia musicale dispositione; et la Musica veramente, oltra che rallegra l' animo, riduce anche l' huomo alla contemplatione delle cose celesti; et hà tal proprietà, che ogni cosa a cui si aggiunge fa perfetta; et quegli huomini sono veramente felici et beati, che sono dottati di essa, come afferma il Santo Profeta dicendo, Beato è quel popolo, che sa la giubilatione. Per la quale autorità, Hilario Vescouo Pittauiense dottore catholico, esponendo il Salmo 65. Si mosse a dire, che la Musica è necessaria all' huomo Christiano; Conciosia che nella scienza di essa si ritroua la beatitudine. Onde per questo ho ardimento di dire, che quelli, che non hanno cognitione di questa scienza, sono da esser connumerati tra gl' ignoranti. Anticamente, come dice Isidoro, non era meno vergogna il non sapere la Musica, che le lettere: pero non e marauiglia, se Hesiodo poeta famosissimo, et antichissimo, come narra Pausania, fu escluso dal certame, come colui, che non hauea mai imparato a sonare la Cetera, ne col suono di quella accompagnare il canto. Cosi ancora Temistocle, come narra Tullio, rifiutando di sonare la Lira nel conuito, fu men dotto, et men sauio riputato. Il contrario leggemo, che furno in gran pregio appresso gli antichi Lino, et Orfeo, amendue figliuoli delli Dei: percioche col loro soaue canto (come si dice) non solamente addolciuano gli animi humani: ma le fiere, et gli vcelli ancora; et quello, che è più marauiglioso da dire, moueano le pietre da i propij luoghi, et a i fiumi riteneuano il corso. Et questo istesso il Dotto Horatio attribuisce ad Anfione dicendo.

[-7-] Dictus et Amphion Thebanae conditor arcis

Saxa mouere sono testudinis, et prece blanda

Ducere quo vellet; Da i quali per auentura imparorno li Pithagorici, che con musici suoni inteneriuano gli animi feroci; et Asclepiade medesimamente, che molte volte per questa via racchetò la discordia nata nel popolo, et col suono della Tromba restituì l' vdito a i sordi. Parimente Damone Pithagorico ridusse col canto a temperata et honesta vita alcuni gioueni dediti al vino et alla lussuria. Et però ben dissero coloro, che affermauano la Musica esser vna certa legge et regola di modestia. Et dico che Theophrasto ritrouò alcuni Modi musicali da racchetare gli spiriti perturbati. Però meritamente, et sapientemente Diogene Cinico beffaua li Musici de suoi tempi, li quali hauendo le chorde delle loro cetere concordi, haueano l' animo incomposto et discorde, essendo abbandonato dall' harmonia de costumi. Et se douemo prestar fede alla historia, ci debbe parer quasi nulla quello, ch' habbiamo detto: percioche molto maggior cosa è l' hauere virtù di sanar gl' infermi, che di coreggere la vita di sfrenati gioueni, come ancora leggemo di Senocrate, il quale col suono de gli organi ridusse li pazzi alla pristina sanità; et di Talete di Candia, che col suono della Cetera scacciò la pestilenza. Et noi vedemo hoggidi, che per via della Musica si oprano cose marauigliose: imperoche tanta è la forza de i suoni et de i balli contra il veleno delle Tarantole, che in breuissimo tempo risana coloro, che da esse sono stati morsi: come si vede ogni giorno per esperienza nella Puglia paese abondantissimo de tali animali. Ma senza più testimonij profani, non hauemo noi nelle Sacre lettere, che il profeta Dauid racchetaua lo spirito maligno di Saul col suono della sua Cetera? Et per questo credo io, che esso regio Profeta ordinasse, che nel Tempio d' Iddio si vsassero li canti et gli harmonici suoni, conoscendo che erano atti a rallegrare gli spiriti, et a ridur gli huomini alla contemplatione delle cose celesti. Li Profeti ancora, (come dice Ambrosio sopra 'l Salmo 118.) volendo profetizare dimandauano, ch' vno perito del suono si mettesse a sonare; accioche inuitati da quella dolcezza gli fusse infusa la gratia spirituale. Però Eliseo non volse profetizare al Re d' Israele quel, che douesse fare per l' acquisto delle acque, accioche gli esserciti non morissero di sete; se prima non gli fu menato al suo conspetto vn Musico, il quale cantasse; et cantando egli fu dello Spirito diuino inspirato, et predisse il tutto. Ma passiamo più oltra: percioche non mancano gli essempij. Timotheo (si come insieme con molti altri narra il Gran Basilio) con la Musica incitaua il Re Alessandro al combattere; et quello medesimo essendo incitato riuocaua. Narra Aristotele nel libro della natura de gli animali, che li Cerui per il canto de cacciatori sono presi, et della Sampogna pastorale, et del canto ancora molto si dilettano; il che conferma Plinio nella sua naturale historia. Et per non mi distendere più sopra di questo, solamente dirò di conoscere alcuni i quali hanno veduto de i Cerui, che fermando il lor corso se ne stauano attenti ad ascoltare il suono della Lira, et del Leuto; et medesimamente si vede ogni giorno gli vccelli vinti et ingannati dall' harmonia, il più delle volte restare presi dall' vccellatore. Narra etiandio Plinio, che la Musica campò Arione dalla morte, che precipitandosi nel mare, fu portato dal Delfino nel lito di Tenaro isola. Ma lasciamo stare hormai molti altri essempi, che potremmo addurre, et diciamo vn poco del buon Socrate maestro di Platone, che gia vecchio et pieno di sapienza volse imparare a sonar la cetera, et il vecchio Chirone tra le prime arti che insegnasse ad Achille nella tenera età, fu la Musica; et volse, che le sanguinolenti sue mani, prima che s' imbrattassero del sangue Troiano, sonassero la Cetera. Platone et Aristotele non comportano, che l' huomo bene istituito sia senza Musica: anzi persuadono con molte ragioni tale scienza douersi imparare; et mostrano la forza della Musica esser in noi grandissima; et perciò uogliono, che dalla fanciullezza vi si dia opera: conciosia che è sofficiente a indurre in noi vn nuouo habito et buono, et vn costume tale, che ne guida et conduce alla virtù, et rende l' animo più capace di felicità; et il seuerissimo Licurgo Re de Lacedemonij tra le sue seuerissime leggi lodò, et sommamente approuò la Musica; percioche molto ben conosceua, che all' huomo era necessaria molto, et di giouamento grandissimo nelle cose della guerra; di modo che i loro esserciti (come narra Valerio) non vsauano di andar mai a combattere, se prima non erano ben riscaldati et inanimati dal suono de Pifferi. Osseruasi ancora tal costume alli tempi nostri; percioche di due esserciti l' uno non assalirebbe l' inimico, se non inuitato dal suono delle Trombe et de Tamburi, ouero da alcun' altra sorte de musicali istrumenti. Et benche, oltra li narrati, non manchino infiniti altri essempi, dalli quali si potrebbe maggiormente conoscere la dignità, et eccellenza della Musica; nondimeno, per non andar più in lungo, gli lassaremo, essendo a bastanza quello, che fin hora si è ragionato.

[-8-] A che fine la Musica si debba imparare. Capitolo 3.

MA per che di sopra si è detto, che l' huomo bene istituito non debbe esser senza Musica; però douendola imparare, auanti che piu oltra passiamo, voglio che veggiamo qual fine egli si debba proporre, poi che intorno a ciò sono stati diuersi pareri; il che veduto, vederemo ancora l' vtile, che dalla Musica ne viene, et in qual maniera la douemo vsare. Incominciando adunque dal primo dico, che sono stati alcuni, li quali hanno hauuto parere, che la Musica si douesse imparare per dar solazzo et dilettatione all' vdito; non per altra ragione, se non per far diuenir perfetto questo senso, nel modo che diuenta perfetto il vedere, quando con dilettatione et piacere riguarda vna cosa bella et proportionata: Ma in vero non si debbe imparare a questo fine; imperoche è cosa da volgari et da meccanici: essendo che queste cose non hanno in se parte alcuna di virtuoso (ancora che acchetando l' animo habbiano del diletteuole) et sono cose da huomini grossi, li quali non cercano se non di satisfare al senso, et a questo solo fine attendono. Altri poi voleuano, che ella s' imparasse, non ad altro fine, se non per esser posta tra le discipline liberali, nelle quali solamente i nobili si essercitauano; et per che dispone l' animo alla virtù, et regola le sue passioni, con auezzarlo a rallegrarsi, et a dolersi virtuosamente, disponendolo alli buoni costumi, non altramente di quello, che fa la Ginnastica il corpo a qualche buona dispositione et habitudine; et anche a fine di potere con tal mezo peruenire alla speculatione di diuerse sorti di harmonia: poi che per essa l' intelletto conosce la natura delle musicali consonanze. Et quantunque questo fine habbia dell' honesto, non è però a bastanza: imperoche colui il quale impara la Musica, non solo l' impara per acquistar la perfettione dell' intelletto; ma per potere, quando cessa dalle cure et negocij si del corpo, come dell' animo; cioè quando è in ocio, et fuori delle cottidiane occupationi, passare il tempo, et trattenersi virtuosamente; accioche rettamente et lodeuolmente viuendo lontano dalla pigritia, per tal mezo douenti prudente, et trappassi poi a fare cose migliori et più lodeuoli. Il qual fine non solo è degno di laude et honesto, ma è il vero fine; percioche non fu ritrouata la Musica, ouero ordinata ad altro fine, se non a quello, ch' habbiamo mostrato di sopra; si come nella sua Politica il Filosofo lo manifesta, adducendo et raccontando molte autorità di Homero. Onde meritamente gli antichi la collocorno nell' ordine di quelli trattenimenti, che serueno a gli huomini liberi, et tra le discipline lodeuoli, et non tra le necessarie, si come è l' Arithmetica; ne anche tra le vtili, come sono alcune, le quali sono per l' acquisto solamente de beni esteriori, che sono li denari, et l' vtile della famiglia; ne tra alcune altre, le quali serueno alla sanità del corpo, et alla fortezza, come la Ginnastica; che è un' arte appartinente alle cose, che giouano a far sano et forte il corpo, come è fare alla lotta, lanciare il palo, et altre cose, che appartengono all' essercitio della guerra. Si debbe adunque imparar la Musica, non come necessaria: ma come liberale et honesta; accioche col suo mezo possiamo peruenire ad vn' habito buono et virtuoso, che ne conduca nella via de buoni costumi; facendone caminare ad altre scienze più vtili, et più necessarie; et ne faccia trappassare il tempo virtuosamente: et questo debbe essere la principale, o vltima intentione, che dire la vogliamo. Ma in qual modo habbia possanza d' indur nuoui costumi, et muouer l' animo a diuerse passioni, ne ragionaremo in altro luogo.

Dell' vtile che si ha della Musica, et dello studio che vi douemo porre, et in qual modo vsarla. Capitolo 4.

GRANDE è veramente l' vtile, che dalla Musica si piglia, quando la vsiamo temperatamente: imperoche è cosa manifesta, che non pur l' huomo, ilquale è capace di ragione: ma anche molti de gli altri animali, che di essa mancano, si comprende, che pigliano dilettatione et piacere: percioche dilettandosi et rallegrandosi ogn' animale della proportione et temperamento delle cose; et ritrouandosi nelle harmonie tali qualità, ne segue immediatamente il piacere et la dilettatione a tutti li viuenti commune. Et è in vero cosa ragioneuole; poi che la natura consiste in tale proportione et temperamento, che ogni simile si diletta del suo simile, et quello appetisce. Di ciò ne danno chiarissimo indicio li fanciulli a pena nati, che presi dalla dolcezza del canto delle voci delle loro nutrici, non solo dopo il lungo pianto si racchetano, ma si rendono allegri, facendo anche [-9-] spesse volte alcuni gesti festeuoli. Et è a noi la Musica tanto naturale, et in tal modo a noi congiunta, che vedemo ciascuno in vn certo modo volerne dare qualche giudicio, ancora che imperfettamente. Per la qual cosa si potrebbe dire, colui non essere composto con harmonia, il quale non piglia diletto della Musica: percio che (si come habbiamo detto) se ogni dilettatione et piacere nasce dalla similitudine, è necessario, che colui, il quale non hà piacere dell' harmonia, in vn certo modo ella non si troui in lui, et che di essa sia ignorante. Et se bene si vorrà essaminare la cosa, si ritrouerà costui esser di bassissimo ingegno, et senza punto di giudicio; et si potrebbe dire, che la natura gli hauesse mancato, non gli hauendo proportionatamente formato l' organo: essendo che quella parte, la quale è per mezo il ceruello, et è più vicina all' orecchia, quando è proportionatamente composta, serue ad vn certo modo al giudicio dell' harmonia, dalla quale l' huomo, come da cosa simile, è preso et vinto, et in essa molto si compiace: Ma se auiene che sia priua di tal proportione, molto meno di ciascun' altro di essa prende diletto; et è in tal modo atto alle cose speculatiue et ingegnose, come l' Asino alla Lira. Et se vogliamo in ciò seguire l' opinione de gli Astrologi, diremo, che nel suo nascimento Mercurio gli sia stato inimico, si come è fauoreuole a coloro, li quali non pur dell' harmonia si dilettano: ma non si sdegnano, per alleuiamento delle loro fatiche, essi medesimi cantare et sonare, ricreandosi lo spirito, et riacquistandogli le smarite forze. Et però bene hà ordinato la natura, che hauendo in noi, mediante lo spirito, congiunto insieme (come vogliono i Platonici) il corpo et l' Anima; a ciascun di loro, essendo deboli et infermi, hà proueduto di oportuni rimedij: impero che il Corpo <languido> et infermo si viene a risanare co rimedij, che li porge la Medicina; et lo Spirito afflito et debole da gli spiriti aerei, et dalli suoni et canti, che gli sono proportionati rimedij: l' Anima poi, rinchiusa in questo corporeo carcere, si consola per via de gli alti et diuini misterij della sacra Theologia. Tale vtile adunque ne apporta la Musica, et di più; che scacciando la noia, che si piglia per le fatiche, ne rende allegri, et l' allegrezza raddoppia et conserua. Noi vedemo li Soldati andare ad assalire l' inimico molto più ferocemente, incitati dal suono delle Trombe et de Tamburi; et non pur essi, ma li Caualli ancora muouersi con grande empito. Questa eccita l' animo, muoue gli affetti, mitiga et accheta la furia, fa passare il tempo virtuosamente, et hà possanza di generare in noi vn' habito di buoni costumi; massimamente quando con li debiti modi et temperatamente è vsata: impero che essendo l' vfficio propio della Musica il dilettare, non dishonestamente, ma honestamente quella douemo vsare; accioche non c' intrauenga quello, che suole intrauenir a coloro, che smisuratamente beuono il Vino; li quali poi riscaldati, nuoceno a se stessi, et facendo mille pazzie muoueno a riso chiunque li vede: Non per che la natura del Vino sia tanto maligna, che quando temperatamente si beua, operi nell' huomo simil effetto: ma si mostra tale a colui, che lo beue auidamente: conciosia che tutte le cose sono buone, quando temperatamente si vsano a quel fine, che sono state ritrouate et ordinate: ma quando sono intemperatamente vsate, et non secondo il debito fine, nuoceno, et sono pernitiose. Di modo che potemo tenere questo per vero, che non pur le cose naturali: ma ogni arte, et ogni scienza possono essere buone et cattiue, secondo che sono vsate: buone dico, quando sono indrizzate a quel fine, al quale sono state ordinate; et cattiue, quando da quel fine si allontanano. Essendo adunque nato l' huomo a cose molto più eccellenti, che non è il Cantare, o sonare di Lira, o altre sorti d' istrumenti per satisfare solamente al senso dell' vdito, male vsa la sua natura, et deuia dal propio fine, poco curandosi di dare il cibo all' intelletto; il quale sempre desidera sapere et intendere nuoue cose. Non debbe adunque l' huomo solamente imparar l' arte della Musica, et ritrarsi dall' altre scienze, abbandonando il suo fine; che sarebbe gran pazzia: ma debbe impararla a quel fine, al quale è stata ordinata; Ne debbe spendere il tempo solamente in essa: ma debbe accompagnarla con lo studio della speculatiua; accioche da quella aiutato, possa venire in maggior cognitione delle cose, che all' vso di essa appartengono; et mediante quest' vso possa ridurre in atto quello, che per lungo studio speculando hà inuestigato: imperoche accompagnata in tal modo porta vtile ad ogni scienza, et ad ogni arte, come altre volte habbiamo veduto. Et se facesse altramente, non gli sarebbe tal cosa di molta vtilità, ne di molta gloria; anzi se gli attribuirebbe a vitio: conciosia che l' essercitarsi continouamente in essa senza alcun' altro studio, induce sonnolenza et pigritia; et rende gli animi molli et effeminati: la qual cosa conoscendo gli antichi, volsero, che lo studio della Musica alla Ginnastica fusse congiunto: ne voleuano, che si potesse dar opera all' vna senza l' altra; et questo faceuano, accio che per il darsi troppo alla Musica, l' animo non venisse a farsi vile; et dando opera solamente alla Ginnastica, gli animi non diuenissero oltra modo feroci, crudeli, et inhumani: ma da questi due essercitij insieme aggiunti si rendessero humani, modesti, et temperati. Et a far ciò si mossero con ragione, che chiaramente [-10-] si può vedere, che coloro i quali nella giouentù, lassati li studij delle cose di maggiore importanza, si sono dati solamente a conuersare co gl' Istrioni, et co parasiti, stando sempre nelle schuole di giuochi, di balli, et di salti, sonando la Lira et il Leuto, et cantando canzoni meno che honeste, sono molli, effeminati, et senza alcuno buon costume. Impero che la Musica in tal modo vsata, rende gli animi de giouani mal composti, come bene lo dimostrò Ouidio dicendo;

Eneruant animos citharae, cantusque lyraeque,

Et vox, et numeris brachia mota suis. Ne di altro sanno ragionare che di tali cose; ne altro che dishoneste parole dalla loro sporca bocca si sentono vscire. Per il contrario poi, sono alcuni, li quali per tale studio no solo molli et effeminati: ma importuni, dispiaceuoli, superbi, pertinaci, et inhumani diuentano; di modo che vedendosi ad vn certo termine arriuati, stimandosi sopra d' ogn' altro eccellenti, si gloriano, si essaltano, si lodano, et vituperando gli altri, per parere essi pieni di sapienza et di giudicio, stanno con la maggior riputatione et superbia del mondo: ne mai se non con grande istantia di prieghi, et con laudi molto maggiori che a loro non conuengono, si possono ridurre a mostrare vn poco del loro sapere. Per la qual cosa di tutti questi Tigelij si verifica il detto di Horatio, il quale dice;

Omnibus hoc vitium est cantoribus, inter amicos,

Vt nunquàm inducant animum cantare rogati,

Iniussi nunquàm desistant. A tali faceua dibisogno, che li lor padri più presto hauessero fatto insegnare qualch' altro mestiero, quantunque vile, che forse non sarebbeno caduti in tali errori, et harebbeno acquistate megliori creanze. Tutto questo hò voluto dire, accioche quelli, che dell' arte della Musica vogliono fare professione, s' innamorino della scienza, et diano opera allo studio della speculatiua: percioche non dubito, che congiungendo insieme queste cose, non habbiano da diuentare virtuosi, honesti, et costumati: et in tal modo verranno ad imitare gli antichi; li quali (come si è detto) accompagnauano la Musica con la Ginnastica: percioche cosi ella sarà potente di ridurre ciascuno nella diritta via de i buoni costumi. Ne alcuno debbe credere, che quello ch' io hò detto dell' arte della Musica, l' habbia detto, ne per vituperarlo, ne coloro che in tal maniera si essercitano; cosa che giamai non mi è caduto nell' animo: ma più tosto l' hò detto, accioche congiunta in tal modo, et ad altre honoreuoli scienze piene di seuerità, la difendiamo dalli vagabondi et otiosi ruffianesmi de bagatellieri, et la riponiamo nel suo vero luogo; si che ella non habbia da seruire a coloro che sono dediti solamente alle voluttà: ma sia per vso delli studiosi delle buone scienze, et di coloro che seguitano le uirtù, costumatamente et ciuilmente viuendo.

Quello che sia la Musica in vniuersale, et della sua Diuisione. Capitolo 5.

DAREMO adunque principio ad vno cosi honesto et honoreuole studio, vedendo prima quello che sia Musica, et dipoi di quante sorti si truoua, assegnando a ciascuna sorte la sua definitione; et questo faremo per non deuiare dal buon ordine, che hanno tenuto gli antichi; li quali voleuano, Che ogni ragionamento di qualunque cosa, che ragioneuolmente si faccia, debba incominciare dalla definitione, accioche s' intenda quello, di che si ha da disputare. Però in vniuersale parlando dico, che Musica non è altro che Harmonia; et potremo dire, che ella sia quella lite et amicitia, che poneua Empedocle, dalla quale voleua, che si generassero tutte le cose, cioè vna discordante concordia, come sarebbe a dire, Concordia di varie cose, le quali si possino congiungere insieme. Ma perche questa parola Musica hà diuerse significationi, et la ragion vuole, che ogni cosa, che porta seco molti significati, prima debba esser diuisa, che definita (massimamente volendo dichiarare ogni sua parte) però noi primamente la diuideremo dicendo; la Musica essere di due sorti, Animastica, et Organica. L' vna è harmonia, che nasce dalla compositione di varie cose congiunte insieme in vn corpo; auenga che tra loro siano discrepanti; come è la mistura de i quattro Elementi, ouero di altre qualità in vn corpo animato. L' altra è harmonia, che può nascere da varij istrumenti. Et questa di nuouo partiremo in due: percioche si ritrouano due sorti d' istrumenti, cioè Naturali et Arteficiali. Li naturali sono quelle parti che concorrono alla formatione delle voci; come sono la Gola, il Palato, la Lingua, le Labbra, li Denti, e finalmente il Polmone, dalla natura formate. Le qual parti essendo mosse dalla Voluntà, et dal mouimento di esse nascendone il suono, et dal suono il Parlare; nasce poi la Modulatione, ouero il Cantare: [-11-] et cosi per il mouimento del corpo, per la ragione del suono, et per le parole accommodate al Canto, si fa perfetta l' harmonia, et nasce la Musica detta Harmonica, o Naturale. Gli istrumenti arteficiali sono inuentioni humane, et deriuano dall' Arte, et formano la Musica arteficiata, che è quella harmonia, che nasce da simili istrumenti; et questa si fa in tre modi: percioche o nasce da istrumenti, che rendon suono con fiato naturale, o arteficiato; come Organi, Pifferi, Trombe, et simili; ouero da istrumenti da chorde, oue non fa dibisogno fiato; come Cetere, Lire, Leuti, Arpichordi, Dolcimeli, et simili; li quali dalle dita, et dalle penne sono percossi; ouero si sonano con archetti. Nasce vltimamente da istrumenti da battere; come Tamburi; Cembali, Taballi, Campane, et altri simili, che di legno concauo et di pelle di animali sopra tirrate, et di metallo si fanno; quando da qual si voglia cosa siano percossi. Di modo che l' arteficiata si troua di tre sorti, Da fiato, Da chorde, et Da battere; et la Naturale di quattro, Piana, Misurata, Rithmica, et Metrica; benche queste quattro ancora si possano attribuire all' arteficiata, per le ragioni ch' altroue diremo. Dell' Animastica poi faremo similmente due parti, ponendo nella prima la Mondana, et nella seconda la Humana; come nella sottoposta diuisione appare.

[Zarlino, Le istitutioni harmoniche, 11; text: Mondana, MVSICA, Humana, Animastica, harmonica o naturale, Arteficiata, Organica, Piana, Misurata, Rithmica, Metrica, Da fiato, Da chorde, Da Battere] [ZAR58IH1 01GF]

Et quantunque alcuni habbiano fatto differenza tra la Musica, che nasce da istrumenti da fiato, nominandola Organica, da quella, che nasce dalle chorde et senza fiato, chiamandola Rithmica; nondimeno io l' vna et l' altra hò voluto chiamare indiferentemente Arteficiata, Prima: percioche non è di molta importanza il nominarle più ad vno modo, che ad vn' altro; et poi per seruare il significato della parola Organo, donde vien questo nome Organico, che comprende in vniuersale tutte le sorti d' istrumenti arteficiali; et oltra di questo per fuggir l' equiuocatione: conciosia che dicendosi Rithmica, si potrebbe intendere, non solo di quella harmonia, che nasce da gli istrumenti arteficiali da chorde; ma anco di quella, che dalla Prosa ben composta risulta. Ma vediamo hormai quel che sia ciascun membro della sopramostrata diuisione.

[-12-] Della Musica mondana. Capitolo 6.

RIPIGLIANDO adunque la Musica animastica diremo, che ella è di due sorti, Mondana, et Humana. La Mondana è quell' harmonia, che non solo si conosce essere tra quelle cose, che si veggono et conoscono nel cielo: ma nel legamento de gli Elementi, et nella varietà de i tempi ancora si comprende. Dico che si veggono et conoscono nel cielo, dal Riuolgimento, dalle Distanze, et dalle Parti delle sphere celesti; et da gli Aspetti, dalla Natura, et dal Sito de i sette pianeti; che sono la Luna, Mercurio, Venere, il Sole, Marte, Gioue, et Saturno: imperoche è stata opinione di molti Filosofi antichi, et massimamente di Pithagora, che vn riuolgimento di si gran machina con si veloce mouimento, non trappassi senza mandar fuori qualche suono; la quale opinione, quantunque da Aristotele sia riprobata, è nondimeno fauorita da Cicerone nel libro 6. della Repubblica doue rispondendo il maggior Scipione Africano al minore, che gli haueua dimandato; Che suono è questo si grande et si dolce, che empie gli orecchi miei? Dice; Questo è quello, che congiunto per inequali interualli, nondimeno distinti per compartita proportione, è fatto dal sospingere et dal muouere di essi circoli; il quale temperando le cose acute con le graui, equalmente fa diuersi concenti; Perche non si possono fare si gran mouimenti con silentio, et la Natura porta, che gli estremi dall' vna parte grauemente, et dall' altra acutamente suonino. Per la qual cosa quel sommo corso del cielo stellato, il cui riuolgimento è più veloce, si muoue con acuto et più forte suono; et questo lunare et infimo con grauissimo. Questo dice Tullio, seguendo il parer di Platone; il quale per mostrare, che da tale riuolgimento nasca l' harmonia, finge che a ciascuna sphera soprasieda vna Sirena: Percioche Sirena non vuol significare altro che Cantatrice a Dio. Et medesimamente Hesiodo nella sua Theogonia accennando questo istesso, chiamò [ourania] l' ottaua Musa, che è appropiata all' ottaua sphera, da [ouranos], col qual nome da i Greci vien nominato il Cielo. Et per mostrare, che la Nona sphera fusse quella, che partorisse la grande et concordeuole vnità de suoni, la nominò [kalliope], che viene a significare di Ottima voce; volendo mostrar per questo l' harmonia, che risulta da tutte quell' altre sphere; come si vede accennato dal Poeta quando disse;

Vos o Calliope precor aspirate canenti; inuocando solamente Calliope nel numero del più, come la principale, et come quella al cui solo volere si muoueno, et si girano tutte l' altre. Et tanto hebbero gli antichi questa opinione per vera, che nelli sacrificij loro vsauano Musicali istrumenti, et cantauano alcuni Hinni composti di sonori versi, i quali conteneuano due parti, l' vna delle quali nominauano [strophe] et l' altra [antistrophe]; per mostrare li diuersi giri fatti dalle sphere celesti: percioche per l' vna intendeuano il moto, che fa la sphera delle stelle fisse dall' Oriente in Occidente; et per l' altra li mouimenti diuersi, che fanno l' altre sphere de pianeti procedendo al contrario, dall' Occidente in Oriente. Et con tali istrumenti ancora accompagnauano li corpi de lor morti alla sepoltura: percioche erano di parere, che dopo la morte l' anime ritornassero alla origine della dolcezza della Musica, cioè al cielo. Tal costume osseruarono gia gli Hebrei anticamente nel la morte de loro parenti, di che ne hauemo chiarissima testimonianza nell' Euangelio, nel quale è descritta la risuscitatione della figliuola del prencipe della Sinagoga, doue erano musicali istrumenti, a sonatori de i quali comandò il Signor nostro, che più non sonassero. Et faceuano questo (come dice Ambrosio) per osseruare l' vsanza de i loro antichi; liquali in cotal modo inuitauano li circostanti a piangere con esso loro. Molti ancora haueano opinione, che in questa vita ogni anima fusse vinta per la Musica; et che se bene era nel carcere corporeo rinchiusa, ricordandosi et essendo consapeuole della Musica del cielo; si domenticasse ogni dura et noiosa fatica. Ma se ciò ne paresse strano, hauemo dell' harmonia del cielo il testimonio delle Sacre lettere, doue il Signore parla a Giobbe dicendo; Chi narrerà le ragioni o voci de Cieli? Et chi farà dormire il loro concento? Et se mi fusse dimandato; onde proceda, che tanto grande et si dolce suono non sia vdito da noi; altro non saprei rispondere, che quello, che dice Cicerone nel luogo di sopra allegato; Che gli orecchi nostri ripieni di tanta harmonia sono sordi; si come per essempio auiene a gli habitatori di quei luoghi doue il Nilo da monti altissimi precipita, detti Catadupa; i quali per la grandezza del rimbombo mancano del senso dell' vdito. Ouero che si come l' occhio nostro non può fissare lo sguardo nella luce del Sole, restando da i suoi raggi vinta la nostra luce; cosi gli orecchi nostri non possono capire la dolcezza dell' harmonia celeste, per l' eccellenza et grandezza sua. Ma ogni ragione ne persuade a credere almeno, che il mondo sia composto con harmonia; [-13-] si perche (come vuol Platone) l' anima di esso è harmonia; si anche perche li cieli sono girati intorno dalle loro intelligenze con harmonia: come si comprende da i loro riuolgimenti; liquali sono l' uno dell' altro proportionatamente più tardi, o più veloci. Si conosce anchora tale harmonia dalle distanze delle sphere celesti: percioche sono distanti tra loro (come piace a molti) in harmonica proportione; laquale, benche non venga misurata dal senso, è nondimeno misurata dalla ragione: imperoche li Pithagorici (come dimostra Plinio) misurando la distanza de cieli, et li loro interualli, poneuano dalla Terra alla prima Sphera lunare essere lo spatio di 12600 stadij; et questo diceuano essere l' interuallo del tuono; auegna che questo (secondo il mio parere) sia fuori d' ogni ragione: conciosia che non può essere, che quelle cose le quali per lor natura sono immobili, si come è la Terra, siano atte a generare l' harmonia; hauendo li suoni (come vuol Boetio) il loro principio dal mouimento. Dipoi andauano ponendo dalla sphera della Luna a quella di Mercurio l' interuallo d' un Semituono maggiore; et da Mercurio a Venere quello del minore; e da Venere al Sole il Tuono, et il minor semituono; et questa diceuano esser distante dalla terra per tre tuoni, et vno semituono; il qual spatio è nominato Diapente. Et dalla Luna al Sole poneuano la distanza di due tuoni, et vno semituono; li quali costituiscono lo spatio della Diatessaron. Ritornando poi al principiato ordine, dissero, il Sole esser lontano da Marte per la medesima distanza, che è la Luna dalla terra; et da Marte a Gioue essere l' interuallo del semituono minore; et da questo a Saturno lo spatio del semituono maggiore: dal quale per fino all' vltimo cielo, oue sono li segni celesti, posero lo spatio del minor semituono. Per la qual cosa dall' vltimo cielo alla sphera del Sole si comprende esser lo spatio, o interuallo della Diatessaron; et dalla terra all' vltimo cielo lo spatio di cinque tuoni, et due minori semituoni, cioè la Diapason. Chi vorrà poi essaminare li cieli nelle sue parti, secondo che con gran diligenza hà fatto Tolomeo, ritrouerà (comparate insieme le dodici parti del Zodiaco, nelle quali sono li dodici segni celesti) le consonanze musicali, cioè la Diatessaron, la Diapente, la Diapason, et le altre per ordine; et nelli motti fatti verso l' Oriente et l' Occidente potrà conoscere esser collocati li suoni grauissimi; et in quelli, che si fanno nel mezo del cielo gli acutissimi. Nelle altitudini poi ritrouerà il Diatonico, il Chromatico, et l' Enharmonico genere. Similmente nelle latitudini li Tropi, o Modi, che vogliamo nominarli; et nelle faccie della Luna, secondo gli varij aspetti col Sole, esser le congiuntioni delli Tetrachordi. Ma non solo dalle predette cose si può conoscere cotale harmonia; ma dalli varij aspetti de i sette Pianeti ancora; dalla natura, et dalla positione, o sito loro. Da gli aspetti, si come dal Trino, dal Quadrato, dal Sestile, dalle congiuntioni, et dalle oppositioni; li quali fanno nelle cose inferiori, secondo i loro influssi buoni, et rei, vna tale et tanta diuersità di harmonia di cose, che è impossibile di poterla esplicare. Dalla natura poi, conciosia che essendone alcuno (come vogliono gli Astrologi) di natura trista et maligna; da quelli, che buoni et benigni sono, in tal modo vengono ad esser temperati; che ne risulta poi tale harmonia; che apporta gran commodo et vtile a mortali. Et questa si comprende ancora dal Sito, ouero dalla Positione loro; conciosia che sono tra loro in tal modo collocati, quasi nel modo che sono collocate le virtù tra gli vitij. Onde si come questi, che sono estremi, si riducono ad vn' habito virtuoso, per via di vno mezo conueniente; cosi quelli pianeti, che sono di natura maligni, si riducono alla temperanza per via di vn' altro pianeta posto nel mezo loro, che sia di natura benigna. Però si vede, che essendo Saturno et Marte posti nel luogo soprano di natura maligni, cotal malignità da Gioue posto tra l' vno et l' altro, et dal Sole posto sotto di Marte con vna certa harmonia è temperata; si che non lassano operare a i loro influssi cattiui nelle cose inferiori quel maligno effetto, che potrebbeno operare non vi essendo tale interpositione. Et hanno i loro influssi si gran possanza sopra li corpi inferiori, che mentre li due primi nominati pianeti si ritrouano hauere il dominio dell' anno; allora si disciolge l' harmonia de i quattro Elementi: percioche si corrompe l' aria de tal maniera, che genera nel mondo pestilenza vniuersale. Vogliono ancora, che i due luminari maggiori, che sono il Sole et la Luna, facino corrispondente harmonia di beniuolenza tra gli huomini, quando nel nascimento dell' vno quello si ritroua essere in Sagittario, et questa nel Montone; et nel nascimento dell' altro il Sole sia nel Montone, et la Luna nel Sagittario. Simil harmonia dicono ancora farsi, quando nel loro nascimento hanno hauuto vn medesimo segno, ouero di simile natura, ouero vn medesimo pianeta, o di natura simile in ascendente: ouero che due benigni pianeti col medesimo aspetto habbiano riguardato l' angolo dell' oriente. Questo istesso dicono auenire, quando Venere si ritroua nella medesima casa della loro natiuità, o nel medesimo grado. Hauendo adunque hauuto riguardo a tutte le sopradette opinioni, et essendo (si come affermarono alcuni) il [-14-] Mondo l' organo d' Iddio, nella dichiaratione della Musica mondana hò detto, che è harmonia, la quale, si scorge tra quelle cose, che si veggono, et conoscono nel cielo. Et soggiunsi, che anche nel legamento de gli Elementi si comprende: conciosiache essendo stati creati dal grande Architettore Iddio (si come creò ancora tutte l' altre cose) in Numero, in Peso, et in Misura, da ciascuna di queste tre cose si può comprendere tale harmonia; et prima dal Numero, medianti le qualità passibili, che sono quattro et non più, cioè la Siccità, la Frigidità, la Humidità, et la Calidità, che si ritrouano in essi: conciosiache a ciascuno di loro principalmente vna di esse qualità è appropiata; si come la siccità alla terra, la frigidità all' acqua, l' humidità all' aria, et la calidità al fuoco; Ancora che la siccità secondariamente si attribuisca al fuoco, la calidità all' aria, l' humidità all' acqua, et la frigidità alla terra; per le quali non ostante, che tra loro essi elementi siano contrarij, restano nondimeno in vno mezano elemento, secondo vna qualità concordi et vniti: essendo che ad ogn' vno di loro (come hauemo veduto) due ne sono appropiate, per mezo delle quali mirabilmente insieme si congiungono, et in tal modo; che si come due numeri Quadrati conuengono in vno mezano numero proportionato, cosi due di essi elementi in vno mezano si congiungono. Conciosia che al modo che il Quaternario, et Nouenario numeri quadrati si conuengono nel Senario, il quale supera il Quaternario di quella quantità, che esso è superato dal Nouenario; in tal modo il Fuoco et l' Acqua, che sono in due qualità contrarij, in vno mezano elemento si congiungono: Impero che essendo il Fuoco per sua natura caldo et secco, et l' Acqua fredda et humida, nell' Aria calda et humida mirabilmente con grande proportione s' accompagnano; il quale se bene dall' Acqua per il calido si scompagna, seco poi per l' humido si vnisce. Et se l' humido dell' Acqua ripugna al secco della Terra, il frigido non resta però d' vnirli insieme. Di modo che sono con tanto marauiglioso ordine insieme vniti, che tra essi non si ritroua più disparità, che si ritroui tra due mezani numeri proportionati, collocati nel mezo di due numeri Cubi; come nel sottoposto essempio si può chiaramente vedere.

[Zarlino, Le istitutioni harmoniche, 14; text: Sesquialtera, Conuengono nel Calido, Aria, 18, Conuengono nell' Humido, Fuoco, 27, Contrarij. Acqua, 12, Triplex supertripartiens octauas, Conuengono nel Secco, Terra, 8, Conuengono nel Frigido] [ZAR58IH1 02GF]

[-15-] Tal legamento fatto con harmonia esplicò ancora Boetio dicendo;

Tu numeris elementa ligas, vt frigora flammis

Arida conueniant liquidis, ne purior ignis

Euolet, aut mersas deducant pondera terras.

Tu triplicis mediam naturae cuncta mouentem

Connectens animam, per consona membra resoluis. Et in vn' altro luogo;

Haec concordia temperat aequis

Elementa modis, vt pugnantia

Vicibus cedant humida siccis

Iungantque fidem frigora flammis.

Pendulus ignis surgat in altum,

Terraeque graues pondere sidant. Ma chi vorrà dal peso loro comprendere ancora la Mondana harmonia la potrà conoscere: percioche essendo l' vno dell' altro più graue, o più leggiero, sono di tal modo insieme concatennati et legati, che con vna certa harmonia la circonferenza di ciascuno proportionatamente è lontana dal centro del Mondo. Noi vedemo che quelli, che sono per lor natura graui, sono tirati all' insù da quelli, che sono per loro natura leggieri; et li graui tirano all' ingiù li leggieri in tal maniera, che niuno di loro va fuori del suo propio luogo. Et in tal guisa stanno insieme sempre vniti et serrati, che tra loro non si troua per alcun tempo, quantunque breue, in alcuna parte il Vacuo; il quale la Natura grandemente abhorisce. Et sono poi in tal modo collocati, che la Terra, la quale per sua natura è semplicemente graue, et il Fuoco, che è semplicemente leggiero, sono quelli, che posseggono gli vltimi luoghi. La Terra tien l' infimo luogo: percioche ogni graue tende al basso; et il Fuoco stà nel supremo: conciosia che ogni cosa leggiera tende a tal luogo. Ma perche li mezi ritengono la natura de i loro estremi, però hà ordinato bene il Creatore, che essendo l' Acqua et l' Aria, secondo vn certo rispetto graui et leggieri, douessero tenere il luogo mezano, l' Acqua accompagnandosi alla Terra come più graue; et l' Aria al Fuoco, come piu leggero; accioche ciascuno si accompagnasse a quello, che era di natura a lui piu simile. Il qual ordine et legamento leggiadramente Ouidio espresse dicendo.

Ignea conuexi vis, et sine pondere coeli

Emicuit, summaque locum sibi legit in arce.

Proximus est aer illi leuitate locoque.

Densior his tellus elementaque grandia traxit,

Et praessa est grauitate sui. circunfluus humor

Vltima possedit, solidumque coercuit orbem. Ma se più sotilmente ancora vorremo essaminare la cosa, ritrouaremo l' harmonia mondana nella loro misura et quantità, mediante la trammutatione delle parti, che fa dall' vno nell' altro, si come mostra il Filosofo: conciosiache cosi si trammuta vna parte di terra in acqua, et vna parte di acqua in aria, come si trammuta vna parte di aria in fuoco. Et cosi come si trammuta vna parte di fuoco in aria, et vna parte di aria in acqua, cosi si trammuta vna parte di acqua in terra: essendo che trammutandosi la terra in acqua, si viene a far tale trammutatione in proportione Decupla. Di modo che quando si trammuta vn pugno di terra in acqua, si genera (come dicono i Filosofi) dieci pugni di acqua; et quando si trammuta tale acqua in aria, viene a fare cento pugni di aria. per la qual cosa trammutandosi tutto questo in fuoco, viene a multiplicare in mille pugni di fuoco. Cosi per il contrario, mille pugni di fuoco si conuerteno in cento di aria, et questi in dieci di acqua, et dieci di acqua in vno di terra; et questo auiene dalla rarità et spessezza, che si ritroua più in vno, che in vn' altro elemento: Percioche quanto piu s' auicinano al cielo, et sono lontani dal centro del mondo, tanto più sono rari; et quanto più s' auicinano a questo, et si allontanano da quello, tanto più sono spessi. Onde quando da questo si volesse giudicare la loro misura, si potrebbe dire, che la quantità del fuoco fusse in proportione Decupla con quella dell' aria; et quella dell' aria, con quella dell' acqua medesimamente in proportione decupla; et cosi la quantità dell' acqua con tutta la quantità della terra nella medesima proportione. Et si potrebbe anche dire (poi che gli Elementi sono corpi d' vno istesso genere, et il tutto con le parti conuiene in vna istessa natura, et in vna ragione istessa) che la proportione, che si ritroua tra la quantità della sphera del fuoco, et tutta la massa della terra, sia quella, che si ritroua tra il numero Millenario et l' vnitade. A questo modo adunque, dal mouimento, dalle [-16-] distanze, et dalle parti del cielo; et similmente da gli aspetti, dalla natura, et dal sito de i sette pianetti; et dal numero etiandio, dal peso, et dalla misura de i quattro elementi, venimo alla cognitione dell' harmonia Mondana. Conciosia che la concordanza et l' harmonia loro partorisca l' harmonia de i tempi, che si conosce prima ne gli Anni, per la mutatione della Primauera nella State; et di questa nell' Autunno: similmente dell' Autunno nel Verno; et del Verno nella Primauera. Et dipoi nelli Mesi per il crescere et sciemare regolatamente, che fa la Luna; et finalmente ne i Giorni per il cambieuole apparir della luce, et delle tenebre; dalla quale harmonia nasce la diuersità di fiori, et di frutti: Percioche, si come afferma Platone, quando il caldo col freddo, et il secco con l' humido proportionatamente s' vniscono; dall' harmonia di queste qualità ne risulta l' anno a ciascun viuente vtilissimo, pieno di varie sorti di fiori odoriferi, et di frutti ottimi; ne alcun' altra sorte di piante, o di animali viene a patire offesa. Si come all' opposito auiene, che dalla discordanza et distemperamento loro si generano pestilenza, sterilità, infirmità, et ogni cosa a gli huomini, alle bestie, et alle piante nociua. Et veramente la Natura hà seguito vn bello et ottimo ordine, facendo che quel che il Verno ristringe et rinchiude, Primauera lo apra, et mandi fuori; et quel che la State secca, l' Autunno finalmente maturi. Di maniera che si vede l' vn tempo all' altro porgere aiuto; et di quattro tempi harmonicamente disposti farsi vn corpo solo. Questa tale harmonia ben fu conosciuta da Mercurio, et da Terpandro; conciosia che l' vno hauendo ritrouata la Lira, oueramente la Cetera, pose in essa quattro chorde ad imitatione della Musica mondana (come dice Boetio et Macrobio) la quale si scorge ne i quattro Elementi, ouero nella varietà de i quattro tempi dell' anno; et l' altro la ordinò con sette chorde alla similitudine de i sette Pianeti. Fu poi il numero delle quattro chorde nominato Quadrichordo, ouer Tetrachordo, che tanto vuol dire, quanto di quattro chorde. Et quello di sette Eptachordo, che vuol dire di sette chorde. Ma il primo fu da i Musici di maniera riceuuto et abbracciato, che le quindeci chorde comprese nel Sistema massimo, furno accresciute secondo il numero delle chorde del predetto Tetrachordo, anchora che si ritrouino distanti l' una dall' altra sotto diuerse proportioni. Et questo basti quanto alla dichiaratione della Musica mondana.

Della Musica humana. Capitolo 7.

LA Musica humana poi è quell' harmonia, che può esser intesa da ciascuno, che si riuolga alla contemplatione di se stesso: imperoche quella cosa, la quale mescola col corpo la viuacità incorporea della ragione, non è altro, che vn certo adattamento et temperamento, come di voci graui et acute; il quale faccia quasi vna consonanza. Questa è quella, che congiunge tra se le parti dell' Anima, et tiene vnita la parte rationale con la irrationale, et e quella, che mescola gli elementi, ouer le qualità loro nel corpo humano con ragioneuole proportione. Onde principalmente si de auertire, ch' io hò detto, che può esser intesa da ciascuno, che si riuolga alla contemplatione di se stesso; accioche non si credesse, che la Musica humana fusse, o si chiamasse quell' ordine, che osserua la Natura nella generatione de nostri corpi. La quale (come dicono li Medici, et anche lo conferma Agostino) poi che nella matrice della donna ritroua il seme humano, corropendolo per ispatio di sei giorni lo conuerte in latte; ilquale in noue giorni trasforma in sangue; et in termine di dodici di ne produce vna massa di carne senza forma: Ma a poco a poco introducendouela, in diciotto giorni la fa diuenire humana: di modo che essendo in quarantacinque giorni compiuta la generatione, l' Onnipotente Iddio le infonde l' Anima intellettiua. Et veramente questo mirabilissimo ordine hà in se concento et harmonia, considerata la distanza di un numero all' altro; si come è chiaro da vedere, che dal primo al secondo si ritroua la forma della consonanza Diapente; et da questo al terzo quella della Diatessaron; et dal terzo all' vltimo quella della medesima Diapente. Et di nuouo dal primo al terzo, et dal secondo all' vltimo la forma della Diapason; et dal primo all' vltimo chiaramente si scorge quella della Diapasondiapente; come più facilmente nella figura si vede: Ma questa non chiamerò io Musica humana, la qual diremo, che si possa conoscere da tre cose, cioè dal Corpo, dall' Anima, et dal Congiungimento dell' vno et dell' altra. Dal corpo, si come nelle cose che crescono, ne gli humori, et nelle humane operationi. Nelle cose che crescono noi veggiamo ciascun viuente quasi con vna certa harmonia cambiare il suo stato: Gli huomini diuentano di fanciulli vecchi, et di piccoli grandi; Le piante di humide, verdi et tenere, si fanno aride, secche, et dure. Et ben che [-17-] ogni giorno si veggano, et le habbiamo auanti gli occhi, nondimeno non si può veder tal mutatione: si come ancora nella Musica non si puo vdire lo spatio, che si troua dalla voce acuta a quella che è graue, quando si canta: conciosia che solamente si possa intendere, et non vdire.

[Zarlino, Le istitutioni harmoniche, 17; text: 18, 12, 9, 6, Diapente, Diatessaron, Diapason, Diapasondiapente] [ZAR58IH1 02GF]

Ne gli humori; come vedemo nel temperamento di tutti quattro gli Elementi nel corpo humano. Et nelle humane operationi la conoscemo, nell' animal rationale, cioè nell' huomo: imperoche in tal modo è retto et gouernato dalla ragione, che passando per i debiti mezi nel suo operare, conduce le sue cose con vna certa harmonia a perfetto fine. Conoscesi ancora tal harmonia dall' Anima, cioè dalle sue parti, che sono l' Intelletto, li Sentimenti et l' Habito: Imperoche, secondo Tolomeo, corrispondeno alle ragioni di tre consonanze, cioe della Diapason, della Diapente, et della Diatessaron: conciosia che la parte intellettuale corrisponda alla Diapason, che hà sette interualli, et sette sono le sue Specie; onde in essa si ritrouano sette cose, cioè la Mente, l' Imaginatione, la Memoria, la Cogitatione, l' Opinione, la Ragione, et la Scienza. Alla Diapente, la quale ha quattro Specie et quattro interualli, corrisponde la sensitiua in quattro cose, nel Vedere, nell' Vdire, nell' Odorare, et nel Gustare: conciosia che il Toccare sia commune a ciascun de i nominati quattro sentimenti, et massimamente al Gusto. Ma alla Diatessaron, la qual si fa di tre interualli et contiene tre Specie corrisponde la parte habituale, nell' Augumento, nella Summità, et nel Decrescimento. Similmente se noi vorremo che le parti dell' Anima siano la sede della Ragione, dell' Ira, et della Cupidità; ritrouaremo nella prima sette cose corrispondenti a gli interualli et alle specie della Diapason, cioè l' Acutezza, l' Ingegno, la Diligenza, il Conseglio, la Sapienza, la Prudenza, et l' Esperienza. Nella seconda ritrouaremo quattro cose, che corrisponderanno alle specie et a gli interualli della Diapente, cioè Mansuetudine o Temperanza d' animo, Animosità, Fortezza, et Tolleranza. Nella terza tre cose corrispondenti a gli interualli et alle specie della Diatessaron, cioè Sobrietà o Temperanza, Continenza, et Rispetto. Oltra di ciò si considera ancora tale harmonia nelle potenze di essa anima, si come nell' Ira, nella Ragione; et nelle Virtù; come sarebbe dire nella Iustitia et nella Fortezza: percioche queste cose tra loro si vengono a temperare nel modo che nei suoni della consonanza si contempera il suono graue con l' acuto. Si conosce vltimamente tale harmonia dal congiungimento dell' Anima col Corpo, per la naturale amicitia, mediante la quale il corpo con l' anima è legato, non già con legami corporei, ma (come vogliono i Platonici) con lo spirito, il quale è incorporeo, come al capitolo 4. di sopra vedemmo. Questo è quel legame, dal qual risulta ogni humana harmonia, et è quello, che congiunge le diuerse qualità de gli elementi in vn composto, cioè nel corpo humano, seguendo l' opinione de Filosofi; i quali concordemente affermano, che i corpi humani sono composti di Terra, Acqua, Aria, et Fuoco; et dicono la carne generarsi della temperatura di tutti li quattro elementi insieme; li Nerui di terra et di fuoco; et finalmente le ossa di acqua et di terra. Ma se questo ne paresse strano, ragioneuolmente non potemo negare, che non siano composti almeno delle qualità elementali, mediante li quattro humori, che in ogni corpo si ritrouano; come è la Malinconia, la Flegma, il Sangue, et la Colera: li quali benche l' vno all' altro siano contrarij; nondimeno nel misto, o composto, che vogliamo [-18-] dire, stanno harmonicamente vniti. Anzi se per patir freddi, et souerchi caldi; ouer per troppo mangiare, ò per altra cagione facemo violenza ad vno de gli humori, in istante ne segue il distemperamento, et l' infirmità del corpo; ne egli prima si risana, se essi non sono ridutti alla pristina proportione et concordia; la quale non potrebbe essere, quando non vi fusse quel legamento, che di sopra hò detto, della natura spirituale con la corporale, et della rationale con la irrationale. Questa concordia harmonica adunque della natura spirituale con la corporale, et della rationale con la irrationale, è quella, che costituisce la Musica humana: percioche mentre l' Anima quasi con ragion de i numeri perseuera di stare vnita col corpo, il corpo ritiene col nome l' essere animato; et non essendo per altro accidente impedito, hà potestà di far ciò che vuole: doue disciogliendosi l' harmonia, egli si corrompe, et perdendo col nome l' esser animato, resta nelle tenebre, et l' Anima vola all' immortalità. Et ben fu detto quasi con ragion de i numeri: conciosiache gli antichi hebbero vna strana opinione, che quando vno si annegaua, oueramente era vcciso, l' anima sua non poteua mai andare al luogo deputato, fin che non haueua finito il musical numero; col quale dal suo nascimento era stata congiunta al corpo. Et perche haueano per fermo, che tal numero non si potesse trappassare, però tali accidenti chiamarono Fato, ouer Corso fatale. Questa opinione tocca il Poeta introducendo Deifobo, il quale fu vcciso da i Greci, dir queste parole;

Explebo numerum, reddarque tenebris. Ma perche queste cose s' appartengono più alli ragionamenti della Filosofia, che a quelli della Musica, lascierò di parlarne più oltra, contentandomi di hauerne detto queste poche, et dimostrato la varietà della Musica animastica; della quale, come di quella, che nulla o poco fa al nostro proposito, non ne farò più mentione.

Della Musica piana, et misurata; o vogliamo dire Canto fermo, et figurato. Capitolo 8.

RESTA hora di andare dichiarando il secondo membro principale, che noi facemmo della Musica; il quale era la Organica, diuisa in Harmonica o Naturale, et in Artificiata; ciascuna delle quali diuidemmo in Piana, Misurata, Rithmica, et Metrica. Ripigliando adunque queste vltime parti dico, che la Musica Piana si dimanda quell' harmonia, che nasce da vna semplice et equale prolatione nella cantilena, la quale si fa senza variatione alcuna di tempo, dimostrato con alcuni Caratteri, o figure semplici, che Note li musici prattici chiamano; le quali ne si accrescono, ne si diminuiscono della loro valuta: imperoche in essa si pone il tempo intero et indiuisibile, et da i Musici volgarmente è chiamato Canto piano, ouero Canto fermo; ilquale è molto vsato da i Religiosi nelli diuini vfficij. Musica misurata dico essere l' harmonia, che nasce da vna variata prolatione di tempo nella cantilena, dimostrato per alcuni Caratteri, o figure al modo sopra detto, le quali di nome, essentia, forma, quantità, et qualità sono differenti; et non si accrescono, ne si diminuiscono: ma si cantano con misura di tempo, secondo che descritte si trouano. Et questa communemente si chiama Canto figurato, dalle figure o note, che si trouano in esso di forma et quantità diuersa, le quali ne fanno crescere et minuire il tempo nella cantilena, secondo la loro valuta, che tardità, o velocità di tempo ne rapresentano. Ma Figura, o Nota che dire vogliamo, si nel canto fermo, come nel figurato, dico essere un segno, che posto sopra alcune linee et spatij, ci rapresenta il suono o la voce, et la velocità et tardità del tempo, che bisogna vsare nella cantilena; delle quai cose trattaremo poi nella Terza parte, quando ragionaremo intorno la materia del Contrapunto, cioè delle Compositioni delle cantilene. Et perche la Musica piana et Misurata, non solo da istrumenti naturali, ma da artificiali ancora può nascere; però nella diuisione della Musica organica, dalla harmonica, o naturale, et dalla artificiata l' hò fatta discendere.

[-19-] Della Musica Rithmica, et della Metrica. Capitolo 9.

MVSICA Rithmica diremo esser quella harmonia, che si sente nel verso, ouero nella prosa per la quantità delle Sillabe et per il suono delle parole, quando insieme bene et acconciamente si compongono; La scienza della quale consiste nel giudicare, se nella prosa, o nel verso sia conueneuole consonanza tra parola et parola, cioè se le sillabe dell' vna, bene o male con le sillabe dell' altra si congiungono. Questo tal giuditio non si può fare, se prima in atto non si riduce, et si faccia vdire col mezo de naturali istrumenti: percioche non le lettere, ma gli elementi delle lettere sono quelli, che producono tale conueneuole consonanza; li quali (secondo li Grammatici, et secondo Boetio ancora) altro non sono, che la pronuntia di esse lettere, che sono con diuerse forme figurate, ritrouate per commodità di esprimere il concetto, senza parole pronunciate. Onde nella general diuisione della Musica organica; dalla harmonica, o naturale gli hò fatto trar la sua origine. Potemo adunque hora conoscere la differenza, che è tra questa et l' altra specie di Musica, che Metrica si chiama; il cui propio è di saper giudicare ne i versi la quantità delle sillabe, cioè se siano lunghe o breui, mediante le quali si conoscano i piedi, et quali siano, et la loro determinata sede: Conciosiache la diuersità de i piedi, come di due, di tre, di quattro, o di più sillabe, costituisce la Musica metrica; La quale se medesimamente volemo dichiarare, non è altro che l' harmonia, che nasce dal verso per la quantità delle sillabe; la compositione delle quali costituisce diuersi piedi, come sono il Pirrichio, l' Iambo, lo Spondeo, il Trocheo, il Tribracho, l' Anapesto, il Dattilo, il Proceleumatico, et altri che nelle Poesie si ritrouano; Li quali, secondo la loro determinata sede nel verso, posti harmonicamente insieme, porgono all' udito grandissima dilettatione. Et per le medesime ragioni ch' habbiamo detto della Rithmica, la Metrica anchora dalla medesima harmonica, o naturale discende: imperoche la lunghezza, o breuità delle sillabe si conosce, o misura dal suono della voce, la cui lunghezza o breuità importi tempo, conosciuto per il moto. Si che non dalle lettere, ma dal suono delle voci viene a nascere la Musica Metrica: percioche accompagnandolo col suono de gli artificiali istrumenti si forma il Metro, come anticamente faceuano li Poeti lirici, che al suono della Lira, o della Cetera cantauano i loro versi; onde parimente li Poeti et i Versi da loro cantati vengono chiamati Lirici. Et perche da principio essi andauano a poco a poco cercando di accompagnare i versi con harmonia al suono della Lira o della Cetera, è stata opinione de molti, che i detti Poeti trouassero le Legi o regole de i versi, le quali Metriche addimandauano. Per concludere adunque dico, che la Rithmica et la Metrica parimente discende dalla naturale: Ma perche (come vuole Agostino) percuottendo noi alcuno istrumento con quella velocità ò tardità, che noi proferimo alcuna parola, potemo conoscere dal mouimento gli istessi tempi lunghi et breui, cioè li numeri istessi, che nelle parole si conosce; però non fu inconueniente dire, che queste due sorti di Musica, si possano anco attribuire all' artificiata: conciosia che ogni giorno vdiamo farsi questo con diuersi istrumenti, al suono de quali ottimamente si accommodano varie sorti di versi, secondo il numero che si comprende nel suono nato da loro. E ben vero, che tra quella che deriua dalle voci, et quella che deriua dalli suoni si ritrouerà tal differenza, che l' vna Rithmica, o Metrica naturale si potrà dire, et l' altra Rithmica o Metrica artificiata. Queste due sorti di Musica (percioche al presente molto più alli Poeti et Oratori, che al Musico, appartengono sapere) lasciaremo da parte, ragionando solamente della Piana et della Misurata, non pretermettendo, come è il mio principale proposito, alcuna cosa, che sia degna di annotatione.

Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10.

FATTA la diuisione della Musica (hauendola prima dichiarita in vniuersale) et veduto quello, che sia ciascuna sua parte separatamente; resta hora (douendosi ragionar solamente della Istrumentale) veder prima quello, che ella sia. Dico adunque, che la Musica istrumentale è harmonia, la quale nasce da i suoni et dalle voci; la cui cognitione in che consista facilmente dalla sua definitione potremo sapere: imperoche ella è scienza speculatiua [-20-] mathematica, maestra di tutte le cantilene, la quale col senso et con la ragione considera li suoni et le voci, li numeri, le proportioni, et le loro differenze; et ordina le voci graui et acute con certi termini proportionati ne i debiti luoghi. Ne si marauigli alcuno, ch' io habbia detto la Musica essere scienza speculatiua: percioche tengo, che sia possibile, che vno possa quella possedere nell' intelletto; ancora che non l' esserciti con li naturali o artificiali istrumenti. Ma perche ella sia cosi detta, et donde deriui il suo nome, non è cosa facile da sapere: conciosia che alcuni hanno hauuto opinione, che ella habbia origine dal verbo greco [Maiesthai]; et altri (tra i quali è Platone nel Cratilo) da [mosthai], cioè dal cercare, o inuestigare; come di sopra si è mostrato. Et alcuni hanno hauuto parere, che sia detta da [mou] voce Egittia, o Caldea, et da [echos] voce Greca; che l' vna vuol significare Acqua, et l' altra Suono; quasi per il suono delle acque ritrouata: della quale opinione fu Giouanni Boccaccio ne i libri della Geneologia delli Dei. Et in vero non mi dispiace: percioche è concorde alla opinione di Varrone, il qual vuole, che in tre modi naschi la Musica; o dal suono delle acque; o per ripercussione dell' aria; o dalla voce: ancorache Agostino dica altramente. Alcuni altri istimarono, che cosi fusse detta: perche appresso l' acque fu ritrouata, et non per il suono delle acque; mossi per auentura da questo, che Pan dio de pastori fu il primo (come narra Plinio) che della sua Siringa conuersa in canna appresso Ladone fiume di Arcadia, fece la Sampogna pastorale; il che afferma il Poeta dicendo;

Pan primus calamos cera coniungere plures

Instituit. Et quantunque queste opinioni siano buone, tuttauia quello che a me par più ragioneuole, et più mi piace è l' opinione di Platone, che ella sia nominata dalle Muse, alle quali (come dice Agostino) è conceduto vna certa onnipotenza di cantare: et vogliono li Poeti, che siano figliuole di Gioue et di Memoria; et dicono bene: percioche se l' huomo non ritiene li suoni et gli interualli delle voci musicali nella memoria, non fa profitto alcuno; et questo auiene: perche non si possono a via alcuna scriuere: tanto più, che ogni scienza, et ogni disciplina (come vuole Quintiliano) consiste nella memoria: conciosia che in vano ci è insegnato, quando quello che noi ascoltiamo dalle menti nostre si parte. Et perche habbiamo detto la Musica essere scienza speculatiua, però auanti che più oltra passiamo, vederemo (hauendo consideratione del fine) come anche la possiamo dimandare Prattica.

Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11.

INTRAVIENE nella Musica quello, che suole intrauenire in alcuna dell' altre scienze: conciosiache diuidendosi in due parti, l' vna Theorica, o Speculatiua, et l' altra Prattica vien detta. Quella il cui fine consiste nella cognitione solamente della verità delle cose intese dall' intelletto (il che è propio di ciascuna scienza) è detta Speculatiua; l' altra che dall' essercitio solamente dipende, vien nominata Prattica. La prima, come vuol Tolomeo, fu ritrouata per accrescimento della scienza, imperoche per il suo mezo potemo ritrouar nuoue cose, et darle augumento: Ma la Prattica solamente è per l' operare; come dissegnare, descriuere, et fabricare con le mani le cose occorrenti. Questa alla prima non altramente si sottomette, di quello che fa l' appetito alla ragione, et è il douere: conciosia che ogni arte, et ogni scienza naturalmente ha per più nobile la ragione con la quale si opera, che l' istesso operare. Onde hauendo noi dall' Animo il sapere, et dal Corpo, come suo ministro, l' opera; è cosa manifesta, che l' animo vincendo et superando di nobiltà il corpo, quanto alle operationi sia ancora più nobile: tanto più, che se le mani non operassero quello, che dalla ragione gli è commandato, vanamente et senza frutto alcuno si affaticarebbeno. Si che non è dubbio, che nella scienza della Musica è più degna la cognitione della ragione, che l' operare. Et quantunque la speculatione da per se non habbia dibisogno dell' opera; tuttauia non può lo speculatiuo produrre cosa alcuna in atto, che habbia ritrouato nuouamente, senza l' aiuto dell' artefice, ouero dell' istrumento: percioche tale speculatione se bene ella non fusse vana, parrebbe nondimeno senza frutto, quando non si riducesse all' vltimo suo fine, che consiste nell' essercitio de naturali, et artificiali istrumenti, col mezo de i quali ella viene a conseguirlo: si come ancora l' artefice senza l' aiuto della ragione mai potrebbe condurre l' opera sua a perfettione alcuna. Et per questo nella Musica (considerandola nella sua vltima perfettione) queste due parti sono tanto insieme congiunte, che per le assegnate ragioni non si possono separare l' vna dall' altra. Et se pure le volessimo separare, da questo si conoscerà [-21-] lo Speculatiuo esser differente dal Prattico, che quello sempre piglia il nome dalla scienza, et vien detto Musico. Et questo non dalla scienza, ma dall' operare, come dal Comporre è detto Compositore; dal Cantare è detto Cantore; et dal Sonare vien chiamato Sonatore. Ma piu espressamente si comprende da quelli, che essercitano l' opere musicali da mano, li quali dall' opera, cioè dall' istrumento, et non dalla scienza prendeno il nome; come l' Organista dall' Organo, il Citerista dalla Cetera, il Lirico dalla Lira; et similmente ogn' altro, secondo la sorte dell' istrumento ch' ei suona. Et però chi vorrà bene essaminar la cosa, ritrouerà tanto essere la differenza dell' vno dall' altro, quanto è il loro vfficio, et il loro fine diuerso. Onde volendo sapere quello che sia l' vno et l' altro diremo; Musico esser colui, che nella Musica è perito, et hà facultà di giudicare, non per il suono: ma per ragione quello, che in tale scienza si contiene. Il quale se alle cose appartinenti alla prattica darà opera, farà la sua scienza più perfetta. Et Musico perfetto si potrà chiamare. Ma il Prattico, o Compositore, o Cantore, o Sonatore, che egli sia, diremo esser colui, che li precetti del Musico con lungo essercitio apprende, et li manda ad effetto con la voce, o col mezo di qualunque artificiale istrumento. Di sorte che prattico si può dire ogni compositore, il quale non per ragione et per scienza: ma per lungo vso sappia comporre ogni musical cantilena; et ogni sonatore di qual si voglia sorte di istrumento musicale, che sappia sonare solamente per lungo vso, et giudicio di orecchio: ancora che a tale vso l' vno et l' altro non sia peruenuto senza 'l mezo di qualche cognitione. Et la velocità delle mani, della lingua, et ogni mouimento, et altro accidente, che si ritroua di bello nel sonatore, o cantore, si debbe attribuire all' vso, et non alla scienza: conciosiache consistendo essa nella sola cognitione; se fusse altramente seguirebbe, che colui, che hauesse maggior cognitione della scienza, fusse anche più atto ad essercitarla; di che in effetto si vede il contrario. Hora hauendo veduto la differenza, che si ritroua tra l' vno et l' altro, esser l' istessa, che è tra l' artefice et l' istrumento; il quale essendo retto et gouernato dall' artefice, è tanto men degno di lui, quanto chi regge è più nobile della cosa retta; potremo quasi dire, il Musico esser più degno del Compositore, del Cantore, o Sonatore, quanto costui è più nobile et degno dell' istrumento. Ma non dico però, che 'l compositore, et alcuno che esserciti li naturali, o artificiali istrumenti sia, o debba esser priuo di questo nome, pur che egli sappia et intenda quello, che operi; et del tutto renda conueneuol ragione: perche a simil persona, non solo di Compositore, di Cantore, o di Sonatore: ma di Musico ancora il nome si conuiene. Anzi se con vn sol nome lo douessimo chiamare, lo chiameremo Musico perfetto: percioche dando opera, et essercitandosi nell' vna, et l' altra delle nominate, costui possederà perfettamente la Musica; della quale desidero, et spero che faranno acquisto coloro, i quali vorranno osseruare li nostri precetti.

Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l' Vnità è numero. Capitolo 12.

MA perche di sopra si è detto, che la Musica è scienza, che considera li Numeri, et le proportioni; però parmi che hora sia tempo di cominciare a ragionar di tal cose, massimamente che dalla prima origine del mondo (si come manifestamente si vede, et lo affermano i Filosofi) tutte le cose create da Dio furno da lui col Numero ordinate: anzi esso Numero fu il principale essemplare nella mente di esso fattore. Onde è necessario che tutte le cose, le quali sono separatamente, ouero insieme, siano dal numero comprese, et al numero sottoposte: imperoche tanto è egli necessario; che se fusse tolto via, prima si distruggerebbe il tutto, et dipoi si leuarebbe all' huomo (come vuol Platone) la prudenza, et il sapere: conciosiache di niuna cosa, che egli hauesse nell' intelletto, ouero nella memoria, potrebbe rendere ragione; et le arti si perderebbeno, ne più faria bisogno di parlare o scriuere alcuna cosa della Musica; percioche del tutto la ragione di essa si anullarebbe, non hauendo ella maggior fermezza, che quella de i numeri. Il Numero acuisse l' ingegno, conferma la memoria, indrizza l' intelletto alle speculationi, et conserua nel propio essere tutte le cose. Che più? Iddio benedetto lo donò all' huomo, come istrumento necessario ad ogni sua ragione et discorso. Nelle Sacre lettere vn' infinito numero di secreti mirabilissimi et diuini col mezo de i numeri si uengono a discoprire, della cognitione et intelligenza de i quali (come piace ad Agostino) senza l' aiuto de numeri noi certamente saremmo priui. Il Saluator nostro, come si uede nell' Euangelio in molti luoghi, gli osseruò, et le ceremonie della Legge scritta, tutte per numero si comprendeno. Di modo che, come dice ancora Agostino, nella Scrittura in più luoghi si [-22-] ritrouano li Numeri, et la Musica esser posti honoreuolmente. Onde non è da marauigliarsi, se i Pithagorici istimauano, che nelli numeri fusse vn non so che di diuino. Si che per quello che detto habbiamo, et per quello che dir si potrebbe discorrendo con l' intelletto, il numero è sommamente necessario. Et benche molti l' habbiano diffinito; nondimeno Euclide Megarense, parmi che ottimamente l' habbia descritto dicendo; il Numero essere moltitudine composta di più vnità. La quale vnità ben che non sia numero, tuttauia è del numero principio, et da essa ogni cosa, o semplice, o composta, o corporale, o spirituale che sia, vien detta Vna: Percioche si come non si può dire cosa alcuna bianca se non per la bianchezza, cosi non si può dire alcuna cosa vna se non per la vnità; la quale è talmente contenuta dalla cosa che è, che tanto quella si conserua nell' esser propio, quanto contiene in se la Vnità: Et all' opposito, quando resta di essere vna, allora manca del suo essere. Et in ciò la Vnita è niente differente dal Punto, che è vn minimo indiuisibile nella linea: conciosia che si come quando è mosso (secondo che vogliono alcuni) egli fa la linea, et non per questo è detto Quanto, ma si bene di essa Quantità principio; cosi non è la Vnità numero, ancora che di esso sia principio. Et si come il fine non è, ne si può dire, se non rispetto del principio, cosi il principio non può essere, se non hà relatione al fine. Et perciò è da notare, che non vien detto principio, se non per ragione del fine; ne fine se non per rispetto del principio: di modo che dal principio al fine non si potendo venire, se non per il mezo; sarà necessario, che ogni cosa accioche sta intera et tutta, contenga in se principio, mezo, et fine; i quali tutti sono contenuti nel numero Ternario, detto dal Filosofo per tal ragione Perfetto. Onde mancando l' Vnità del mezo et del fine, non si può dire, che sia numero, ma princip